Ma il problema non è Solvay è l’assenza di amministratori

Fonte: Il Tirreno

WWF 
Italia Nostra Onlus

Santa Luce. «Il disastro del lago di S. Luce è sotto gli occhi di tutti ed è troppo facile dare la colpa solo a Solvay. Il problema della Val di Cecina non è la presenza di Solvay, ma l’assenza degli amministratori, quel che manca è un progetto di gestione della risorsa idrica coerente e lungimirante». Italia nostra e Wwf intervengono sul caso S. Luce con un duro atto d’accusa agli amministratori degli enti locali. La nota è firmata da Marcello Demi, presidente del Wwf Toscana, e Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra Toscana. «Nel caso specifico – proseguono – il problema va affrontato all’interno di una corretta valutazione d’impatto ambientale (Via) del processo estrattivo. Incredibilmente però è proprio quello che Comuni, Provincia di Pisa e Regione evitano come la peste ed è questo terrore insensato il primo responsabile del disastro di questi giorni. Dal 2004 sono state prodotte ben tre valutazioni di impatto ambientale di gran lunga peggiorative del progetto di cui dovrebbero invece ridurre l’impatto. L’abbiamo scritto più volte negli ultimi anni sui giornali locali, ma l’unico che ci ha ascoltati è stato il giudice del Tar». Che cosa hanno fatto successivamente i nostri amministratori? Si chiedono le due associazioni. «Si sono limitati a rappezzare in modo maldestro le precedenti delibere per aggirare le sentenze del Tar. Questo è scandaloso, ha ragione don Reno: il grande assente in tutta questa vicenda è la dignità. Nel 2008 in piena emergenza trielina, il rappresentante della provincia di Pisa ha dichiarato che il problema dell’approvvigionamento idropotabile in bassa Val di Cecina si era ridotto e che si sarebbe ridotto ulteriormente: perché nessuno si è ribellato? In conferenza dei servizi, dicembre 2011, ha detto che Solvay nel 2010 aveva ridotto del 30% l’uso di acqua di servizio alla miniera: strano, Solvay ha ridotto la sua produzione del 30%? Che dire poi dei problemi incontrati da Asa presso la Provincia di Pisa per avere le concessioni dei pozzi in Casagiustri? L’uso potabile non ha forse la precedenza per legge? Sono questi i problemi della Val di Cecina e non ha torto chi accusa la Provincia di Pisa. Perché pochi mesi fa non sono state previste prescrizioni adeguate durante l’iter autorizzativo delle concessioni minerarie? Perché è stato inventato un accordo di programma invece di prevedere quanto necessario all’interno della Via? Tre associazioni ambientaliste hanno impugnato anche la delibera di Via del 2012 davanti al Tar . Tenteremo anche questa volta di riportare la palla al centro, nella speranza che gli amministratori abbiano imparato a giocare. Ma cosa ha fatto la popolazione della Val di Cecina per meritarsi questa punizione?»

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