Loro distruggono la Maremma. E voi che fate?

APPELLO di Michele Scola
Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

Una pubblica opinione alle prese con i molti problemi quotidiani, e distratta dal calcio, dal gossip e dalle telenovelas, non si accorge che qui in Maremma, un passo dopo l’altro, si sta svendendo il futuro nostro, e dei nostri figli, per qualche miserabile piatto di lenticchie. Siamo in crisi, questo è noto. E le pubbliche istituzioni che cosa fanno, per sollevare le nostre sorti? La risposta, purtroppo, è tanto semplice quanto sconfortante: invece di promuovere lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, lo stanno degradando, ne stanno programmando, con progetti sempre più folli, la completa devastazione sul piano ambientale, paesaggistico e culturale.
Nella provincia di Grosseto ci sono ormai numerosi impianti gravemente dannosi per l’ambiente. Alcuni esempi. A Scarlino, a due passi dallo splendido mare del Golfo di Follonica, c’è un mega-inceneritore in grado di avvelenare l’aria e l’acqua della zona. Si noti che, per far funzionare l’impianto, occorre il costante afflusso di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia. A Capalbio e in diverse altre località sono in progetto centrali a biomasse e a biogas. Queste centrali, se funzionano in piccolo, su scala locale, e bruciano esclusivamente i residui dell’agricoltura, e non i suoi prodotti, sono utili. Ma se si vuole, come di fatto avviene, ampliare il business, e ricavarne dei bei profitti, la centrale richiede quantità sempre più grandi di combustibile, e si finisce per abbattere alberi, e per importare dall’estero sottoprodotti agricoli, producendo, alla fine, un grave danno economico e ambientale, e inoltre un inquinamento non tanto diverso da quello causato dal petrolio. Fra Grosseto e il mare di Marina è stato costruito un mega impianto di compostaggio e selezione dei rifiuti con produzione di CDR, cioè Combustibile da Rifiuti, nel quale affluiscono rifiuti, oltre che dalla provincia di Grosseto, anche dalle province di Arezzo e di Siena. I rifiuti vengono lavorati, ricavando il CDR, che poi viene bruciato, per l’appunto, nell’inceneritore di Scarlino. Lascio immaginare l’inquinamento prodotto da un simile impianto. A Monterotondo Marittimo, fra i boschi che fanno parte del Geoparco recentemente costituito, si vuole costruire un “digestore” e un cogeneratore che brucia i gas prodotti dal digestore. Anche qui, per alimentare l’impianto, si faranno affluire da tutta la Toscana i rifiuti necessari. A Bagnore, sul Monte Amiata, si trivella l’antico vulcano per lo sfruttamento geotermico: peccato che la popolazione locale debba subire l’emissione di gas nocivi alla salute, e debba lamentare l’impoverimento delle falde acquifere. Disastrosi per l’inquinamento del paesaggio sono poi le grandi pale eoliche installate nella zona di Scansano, o le vaste distese di pannelli fotovoltaici a terra, già presenti in varie zone, oltre a quelle in fase di progettazione, ad esempio a Roccastrada. Deleterio, per il futuro della nostra provincia è anche l’autostrada Tirrenica, che spacca la Maremma in due. Terminiamo, ma di certo l’elenco non sarebbe finito, con le trivellazioni del sottosuolo di Ribolla e di Casoni, nei pressi di Grosseto, alla ricerca di gas, operazione quanto mai pericolosa in quanto eseguita, come è stato da più parti segnalato, con l’utilizzo del fracking, cioè di bombardamenti sotterranei del terreno eseguiti allo scopo di spingere i gas in superficie.
Il leit motiv di tutte queste perniciose attività è sempre lo stesso: la produzione, a carissimo prezzo per il nostro ambiente, di energia di cui qui in Maremma non abbiamo bisogno, dato che già ne produciamo in misura superiore del 50% al nostro fabbisogno.
La Maremma non è, non vuole e non deve essere un’area a forte consumo di energia elettrica, in quanto la nostra vocazione non è l’industria pesante, con tutto l’inquinamento che essa comporta, ma è l’agricoltura, il turismo, l’artigianato, attività, cioè, a consumo contenuto di energia. Qualcuno obietterà che l’energia ci serve per alleggerire i conti finanziari nazionali, e inoltre per far funzionare le industrie situate altrove. Mi spiace deludere il ministro Passera e gli amministratori provinciali e regionali in sintonia con lui, ma chi ha a cuore il destino della Maremma non può essere d’accordo con loro. Vorrei rivolgere loro alcune domande.
Con quale logica, per ottenere i vantaggi che abbiamo citato, si va ad avvelenare proprio uno degli ultimi santuari naturali del nostro Paese? Che senso ha spargere fumi velenosi su una provincia votata al turismo e all’agricoltura di qualità? Per quale motivo coloro che progettano il nostro futuro non riescono a immaginare niente di meglio, per un territorio così prezioso, che trivelle, inceneritori e camion pieni di rifiuti? Quello che gli autori di questo insostenibile sviluppo guadagnerebbero in energia, noi lo perderemmo, moltiplicato per cento, in termini di salute pubblica e di immagine del nostro territorio. I vigneti, gli oliveti, i pascoli, i mille borghi silenziosi arroccati sulle nostre colline, i celebri resti delle civiltà etrusca, il mare incontaminato: tutto questo costituisce un patrimonio meritevole di ben altre attenzioni da parte di tutti, cittadini e amministratori.

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