Convegno sull’Appennino da tutelare: ambientalisti compatti contro l’eolico

Pubblichiamo l’articolo del Tirreno sul Convegno “La montagna dell’Appennino un patrimonio di tutti da tutelare e valorizzare”

Fonte: Il Tirreno
Di: Riccardo Sordi

PONTREMOLI. “Eolico? No grazie”. È stata questa la risposta netta e forte che è venuta dall’incontro che si è tenuto ieri al palazzo comunale di Pontremoli organizzato dalle associazioni La Luna sul Monte, Farfalle in Cammino, Lipu, Italia Nostra, il Gruppo Ametista per l’ambiente Borgo val di Taro, il Cai sezione La Spezia, Pontremoli e Parma, Rete della Resistenza sui Crinali, il Comitato interregionale per la salvaguardia Appennino Tosco-Emiliano-Ligure, Legambiente Valtermina, EcoValtaro Forum, Rete Ambiente Parma, Mountain Wilderness e Associazione civiltà Lunigianese.
Un incontro in cui si è escluso categoricamente la possibilità di realizzare una serie di aereogeneratori (questo il nome tecnico delle pale eoliche) lungo i crinali dell’Appennino. Ricordiamo brevemente che un progetto del genere esiste, da realizzare in località monte Fontanini, tra il Passo del Cirone e quello della Cisa, e che è portato avanti dalla società svizzera Repower specializzata in produzione di energia. Nel piano (attualmente al vaglio di V.I.A., valutazione impatto ambientale) si prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori, con un’altezza massima 108 metri e di un raggio della pale massimo di circa 115 metri. La realizzazione delle opere prevede la costruzione di alcune piazzole per l’atterraggio di elicotteri (20×45) e di una strada di 4 – 5 metri di larghezza per permettere la comunicazione tra i vari aerogeneratori.
Un interessamento legato al fatto che il crinale appenninico lunigianese e pontremolese in particolare, è tra i più importanti del centro nord per quanto concerne i rilevamenti anemometri (la velocità del vento). È stato infatti misurato, nella zona che verrebbe interessata dall’eventuale futuro parco, in circa un anno di studio una ventosità piuttosto costante sia come velocità che come direzionalità garantendo circa 2.200 – 2.400 ore di vento annue. Tutti dati che certo non hanno né convinto, né impressionato i relatori presenti che hanno manifestato la loro profonda contrarietà al progetto.
In primo luogo si è esaminato il contesto geologico in cui il Parco si andrebbe ad installare. Un contesto difficile, complesso come evidenziato dal geologo Giovanni Gabriele del consiglio direttivo di Italia Nostra. «Basta analizzare i dati offerti dal Piano Strutturale, l’area interessata presenta pericolosità geomorfologica c3, un dato molto alto». E del resto Gabriele ha evidenziato che la tipologia di terreno è composto da vari strati e diversi tipologie di rocce senza omogeneità. «Rendendo quindi complessa la realizzazione di strutture. Ed infatti la Repower ha garantito che andrà a fare opere di consolidamento, ma questo vuol dire ulteriore cemento, ulteriori travi che andrebbero ad incidere ancora di più sul territorio del crinale». Un altro aspetto che è stato evidenziato è stato quello sui danni che il Parco eolico andrebbe a creare sulla flora e fauna esistente. In particolare le pale andrebbero ad incidere e a creare problemi a 2-3 coppie di aquile reali che abitualmente transitano in quell’area. «Non a caso – hanno sottolineato a più voci vari ambientalisti presenti – qui ci troviamo a poche decine di metri dal Parco dell’Appennino Tosco Emiliano e la natura ha un grande rigoglio».
Ma non solo il terreno e la natura verrebbero colpiti, secondo gli interventi dei vari relatori, anche la storia. Infatti il percorso dell’elettrodotto che condurrebbe l’elettricità prodotta alla centralina di Pontremoli, andrebbe a ricalcare un antico percorso, esistente dall’XI secolo, rischiando quindi di rovinare questo antico tragitto che i mercanti percorrevano, una delle prime e più importanti vie di comunicazioni tra il mar Tirreno e la pianura Padana. «E non solo – ha sottolineato l’architetto Luca Nespolo – nelle vicinanze a dove verrebbe realizzato il progetto c’è il passo della Valoria, dove recentemente sono stati ritrovati numerosi reperti romani».
Si sono poi susseguite una serie di interventi sull’importanza del paesaggio e del ritrovare in esso un valore da difendere ed anche monetizzare tramite il turismo. Una riflessione che si può provare a sintetizzare con le parole del professor Almo Farina: «Dobbiamo ritrovare un’idea comune di natura e di paesaggio. Così che sia chiaro a tutti l’importanza di quello che sta succedendo oggi. Perchè battersi per i nostri crinali significa batterci per difendere la nostra storia e la nostra identità».

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