Archivi Mensili: marzo 2013

Agrigento: un appello contro il rigassificatore che minaccia la Valle dei Templi

Fonte: Salviamo il paesaggio difendiamo i territori

L’associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento” scrive al professor Andrea Carandini, nuovo presidente del FAI, per chiedere un suo intervento nella vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle e Agrigento. Si tratta di un progetto imponente, che prevede la realizzazione di un impianto da 8 miliardi di mc.
Quello contro cui l’associazione si sta battendo con tutte le sue forze è soprattutto l’idea di veder irrimediabilmente deturpato un “patrimonio dell’umanità”. Il rigassificatore dovrebbe sorgere, infatti, al confine con il parco archeologico della Valle dei Templi, che nel 1997 l’Unesco ha inserito nella sua “Wordl Heritage List”. Ovvero la lista dei siti che vengono definiti patrimonio culturale e naturale su scala mondiale.
L’associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento” s’è già attivata nei confronti di Rosario Crocetta e nutre la speranza che il nuovo governatore possa tracciare un solco netto di discontinuità dalla linea del suo predecessore. Il progetto, infatti, era stato avallato proprio dall’ex governatore della regione Sicilia, Raffaele Lombardo. Ora però c’è una nuova giunta, con la maggioranza dei consiglieri contraria al progetto. Come del resto lo è anche Franco Battiato, figura di spicco sia a livello culturale che politico nel panorama siculo. Battiato, in qualità di assessore regionale, ha criticato apertamente il progetto, definendolo: “non compatibile con i principi di salvaguardia del territorio, tenuto conto della sua collocazione”.
Ora l’associazione si rivolge al neo-presidente del FAI, auspicando una sua presa di posizione che possa definitivamente far pendere l’ago della bilancia dalla parte del buonsenso e della salvaguardia di un patrimonio che, le istituzioni competenti in primis e noi tutti come cittadini, abbiamo il diritto e il dovere di valorizzare.
Cliccate qui per il testo completo dell’appello.

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Reportage Assemblea Pubblica Inceneritore del 15 marzo a Pontassieve

Cliccate qui per vedere il reportage sull’assemblea in cui sono intervenuti:

  • Ivan Cicconi: aspetti economici e societari
  • Claudio Tamburini: aspetti legali
  • Fabrizio Bestini: alternative
  • Gianluca Garetti: salute
  • Lido Contemori: vignettista
  • Alberto Bencistà, Sindaco di GREVE in CHIANTI, primo comune della Provincia di Firenze che ha aderito alla strategia “Rifiuti Zero”

 

Caccia, sentenza shock: sparare prima ai cuccioli, poi alla madre

Fonte: Inmeteo

Un gruppo di ambientalisti ha richiesto l’approvazione di una legge in materia di caccia, ed è riuscita nel suo intento: questa è rivolta ai cacciatori e stabilisce che gli stessi debbano durante le loro missioni di caccia sparare prima ai cuccioli di cervo (o capriolo) e poi alla madre.  Tale “accortezza”, sarà già punto del regolamento faunistico del Trentino Alto Adige.
“L’ho chiesto da animalista’‘ spiega Adriano Pellegrini, del Pan Eppaa, riferendo che il rappresentante del Wwf ha votato come lui.  La regola è stata stabilita al fine di evitare che i piccoli soffrano a causa del decesso dei genitori. Un’accortezza che però non convince tutti; i cacciatori sono infatti contrari ”Ci porterà problemi” dice Gianpaolo Sassudelli, presidente dell’associazione dei cacciatori del Trentino Alto Adige.
Ora è scoppiata la bufera, alimentata soprattutto dai cacciatori, che andranno contro sanzioni pesanti in caso di trasgressione della legge. Per alcuni, si tratta di un intervento ambientalista finalizzato più che a far soffrire meno gli animali, a mettere un po’ i bastoni fra le ruote ai cacciatori, che rappresenta tra l’altro una sconfitta nella lotta contro la caccia di questi animali, che forse dovrebbero essere lasciati in pace (per giunta animali a rischio estinzione).

Marche, centrali biogas nel mirino: dodici indagati

Fonte: Il Resto del Carlino

Ancona, 13 marzo 2013 – Le centrali a biogas autorizzate nelle province di Ancona, Macerata e Pesaro Urbino e l’impianto eolico di Camerino finiscono nel mirino della Procura di Ancona, che ha aperto un’inchiesta per abuso d’ufficio in concorso e per reati edilizi ed ambientali.
Indagate 12 persone, tra cui l’ingegner Luciano Calvarese, dirigente del Servizio Trasporti, Infrastrutture ed Energia della Regione Marche (l’ufficio che ha concesso le autorizzazioni per conto della Regione), il funzionario regionale Sandro Cossignani, il presidente della Comunità montana di Camerino Sauro Scaficchia ed il suo predecessore Luigi Gentilucci, ora sindaco di Pieve Torina, coinvolti per il parco eolico da realizzare nei Comuni di Serravalle, Monte Cavallo e Pieve Torina. Tra gli indagati anche alcuni imprenditori e liberi professionisti.
Ieri la Procura dorica ha ottenuto un ordine di perquisizione che ha portato gli agenti del Corpo Forestale dello Stato e della Guardia di Finanza ad acquisire atti negli uffici della Regione, presso la Comunità montana di Camerino, nella sede della Provincia di Pesaro Urbino e negli impianti già autorizzati dell’aprile 2012.
Militari ed agenti hanno compiuto sopralluoghi nelle centrali a biogas di Camerata Picena, di Castelbellino, di San Vincenzo di Osimo e di Agugliano (l’unica già in funzione). Perquisizioni sono state compiute anche in casa del dottor Cossignani. Presso gli impianti gli uomini della Forestale hanno anche eseguito campionamenti del materiale per il biogas con una apparecchiatura fatta arrivare da Roma. Secondo l’accusa, i responsabili dell’iter autorizzativo avrebbero favorito un gruppo di imprenditori (i cui nomi, in alcuni casi, ricorrono per più impianti).
L’ipotesi è che vi siano cointeressenze, conflitti di interesse tra i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni e gli imprenditori indagati. Sullo sfondo, anche se non è oggetto dell’inchiesta, la legge regionale 3 del 2012, in base alla quale (secondo la prima stesura) l’autorizzazione per impianti al di sotto di una certa potenza non erano soggetti a Valutazione di impatto ambientale. La norma è stata impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha sollevato dubbi di costituzionalità.
Ieri però l’ingegner Luciano Calvarese si è detto sereno ed ha spiegato di aver applicato la legge in vigore per il rilascio delle autorizzazioni. Anche l’avvocato Mario Cavallaro, che assiste la Comunità montana di Camerino, ritiene infondate le accuse: il parco eolico è stato autorizzato dal Governo come prevede la legge.

Centrali eoliche, Stintino rimane contraria

Fonte: Sardies.org

Con nuove centrali eoliche si sta sconvolgendo il paesaggio e il territorio a vocazione turistica; si sta rischiando di danneggiare l’habitat degli animali che vivono nelle aree Sic e Zps vicine; si dà lavoro a poche maestranze locali per un breve periodo di tempo mentre si garantiscono grandi utili per le multinazionali; i gruppi della centrale di Fiume Santo restano ancora in funzione e l’abbattimento delle emissioni in atmosfera sono zero. Beffa su beffa. Sono le considerazioni del primo cittadino di Stintino, Antonio Diana, sulle nuove costruzioni di impianti eolici e fotovoltaici che stanno sorgendo come funghi a pochi metri dai confini comunali. Una serie di valutazioni che hanno spinto il sindaco a prendere carta e penna e scrivere al governatore della Regione Ugo Cappellacci e all’assessore regionale all’Ambiente Andrea Biancareddu.
«Stanno trasformando il paesaggio – afferma il sindaco – basti pensare all’impatto visivo: se a tutti i progetti approvati sarà dato corso, in breve tempo saremo circondati da centinaia di torri alte 140 metri. Oltre a questo l’impatto ambientale: scavi, colate di cemento che modificheranno in modo irreversibile il territorio azzerando le potenzialità turistico-ambientale e turistico-archeologiche delle aree. A questo aggiungiamo ettari di territorio già coperti da pannelli fotovoltaici».
A poche centinaia di metri da Pozzo San Nicola infatti sta sorgendo una nuova centrale eolica, visibile a occhio nudo dalla strada provinciale che da Porto Torres conduce alla borgata stintinese. «Quale differenza c’è – si domanda Antonio Diana – tra queste nuove e quelle alle quali ci siamo opposti con successo negli anni scorsi, facendo valere le motivazioni ambientali e archeologiche? Anche queste in costruzione stanno sorgendo nelle immediate vicinanze di aree ad alta protezione ambientale come il parco dell’Asinara, Zps e Sic. È importante che, durante la fase autorizzativa di queste strutture, si facciano le debite considerazioni sugli aspetti del territorio e del paesaggio. Si faccia una programmazione organica che tenga conto delle politiche ambientali che i singoli comuni portano avanti per la valorizzazione delle aree a valenza naturalistica e di protezione. Alle conferenze di servizio devono essere invitati anche i comuni confinanti con le aree interessate. Per questo stiamo valutando azioni amministrative contro queste autorizzazioni». A poche centinaia di metri dalle nuove centrali infatti si trova lo stagno di Pilo, inserito, assieme allo stagno di Casaraccio e alle Saline, nelle aree siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Inoltre, all’incrocio con la centrale di Fiume Santo, da settimane operai al lavoro stanno realizzando un campo fotovoltaico. Sulla stessa strada, un chilometro più indietro, già lo scorso anno è stato realizzato uno di più grandi dimensioni.
Il Comune di Stintino si era già opposto nel 2011 e nel 2012 alla costruzione di impianti eolici progettati per essere costruiti a Pozzo San Nicola, in territorio comunale, e alle porte della stessa borgata.
Nel primo caso il Consiglio comunale di Stintino nel luglio del 2011 aveva bocciato all’unanimità il progetto di un parco eolico e aveva dato mandato al sindaco di opporsi in sede di conferenza di servizi. L’impianto alla fine non era stato realizzato perché «hanno prevalso le nostre ragioni – aveva detto il sindaco Antonio Diana – e cioè quelle che ci vedono impegnati da anni nel portare avanti politiche ambientali».
Anche nel secondo caso, il sindaco aveva espresso parere contrario al nuovo progetto di impianto eolico che prevedeva la costruzione di 18 aerogeneratori vicino al centro abitato di Pozzo San Nicola. La valutazione era stata espressa da Antonio Diana a Cagliari durante la seduta della conferenza di servizi, convocata nella sede dell’assessorato regionale per la difesa dell’Ambiente per discutere la valutazione di impatto ambientale sulla realizzazione delle strutture eoliche. I due impianti sarebbero sorti vicino a siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale e siti archeologici. Adesso le nuove strutture stanno sorgendo a poche centinaia di metri da quelle aree sulle quali sarebbero dovute sorgere le centrali bocciate.
«Cosa hanno di speciale queste per non creare danni all’ambiente? – si chiede ancora il primo cittadino stintinese –. Abbiamo impostato la nostra politica sulla valorizzazione di queste aree. La zona di Pozzo San Nicola è considerata la porta di accesso a Stintino e al Parco dell’Asinara. Una zona in cui vivono volatili di specie protette. E proprio per la loro protezione, di recente, il Comune ha ottenuto un finanziamento Life dall’Unione europea».
«Inoltre – conclude Antonio Diana – l’energia immessa nelle rete da questi impianti non ha certo contribuito a ridurre le emissione di CO2 in atmosfera da parte della centrale di Fiume Santo. L’impressione è che, a fronte di pochi posti di lavoro, vi siano grandi guadagni da parte delle multinazionali. La ricchezza che invece portano le aree protette, in termini di salvaguardia del territorio e di posti di lavoro stabili, sono sicuramente superiori e spalmate sulla popolazione. Il tutto appare quindi soltanto come una grande speculazione e un danno per l’ambiente».

Italia Nostra: “Crocetta fermi la corsa al petrolio nel mar Mediterraneo”

Come da copione, si ripropone l’assalto al mare del Canale di Sicilia. La Northern Petroleum ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere ad un’area di oltre 1.325 chilometri quadri, a poche miglia tra il litorale di Agrigento e Sciacca. Mercoledì 13 marzo 2013, è convocata a Roma la Conferenza delle Regioni, nel corso della quale si discuterà proprio delle trivellazioni in mare. E’ l’occasione per schierarsi, energicamente, contro questo tipo di attività.
Italia Nostra – insieme a Greenpeace, al comitato Stoppa la Piattaforma, Apnea Pantelleria, l’Altra Sciacca e alle associazioni di pescatori, Agci-Agrital Sicilia e LegaCoop Pesca Sicilia, che si oppongono alle trivellazioni off-shore nel mar Mediterraneo – ha inviato una lettera al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, per chiedere di intervenire immediatamente.
Lo scorso 27 febbraio 2013, è giunta al protocollo generale del Comune di Sciacca l’integrazione allo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Northern Petroleum il 30-11-2011 per i permessi d29 G.R. NP e d30 G.R. NP, per ampliare l’area delle ricerche petrolifere. L’integrazione riguarda non solo l’estensione dell’area d-29 G.R. NP ma la richiesta di riattivare il parere positivo alla VIA per l’area limitrofa d347 C.R.NP, dove si potrebbero iniziare le ricerche petrolifere immediatamente senza aspettare nuova procedura di VIA.
La Regione Siciliana ha l’opportunità, dati anche gli impegni presi in Commissione Ambiente, di presentare le sue obiezioni al processo di valutazione dell’impatto ambientale in corso di istruttoria; inoltre la Regione, insieme alle altre regioni coinvolte, ha l’opportunità in sede di Conferenza delle Regioni di fare valere i propri diritti territoriali ed ambientali al fine di scongiurare il pericolo che il mar Mediterraneo si trasformi nel mare più inquinato del mondo.
“La Regione Siciliana, considerata la sua centralità nel Mediterraneo, ha l’opportunità di diventare capofila di questa sacrosanta battaglia facendo fronte comune con le altre regioni d’Italia contro questi nuovi attacchi. È ora di scegliere un tipo di governo del mare che tuteli le risorse e favorisca le economie locale fondate sulla microimpresa e sul turismo e non gli interessi delle multinazionali del petrolio”, afferma Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia.
Le autorizzazioni erano state bloccate dal Decreto Prestigiacomo (D.Lgs 128/2010) , che ampliando l’area di rispetto per le perforazioni petrolifere a 12 miglia dalle aree protette, obbligando alla riperimetrazione dell’area d29 e bloccando ogni autorizzazione per l’area d347, completamente interferente con la nuova normativa. Le attività di prospezione petrolifera sono purtroppo state nuovamente “sbloccate” dal Decreto sviluppo della scorsa estate (D.L. 83/2012) successivamente convertito in Legge (L. 134 del 07/08/2012), che reintegra le domande presentate precedentemente al decreto 128/2010. In questo momento l’autorizzazione a tali progetti è nelle mani del Ministero dell’Ambiente che sta eseguendo la Valutazione di Impatto Ambientale.
“Grazie al via libera del Governo Monti per le richieste avanzate prima del 2010, le compagnie petrolifere si stanno affrettando a chiedere al Ministero dell’Ambiente permessi per cercare petrolio, pericolosamente, vicino alla costa e alle aree protette. Chiediamo alla Regione Sicilia di mantenere le promesse fatte, e non lasciare nuovamente sole le associazioni e i comitati civici in questa battaglia”, dichiara Umberto Marsala, presidente di Italia Nostra Sciacca.

Prof. arch. Leandro Janni
Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
Coordinatore nazionale dei Consigli Regionali di Italia Nostra

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