Archivi Mensili: settembre 2012

Efficienza energetica e ambiente: i nuovi provvedimenti del Governo

Dopo aver dato il via libera ad una delle più devastanti politiche industriali e ambientali che passa sotto il nome di “Sviluppo delle Rinnovabili (Industriali)” che ha gravemente compromesso molti territori che erano ancora pressochè intatti, la politica italiana recepisce con gravissimo ritardo la Direttiva sugli Edifici a Energia Quasi Zero e altre norme concernenti l’efficienza energetica.
Osserviamo che sarebbe stato meglio sviluppare PRIMA l’efficienza energetica e il risparmio, POI rendere più restrittive le norme a tutela di natura e paesaggio e solo INFINE sviluppare le energie rinnovabili, ma solo quelle che non devastano i territori.
Tra le norme in esame ci lascia un pochino allibiti quella che definisce “il patrimonio forestale un serbatoio di cattura della CO2 e un mezzo per la produzione di biomassa e biocombustibili”.
No, i boschi e le foreste sono serbatoi di biodiversità e vanno tutelati.

Fonte: Edilportale

In arrivo il decreto sugli edifici a energia quasi zero, la lista dei prodotti e sistemi verdi e il Piano per la sicurezza del territorio.

È all’esame dei Ministeri dell’Ambiente e delle Politiche comunitarie il Decreto legislativo, messo a punto dal Ministero dello Sviluppo economico, di recepimento della Direttiva 2010/31/CE che stabilisce i nuovi standard di efficienza in edilizia e introduce il concetto di ‘Edificio a Energia Quasi Zero’.
Lo fa sapere il Ministero dell’Ambiente con un documento che fa il punto sull’iter di numerose misure per la crescita sostenibile che il Governo ha messo in campo o sta per lanciare, e che erano state annunciate nel primo Consiglio dei Ministri dopo la pausa estiva (leggi tutto).
Il decreto che recepirà la Direttiva sugli Edifici a Energia Quasi Zero – atteso ormai da diversi mesi – andrà a sostituire i provvedimenti attuativi della precedente Direttiva 2002/91/CE (Dlgs 192/2005 e 311/2006, il Dpr 59/2009 e il DM 26 giugno 2009) ormai soppiantata dalla 2010/31/CE.
Il testo del nuovo Decreto è ancora top-secret ma l’attenzione per il tema dell’efficienza energetica in edilizia è molto alto, come dimostra il grande interesse di aziende e progettisti per Smart Village, il maxievento che Edilportale organizzerà nel corso di Made Expo 2012.

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I danni dell’eolico industriale alla salute: parla il dr. Miserotti pres. dell’Ordine dei Medici di Piacenza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Fonte: Arciacheta

Cari amici dell’Ariacheta,
vi consigliamo di ascoltare e far ascoltare l’intervento del dr. Miserotti, presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, che in una serata pubblica ha per primo in Italia chiaramente spiegato quali sono i gravi danni alla salute dell’uomo prodotti dagli impianti eolici.
D’ora in poi non si potrà più dire nemmeno qui da noi (come da tempo non si può più dire all’estero) che i grandi impianti eolici non fanno male alla salute di chi si trova costretto ad abitarci vicino. E se qualcuno ci provasse abbiamo di che tappargli la bocca.
Un grazie agli amici del Comitato Monte dei Cucchi, che hanno curato la messa online.
Si prega darne larga diffusione.

Castello Civico Zero: il Comune trascura il centro storico alto

Fonte: Il Tirreno
Di: Camilla Trillò

L’associazione chiede interventi concreti contro il degrado
Al suo fianco Italia Nostra: «Tante parole, pochi fatti»

Riqualificazione del centro storico, tutela del patrimonio naturale e trasparenza nelle decisioni di interesse pubblico: sono questi i tre temi scottanti di cui si fa portavoce l’associazione Castello Civico Zero, nata a dicembre dello scorso anno dalla ex Associazione per Castello Alto. In occasione dell’avvio di una discussione pubblica relativa al centro storico alto, che ha però coinciso con l’inizio dei lavori di riqualificazione di piazza Gramsci, uno dei cuori pulsanti del centro storico basso e quindi della parte commerciale, l’associazione è tornata a chiedere al Comune risposte chiare e interventi reali sullo stato di degrado della parte alta del paese, che ormai da anni è argomento di discussione, ma su cui finora ben pochi sono stati gli interventi effettivamente realizzati.
«Lungi da noi il voler criticare a prescindere le scelte dell’amministrazione – afferma il portavoce Giovanni Rubattu – al contrario la nostra volontà è quella di contribuire fattivamente, ma a patto che ci sia un’inversione di tendenza, ovvero che i progetti diventino realtà e che gli investimenti non vadano nella direzione di sempre, volti solo a valorizzare il centro storico basso. Esempio lampante sono i lavori di riqualificazione di piazza Gramsci, che non rappresentavano certo un’emergenza ma che sono già partiti con il primo lotto, che avrà una spesa di 739mila euro, ed al quale seguiranno altri due lotti, per un totale di oltre 1milione e 800mila euro. Al contrario per il centro storico alto, che vive nel più totale degrado, ci sono state, è vero, due assemblee dalle quali sono emerse interessanti proposte, ma la nostra paura è quella di vedere un film già visto: ovvero proposte e progetti che restano tali. Il degrado di oggi è frutto di 40 anni di disinteresse e adesso chiediamo che nell’arco di 4/5 anni si riesca a dare un nuovo volto al centro storico alto».
«A questo si aggiunga l’abbattimento di 120 piante nell’ultimo anno – prosegue Fabrizio Bastianoni, altro esponente dell’associazione – azione per la quale l’amministrazione non ha dato né preventiva comunicazione ai cittadini né ha informato su quelli che saranno i piani futuri, se saranno piantati nuovi alberi».
«Ad esempio a Firenze – commenta Elena Romoli, coordinatrice toscana del Gruppo d’Intervento giuridico ambientale – è passata un’ordinanza per la quale il Comune, ogni volta che decida di intervenire con l’abbattimento delle piante, deve darne comunicazione preventiva ai cittadini almeno un mese prima».
A dar man forte alle richieste dell’associazione, anche Italia Nostra Nazionale, associazione ambientalista tra le più longeve a livello italiano la quale, come spiega la rappresentante Maria Rita Signorini «già nel 2006 aveva sollevato il problema del degrado del centro storico di Castelfiorentino, e nel 2007 aveva di nuovo sottolineato come l’amministrazione non avesse ancora dato risposta alle mille domande poste. C’è bisogno di correre ai ripari per rivalorizzare la zona della Pieve e dell’intero centro. A questo si aggiunga la decisione di spostare gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella parte bassa, quando invece il loro posto sarebbe stato nel cuore di Castelfiorentino».

Fonte: Gonews

L’Associazione Castello Civico Zero: “Abbiamo l’impressione che il coinvolgimento delle associazioni serva a coprire in realtà l’assenza di interventi pubblici importanti”

Ci sono proposte in campo come l’avvio dei processi partecipativi e la richiesta di un’agenda di incontri con un solo obbiettivo: un nuovo volto alla parte alta entro 5 anni

Chiunque abbia visitato il quartiere di Castello alto si rende conto che ha caratteristiche molto più vicine ad alcune periferie urbane degradate piuttosto che ad altri centri storici della toscana. Una condizione dovuta al fatto che da sempre gli interventi di riqualificazione urbana hanno escluso questa parte del paese, relegando di fatto il quartiere ad una condizione di estraneità e subalternità. Ancora oggi si utilizza il termine centro storico per indicare unicamente la zona commerciale bassa (ottocentesca), mentre il cuore medioevale del paese è chiamato semplicemente Castello Alto. Castello alto è da sempre il luogo delle promesse elettorali mai mantenute.
Molto spesso è stato indicato come “obiettivo primario” dai vari sindaci che si sono succeduti ma, dopo ogni tornata elettorale, le promesse e gli impegni sono rimasti tali e degli interventi destinati al centro storico quasi nessuna traccia. Non solo, il quartiere perde anche l’elemento artistico più rilevante: gli affreschi di Benozzo Gozzoli, aggiungendo al danno la beffa. Un’indifferenza mai scalfita. Con la precedente Associazione Per Castello Alto abbiamo avuto il sostegno di importanti strutture a livello nazionale, dagli urbanisti delle rete del nuovo municipio a Italia Nostra. Oggi, ci hanno offerto il loro sostegno Maria Rita Signorini del direttivo nazionale Italia Nostra ed Elena Romoli, coordinatrice toscana di Grig (gruppo di intervento giuridico).
A nulla sono valsi i loro appelli, le nostre continue esternazioni sui giornali e la richiesta di un consiglio comunale aperto su questi temi (nonostante avessimo raccolto nel 2005 un numero di firme doppio rispetto a quanto richiesto dallo statuto comunale). Qui come probabilmente altrove, è successo come la politica si sia impossessata di una formula (la democrazia partecipativa) assecondandola a progetti che già definire consultivi sembra eccessivo (un unico incontro assembleare con i cittadini in cui si illustrano le linee di un bilancio già definito). Quaranta anni di promesse mancate.
Dal progetto affidato negli anni 70′ all’arch. Roberto Fregna, alla presentazione di un “progetto pilota” nell’ottobre del 1974, ad un convegno specifico del 1986 in cui urbanisti ed esperti dichiararono l’urgenza e la necessità di un “di un pieno recupero del patrimonio artistico, architettonico, urbanistico” del centro storico alto. I progetti erano sempre di “imminente realizzazione” “perché già da tempo elaborati”, il riferimento, nello specifico era al Parco della Pieve. Oggi siamo ancora a parlare di questo parco.
Abbiamo richiamato questi progetti perché ci troviamo di fronte ad un nuovo progetto (visibile nel sito web del comune), a nuovi impegni e al tempo stesso a verificare che le priorità sono invece altre. Ci riferiamo in particolare all’avvio del 1 lotto dei lavori in piazza Gramsci (importo complessivo 739.000 euro) e ulteriore due lotti, per un importo complessivo che supera il milione e 800.000 euro. La paura è quella di vedere un film già visto: da un lato proposte e progetti, dall’altro risorse ingenti per gli interventi che interessano davvero. Abbiamo assistito alla presentazione di questi progetti e indicato le priorità di intervento all’interno di un percorso partecipativo abbastanza sbrigativo (sondaggio e 2 riunioni pubbliche, con proposte di intervento già prese). Le priorità che abbiamo indicato sono state anche quelle più votate e per quanto riguarda viabilità e parcheggi, sensibilmente più restrittive rispetto a quelle finora adottate. Abbiamo valutato positivamente l’avvio di questi timidi processi partecipativi e alcuni progetti e laboratori come ad es. quello della “stanzina” in collaborazione con l’associazione Kappaerre.
Tutto questo a dimostrazione che non c’è da parte nostra alcuna diffidenza a prescindere ma semmai una volontà concreta di dare un contributo, a patto che si assista davvero ad una inversione di tendenza e che gli investimenti importanti non vadano nella direzione di sempre. L’impressione che abbiamo è che il coinvolgimento di varie associazioni per promuovere eventi a Castello Alto serva in realtà a coprire l’assenza di interventi pubblici importanti. Certo l’organizzazione dei presepi offre la cornice ideale: nulla rende più efficacemente la misura della povertà e dell’abbandono di questo quartiere. Crediamo sia sotto gli occhi di tutti come questo paese non avesse una emergenza immediata in piazza Gramsci e, da parte nostra, non possiamo purtroppo far altro che rilanciare le proposte di sempre:

  • l’avvio di processi partecipativi reali partendo ad es. dal Parco della Pieve.
  • la richiesta di un’agenda di incontri (ad es. una volta al mese) nel quadro di un urbanistica partecipata, per discutere di arredo urbano (illuminazione, pavimentazioni…), viabilità e parcheggi, nuovi strumenti urbanistici…..

L’obiettivo generale dovrà essere quello di arrivare nell’arco di 4/5 anni a dare finalmente un volto diverso per l’intero centro storico alto

Associazione Castello Civico Zero

“Il mais Ogm è veleno”. Studio choc in Francia, allarme del governo e della Ue

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Leonardo Martinelli

Per la prima volta una ricerca scientifica indipendente ha analizzato gli effetti nel lungo periodo degli organismi geneticamente modificati. Sotto accusa la variante Nk603 prodotta dalla Monsanto, che in Europa può essere solo importata ed è destinata prevalentemente all’alimentazione del bestiame. La commissione europea chiede all’Efsa analizzare i dati. Mentre Parigi medita di richiedere il blocco delle importazioni

Da anni infuriano le polemiche sugli Ogm. Sono nocivi alla salute? Devono essere proibiti? Ma finora nessun studio davvero serio sulla materia era stato realizzato. Soprattutto un’inchiesta scientifica accurata su un periodo relativamente lungo (solo inchieste fino a un massimo di 90 giorni). Adesso, invece, dalla Francia sembrano arrivare le risposte tanto attese. E il verdetto è di quelli senza appello. Per il professor Gilles-Eric Séralini, che ha studiato gli effetti di un mais transgenico, “il suo assorbimento sul lungo periodo agisce come un potente veleno”.
Séralini, docente di biologia molecolare e ricercatore presso l’università di Caen, in Normandia, ha portato avanti il suo studio per due anni, nella più completa riservatezza, per evitare pressioni e boicottaggi. La ricerca ha valutato gli effetti del mais Nk 603 (che nell’Unione europea non può essere coltivato, ma sì importato) e di un erbicida, il Roundup, il cui utilizzo è in genere associato a quel mais transgenico. Entrambi i prodotti sono fabbricati dalla multinazionale americana Monsanto. E, va sottolineato, il Roundup è ormai l’erbicida più venduto al mondo. Séralini e la sua équipe hanno utilizzato 200 ratti, divisi in tre gruppi: quelli alimentati con il Nk 603, prodotto con il Roundup. Oppure senza fare ricorso a questo erbicida. Mentre un gruppo di animali ha mangiato  solo mais non geneticamente modificato, ma trattato con il Roundup.
Ebbene, il confronto è allarmante. «La mortalità è molto più rapida e forte nel caso del consumo di entrambi i prodotti di Monsanto», ha sottolineato Séralini al Nouvel Observateur, che pubblica oggi, giovedì, un lungo dossier sull’argomento. Rispetto a un altro gruppo di ratti, non alimentato con l’Ogm e il pesticida, il primo fra i 200 è morto a un anno di età (almeno un anno prima di quelli non «contaminati» dagli Ogm): aveva mangiato il mais transgenico, trattato con il Roundup. E al diciassettesimo mese dell’esperimento si è osservato che i ratti alimentati con gli Ogm avevano una mortalità di cinque volte superiore rispetto agli altri. In generale gli animali che hanno consumato Ogm hanno riportato tumori alla mammella e danni gravi al fegato e ai reni.
La speranza di vita di un ratto è di due anni, due anni e mezzo. Permettono di verificare con largo anticipo quello che potrà avvenire a un uomo. “Riteniamo che le sostanze analizzate – ha precisato il riceratore – siano tossiche anche per gli uomini. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione”. “Sono almeno quindici anni che gli Ogm vengono commercializzati. E’ davvero un crimine che finora nessuna autorità sanitaria abbia imposto la realizzazione di studi di lunga durata”. Mercoledì prossimo in Francia uscirà, edito da Flammarion,Tutti cavie (Tous cobayes), un libro nel quale Séralini illustra la sua ricerca. Ma soprattutto una sintesi dello studio sarà pubblicata nel prossimo numero di una prestigiosa rivista, Food and chemical Toxicology. I ricercatori di Caen non sono degli improvvisati.
A livello dell’Unione europea solo due varietà transgeniche sono autorizzate per la coltivazione, il mais Mon 810, ancora di Monsanto, e la patata Amflora di Basf. Ma in realtà molti Paesi hanno applicato il divieto mediante una moratoria (fra quelli la Francia e anche l’Italia). Solo il Mon 810 è davvero coltivato nella Ue, anche se soprattutto in Spagna (l’80% della superficie totale). Altri 44 prodotti Ogm sono stati autorizzati da Bruxelles per la commercializzazione, come il mais Nk 603, al centro dello studio. Sono importati e perlopiù utilizzati per alimentare il bestiame. Come ha spiegato al Nouvel Observateur Joel Spiroux, collaboratore di Séralini, «i bovini sono abbattuti troppo presto perché si possano riscontrare gli effetti negativi degli alimenti transgenici sul lungo periodo. La speranza di vita di questi animali è compresa fra i 15 e i 20 anni, ma ormai vengono abbattuti a cinque, tre anni , 18 mesi o anche in precedenza».
Intanto, intorno allo studio sta scoppiando un vero putiferio. Il Governo francese ha già chiesto a Bruxelles “misure che potrebbero portare alla sospensione d’urgenza dell’autorizzazione a importare il mais Nk 603″. I Verdi francesi, alleati dei socialisti nell’attuale Esecutivo, chiedono di andare oltre e di “sospendere tutte le importazioni di Ogm nella Ue”. La Commissione europea, per voce del commissario alla Salute John Dalli ha chiesto all’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) di analizzare lo studio di Séralini, le cui posizioni anti-Ogm sono state spesso criticate in passato dalla comunità scientifica con l’accusa di un approccio troppo “libero” alla statistica. In ogni caso l’authority alimentare prenderà in mano i dati dello studio, con la promessa “di trarne le dovute conseguenze”.

Salento, le mani della Sacra Corona Unita sulle energie rinnovabili

Fonte: Antimafia
Di: Antonio Nicola Pezzuto

Il grido d’ allarme del Procuratore Capo Cataldo Motta: “Lo Stato non è più in grado di dare lavoro, la mafia sì. Questo è il più potente degli strumenti di controllo del consenso sociale”.
Le mani della Sacra Corona Unita sul settore delle energie rinnovabili, un business che non poteva lasciare indifferenti gli uomini della mafia salentina.
A far saltare il banco la denuncia di un imprenditore taglieggiato che ha denunciato dando il via alle indagini sfociate nell’operazione “Helios” che ha consentito, grazie all’arresto di sedici persone, di colpire duramente il clan Buccarella. Ben tre generazioni di Buccarella sono state interessate dal blitz, come ha evidenziato il Procuratore Capo Cataldo Motta. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal Gip distrettuale Alcide Maritati su richiesta del Sostituto Procuratore della Dda Alberto Santacatterina. Le indagini partono nel dicembre del 2009 quando il titolare di un’ azienda messinese impegnata nella realizzazione di un campo fotovoltaico denuncia le richieste di pizzo da parte di Giovanni Buccarella (85 anni, padre del boss Salvatore, detto Toto Balla) e di Cosimo Giardino Fai. I due, arrestati in flagranza mentre riscuotevano una tangente di 18mila euro, vengono entrambi condannati: otto anni per l’85enne, sei anni e otto mesi per Fai che ha scelto di essere giudicato con l’ abbreviato. In seguito a questo episodio gli investigatori hanno acceso un faro sul ricco settore delle energie rinnovabili. Così, avvalendosi delle dichiarazioni di cinque pentiti, e soprattutto di intercettazioni, sono riusciti a concretizzare il loro lavoro.
Un’ intera famiglia impegnata nel controllo di questo settore, che si avvaleva della collaborazione di numerosi sodali e di un altro importante esponente della Scu brindisina, Francesco Campana.  Nella retata sono finiti il vecchio Giovanni, 85 anni, il figlio Salvatore che dalla casa circondariale di Secondigliano continuava ad essere il vero boss, il nipote Angelo figlio di Salvatore e anche le donne della famiglia accusate di avere fatto da tramite tra gli uomini detenuti in carcere e i gregari fuori, incaricati di gestire gli affari sul territorio.
Facendo leva sulla sua forza intimidatoria, il clan Buccarella  riusciva a imporre il pizzo alle aziende operanti nel campo delle rinnovabili, senza fare ricorso a bombe, incendi, o peggio ancora, morti ammazzati. Le estorsioni potevano consistere anche in assunzioni di sodali, o affini, con mansioni di guardiania nei cantieri per l’ impianto dei pannelli, o di manovalanza semplice. Una Sacra Corona Unita imprenditrice che riesce a sostituirsi allo Stato in un momento economico così difficile. Da qui il grido d’ allarme lanciato dal Procuratore Capo Cataldo Motta: “Lo Stato non è più in grado di dare lavoro, la mafia sì. Questo è il più potente degli strumenti di controllo del consenso sociale, insieme alla cento euro versata a fondo perduto dal boss di turno alla gente comune che ne ha bisogno”. “La prospettiva di conseguire grossi guadagni dalla presenza sul territorio delle aziende impegnate nel fotovoltaico e nell’eolico – ha continuato Motta – aveva in qualche modo sedato ogni rancore tra i gruppi rivali”. Infine, il Procuratore Capo invita le vittime a collaborare, esprimendo una forte preoccupazione, in quanto le “aziende mafiose possono fare concorrenza sleale e prevaricare le imprese sane”. Il rischio, secondo Cataldo Motta, è che il Salento nei prossimi anni possa diventare “una terra mafiosa”.

No agli inceneritori – Facciamo un passo indietro

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Perché è importante
Il sistema “pianeta Terra” è un sistema chiuso. Non si può pensare di sfruttarlo all’infinito senza che le risorse prima o poi finiscano. Non si può pensare di continuare a riempirlo di veleni senza che questi prima o poi ci tornino indietro. L’aria, l’acqua, la terra sono beni essenziali e non infiniti. Basta con tutte le pratiche che distruggono il nostro ambiente nel nome della crescita. Tra le pratiche più dannose per il sistema “pianeta Terra” c’è quella dell’incenerimento. Combustibili, rifiuti, biomasse che siano, ogni combustione ci avvicina al punto del non ritorno. Al bando qualsiasi tipo di combustione per creare energia. La migliore energia è quella che non si consuma, che si risparmia, che si ottimizza.
Firmare una petizione on line è solo un gesto simbolico ma quando le firme raccolte diventano migliaia, si può cominciare a parlare di possibile pressione della volontà popolare sugli organismi politici.
Questa petizione contro la devastante pratica dell’incenerimento è formulata in termini molto semplici ma va diritta al centro della questione: chiusura di tutti gli impianti che usano la combustione per produrre energia e divieto di costruirne di nuovi. Pochi lo sanno ma in Italia la potenza nominale installata è quasi il doppio della punta massima richiesta (rapporto annuale di TERNA sull’energia in Italia)! Questo vuol dire che non c’è alcun bisogno di nuove centrali ma di razionalizzare, ottimizzare e rendere efficienti gli impianti già esistenti. Sostituire impianti a combustibili fossili con le vere rinnovabili come il microfotovoltaico o il microeolico, ammodernare la rete di distribuzione e studiare nuove tecnologie che permettano di immagazzinare i surplus di energia prodotti: questa è la vera sfida e non ricorrere alla combustione che a fronte di una piccola quantità di energia prodotta, sversa nell’ambiente veleni, ceneri, fumi, polveri e nanopolveri micidiali. Non dimentichiamo mai che il pianeta Terra è un sistema chiuso: tutto quello che vi introduciamo resta là in eterno. Tutto quello che consumiamo, se non è rinnovabile, prima o poi finirà. E’ proprio ora di fare un passo indietro e pensare al futuro, perché questa Terra non l’abbiamo in eredità dai nostri padri ma in prestito dai nostri figli.

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