Tav In Mugello: storie di fonti perdute e di ruscelli e fiumi scomparsi

Ancora storie di fonti perdute e di ruscelli e fiumi scomparsi a causa di TAV in Mugello: pubblichiamole brevi note inviateci da un caro amico e nostro socio che le montagne dell’appennino le conosce come le proprie tasche.

Andrea Benati 
Pur da banale cittadino, che percorre le montagne carico più che altro delle proprie perplessità, trovo pieno riscontro della realtà descritta da Luca Tagliaferri anche sul versante nordest, quello opposto, che manda le acque di superficie verso l’Adriatico. Versante ancora più fresco e ombroso, per l’esposizione e per la copertura forestale quasi totale, ma che proprio per questo costituisce un esempio forse ancora più significativo della definitiva compromissione dei regimi idrici dell’Appennino Toscoromagnolo, a seguito dell’apertura del traforo TAV.
Oltre al torrente Veccione, che è ormai normale vedere secco anche nel suo tratto a valle dell’omonimo Mulino, presso la Badia di Moscheta (tratto denominato comunemente Val d’Inferno), è eclatante il caso del torrente Rovigo, cuore del complesso agro-forestale (nonché Sito di Interesse Comunitario) Giogo-Casaglia. Non è un caso che, pur soltanto lungo il Rovigo più a monte del suo tratto ora devastato dalle cave si trovano, in pochi km, quattro antichi edifici a mulino (Mulinaccio, Porcia, Lastra, Diacci): l’ultimo in alto, addirittura, è soltanto a 3 km di corso a valle delle sorgenti (e a una quota di appena 200 m più bassa), tanto per far capire qual’era la portata idrica che convinse i montanari, a suo tempo, a cimentarsi nella fatica di costruire, appunto, il Molino dei Diacci. Bene: nell’estate-autunno 2011, la cascata del Rovigo, altri 3 km più a valle (cascata non certo monumentale, ma arcinota per il contesto e la portata, che non si era mai azzerata) è apparsa (e MI è apparsa), per la prima volta, semplicemente secca. Nel senso che la si poteva scalare vestiti, rimanendo asciutti come bimbi appena cambiati.
Se mi si chiedesse la situazione di questa fine d’agosto 2012 non avrei la risposta: il coraggio di tornare lassù, in questi giorni, non l’ho ancora trovato.

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