Puglia, governo impugna legge sull’energia pulita

La giunta pugliese scivola su una legge di chiaro stampo elettoralistico.
Una legge regionale che offriva su un piatto d’argento quello che rimane del territorio pugliese alla lobby della green economy, altro che energia pulita…

Fonte: La gazzetta del Mezzogiorno
Di: Bepi Martellotta

Doveva essere la legge di riordino di un sistema produttivo, quello delle energie rinnovabili, che in Puglia negli ultimi anni ha avuto un boom senza precedenti, portando la regione al top delle classifiche nell’eco-compatibilità (ma anche aprendo il recinto alla criminalità). E invece, arriva la stangata dal governo sulle norme per la «regolazione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili», approvate lo scorso settembre dal consiglio regionale. Al voto sulla proposta di legge presentata dal consigliere Pd Gio vanni Epifani si arrivò dopo un andirivieni di mediazioni e negoziati e una cinquantina di emendamenti. La norma passò così al vaglio dell’Aula con l’astensione dell’opposizione e fu pubblicata sul Burp il 24 settembre.
Ieri l’impugnazione di Palazzo Chigi, in quanto conterrebbe «disposizioni che contrastano con l’art. 117 della Costituzione». Nel mirino, in particolare, le misure compensative a favore dei Comuni per l’autorizzazione, annessa alla Via: di fatto, secondo il governo, la sede titolata a stabilire queste misure è la Conferenza dei servizi, cui partecipano anche i Comuni che – in quanto beneficiari – verrebbe invece esclusi dalla legge regionale.
All’indice anche le procedure semplificate per gli impianti con potenza sino a 1 Megawatt, visto che – ricorda il governo – la legge statale prevede il passaggio dell’Autorizzazioni unica per tutti quelli sino a 100 kilowatt. Altolà alle procedure snelle previste anche per l’abilitazione alle infrastrutture annesse (elettrodotti e cabine) così come per i consorzi autorizzati allo smaltimento, recupero e riciclaggio degli impianti. Bocciati, infine, i poteri assegnati alla giunta di stabilire oneri finanziari e garanzie per gli impianti. Silenzio dal Pd, che aveva esaltato la legge e che ora, per bocca del proponente Epifani, parla di «obiezioni infondate e legate ad una cattiva interpretazione».
Dura l’opposizione. «Le numerose censure – dice Rocco Palese (Pdl) – confermano i nostri dubbi. Nelle rinnovabili torneremo ad avere una giungla senza regole e certezze né per coloro che investono né per i territori». «Non è più rinviabile l’istituzione nella Regione di un Ufficio Legislativo adeguato – dice Euprepio Curto (Fli), che con l’Udc aveva proposto l’anagrafe degli impianti – visto che la maggioranza approva ddl contenenti tutto e il contrario di tutto».

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