Archivi Mensili: novembre 2012

Alluvioni, “Legge ad aziendam manda in fumo la difesa del suolo”

Fonte: Regione Toscana, Consiglio regionale

Comunicato stampa del Gruppo Misto

Staccioli, “Una ‘piccola’ modifica alla finanziaria 2012 rimuove il divieto di edificazione nelle aree ad alto rischio idraulico per fare spazio a un impianto a gas naturale”
“Nella stessa seduta in cui approviamo una legge per assegnare fondi straordinari alle aree alluvionali, diamo il via libera ad un’altra legge che manda in fumo la difesa del suolo”. Così la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto) interviene nella discussione odierna in Aula.
“Con una ‘piccola’ (grammaticalmente parlando) modifica alla finanziaria 2012 – spiega Staccioli – si rimuove il divieto di edificazione per impianti di produzione energia nelle aree ad alto rischio idraulico, approvata l’anno scorso all’indomani della disgrazia di Aulla”.
“Questa legge era già stata modificata una prima volta a maggio 2012, solo cinque mesi dopo l’entrata in vigore – ricorda la consigliera – per consentire la realizzazione dell’impianto di stoccaggio di rifiuti di Selvapiana. Adesso, all’indomani di una nuova drammatica alluvione, si interviene per consentire l’apertura di un impianto di produzione energia nel Pistoiese, a gas naturale. Una nuova legge ad aziendam”.
Ma la legge di modifica alla finanziaria 2012 contiene altri aspetti controversi, secondo Staccioli. “In un momento di crisi come questo si tolgono 4,5 milioni di euro dal capitolo sostegno alle imprese – commenta – per farli confluire sulla viabilità di Lucca e Piombino. Perché non dirottarli sulle aziende così altamente colpite dal maltempo?”.
“Infine ci siamo accorti solo a fine anno che l’Autorità portuale regionale non è attiva – aggiunge Staccioli – era l’ora: peccato che i porti di Viareggio, Porto Santo Stefano, Giglio e Marina di Campo, siano bloccati da tutto l’anno dal vuoto amministrativo che si è venuto a creare con l’istituzione dell’Authority regionale”.

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A Tomaso Montanari il Premio Bassani

Fonte: Italia Nostra Onlus

E’ Tomaso Montanari il vincitore della seconda edizione del “Premio Giorgio Bassani”, riconoscimento destinato ogni due anni da Italia Nostra a uno scrittore/giornalista che si sia distinto per i propri scritti, o per interventi nel settore della comunicazione, a favore della tutela del patrimonio storico, artistico, naturale, paesaggistico del nostro Paese. La giuria conferisce il “Premio Giorgio Bassani” a Tomaso Montanari (Il Fatto Quotidiano, Corriere Fiorentino e Corriere del Mezzogiorno) per il lucido impegno sul necessario terreno della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale e per la capacità di unire un’alta preparazione scientifica nella ricerca storico-artistica col giornalismo d’inchiesta. In sintonia con gli ideali di Italia Nostra, Montanari ha saputo aprire numerosi fronti di discussione e denuncia sui disastri che con troppa frequenza colpiscono il patrimonio nazionale, rifiutando ogni forma di indulgenza e compromesso. (leggi il testo del discorso tenuto da Tomaso Montanari in occasione della premiazione)

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Beni culturali: Italia Nostra premia le inchieste, Ornaghi querela

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Tomaso Montanari

Ieri a Ferrara ho ricevuto – anche per i miei articoli apparsi sul «Il Fatto Quotidiano» e su questo blog – il Premio Nazionale Giorgio Bassani destinato ogni due anni da Italia Nostra a uno scrittore/giornalista che si sia distinto per i propri scritti a favore della tutela del patrimonio storico, artistico, naturale, paesaggistico del nostro Paese.
Nella motivazione del Premio Bassani che Italia Nostra mi fa l’onore di conferirmi si legge che i miei articoli e libri «hanno saputo aprire numerosi fronti di discussione e denuncia sui disastri che con troppa frequenza colpiscono il patrimonio nazionale, rifiutando ogni forma di indulgenza e compromesso». È un premio alla radicalità in un paese che detesta la radicalità. Ed è perfettamente in sintonia con l’altissima poesia civile di Bassani, che in suo discorso sul degrado dei Sassi di Matera disse: «ho un obbligo solo, quello di fare il ‘pazzo’. Cioè di dire tutta la verità, a tutti costi».
Il mio impegno civile è partito dal desiderio di contrastare la mistificazione del finto Michelangelo acquistato da Sandro Bondi, un caso simbolo non per i soldi gettati, né tanto meno per l’attribuzione sbagliata: ma per la devastante diseducazione del suo messaggio, che opponeva il culto di un capolavoro (per giunta non tale) alla tutela del patrimonio diffuso. È il modello dominante, per cui la storia dell’arte è diventata un luna park che produce clienti, non uno strumento per educare cittadini.
In questi anni ho cercato di raccontare soprattutto l’agonia delle città italiane: a partire da Firenze, dove vivo, e da Napoli, dove insegno. Città diverse solo in apparenza, ma condannate entrambe: la seconda ad una rovina materiale più evidente, con uno dei patrimoni artistici più importanti del mondo che va letteralmente a pezzi, e l’altra condannata ad una rovina morale, perché ridotta a feticcio turistico alienante, a «macchina da soldi» come teorizza il suo sindaco-format. E se il declino terribile di Venezia (tra torri faraoniche, grandi navi e privatizzazione della città) è il futuro di Firenze, il destino tragico de L’Aquila terremotata rischia di sommare Napoli e Firenze: un grande centro distrutto che nessuno ricostruisce, ma che già si immagina come una sorta di enorme centro commercial-turistico, trasformandosi letteralmente in ciò che molte delle nostre città d’arte sono moralmente, e cioè città senza cittadini.
E non avrei mai immaginato, da studioso del barocco romano, di scrivere pezzi di inchiesta: uno dei quali (quello sul saccheggio della Biblioteca napoletana dei Girolamini, apparso sul Fatto) ha innescato un’inchiesta che ha portato in carcere dodici persone, tra cui un consigliere del ministro per i Beni culturali e braccio destro di Marcello Dell’Utri.
Ma oltre alla sacrosanta denuncia del disastro del patrimonio e del paesaggio italiani, credo che uno storico dell’arte che parla ai cittadini, abbia un altro dovere: provare a dire a cosa serve, davvero, il patrimonio storico e artistico della nazione. Dopo la rivoluzione epocale dell’articolo 9 della Costituzione repubblicana il patrimonio ha cambiato funzione: e la sua nuova funzione non è quella di produrre reddito, ma è la costruzione sostanziale della nuova sovranità, quella dei cittadini. Il patrimonio è come la scuola: è un potentissimo strumento di educazione alla cittadinanza e di innalzamento spirituale.
Leggendo la motivazione del premio, Alessandra Mottola Molfino ha detto che i miei articoli hanno sottoposto a dura e radicale critica anche il Ministero dei Beni Culturali. È vero: in questo drammatico momento il patrimonio artistico italiano va difeso anche dalle deviazioni dei vertici del Mibac.
Pochi giorni prima di sapere che Italia Nostra mi aveva conferito il Premio Bassani ho appreso che il ministro Lorenzo Ornaghi ha chiesto i danni al «Il Fatto quotidiano» e al sottoscritto perché il ministero sarebbe stato diffamato in un mio articolo dello scorso luglio dedicato all’insensata, dannosa e mio parere illegittima mostra del Rinascimento fiorentino a Pechino. È una situazione davvero grottesca: Ornaghi è il più acceso sostenitore dello smantellamento del ministero (vuole, per esempio, conferire Brera ad una fondazione), io sono invece convinto che lo Stato-collettività debba continuare a mantenere per tutti un patrimonio di tutti.
Ma sarebbero le mie argomentate critiche, e non la sua pessima politica, a colpire la tutela pubblica! Certo non si sentono diffamati da me i soprintendenti e i funzionari del Mibac che quotidianamente mi scrivono chiedendomi di aiutarli nella loro battaglia: una battaglia in cui si sentono traditi da vertici ministeriali immemori della loro missione e piegati alla volontà della politica.
Se promuovendo questa intimidazione il ministro Ornaghi ha inteso mettermi un bavaglio, otterrà il risultato esattamente opposto. Non desidero entrare in politica, non desidero alcun incarico nel ministero, non rispondo che alla mia coscienza: desidero continuare a fare per tutta la vita il professore universitario di storia dell’arte. E credo che tra i diritti e i doveri che la Costituzione mi garantisce e mi impone ci sia anche quello di denunciare pubblicamente la rovina delle opere che studio, e di investigarne le cause. Anche quelle che riguardano una burocrazia e una politica che non servono più quella stessa Costituzione. E grazie ad Italia Nostra queste idee da oggi sono un poco più forti.

Puglia, governo impugna legge sull’energia pulita

La giunta pugliese scivola su una legge di chiaro stampo elettoralistico.
Una legge regionale che offriva su un piatto d’argento quello che rimane del territorio pugliese alla lobby della green economy, altro che energia pulita…

Fonte: La gazzetta del Mezzogiorno
Di: Bepi Martellotta

Doveva essere la legge di riordino di un sistema produttivo, quello delle energie rinnovabili, che in Puglia negli ultimi anni ha avuto un boom senza precedenti, portando la regione al top delle classifiche nell’eco-compatibilità (ma anche aprendo il recinto alla criminalità). E invece, arriva la stangata dal governo sulle norme per la «regolazione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili», approvate lo scorso settembre dal consiglio regionale. Al voto sulla proposta di legge presentata dal consigliere Pd Gio vanni Epifani si arrivò dopo un andirivieni di mediazioni e negoziati e una cinquantina di emendamenti. La norma passò così al vaglio dell’Aula con l’astensione dell’opposizione e fu pubblicata sul Burp il 24 settembre.
Ieri l’impugnazione di Palazzo Chigi, in quanto conterrebbe «disposizioni che contrastano con l’art. 117 della Costituzione». Nel mirino, in particolare, le misure compensative a favore dei Comuni per l’autorizzazione, annessa alla Via: di fatto, secondo il governo, la sede titolata a stabilire queste misure è la Conferenza dei servizi, cui partecipano anche i Comuni che – in quanto beneficiari – verrebbe invece esclusi dalla legge regionale.
All’indice anche le procedure semplificate per gli impianti con potenza sino a 1 Megawatt, visto che – ricorda il governo – la legge statale prevede il passaggio dell’Autorizzazioni unica per tutti quelli sino a 100 kilowatt. Altolà alle procedure snelle previste anche per l’abilitazione alle infrastrutture annesse (elettrodotti e cabine) così come per i consorzi autorizzati allo smaltimento, recupero e riciclaggio degli impianti. Bocciati, infine, i poteri assegnati alla giunta di stabilire oneri finanziari e garanzie per gli impianti. Silenzio dal Pd, che aveva esaltato la legge e che ora, per bocca del proponente Epifani, parla di «obiezioni infondate e legate ad una cattiva interpretazione».
Dura l’opposizione. «Le numerose censure – dice Rocco Palese (Pdl) – confermano i nostri dubbi. Nelle rinnovabili torneremo ad avere una giungla senza regole e certezze né per coloro che investono né per i territori». «Non è più rinviabile l’istituzione nella Regione di un Ufficio Legislativo adeguato – dice Euprepio Curto (Fli), che con l’Udc aveva proposto l’anagrafe degli impianti – visto che la maggioranza approva ddl contenenti tutto e il contrario di tutto».

Scempi ambientali in Molise. La responsabilità non è solo del federalismo

Fonte: Contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Naturali

“Il Molise produce il 400% dell’energia che consuma, non può ospitare sul proprio territorio ulteriori impianti eolici, fotovoltaici, a biomasse o di trattamento rifiuti, altrimenti rischia di degradare in un pattumiera, compromettendo le vocazioni agricole e le attività turistiche.”

Pubblichiamo una lettera inviata da un cartello di associazioni molisane al Corriere della Sera, al Governo e al Parlamento.

Oggetto: Scempi ambientali in Molise. Attivazione procedure ex-art. 14 quater, comma 3 legge 241/1990. Ruolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A nome delle nostre associazioni ringraziamo il Corriere della Sera per la sensibilità mostrata nei confronti della nostra piccola Regione, oggetto di attenzione da parte delle imprese del settore dei rifiuti, del fotovoltaico, delle biomasse e dell’eolico.
Con grandi difficoltà, nel corso degli ultimi anni, abbiamo unito le nostre forze per fermare una vera e propria aggressione ambientale che ha fatto scempio dell’agricoltura, del paesaggio, dei crinali e del patrimonio storico, archeologico e culturale.
In questa nostra mobilitazione, avviatasi nel 2001 con ITALIA NOSTRA e COLDIRETTI, e proseguita ininterrottamente fino ad oggi, siamo riusciti a coinvolgere pochi amministratori locali, rari esponenti regionali e, pur con l’alternanza di Governi, quasi nessuna attenzione a Roma.
Eppure il Molise produce il 400% dell’energia che consuma ed ha superato da tempo la soglia del 20% di energia da fonti rinnovabili concordata a livello europeo. Quindi la nostra Regione con i suoi 4.400 km quadrati ha già contribuito al raggiungimento degli obiettivi sul contenimento dell’effetto serra e non può ospitare sul proprio territorio ulteriori impianti eolici, fotovoltaici, a biomasse o di trattamento rifiuti, altrimenti rischia di degradare in un pattumiera, compromettendo le vocazioni agricole e le attività turistiche.
Raramente la stampa nazionale ci è stata vicina nella nostra lotta, a differenza di Don Luigi Ciotti e di altre personalità nazionali che ripetutamente sono venuti in Molise ad incoraggiarci.
Da ultimo testimoniamo che se il Mezzogiorno ospita il 90% delle pale eoliche italiane, pur avendo una ventosità più bassa, non è un caso e non è solo una responsabilità locale. Ci spieghiamo meglio con un esempio. A fronte di una Sentenza definitiva del Consiglio di Stato la n. 03039/2012 che bocciava due grandi progetti eolici in alcuni Comuni del Basso Molise, un Dirigente della Regione Molise ha proposto impugnativa il 16 luglio 2012 innanzi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi della Legge 241/1990 attivando un procedimento, che se andrà a buon fine, sarà favorevole alle imprese perché l’eolico viene considerato un investimento di pubblica utilità (!?) che ha preminenza su altre tutele.
Ebbene, il Direttore Regionale dei Beni Culturali del Molise è stato convocato già il 3 agosto e poi il 20 settembre e quindi ad ottobre presso Palazzo Chigi, per spiegare allo Stato perché abbia sollevato obiezioni sulla realizzazione di progetti eolici in quei Comuni.
Nel Suo articolo assegna tutta la responsabilità dello scempio ambientale al federalismo energetico e alle fragilità culturali delle classi dirigenti locali.
Condividiamo questa Sua valutazione, ma ci spieghi perché il Governo Monti non ha modificato il disposto dell’art. 12 della legge 387/2003 che considera gli investimenti eolici come pubblica utilità nazionale al punto tale da autorizzare gli espropri contro gli agricoltori che si oppongono.
Ci spieghi perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri in assenza di una Determina del Direttore Generale della Regione Molise e/o di una Delibera della Giunta Regionale, a valle di una Sentenza definitiva del Consiglio di Stato abbia attivato una procedura al termine della quale si corre il rischio di ribaltare quella Sentenza e autorizzare progetti bocciati.
Ci pare che nel Suo articolo manchi la parte di responsabilità nazionale del Governo Monti e del Parlamento che sommandosi alle fragilità molisane aiutano l’aggressione ambientale ai nostri danni.
Chieda al Presidente del Consiglio Monti e al Ministro Ornaghi perché non tutelano le posizioni della Direzione Regionale del Ministero dei Beni Culturali. E ci faccia sapere!
Distinti saluti.
Campobasso, 12 novembre 2012

Prima Persona Molise, Libera contro le Mafie Molise, Italia Nostra, La Fonte, Comitato Nazionale del Paesaggio, CittadinanzAttiva Molise, Associazione Insegnanti di Geografia, Associazione Socio-Culturale “Tito Barbieri”, Associazione Sociale e Culturale “Giuseppe Tedeschi” Onlus, UIL Molise, Associazione Nazionale Archeologi Molise, SIPBC Sezione Molise, Redazione “Il Bene Comune”, Ecologisti Democratici del Molise, WWF Molise, Lipu Molise, Osservatorio Molisano sulla Legalità, Archeoidea, Associazione “Limiti-Inchiusi”, CIA Molise, ALPA-CGIL Molise, FILCAMS-CGIL Molise, UILTUCS-UIL Molise, Movimento dei Cristiano Sociali del Molise, Associazione “Forche Caudine (Molisani a Roma)” – Roma, Comitato in Difesa della Valle del Tammaro, Comitato Proteggiamo il Nostro Territorio – Toro, Comitato Santa Maria della Strada – Matrice, Comitato “No all’Eolico Selvaggio” – Santa Croce di Magliano, Comitato “Civico art. 9”, Comitato “Contro l’Eolico Selvaggio a San Giuliano di Puglia”, ADOC Molise, Associazione “Fare Verde Molise”, Istituto Italiano dei Castelli Sezione Molise, Circolo della Zampogna – Scapoli, Gruppo Storico “Giovanna Prima D’Angiò” – Colletorto, Associazione “MoliseCinema” – Casacalenda, Comitato Regionale UNPLI Molise, L’Altra Italia Ambiente – Campobasso, Lega Autonomie Locali del Molise, Movimento Consumatori Campobasso, Altromolise Isernia, Associazione “Città Nuova” – Venafro, Associazione “La Provincia dei Cittadini” – Isernia, Comitato “Dinamismi” – Castelguidone, Comitato “No Inceneritori” – Montagano.

Green economy?

Fonte: Domenico Finiguerra

La battaglia contro il consumo di territorio e la lotta per la tutela del paesaggio non devono fare i conti solo con gru, cemento e betoniere.
La copertura di colline meravigliose e di fertili pianure con lenzuolate di silicio e la violenza a splendidi crinali ventosi con imponenti torri eoliche sono ancora più insidiose, perché vendute all’opinione pubblica come interventi virtuosi.
Nella maggior parte dei casi, invece, sono puro business.
Stop al Consumo di Territorio nel 2011 lanciava l’allarme e proponeva una vera e propria campagna “Sì al fotovoltaico, ma non su terreni liberi”denunciando gli effetti perversi negli incentivi ai grandi impianti per la produzione di energie alternative.
Oggi sono decine i comitati in tutto il paese che lottano contro la contraddizione: “produciamo energia pulita ma intanto deturpiamo il paesaggio e occupiamo terreni fertili”. Dal Salento al Piemonte, dal Molise alle Marche, dalla Campania alla Basilicata, dalle coste Sarde a quelle Siciliane.
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