Il pateracchio della TAV a Firenze

Fonte: La Repubblica
Di: Alberto Ziparo

Alla vigilia di ferragosto si sono registrati esultanze e peana da parte della lobby pro-Tunnel Tav, perché “finalmente, con il provvedimento della Commissione Europea, i lavori possono iniziare subito”, Non è così. In primis, perché dal’Unione Europea non c´è stato nulla; tantomeno qualcosa che incideva sul’iter dei lavori del sottoattraversamento. La commissione competente per l’ambiente non ha emesso, invece, alcun rumore; dopo che ripetutamente aveva già sanzionato o censurato tentativi analoghi di aggiramento della stessa normativa comunitaria in materia di rifiuti, scarti e fanghi, portati avanti dai diversi governi italiani; fino alla bocciatura del decreto Prestigiacomo del novembre 2011 che ne aveva comportato il ritiro da parte del governo. Salvo riproporlo pressoché identico oggi. Già, perché il regolamento/decreto che dovrebbe sbloccare tutto è un pateracchio normativo, che tra l’altro non fornisce alcuna facoltà di “avvio immediato dei lavori”e tenta di aggirare, invece di “applicare rigorosamente”, la normativa: more solito si pretende di ridurre gli inquinanti nelle emissioni, che fanno delle terre di scavo fanghi tossici e quindi rifiuti pericolosi, non con processi chimico-fisici ad hoc di riduzione o rimozione dell’elemento alterativo ma per declaratoria o con trattamenti tanto singolari quanto risibili (es. essiccamento al sole). La legge 152 del 2006 sull’argomento scavi-fanghi-rifiuti è chiara: o si è di fronte a terre di scavo con contenuti alterativi trascurabili, o li si riduce con processi appropriati (che andrebbero a loro volta opportunamente valutati), ovvero si portano in discarica (ciò che nel caso delle terre del tunnel fiorentino ci si è sempre rifiutati di fare). Il decreto pretenderebbe invece di aggirare tutto questo con una serie di commi di natura enunciatoria. E’ chiaro che un simile provvedimento – in quanto palesemente difforme dalla normativa europea e nazionale – è destinato ad avere vita breve: sembra redatto ad hoc per promuovere – nelle more della sua cancellazione pressoché certa – l’avvio di una serie di lavori tra cui forse il supertunnel di Firenze. In ogni caso anche con l´applicazione del contestato regolamento non è possibile l’avvio immediato: la posa delle terre di scavo o rifiuto va prevista infatti con apposito piano di utilizzo da redigere (o rifare) ed approvare “almeno 90 giorni prima dell’avvio dei lavori”. Inoltre esso deve essere preceduto da campagne di scavo e processi di caratterizzazione dei materiali, i cui modelli devono essere “adeguatamente pubblicizzati e approvati” dall’Autorità Competente. Soggettività che oggi, nel caso di Firenze è viziata dalla mancanza di un elemento fondamentale; essendo scaduti da oltre un anno gli organismi di gestione dell’Osservatorio Ambientale. Ancora il provvedimento prevede la approvazione delle procedure di valutazione per gli impianti interessati: dunque va rifatta ed approvata la VIA del sito di destinazione. Su cui la Presidenza della Regione ha scritto una delle pagine gestionali più brutte degli ultimi anni. Parliamo quindi in ogni caso di diversi mesi di ulteriore blocco nella migliore delle ipotesi, non di qualche settimana come pure si leggeva nei giorni scorsi in qualche nota RFI. E sempre che intanto non intervenga la già citata pressoché inevitabile cancellazione del provvedimento. Tutto ciò in una questione, il tunnel e relativa nuova stazione, già viziata da numerose illegittimità normative e procedurali, che –a scavo avviato- significano una pericolosissima sperimentazione in progress di problemi e potenziali disastri.

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