Archivi Mensili: gennaio 2013

I rischi del riscaldamento globale

Comunicato stampa de
IL PIANETA
Associazione per la tutela della Natura e dell’Ambiente, della Salute, del Patrimonio Storico  e  Paesaggistico.
Rignano sull’Arno (Firenze) 

Le politiche economiche a livello nazionale e internazionale vedono prevalere la classica impostazione legata alla massima produttività continuamente reiterata nel tempo, ove si privilegia di conseguenza la scarsa o contenuta durevolezza  dei beni; la connessione al consumo di energia e di materie prime, al consumo di territorio va di pari passo alla mancanza di considerazione di rilevanti problemi paralleli come la sovrappopolazione e la qualità della cultura.
E’ palese come la prevalenza degli esponenti politici (e dei soggetti del mondo economico), apparentemente divisi in schieramenti con obbiettivi opposti, siano invece e preoccupantemente accomunati dai medesimi parametri economici: si consideri per esempio la TAV, la costruzione di autostrade, eccetera.
Diviene oltremodo essenziale un cambiamento nella economia generale e nella conduzione politica e sociale, adottando comportamenti precauzionali a fronte di quanto potrebbe accadere e di quanto sta già accadendo come conseguenza delle azioni umane.
I cambiamenti climatici e le conseguenze sui territori sono in atto (alluvioni e frane, economie produttive di base), si prospettano problemi rilevanti aggiuntivi derivanti dall’innalzamento del livello dei mari, eccetera. Il malfunzionamento della economia tradizionale si assomma alle conseguenze economiche disastrose subordinate alla riparazione dei danni derivanti dalle mutazioni climatiche. 

Leonardo Mastragostino

Dal sito www.riscaldamentoglobale.it

I rischi del riscaldamento globale

Un aumento di pochi decimi di grado nella temperatura atmosferica e superficiale è potenzialmente in grado di generare effetti devastanti sul pianeta terra.
Secondo le previsioni dell’IPCC, la temperatura terrestre potrebbe aumentare ulteriormente tra 1,4 e 5,8 °C nei prossimi decenni.
Sembra un cambiamento piccolo, ma i potenziali rischi ambientali, sociali ed economici che vi sono connessi sono enormi:

  • ritiro dei ghiacchiai, scioglimento delle calotte polari e conseguente aumento del livello dei mari tra i 2 e i 6 metri (il che causerebbe inondazioni)
  • rallentamento della corrente nord-atlantica (quella che fa sì che New York abbia un clima molto diverso da Napoli o Lisbona, che si trovano alla medesima latitudine)
  • modifiche nella distribuzione e nella quantità delle piogge e aumento del numero e dell’intensità degli uragani
  • diminuzione del pH degli oceani: l’acidificazione avrebbe disastrose conseguenze per gli organismi e l’ecosistema marino (e dunque per la catena alimentare)
  • estinzione di specie vegetali ed animali (uno studio prevede che se ne estingueranno dal 18% al 35% nei prossimi 40 anni)

Questi effetti li stiamo in parte già osservando (si pensi agli uragani tropicali o allo scioglimento dei ghiacciai).
I cambiamenti al clima, all’ambiente e all’ecosistema riguardano da vicino anche l’uomo, naturalmente, poiché essi incidono sugli equilibri sociali ed economici della popolazione umana.
Il riscaldamento globale potrebbe avere come conseguenze:

  • un aumento della diffusione di malattie (come malaria e dengue)
  • l’innalzamento dei mari intaccherebbe le scorte di acqua dolce
  • raccolti agricoli dell’ Africa subsahariana peggiorerebbero drasticamente a causa della temperatura
  • se alcune zone ora popolate divenissero inabitabili, ci sarebbero enormi migrazionidi massa
  • danni economici per un valore tra i 7 € e i 260 € per tonnellata di carbonio immessa nell’ambiente, ed una riduzione del PIL fino al 20% dei consumi globali pro capite
  • uno spostamento delle zone di produzione e una trasformazione delle rotte commerciali

Una conseguenza già verificatasi dello scioglimento dei ghiacci artici, è stata l’apertura del passaggio a nord-ovest tra Russia e Nord america, che è diventato navigabile nel 2007.
Ci sono opinioni divergenti nel mondo scientifico circa cause, effetti e scenari possibili a proposito del surriscaldamento globale, tuttavia crediamo che questi rischi andrebbero evitati nella misura in cui saranno comprovati e le soluzioni agli stessi non generino problemi maggiori.

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TAV in Mugello: torrente Carza, le infinite drammatiche conseguenze dell’Alta Velocità

Il Comitato “Carza viva” presenta un “appello-protesta” per denunciare il totale silenzio delle istituzioni di fronte alla scomparsa del torrente e chiede misure concrete di intervento. Rifondazione Comunista: pieno sostegno al Comitato. La Provincia di Firenze faccia la sua parte per ridare acqua a quel fiume. Inaccettabile che il Mugello devastato dalle “grandi opere” continui a rimanere terra dimenticata per i ripristini e per la salvaguardia ambientale. Domanda di attualità art. 39 del Regolamento del Consiglio Provinciale.
Come noto, anche se troppo spesso taciuto, la realizzazione della tratta dell’Alta Velocità realizzata in Mugello ha comportato un vero stravolgimento del territorio con conseguenze ambientali devastanti.
Le stime presentate in sede giudiziaria riguardo ai danni ambientali provocati da quell’opera parlano della compromissione di 81 torrenti (spariti o quasi), 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d’acqua.
Tra i torrenti interessati anche la Carza che scorreva lungo il territorio dei comuni di Vaglia e San Piero a Sieve.
Proprio in questo comune si è costituito il Comitato “Carza viva” che nei giorni scorsi ha presentato al Sindaco di San Piero a Sieve una “protesta appello”, sottoscritta da 1055 cittadini, nel quale si richiedono alle istituzioni interventi tali da riportare in vita il torrente e per ridargli un futuro. Quel torrente è oggi ridotto a fiume carsico con l’acqua nei soli mesi piovosi e che risulta completamente asciutto nei mesi estivi con conseguenze ambientali drammatiche (per flora e fauna), con ripercussioni paesaggistiche intollerabili (in primo luogo per tutta una comunità territoriale che ha visto sparire il suo storico fiume) e con pesanti ripercussioni economiche sulle aziende agricole situate lungo l’alveo del fiume.
La Carza “nasceva” dal Poggio Carega e dal Poggio Starniano, poco a monte di Fontebuona nel comune di Vaglia; con i lavori di realizzazione della galleria TAV sotto Monte Morello l’intercettazione delle falde acquifere ha comportato la compromissione della sorgente del torrente Carzola (maggior affluente della Carza) e in pratica la scomparsa di quel fiume. Ciò ha causato l’attuale situazione.
Poiché, come purtroppo accade, al danno si è aggiunta la beffa e, in base a scelte indubbiamente non condivisibili e che gridano vendetta, l’acqua intercettata nei lavori e recuperata, anziché essere reimmessa nel Carzola è stata dirottata verso il comune di Sesto Fiorentino a tutto vantaggio di Publiacqua.
Una situazione inaccettabile e ben evidente ormai da anni, alla quale gli enti interessati non hanno dato risposte concrete: nel cosiddetto Master Plan della Regione Toscana, che risale al 2002 era prevista la realizzazione di un invaso a monte del Carzola (loc. Vitereto), della capacità di circa 300.00 mc. Divisioni tra le due amministrazioni comunali interessate (San Piero e Vaglia) e ritardi procedurali hanno fatto scomparire questa ipotesi.
Il rilancio nella Carza delle acque provenienti dalla galleria Vaglia Nord, intervento che a suo tempo il Sindaco di San piero a Sieve aveva definito come fondamentale per “scongiurare il rischio siccità nel tratto del torrente che scorre nella parte centrale del capolugo di San Piero a Sieve, fino alla sua immissione nel fiume Sieve”, viene giudicato oggi parziale e non certo sufficiente a risolvere la questione.
I membri del Comitato denunciano che, anche a causa della sottovalutazione del danno nell’ Addendumum Procedimentale, redatto prima del 2006 (quando i rilanci di acqua nel torrente ne mascheravano le reali condizioni), sulla situazione della Carza gli Enti (in primo luogo la Regione) e i soggetti coinvolti niente hanno fatto e poco o nulla sono intenzionati a fare per salvare la Carza.
Da qui l’appello ad una sensibilizzazione e all’attivazione per l’adozione di urgenti misure concrete che, come Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista, condividiamo in pieno.
Ciò premesso, gli scriventi Consiglieri di Rifondazione Comunista, nel ribadire la loro ferma condanna rispetto alla scelta e alle modalità realizzative dei lavori dell’AV nel Mugello che hanno comportato un vero e proprio stravolgimento ambientale, nel denunciare che numerosi risultano a tutt’oggi gli interventi di mitigazione e ripristino ambientale promessi ma non compiuti nel territorio mugellano, nel condividere in pieno le rivendicazioni e le denunce compiute dal Comitato “Carza viva” e nel rivendicare con forza che da subito siano adottati interventi tali da riportare in piena vita quel torrente, chiedono al Presidente della Provincia di Firenze e all’Assessore competente:

  • se siano a conoscenza della situazione del Torrente Carza e se siano stati compiuti rilevamenti e approfondimenti riguardo al mancato rispetto del “deflusso minimo vitale”;
  • quale sia la posizione di questa Amministrazione rispetto alla vicenda e se siano intercorsi rapporti con la Regione Toscana in merito alle misure da adottare per la risoluzione della stessa;
  • se non si ritenga opportuno che la Provincia di Firenze sostenga con forza le rivendicazioni del Comitato “Carza viva” sulla possibilità di riattivazione delle pompe della Galleria Vaglia nel tratto dirottato verso Sesto Fiorentino;
  • di riferire, per quanto di competenza, quale sia lo stato attuale della progettazione per la realizzazione del previsto bacino artificiale in località Carlone;
  • se, alla luce delle carenze emerse nelle relazioni dell’Addendum Procedurale, non si ritenga doveroso intervenire nei confronti della Regione Toscana per richiedere nuovi studi e nuove analisi sull’attuale situazione idrogeologica del territorio del Mugello.

Andrea Calò
Lorenzo Verdi

Selvapiana-Greve: 1 (inceneritore) a…… ZERO (rifiuti)!

Fonte: Asso Valdisieve
E come volevasi dinostrare, Greve ha fatto il suo passo aderendo alal filosofia Rifiuti Zero. La delibera è stata votata il 25 gennaio in Consiglio Comunale straordinario all’unanimità!
Riportiamo la notizia così come pubblicata sul sito del comune di Greve in cui si sottolinea la necessità di mobilitarsi CONTRO IL PIANO INTERPROVINCIALE.
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Due stop – a Muos e Ponte sullo Stretto – dall’Assemblea Regionale Siciliana

Novità rilevanti e positive dall’Assemblea Regionale Siciliana. Due settimane fa lo STOP al Muos, il sistema di difesa satellitare degli Stati Uniti che si intenderebbe realizzare nei pressi di Niscemi. Adesso il NO al Ponte sullo Stretto di Messina. Questo grazie soprattutto alle battaglie, alle forti pressioni proveniente da associazioni e movimenti civici, ma anche grazie alla rinnovata sensibilità delle forze politiche che compongono il nuovo parlamento siciliano (su tutte il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle). L’Aula di Sala d’Ercole ha infatti approvato, martedì 22 gennaio 2013, il testo “Interventi finalizzati al ritiro del progetto relativo alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina”, presentata da alcuni deputati del Pd, primo firmatario Fabrizio Ferrandelli. Il centrodestra, in minoranza, al momento del voto ha polemicamente abbandonato l’Aula, a conclusione di un acceso dibattito. Il governo Crocetta, attraverso l’assessore alle Infrastrutture Antonino Bartolotta, aveva sostenuto che “l’opera non è prioritaria nell’agenda del governo regionale”, rimettendosi all’Aula. Il documento impegna la giunta a “porre in essere tutte le iniziative volte alla revoca in via definitiva del progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e alla contestuale destinazione delle somme verso infrastrutture che valorizzino il territorio siciliano e che siano volano per lo sviluppo e la sostenibilità del nostro territorio”. Inoltre è stato approvato l’emendamento relativo allo scioglimento della Società Stretto di Messina, con la previsione che, in ordine a tale questione, il presidente della Regione Siciliana Crocetta partecipi al Consiglio dei ministri, come prevede lo Statuto, con il rango di ministro. Infine, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovani Ardizzone, ha annunciato la possibile formazione di una Commissione di studio e di approfondimento. Cosa dire? Dopo anni di impegno finalmente noi ambientalisti, noi di Italia Nostra vediamo l’affermazione, in ambito politico-istituzionale, delle nostre idee, delle nostre proposte a tutela del territorio e del paesaggio. Noi, comunque, continueremo a vigilare.

Leandro Janni
Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
Coordinatore nazionale dei Consigli Regionali di Italia Nostra (sicilia@italianostra.org)

Lo Spaccamaremma pagato da Montepaschi

Fonte: La Repubblica
Di: Nicola Caracciolo,  presidente onorario Italia Nostra Toscana

Alla crisi del Monte dei Paschi di Siena contribuisce un elemento di cui finora non si è parlato: l’autostrada tirrenica, che dovrebbe essere costruita con 1,8 miliardi di euro nella Maremma toscano-laziale. Il finanziamento di quest’ opera di cui si parla da più di 40 anni dovrebbe essere assunto da Mps. Alcuni espropri sono già stati fatti e gli indennizzi pagati dal Monte. È un progetto bislacco. Il pedaggio paga metà delle spese della Società Autostrada Tirrenica, che deve costruirla e gestirla. Il traffico, però, per la crisi invece di aumentare diminuisce. Il tracciato, poi, non è definito. Forse passerà da una parte, forse da un’ altra per tener conto delle perplessità dei comuni, delle proteste popolari, delle alluvioni e delle frane. Come Italia Nostra, abbiamo chiesto di sapere come tutto sarà finanziato. Nessuna risposta. Il presidente della Sat, Antonio Bargone, che è anche commissario governativo sulla regolarità dei lavori, non si è mai degnato di risponderci. Avrebbe pensato a tutto Mps che avrebbe raccolto con sue obbligazioni i denari necessari. Ma in questa situazione, chi farà credito al Monte? Si vuole distruggere un’ area, il suo turismo e l’ agricoltura con ciò che tutti chiamano Spaccamaremma. È un esempio drammatico dell’ avventurismo che sta portando una celebre banca sull’orlo della bancarotta.

Il consumo del suolo in Italia

Il presidente di Italia Nostra Marco Parini è stato ospite ieri a Radio Radicale insieme al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania. Sono intervenuti telefonicamente al dibattito anche Sergio Rizzo ed Oliviero Toscani.
Tema dell’incontro “Il consumo di suolo in Italia”.
La trasmissione, in diretta, ha avuto un alto gradimento e in redazione hanno ricevuto molte mail e messaggi di congratulazioni, perché il livello degli interventi è stato molto alto ma allo stesso tempo comprensibile a tutti.
Cliccate qui per vedere la trasmissione

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