Italia Nostra Onlus-Sezione di Firenze presenta il libro di Settis. I cittadini ritrovati

Fonte: Corriere Fiorentino, 08/03/2013
Di: Tomaso Montanari

Settis, la protesta, il voto a sorpresa. E la scoperta di un’ Italia che vuole uno Stato
Il libro. II nuovo saggio dell’ex direttore della Normale di Pisa: il racconto degli italiani indignati che vogliono cambiare il Paese. Partendo dalla Costituzione

Oggi (ore 17) a Firenze, alla Sala delle Leopoldine in piazza Tasso 7 Salvatore Settis presenta il suo libro Azione popolare. Cittadini per ii bene comune (Einaudi). Introduce Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte moderna dell’Università Federico Il di Napoli. L’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, è stato organizzato in occasione della presentazione del programma 2013 dell’Associazione Italia Nostra Onlus-Sezione di Firenze.
Perché qualche giorno fa Dario Fo, declinando la proposta di Beppe Grillo, ha fatto per il Quirinale il nome di Salvatore Settis? E perché questa idea è stata subito rilanciata da una trasmissione di RadioDue (Caterpillar), ottenendo in rete l’adesione di Legambiente e di moltissimi comitati, e singoli cittadini? Lo ha spiegato, con la consueta lucidità, Barbara Spinelli su «Repubblica» del 27 febbraio scorso, commentando a caldo il risultato elettorale: «Nel voto a Grillo c’è il desiderio del popolo di farsi cittadino, anziché massa informe, zittita, spostabile. E c’è una vera e propria esplosione partecipativa: non un fuoriuscire dalle istituzioni pubbliche, come in Forza Italia o Lega, ma una presa di parola. Qualcosa di simile all’Azione popolare che Salvatore Settis chiede ai “cittadini per il bene comune”».
In effetti, a leggere con attenzione il libro di Settis, uscito nel novembre scorso, si sarebbe potuto comprendere dove stava andando il Paese. L’ex direttore della Normale di Pisa, e attuale presidente del consiglio scientifico del Louvre, è uscito da tempo dalla proverbiale torre d’avorio degli studi. Da storico dell’arte si è accorto che quella torre era crollata, non solo metaforicamente. E la sua martellante campagna di educazione al patrimonio storico e artistico e al paesaggio lo ha condotto in mezzo ai cittadini, fornendogli un osservatorio che manca a moltissimi dei politici di professione che da due settimane si aggirano come pugili suonati. Lo straordinario successo del suo libro precedente (Paesaggio, Costituzione, cemento, Einaudi toro) aveva portato Settis a girare tutta l’Italia, in centinaia di incontri con un’Italia profondamente diversa da quella che occupa gli schermi televisivi. Un’Italia fatta di cittadini indignati, ma consapevoli che l’indignazione non è sufficiente: pronti non solo a protestare, contestare, denunciare, ma ad impegnarsi in prima persona, affamati di conoscenza e competenza sulle quali fondare il tentativo di cambiare il Paese. Cittadini che, con un paradosso solo apparente, vogliono più, e non meno, Stato: convinti, con Piero Calamandrei, che «lo Stato siamo noi».
E in quei mesi che Settis si è convinto che questa ondata (finita poi in parte a votare per il Movimento 5 stelle, in mancanza di meglio) non fosse «antipolitica» (così veniva invece liquidata dalla maggior parte dei politologi, degli editorialisti, dei politici di professione), ma fosse anzi «politica» nel senso più nobile: fosse, cioè, un grande movimento popolare teso a ricostruire la polis, la città, intesa come comunità civile. L’antipolitica, per Settis, è un’altra: «L’antipolitica si confonde con l’anti-Stato, crea uno spazio vuoto (vuoto di Stato, di Costituzione, di legalità) dove presto s’insedia il più furbo, sbandierando un vacuo efficientismo. Non è di qui che può nascere l’Italia che vorremmo». E ancora: «”Antipolitica” è il predominio di chi sovrasta e calpesta la sovranità popolare, predicando l’impersonale e soprannaturale supremazia dei mercati, e asservendo ad essa non solo i governi nazionali e le istituzioni europee, ma anche ogni istanza di giustizia, di libertà, di eguaglianza. Sulla scala italiana, “antipolitica”, è l’inaderenza dei politici di mestiere ai problemi del Paese, il loro divorzio dai cittadini, la loro ottusa difesa dei propri privilegi. Chi protesta contro tanta violenza, anche se a volte in modo scapigliato e informe, ha più voglia di politica di molti che la fanno per mestiere (per esempio di Berlusconi, che si è nutrito di “antipolitica” per sedurre e conquistare il Paese). Associazioni e movimenti stanno reclamando più politica, cioè una più alta, forte e consapevole voce dei cittadini».
In pagine come questa, Settis è riuscito ad assolvere al vero compito degli intellettuali: che non è solo quello di sapere delle cose, ma è soprattutto quello di vedere meglio, più lontano. Vedere oltre la barriera retorica di una classe dirigente (non solo politica) che correva verso il suicidio sancito dalle ultime elezioni. E vedere come dietro quella barriera non ci fossero barbari, ma cittadini stanchi di delegare.
Le cronache delle ultime ore mostrano che i nuovi deputati e i nuovi senatori che oggi compongono uno dei parlamenti più giovani e femminili d’Europa hanno bisogno soprattutto di punti di riferimento culturale. E il libro di Settis è uno straordinario strumento di formazione a disposizione dei «cittadini per il bene comune»: un libro che media verso l’opinione pubblica italiana le punte più avanzate del pensiero giuridico ed economico mondiale, e che mostra come un progetto di rinnovamento radicale del paese sia contenuto già tutto intero nella Costituzione più rivoluzionaria e più inapplicata d’Europa.
Già, perché «Azione popolare è diritto e dovere di resistenza collettiva al degrado delle città e delle campagne, alla razzia del paesaggio, all’esilio della cultura e del lavoro, alla spoliazione dei diritti; è promuovere singole azioni di contrasto agli atti dei poteri pubblici che vadano contro il pubblico interesse, ma anche metterle in rete fra loro; è costruire una larga base d’informazione, di analisi, di consapevolezza. Vuol dire far esplodere le contraddizioni insanabili fra il dettato costituzionale e le leggi che lo ignorano e lo aggirano, tra le norme di garanzia e le deroghe e i condoni che le annientano. Vuol dire riconquistare, in prima persona, un pieno diritto di cittadinanza, in nome della moralità e della legalità costituzionale». Se non ora, quando?

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