Che fine ha fatto la centrale a biomasse?

Fonte: Valdichiana Oggi
Di: Comitato per Castiglioni

Nessuno parla più della Centrale, ma con questo non è detto che il pericolo sia scongiurato. Pochi giorni fa, c’è stato il tentativo di trasferire la titolarità del Progetto a una nuova Società, ma per il momento non è stata maturata alcuna intesa, a seguito dell’esiguo numero di contratti stipulati con singoli coltivatori, chiamati all’approvvigionamento delle biomasse, quale unica alimentazione della Centrale in questione.
Fortunatamente esiste ancora “qualcuno”, capace d’imporsi e di non tenere conto delle forzature mosse dall’alto o degli accordi privati tra Proprietà e Direzioni di Categoria di riferimento.
Per “non perdere” gli incentivi sulle biomasse, promossi dalla politica energetica nazionale ed europea, è diventato uno stile quasi spontaneo il dover usufruire di tali opportunità, senza preoccuparsi minimamente della salute dei cittadini.
Gli interessati, sono dietro a “sfruttare” ogni tipo di autorizzazione di Centrale, anche di minori dimensioni in Mwe/t, purché vi sia un ritorno economico sicuro, piuttosto che salvaguardare l’ambiente o preservare la bellezza paesaggistica dall’impatto di simili impianti.
Le piccole 17 Centrali a biomasse previste e, in parte realizzate, nell’intero territorio della Valdichiana, rappresentano ancora, nella somma delle Mw che esprimono, un pericolo aggiuntivo a quello della Centrale di Castiglion Fiorentino, che dovrebbe sorgere nella zona di Poggio Ciliegio, località Bittoni da 51,5 Mwt.
Più volte e in più contesti, è stato chiesto un quadro normativo regionale e provinciale che regolasse simili realizzazioni. Ma, ancora una volta, ogni sforzo è rimasto vano, per cui come Comitato per Castiglioni, torniamo a suggerirne la necessità e a segnalare inoltre l’urgenza di un quadro omogeneo anche per tutti i Comuni, visto che per i piccoli impianti a biomasse non è necessario il parere delle Conferenze di Servizi.
Il progetto della Centrale castiglionese, legato alla riconversione dell’ex zuccherificio Sadam, e presentato in Provincia per l’assoggettabilità a VIA (Valutazione Impatto Ambientale), da informazioni raccolte, sembrerebbe non essere stato “formalizzato” e, addirittura, depositato con la relativa documentazione. Se così fosse, si potrebbe pensare di vivere una riconversione in standby. Ma siamo certi che così sarà? Continuiamo, pertanto, a vigilare senza lasciarci confondere o distrarre, non abbassiamo la guardia se, vorremmo essere pronti a confrontarci e limitare i danni, causati dai soliti industriali e/o politici troppo abili a saper usare di tutto e di più per i propri fini. Purtroppo, oggi, l’Italia non manca di esempi clamorosi. Modelli questi, che noi vorremmo cancellare e, soprattutto, “rottamare”. La crisi economica generale di certo non aiuta i più deboli a sperare in un futuro migliore.
Come altrove, anche nelle nostre zone, in molti settori, persiste la riduzione dei posti di lavoro; il tornare alla “terra” potrebbe sembrare un tornare indietro, quando invece, in questo momento potrebbe essere la convenienza più utile per nuove attività occupazionali. Si potrebbe utilizzare quanto di buono produciamo e quanto di bello abbiamo; potremmo trovare il tesoro nella ricchezza della terra, promuovendo progetti di sviluppo alternativi e meno insalubri delle dannose Centrali ipotizzate; potremmo incoraggiare la trasformazione delle produzioni agricole, cerealicole e orto-frutticole, la realizzazione di industrie e aziende agro-alimentari per far conoscere, coltivare e commercializzare i prodotti locali. Un esempio in tal senso, lo potrebbe esprimere il progetto presentato al Comune di Cortona da Futura Fertile Toscana (Società Consortile agricola), in località Santa Caterina, dove appare chiaro l’indirizzo di produrre, commercializzare e trasformare nel proprio territorio, tagliando fuori dalla filiera ogni sorta di speculatori esterni. Non si conoscono però i motivi per i quali simili progetti, quando dovrebbero essere approvati, perché conformi alle direttive di sviluppo agricolo in Toscana, rischiano di essere stoppati. Si ricorre ai soliti meccanismi sibillini, alle solite giustificazioni e osservazioni, cui non seguono misure di controllo e di rispetto, da far osservare in maniera ugualitaria. Basta pensare a come la Regione e Provincia, si adoperino per salvaguardare la paesaggistica e a come ricorrano a due pesi e a due misure nell’esprimere pareri e concedere autorizzazioni.
Se, certi progetti, giustamente meritano di essere bocciati, perché non consoni al paesaggio di pregio, non capiamo però, perché la stessa attenzione, dai medesimi Enti, non sia posta nel progetto della Centrale a biomasse in zona Poggio Ciliegio, quando nelle vicinanze della zona interessata, si trova l’affascinante “sentiero della bonifica”, ultimamente riconosciuto e segnalato quale patrimonio di pregio europeo per il valore e significato storico. Non è forse un buon motivo questo per soprassedere al progetto della Centrale in tale sito? Non è forse meglio valorizzarlo, per promuovervi visite guidate e trasformare la zona in una risorsa turistica?
I cittadini vogliono equità di giudizio e di programmazioni trasparenti nel rispetto dei principi, valori e legalità. Non vogliono più pensare che atteggiamenti ambigui e scorretti, continuino a perdurare e a rappresentare la parte “vincente” della Toscana “peggiore”.

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Una Risposta

  1. Una centrale a biomassa delle dimensioni di 51 megawatt di sicuro danneggerà diverse migliaia di abitanti e non solo per le elevate emissioni di anidride carbonica e soprattutto di ossidi di azoto , precursori delle piogge acide, ma di polveri sottili o nanopolveri respirabili, nonchè del massiccio consumo di acqua . Mi sembra di capire che c’è una Toscana di serie A e una di serie B che si deve addossare nei propri territori insediamenti malsani e di dubbia efficacia sul piano del risparmio energenico. Infatti l’energia prodotta da queste fonti costerà alla comunità un prezzo maggiore e solo a vantaggio degli industriali che hanno già beneficiato del contributo Europeo per le fonti alternative. L’affare si capisce chi lo sta facendo!!! Senza poi toccare l’aspetto di cosa verrà bruciato in questi impianti. Girasole, mais , ma non scherziamo, si è visto che le annate siccitose si susseguono e la produzione di questi prodotti è in netto calo , ci vuole mezza Valdichiana per sfamare una bocca da 51 MW.
    L’alternativa è semplice : RIFIUTI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Allora aggiungiamo emissioni da metalli pesanti e diossine, senza contare i residui solidi che dovranno essere smaltiti a loro volta, magari all’estero. Siamo alla follia.
    In merito poi al vituperato progetto di Toscana Fertile per lo stoccaggio di cereali con l’innovativo sistema dei Bags mi sembra che si si sia fatto “tanto rumore per nulla ” prendendo a pretesto la difesa di un paesaggio che interessa forse a una decina di persone che guarda caso stanno modificando qualche pseudo leopoldina a loro privatissimo iinteresse.
    Se è la terra che ancora ci può dare speranza di lavoro e di futuro per i giovani con idee nuove, coltivazioni che non inaridiscano il suolo e che mantengano le aree a rischio frane e inondazioni , allora le biomasse sono l’azzeramento di questa prospettiva , l’unica a salvare il pianeta .
    Ecco che allora ha un senso mandare avanti progetti che incentivino gli agricoltori a cambiare sistema e mi sembra che è in tal senso che vuole andare la Comunità Europea. Come diceva il grande filosofo Guicciardini
    “non fermiaci al particulare ” ma gurdiamo al bene comune .
    Angioletta Guaita

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