Archivi Mensili: marzo 2013

Convegno sull’Appennino da tutelare: ambientalisti compatti contro l’eolico

Pubblichiamo l’articolo del Tirreno sul Convegno “La montagna dell’Appennino un patrimonio di tutti da tutelare e valorizzare”

Fonte: Il Tirreno
Di: Riccardo Sordi

PONTREMOLI. “Eolico? No grazie”. È stata questa la risposta netta e forte che è venuta dall’incontro che si è tenuto ieri al palazzo comunale di Pontremoli organizzato dalle associazioni La Luna sul Monte, Farfalle in Cammino, Lipu, Italia Nostra, il Gruppo Ametista per l’ambiente Borgo val di Taro, il Cai sezione La Spezia, Pontremoli e Parma, Rete della Resistenza sui Crinali, il Comitato interregionale per la salvaguardia Appennino Tosco-Emiliano-Ligure, Legambiente Valtermina, EcoValtaro Forum, Rete Ambiente Parma, Mountain Wilderness e Associazione civiltà Lunigianese.
Un incontro in cui si è escluso categoricamente la possibilità di realizzare una serie di aereogeneratori (questo il nome tecnico delle pale eoliche) lungo i crinali dell’Appennino. Ricordiamo brevemente che un progetto del genere esiste, da realizzare in località monte Fontanini, tra il Passo del Cirone e quello della Cisa, e che è portato avanti dalla società svizzera Repower specializzata in produzione di energia. Nel piano (attualmente al vaglio di V.I.A., valutazione impatto ambientale) si prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori, con un’altezza massima 108 metri e di un raggio della pale massimo di circa 115 metri. La realizzazione delle opere prevede la costruzione di alcune piazzole per l’atterraggio di elicotteri (20×45) e di una strada di 4 – 5 metri di larghezza per permettere la comunicazione tra i vari aerogeneratori.
Un interessamento legato al fatto che il crinale appenninico lunigianese e pontremolese in particolare, è tra i più importanti del centro nord per quanto concerne i rilevamenti anemometri (la velocità del vento). È stato infatti misurato, nella zona che verrebbe interessata dall’eventuale futuro parco, in circa un anno di studio una ventosità piuttosto costante sia come velocità che come direzionalità garantendo circa 2.200 – 2.400 ore di vento annue. Tutti dati che certo non hanno né convinto, né impressionato i relatori presenti che hanno manifestato la loro profonda contrarietà al progetto.
In primo luogo si è esaminato il contesto geologico in cui il Parco si andrebbe ad installare. Un contesto difficile, complesso come evidenziato dal geologo Giovanni Gabriele del consiglio direttivo di Italia Nostra. «Basta analizzare i dati offerti dal Piano Strutturale, l’area interessata presenta pericolosità geomorfologica c3, un dato molto alto». E del resto Gabriele ha evidenziato che la tipologia di terreno è composto da vari strati e diversi tipologie di rocce senza omogeneità. «Rendendo quindi complessa la realizzazione di strutture. Ed infatti la Repower ha garantito che andrà a fare opere di consolidamento, ma questo vuol dire ulteriore cemento, ulteriori travi che andrebbero ad incidere ancora di più sul territorio del crinale». Un altro aspetto che è stato evidenziato è stato quello sui danni che il Parco eolico andrebbe a creare sulla flora e fauna esistente. In particolare le pale andrebbero ad incidere e a creare problemi a 2-3 coppie di aquile reali che abitualmente transitano in quell’area. «Non a caso – hanno sottolineato a più voci vari ambientalisti presenti – qui ci troviamo a poche decine di metri dal Parco dell’Appennino Tosco Emiliano e la natura ha un grande rigoglio».
Ma non solo il terreno e la natura verrebbero colpiti, secondo gli interventi dei vari relatori, anche la storia. Infatti il percorso dell’elettrodotto che condurrebbe l’elettricità prodotta alla centralina di Pontremoli, andrebbe a ricalcare un antico percorso, esistente dall’XI secolo, rischiando quindi di rovinare questo antico tragitto che i mercanti percorrevano, una delle prime e più importanti vie di comunicazioni tra il mar Tirreno e la pianura Padana. «E non solo – ha sottolineato l’architetto Luca Nespolo – nelle vicinanze a dove verrebbe realizzato il progetto c’è il passo della Valoria, dove recentemente sono stati ritrovati numerosi reperti romani».
Si sono poi susseguite una serie di interventi sull’importanza del paesaggio e del ritrovare in esso un valore da difendere ed anche monetizzare tramite il turismo. Una riflessione che si può provare a sintetizzare con le parole del professor Almo Farina: «Dobbiamo ritrovare un’idea comune di natura e di paesaggio. Così che sia chiaro a tutti l’importanza di quello che sta succedendo oggi. Perchè battersi per i nostri crinali significa batterci per difendere la nostra storia e la nostra identità».

Annunci

Toscana, multinazionali e Beni comuni

Intervento di Mariarita Signorini membro della Giunta nazionale d’Italia Nostra e responsabile gruppo energia al convegno
“La montagna dell’Appennino un patrimonio di tutti da

tutelare e valorizzare”,
tenutosi sabato 9 marzo alle ore 10 presso
la sala consigliare ‘Gordon Lett’.

Repower, una multinazionale svizzera con sede italiana a Milano, ha appena ottenuto il via libera dalla Regione per una centrale a gas da 245 MW nel pistoiese, con un procedimento che ha portato all’approvazione della procedura di VIA per il mega impianto in una zona con criticità ambientali elevate, per essere ad alto rischio idraulico e in una zona dove la qualità dell’aria è già messa a dura prova dall’inceneritore di Montale. La VIA è stata duramente contestata da cittadini e aziende in assemblee pubbliche affollatissime, tanto che su La Nazione di Pistoia è uscita il 5 marzo la notizia che, contro questa centrale, sono già partiti 6 ricorsi al Tar della Toscana da Coldiretti, aziende, vivaisti e comitati cittadini. Inoltre è stata depositata una denuncia alla procura della Repubblica.
La stessa Repower con nome EEP ‘Energia Eolica Pontremoli’ ha pure presentato un progetto per un impianto eolico mastodontico, composto da 16 torri che con la pala arrivano ad una altezza tra i 150 e i 165 m (hanno proposto pale di diversa lunghezza) da 3,3 MW l’una, sui crinali dell’appennino toscano ma a 12 m dal confine con l’Emilia-Romagna.
Si tratta del vecchio progetto eolico sui passi “Cisa-Cirone” che è stato riproposto al settore VIA della Regione Toscana il 18 gennaio scorso, i termini per le osservazioni di Enti, Associazioni ambientaliste Comitati e semplici cittadini scadono il 22 marzo. Il primo progetto era stato sottoposto alla procedura di scooping nell’agosto del 2009, ma è stato bocciato dallo stesso settore VIA della Regione Toscana nel 2010. Anche la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Parma avevano dato parere negativo nel 2011, dato che, tra l’altro, l’impianto ricadeva in un SIC e accanto al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, un ambito territoriale di particolare pregio e interesse ambientale, paesaggistico e naturalistico». Nel progetto attuale sono diminuite il numero di torri ridotte a 16 e sono state spostate tutte le opere infrastrutturali sul versante toscano, per evitare la necessità di chiedere l’intesa alla Regione Emilia-Romagna.
Ma dato che l’impianto industriale sarà comunque devastante per la costruzione della strada di servizio che correrà sul crinale e per le reti a media e alta tensione, la consigliera regionale dei Verdi dell’Emilia Romagna Gabriella Meo, ha presentato un’interrogazione ‘per chiedere alla Giunta regionale di esprimere, in sede di Conferenza dei Servizi, il proprio parere negativo sulla realizzazione di tale impianto eolico’.
Ma vediamo le maggiori criticità del manufatto.

  • Sono previsti 12 km di linea elettrica di elettrodotto ad alta tensione con enormi tralicci.
  • La sottostazione elettrica sarà costruita proprio nel paese di Pontremoli, con conseguenti rischi per la salute pubblica e conseguente distruzione paesaggistica di un importante centro storico.
  • Intervisibilità delle torri oltre il confine con l’ Emilia Romagna con impatti sul paesaggio.
  • Viabilità da costruire sul crinale con grandi sbancamenti in zona di rischio idrogeologico e in area sismica. La valle ospita le sorgenti del Fiume Magra, direttamente interessate dalle opere. L’alta Val di Magra, la cui fragile rete di borghi rurali, è già stata messa a dura prova dall’alluvione del 2011, verrebbe stravolta nel suo equilibrio idrogeologico, già molto precario, da un cantiere di dimensioni colossali.
  • Vicinanza del Parco Nazionale.dell’Appennino Tosco Emiliano e da Siti d’Importanza Comunitaria per la biodiversità (SIC).
  • Messa a rischio degli ecosistemi e impatti sull’avifauna migratoria sui valichi montani protetti.
  • Mancanza di vento utile: la media toscana degli ultimi 5 anni è pari a di 1460 ore l’anno! (vedi allegato: Le pentole senza coperchi dell’eolico toscano)
  • Nessuna ricaduta occupazionale: non esiste alcun piano occupazionale ed è noto che impianti di questo tipo, una volta in funzione, hanno bisogno al massimo di due addetti perché l’impianto è automatizzato.
  • Nessun vantaggio per i cittadini e la comunità
  • Non sono stati analizzati i rapporti costi – benefici dell’impianto.Le amministrazioni non analizzano mai nel dettaglio le reali ricadute positive per la comunità che governano, ma si avvalgono sempre delle dichiarazioni, spesso mendaci, delle industrie eoliche e d’altronde non se è mai visto un proponente che svaluti la propria merce!

La montagna, le alture, i pascoli e i prati della dorsale appenninica costituiscono un nodo primario della rete ecologica toscana per cui è prevista la tutela integrale.
Sono poche aree che si concentrano nelle creste appenniniche residuali, dunque ogni sforzo va fatto per preservarle. Permettere la compromissione di questo paesaggio unico sarebbe una gravissima contraddizione per una regione che ha come obbiettivo uno sviluppo in grado di garantire la tutela ambientale e paesaggistica.
Inoltre le inusitate torri, che si vedranno da molti km di distanza, potrebbero aggiungersi ad altre torri previste per l’impianto ‘Vento di Zeri’ dell’azienda FERA srl, nello stesso comune di Pontremoli, dove già sono in corso grandi sbancamenti di terreno. Per questo impianto è in atto un ricorso al Tar della Toscana presentato da WWF, da altre associazioni ambientaliste e comitati locali. Proprio in questi giorni è stata accolta la richiesta di sospensiva e finalmente i lavori sono fermi.
Fatto di rilievo: L’IMPIANTO DI ZERI SAREBBE COSTRUITO ALL’INTERNO DI UN TERRENO AD ‘USI CIVICI’ E SI TRATTEREBBE DELLA COMPROMISSIONE DI IMPORTANTI BENI COMUNI CHE RAPPRESENTANO UN RILEVANTE VALORE IDENTITARIO DI QUELLA COLLETTIVITA’, ma in tal caso l’accordo economico sottoscritto con la stessa ASBUC ha prevalso sulla tutela del valore identitario di quel luogo.
A proposito del significato di Usi Civici la giurisprudenza afferma: Usi civici” sono i diritti spettanti a una collettività (e ai suoi componenti), organizzata e insediata su un territorio, il cui contenuto consiste nel trarre utilità dalla terra, dai boschi e dalle acque. Il corpus normativo di riferimento è costituito, principalmente, dalla Legge dello Stato 16/6/1927, n. 1766 e dal relativo Regolamento di attuazione 26/2/1928, n. 332; inoltre, dalle successive norme (nazionali e regionali) in materia di usi civici.
E proprio Ieri a Firenze Italia Nostra ha presentato il libro di Settis Azione popolare. Cittadini per il bene comune Einaudi dove il tema degli usi civici e dei beni comuni è trattato con ampio respiro a pag. 61 si legge .. Al singolare ‘Bene comune’ è un principio immateriale che appartiene all’universo dei valori e include i diritti fondamentali: salute, lavoro, istruzione, uguaglianza, libertà. Al plurale ‘I Beni comuni possono essere cose tangibili: l’aria, l’acqua , la terra; (e a pag 62)… boschi, chiese, spiagge, scuole, pascoli, ferrovie, università, ospedali, montagne, musei, laghi, aree archeologiche’.
Ancora a pag 12 si legge : ‘In nome dello sviluppo abbiamo svenduto il territorio in favore di grandi opere e cementificazione, condoni edilizi, sanatorie paesaggistiche, piani casa e altre misure illegali sancite da leggi compiacenti ( si contano 63.194 deroghe stabilite per legge).
Abbiamo incoraggiato la morte dell’agricoltura di qualità, trasformando uliveti e vigneti in “Parchi eolici “ e distese di pannelli solari. Abbiamo promosso e difeso Tav e autostrade anche quando disseccavano fiumi e sorgenti. Abbiamo disseminato discariche nelle zone più fertili della Campania, e dalla Lombardia alla Sicilia abbiamo incoraggiato il riuso dei rifiuti tossici nell’edilizia.
Abbiamo protetto il contagio dell’aria e delle acque generato dalle industrie. “ Crescita c’è stata”, certo: la crescita degli introiti dei soliti noti, mentre il benessere dei cittadini e l’occupazione continuano inesorabilmente a calare.
Per concludere vale la pena analizzare un’argomentazione frequente di chi propone impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e che, purtroppo, è normalmente fatta propria anche da quegli amministratori pubblici che mostrano nei loro confronti un asservimento totale, e talora anche sospetto, mentre invece dovrebbero farsi carico delle verifiche di compatibilità ambientale.
Si tratta dell’asserzione secondo cui tali impianti rivestono caratteri di “pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza”, ai sensi del comma 1 dell’articolo 12 del D.lgs 387/2003”. I proponenti dimenticano sempre però che, poche righe più sotto, al comma 3, lo stesso articolo 12 puntualizza che la costruzione e l’esercizio di tali impianti “sono soggetti ad autorizzazione unica (…) nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico”. Non è poi banale sottolineare che, per il decreto legislativo, tale autorizzazione unica costituisce variante allo strumento urbanistico solo “ove occorra” (come recita).
Il percorso dettato dalla legge dello stato è quindi chiarissimo: si prevede, prima, un iter finalizzato alla verifica del rispetto delle tutele (non a caso il vocabolo “tutela”, nel dettato normativo, appare ripetuto!). Poi, se del caso, potrà seguire il rilascio dell’autorizzazione unica. E solo a seguito ell’autorizzazione rilasciata l’opera proposta potrà assumere la prerogativa di “pubblica utilità, indifferibilità e urgenza”.
E’ quindi questo che dobbiamo rispondere forte e chiaro ai nostri assessori, o ai nostri sindaci, quando vogliono tagliare corto sulle nostre rimostranze contro ciò che ci vogliono imporre. Siamo cittadini, non sudditi!
Sappiamo (poi) che la Valutazione d’Impatto Ambientale, e quindi l’iter di Autorizzazione Unica, devono svolgersi su una proposta che abbia il livello di dettaglio del progetto, si badi bene, definitivo.
Cosa debba contenere e prevedere il progetto definitivo è fissato dal DPR 207/2010, agli articoli 24 e seguenti: a una semplice lettura di tali disposizioni colpisce l’impressionante lacunosità dei progetti che spesso ci troviamo a consultare, e che spesso vengono ugualmente approvati e autorizzati, a riprova del fatto che esiste un’inquietante, ma del tutto illegittima, corsia preferenziale riservata a essi.
Per quanto riguarda le “opere e misure mitigatrici e compensative dell’impatto ambientale, territoriale e sociale”, sappiamo anche che i proponenti di impianti FER di norma si limitano a mere ipotesi, prive di dettaglio, o anche solo di descrizione e localizzazione: ebbene, la definizione di tali opere e misure è espressamente prescritta dall’art. 166 del D.Lgs. 163/2006 per un progetto definitivo di opera che voglia dirsi di pubblica utilità. Si noti che tale art. 166 è contenuto in una sezione, del provvedimento legislativo, dedicata a “infrastrutture e insediamenti produttivi”.

Cliccate qui per leggere l’intervento di Alberto Cuppini, rappresentante della Rete della Resistenza sui Crinali

No a volgari strumentalizzazioni sulla Valle dei Templi

Il Consiglio comunale di Agrigento ha approvato all’unanimità un documento che chiede, per la Valle dei Templi, che si torni ai confini individuati nel 1957, ovvero entro i due fiumi che racchiudono il sito archeologico della città fondata nel VI secolo avanti Cristo. Una delimitazione che sanerebbe la stragrande maggioranza degli immobili abusivi. Questo, proprio mentre l’Unesco, giustamente, ha messo sotto osservazione i siti siciliani Patrimonio dell’Umanità. Il Consiglio comunale di Agrigento, dunque, ha dato il via libera ad una mozione che chiede di verificare l’attuale perimetro del Parco archeologico della Valle dei Templi. Un dibattito al quale ha assistito anche una cinquantina di abusivi della Zona A della Valle dei Templi, su un’area dichiarata, fin dal 1968, “ad inedificabilità assoluta” e dal 1997 “Patrimonio Unesco”. Un’area dove, nel corso degli anni, sono state realizzate circa seicento costruzioni abusive. I confini dei quali si chiede la “verifica” sono quelli istituiti a seguito del decreto Gui-Mancini, approvato subito dopo la frana che sconvolse il centro storico di Agrigento nel luglio del 1966. In sostanza la mozione approvata dal Consiglio comunale chiede che si torni ai confini individuati nel 1957. In questo modo ricadrebbero fuori dall’area archeologica la stragrande maggioranza degli immobili abusivi. Una ipotesi comunque piuttosto difficile da porre in essere, considerato che vi sono state decine di sentenze del Tar che hanno confermato i confini della Zona A e del Parco archeologico della Valle dei Templi. Che dire? Si tratta di scriteriate, volgari strumentalizzazioni che illudono i cittadini e ignorano, di fatto, l’art. 9 della Costituzione e il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Leandro Janni 
Presidente del CR Italia Nostra Sicilia

In Lunigiana è battaglia sui parchi eolici

Ieri al Convegno di Pontremoli la sala del Comune è sempre stata gremita fino al tardo pomeriggio, innumerevoli e tutti di grande levatura e spessore gli interventi di studiosi e ambientalisti provenienti anche da altre regioni, venuti a dare man forte alla sacrosanta battaglia in difesa dei BENI COMUNI e del nostro splendido territorio.
Mariarita Signorini

Fonte: Città della Spezia
Di: Andrea Bonatti 

A Zeri il Tar mette in stand-by l’impianto sul Monte Colombo, a Pontremoli invece parte la valutazione di impatto ambientale sul parco Cisa-Cirone.

Da un lato gli ambientalisti esultano, dall’altro preparano una nuova battaglia. In Lunigiana il tema dei parchi eolici tiene decisamente banco in questi giorni, a Zeri come a Pontremoli, dove sono in progetto due installazioni piuttosto grandi sui crinali appenninici.
Il Tar di Firenze ha sospeso ieri la costruzione di “Vento di Zeri”, sette torri da 1.5 MW a 1250 metri d’altezza sul Monte Colombo, accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni ormai mesi fa. Progetto dell’azienda Fera da svariati milioni di euro, duemila metri di cresta montuosa che cambierebbe aspetto più chilometri di cavi interrati verso la sottostazione da installare a Pontremoli.
Sin dal 2008, anno della presentazione, svariati comitati locali di cacciatori e cittadini, nonché associazioni di respiro nazionale, si sono scagliati contro il “Vento di Zeri”. Tante le preoccupazioni: quantità insufficiente di vento per giustificare l’impianto, danni agli allevatori e ai cittadini, pericolo per la fauna in particolare aviaria. E poi il viavai di camion per compiere i lavori stessi: lunedì scorso a Patigno si è rovesciata una betoniera all’ingresso del paese.
Nel 2011 quindi il ricorso al Tar con Wwf come capofila, in cui si parlava di “irreparabile devastazione del paesaggio e del territorio”, e di inquinamento elettromagnetico e acustico. Il Tribunale fiorentino ha accolto in via cautelativa il ricorso, in attesa di pronunciarsi il 21 marzo prossimo.
Clicca qui per continuare a leggere

A rischio chiusura i parcheggi Fipark

Fonte: Corriere Fiorentino

Un’ingiunzione del tribunale per un pagamento di
6 milioni di euro mette in ginocchio la società.
In pericolo servizi e stipendi dei dipendenti

Rischio di «paralisi» delle attività per la Firenze Parcheggi, la società partecipata del Comune incaricata della gestione degli spazi per la sosta. Lo paventa la stessa società partecipata dopo che il tribunale di Firenze, su istanza di «Project Costruzioni Scarl», ha emanato un decreto ingiuntivo per un pagamento di oltre 6 milioni di euro. Il cda ha dato mandato agli avvocati per proporre opposizione contro il provvedimento. Il decreto, spiega una nota diffusa da Firenze Parcheggi, potrebbe causare il blocco delle attività della partecipata. «Nel merito riteniamo che la società non sia tenuta al pagamento del presunto debito nei confronti di Project Costruzioni, non essendole opponibile nè riferibile la scrittura privata del 29 giugno 2000 che prevede espressamente a carico di altri soggetti l’obbligazione, sempre che tutt’ora esistita, di rimborso del finanziamento. Con rammarico si fa presente che questo atto nei confronti della Firenze Parcheggi spa comporta per la stessa il sostanziale blocco dell’attività finanziaria il che impedisce alla società qualsiasi pagamento a terzi, mettendo a rischio la normale attività».
Sempre riferendosi al decreto ingiuntivo ottenuto da Project Costruzioni Scarl, Firenze Parcheggi scrive che «questo atto comporta gravissimi problemi per una società che negli ultimi anni aveva avviato il sostanziale percorso di risanamento e rilancio, dando sicurezza lavorativa a 61 dipendenti ed assicurando un servizio indispensabile alla città di Firenze. Detto processo di risanamento è stato necessario negli ultimi tre anni proprio per superare i problemi derivanti dal cosiddetto ‘Project Financing’ denominato Firenze Mobilità, che è oggetto di procedimento penale a carico degli ex amministratori di Firenze Mobilità e Project Costruzioni da parte della magistratura, nel quale Firenze Parcheggi S.p.A. è costituita parte civile». «L’amministratore delegato – prosegue la stessa nota – sta inoltre valutando di procedere personalmente, con richiesta risarcitoria, per talune affermazioni diffamatorie del tutto non rispondenti al vero, contenute nell’atto, nella misura in cui in esso si alluda a rischi di distrazioni di somme dai conti correnti della società a danno dei creditori per «particolari rapporti» sussistenti fra la Firenze Parcheggi spa e Banca Monte dei Paschi di Siena spa, che avrebbe designato lo stesso».

Italia Nostra Onlus-Sezione di Firenze presenta il libro di Settis. I cittadini ritrovati

Fonte: Corriere Fiorentino, 08/03/2013
Di: Tomaso Montanari

Settis, la protesta, il voto a sorpresa. E la scoperta di un’ Italia che vuole uno Stato
Il libro. II nuovo saggio dell’ex direttore della Normale di Pisa: il racconto degli italiani indignati che vogliono cambiare il Paese. Partendo dalla Costituzione

Oggi (ore 17) a Firenze, alla Sala delle Leopoldine in piazza Tasso 7 Salvatore Settis presenta il suo libro Azione popolare. Cittadini per ii bene comune (Einaudi). Introduce Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte moderna dell’Università Federico Il di Napoli. L’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, è stato organizzato in occasione della presentazione del programma 2013 dell’Associazione Italia Nostra Onlus-Sezione di Firenze.
Perché qualche giorno fa Dario Fo, declinando la proposta di Beppe Grillo, ha fatto per il Quirinale il nome di Salvatore Settis? E perché questa idea è stata subito rilanciata da una trasmissione di RadioDue (Caterpillar), ottenendo in rete l’adesione di Legambiente e di moltissimi comitati, e singoli cittadini? Lo ha spiegato, con la consueta lucidità, Barbara Spinelli su «Repubblica» del 27 febbraio scorso, commentando a caldo il risultato elettorale: «Nel voto a Grillo c’è il desiderio del popolo di farsi cittadino, anziché massa informe, zittita, spostabile. E c’è una vera e propria esplosione partecipativa: non un fuoriuscire dalle istituzioni pubbliche, come in Forza Italia o Lega, ma una presa di parola. Qualcosa di simile all’Azione popolare che Salvatore Settis chiede ai “cittadini per il bene comune”».
In effetti, a leggere con attenzione il libro di Settis, uscito nel novembre scorso, si sarebbe potuto comprendere dove stava andando il Paese. L’ex direttore della Normale di Pisa, e attuale presidente del consiglio scientifico del Louvre, è uscito da tempo dalla proverbiale torre d’avorio degli studi. Da storico dell’arte si è accorto che quella torre era crollata, non solo metaforicamente. E la sua martellante campagna di educazione al patrimonio storico e artistico e al paesaggio lo ha condotto in mezzo ai cittadini, fornendogli un osservatorio che manca a moltissimi dei politici di professione che da due settimane si aggirano come pugili suonati. Lo straordinario successo del suo libro precedente (Paesaggio, Costituzione, cemento, Einaudi toro) aveva portato Settis a girare tutta l’Italia, in centinaia di incontri con un’Italia profondamente diversa da quella che occupa gli schermi televisivi. Un’Italia fatta di cittadini indignati, ma consapevoli che l’indignazione non è sufficiente: pronti non solo a protestare, contestare, denunciare, ma ad impegnarsi in prima persona, affamati di conoscenza e competenza sulle quali fondare il tentativo di cambiare il Paese. Cittadini che, con un paradosso solo apparente, vogliono più, e non meno, Stato: convinti, con Piero Calamandrei, che «lo Stato siamo noi».
E in quei mesi che Settis si è convinto che questa ondata (finita poi in parte a votare per il Movimento 5 stelle, in mancanza di meglio) non fosse «antipolitica» (così veniva invece liquidata dalla maggior parte dei politologi, degli editorialisti, dei politici di professione), ma fosse anzi «politica» nel senso più nobile: fosse, cioè, un grande movimento popolare teso a ricostruire la polis, la città, intesa come comunità civile. L’antipolitica, per Settis, è un’altra: «L’antipolitica si confonde con l’anti-Stato, crea uno spazio vuoto (vuoto di Stato, di Costituzione, di legalità) dove presto s’insedia il più furbo, sbandierando un vacuo efficientismo. Non è di qui che può nascere l’Italia che vorremmo». E ancora: «”Antipolitica” è il predominio di chi sovrasta e calpesta la sovranità popolare, predicando l’impersonale e soprannaturale supremazia dei mercati, e asservendo ad essa non solo i governi nazionali e le istituzioni europee, ma anche ogni istanza di giustizia, di libertà, di eguaglianza. Sulla scala italiana, “antipolitica”, è l’inaderenza dei politici di mestiere ai problemi del Paese, il loro divorzio dai cittadini, la loro ottusa difesa dei propri privilegi. Chi protesta contro tanta violenza, anche se a volte in modo scapigliato e informe, ha più voglia di politica di molti che la fanno per mestiere (per esempio di Berlusconi, che si è nutrito di “antipolitica” per sedurre e conquistare il Paese). Associazioni e movimenti stanno reclamando più politica, cioè una più alta, forte e consapevole voce dei cittadini».
In pagine come questa, Settis è riuscito ad assolvere al vero compito degli intellettuali: che non è solo quello di sapere delle cose, ma è soprattutto quello di vedere meglio, più lontano. Vedere oltre la barriera retorica di una classe dirigente (non solo politica) che correva verso il suicidio sancito dalle ultime elezioni. E vedere come dietro quella barriera non ci fossero barbari, ma cittadini stanchi di delegare.
Le cronache delle ultime ore mostrano che i nuovi deputati e i nuovi senatori che oggi compongono uno dei parlamenti più giovani e femminili d’Europa hanno bisogno soprattutto di punti di riferimento culturale. E il libro di Settis è uno straordinario strumento di formazione a disposizione dei «cittadini per il bene comune»: un libro che media verso l’opinione pubblica italiana le punte più avanzate del pensiero giuridico ed economico mondiale, e che mostra come un progetto di rinnovamento radicale del paese sia contenuto già tutto intero nella Costituzione più rivoluzionaria e più inapplicata d’Europa.
Già, perché «Azione popolare è diritto e dovere di resistenza collettiva al degrado delle città e delle campagne, alla razzia del paesaggio, all’esilio della cultura e del lavoro, alla spoliazione dei diritti; è promuovere singole azioni di contrasto agli atti dei poteri pubblici che vadano contro il pubblico interesse, ma anche metterle in rete fra loro; è costruire una larga base d’informazione, di analisi, di consapevolezza. Vuol dire far esplodere le contraddizioni insanabili fra il dettato costituzionale e le leggi che lo ignorano e lo aggirano, tra le norme di garanzia e le deroghe e i condoni che le annientano. Vuol dire riconquistare, in prima persona, un pieno diritto di cittadinanza, in nome della moralità e della legalità costituzionale». Se non ora, quando?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: