Archivi Mensili: aprile 2013

L’aiuto dei ministri per le Cascine di Tavola: “camelopardo” riso e seta, ecco il luogo delle meraviglie

Fonte: Il Tirreno

Al tempo di Lorenzo il Magnifico la tenuta era anche usata per lo svago della corte, con le corse dei daini inseguiti dai levrieri e uno zoo di animali misteriosi. Il complesso rischia il crollo, Italia Nostra si rivolge a Roma

PRATO. Non c’è più tempo: le Cascine di Tavola rischiano di crollare sotto il peso dell’incuria e dei ritardi. Italia Nostra attraverso i contatti della responsabile regionale Mariarita Signorini ha chiesto aiuto ai ministeri dell’Agricoltura e dei Beni Culturali. C’è bisogno di finanziamenti perchè tornino in mano pubblica. L’obiettivo è partecipare all’asta che probabilmente sarà indetta a seguito del fallimento della società Fattoria Medicea che nel 2006 le aveva comprate.
La parte privata delle Cascine – un complesso di quasi 300 ettari tra edifici, parchi, radure e canali navigabili – dovevano essere trasformate in residence di lusso. Una denuncia ferò ll’intervento ma quando gli immobili della Fattoria voluta da Lorenzo il Magnifici erano già scoperchiati. per quattro anni sono rimasto espoisti alle intemperie e oggi rischiano di andare perdute.
Una volta però le Cascine di Tavola erano una meraviglia. Difficile da immaginare, oggi. Ma ieri la cascina di Tavola, la fattoria per la produzione, anche sperimentale, di cereali e per quella di formaggi – il cacio soprattutto – era, oltrechè luogo di lavoro, un paradiso di svago e di caccia.
Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, che nel corso del XV secolo aveva via via acquistato i terreni tra Poggio a Caiano e Prato, compresa la villa padronale sul colle di Poggio – completamente rifatta da Giuliano da Sangallo tra il 1445 e il 1520 – il disegno l’aveva in mente, preciso: sul poggio la villa (dove per altro trascorreva i periodi estivi), in pianura, a vista, la fattoria. E in mezzo l’Ombrone. Feste e lavoro, attrazioni e produzione. Tutto organizzato senza sbavature anche dal punto spaziale.
Le Cascine di Tavola, fino a cinque anni fa, erano ancora così: passate indenni ai secoli. Poi l’uomo, le scelte, i ritardi, quell’Italia dell’incuria e un po’ barbara, ha preso il sopravvento. In una manciata di anni da gioiello, il complesso mediceo si è trasformato il semi-rudere e oggi bisogna correre per salvare il salvabile.
Difficile da immaginare, si diceva, ma le Cascine – quasi trecento ettari tra edifici, campi coltivati, boschi, radure – erano considerate una sorta di “camera delle meraviglie”, perché se da una parte si sperimentano colture di cereali, fino a sfruttare le caratteristiche della piana alluvionale sulla quale Prato e Firenze sorgono, per far crescere il riso (le prime risaie toscane e forse anche le uniche sono alle Cascine di Tavola), si allevano le api per il miele e i banchi da seta per la seta, dall’altro le Cascine erano un apparato efficientissimo per il divertimento delle corti.
Che oltre a girare per la porzione di parco a nord della tenuta, recintato dalle mura che esistono tutt’ora, e praticare caccia e pesca (l’uccellagione era confinata nel bosco della Ragnaia) potevano dilettarsi navigando per il reticolo di canali completamente allagati. Uno dei momenti più attesi era assistere alla corsa dei daini (per altro allevati in un recinto del parco) inseguiti dai levrieri, a bordo delle barchette di legno che procedevano lentamente lungo il canale – appunto – della Corsa. Il canale esiste tutt’ora ma è a secco. E il Comune grazie a un accordo con Gida ha intenzione di riallagarlo presto assieme a una parte del reticolo di vie d’acqua e al ripristino dei ponticelli, per riportare le Cascine all’antico splendore.
La fattorie era anche la casa di animali sconosciuti e sorprendenti, per allora. Lì il Magnifico aveva portato una giraffa “un camelopardo”, così si chiamava, ricevuta in dono da un sultano egiziano assieme a un leone addomesticato, divenute le attrazioni principali di quel paradiso. E non solo. Tanti gli animali esotici allevati nella tenuta: dai pavoni, ai conigli spagnoli ai daini bianchi. Difficile da immaginare, ma con un po’ di volontà le Cascine potrebbero tornare Magnifiche.
Altro Articolo (pdf): “Cascine, chiesto aiuto ai ninisteri. Italia Nostra si mobilita per salvare la fattoria medicea. Mariarita Signorini: «Soldi pubblici per comprarla»”

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Avviso di garanzia all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana Bramerini per abuso d’ufficio su procedure per l’eolico

Rete della Resistenza sui Crinali

Finalmente qualcuno pare interessarsi ai disperati appelli di comitati, associazioni e cittadini della Toscana

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Finalmente, leggendo la stampa di oggi, qualcuno pare interessarsi ai disperati appelli di comitati, associazioni e cittadini della Toscana che segnalavano negli ultimi anni, come del resto anche in Emilia Romagna, comportamenti quantomeno poco rigorosi da parte delle Autorità preposte a controllare la valanga di progetti di impianti eolici che erano comparsi improvvisamente, e senza alcuna ragione valida che non fosse la brama degli speculatori di intascare i lucrosi incentivi pubblici, ed avevano sconvolto la vita di intere piccole ed indifese comunità montane e collinari.

La stessa Rete della Resistenza sui Crinali aveva recentemente rilevato l’esistenza di un sistema di interessi incrociati molto preoccupante in Toscana nel settore dell’eolico, che aveva permesso una furibonda attività di nuovi progetti e di autorizzazioni in improvviso aumento, specie dopo la rimozione del precedente, poco malleabile, dirigente regionale a capo dell’Ufficio Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) della Regione Toscana,   e che…

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Monte Colombo devastato per la costruzione del parco eolico di Zeri

Attacco alla natura, distruzione di un crinale montuoso, il monte Colombo, presso Zeri (MS). Qui deve sorgere una devastante centrale eolica industriale i cui lavori di installazione si stanno mangiando la montagna. (nelle immagini i lavori preparatori, vi faremo vedere il resto che è pure peggio…)

 

Cliccate qui per vedere tutte le immagini

Rassegna stampa sulla devastazione di Zeri

Fonte: Il Mattino di Parma

 Mazzadi: “Nonostante il taglio di alberi per consentire il passaggio”
Eolico Albareto, “Disagi e problemi nel trasporto già alla prima curva”

Emanuele Mazzadi, del ‘Comitato Santa Donna, per il ripopolamento della montagna’, segnala come il primo l’‘ecomostro’ di Albareto-Zeri , ovvero l’impianto eolico in costruzione,  inizi a dare problemi già in fase di trasporto materiali. E’ sottinteso il richiamo al secondo parco eolico che si vorrebbe costruire a Borgotaro e al quale i Comitati cittadini continuano a opporsi fermamente (leggi).
Il trasporto eccezionale con la prima elica per il parco Eolico di Zeri, che passa per il territorio del comune di Albareto, è fermo da due ore alla prima curva ‘difficile’ sopra la chiesa di Albareto, nonostante l’evidente ampliamento della carreggiata attuato nei giorni precedenti.
Si nota anche il taglio di alberi a ridosso di giardini privati, per cercare di consentire il passaggio.
Si prevede che per tutta la giornata di lunedì (ci sono decine di curve di questo tipo per arrivare alla cima) il trasporto eccezionale avrà problemi di questo tipo”.

9 pale da 150 metri in attesa della valutazione d’impatto ambientale
Eolico a Borgotaro, il comitato Santa Donna si batte per il ‘no’:
“Improduttivo e distruggerà il passo”

Di Annalisa Andolina aprile – 4 – 2013

Un “ecomostro” da 9 pale eoliche da 150 metri l’una in procinto di sorgere sul crinale appenninico del monte Santa Donna. Il progetto del Parco eolico di Borgotaro, finito di recente anche nel mirino di una discussione in Regione (leggi), solleva non pochi dubbi e perplessità tra la comunità montana. Portavoce di questi il ‘comitato Santa Donna, per il ripopolamento della Montagna‘ che, nel corso di un incontro pubblico giovedì al circolo Zerbini ha sviscerato il progetto presentato in Provincia e in attesa della valutazione d’impatto ambientale, che, dopo i 60 giorni di tempo per depositare le osservazioni, potrebbe ricevere il via. La prima versione del progetto, risalente a un anno e mezzo fa, prevedeva la costruzione di 3 pale, poi moltiplicate fino alle 9 previste attualmente. Ognuna della bellezza di 150 metri e con un impatto visivo pari a cinque volte l’altezza del Castello di Bardi, ma con una produttività tutta da dimostrare e messa in dubbio dallo stesso ente regionale chiamato a decidere sui fondi da erogare o meno alla Eolica Parmense Srl, l’azienda proponente del progetto – con un investimento iniziale di circa 50mila euro – formata per il 75% da capitale svizzero non meglio identificato e per il rimanente 25% da imprenditori privati locali.
Secondo i dati forniti nel catalogo dell’azienda, e analizzati scrupolosamente dal comitato che si oppone al parco eolico, la portata delle pale sarebbe a tutto svantaggio della produttività in una zona come quella del crinale appennino dove il vento non è costante e soggetto a diverse correnti. Delle 1800 ore richieste dalla normativa regionale per attestare l’efficienza dei parchi eolici sorti anche in zone agricole – requisiti non a caso legati ai finanziamenti degli enti messi a disposizione per i progetti ‘green’ – il Parco eolico di Borgotaro riuscirebbe a garantire, alla piena potenza nominale, una produttività di sole 458 ore di attività all’anno. “Un solo giorno su 20″, fa notare Emanuele Mazzadi, del comitato Santa Donna. “All’aumento della dimensione delle pale si abbassa la produttività – prosegue -infatti la ditta le presenta come pale off-shore  rogettate per le piattaforme marine”. Ma se l’efficienza energetica rimane in dubbio e sembra non giustificare l’imponenza del progetto, a preoccupare ancor di più il comitato e le associazioni cittadine è l’impatto ambientale e sul tessuto economico che il parco avrebbe su quel triangolo paesaggistico così particolare compreso tra Bardi, Compiano e Borgotaro. Un’area che da poco sembra mostrare segni di ripresa rispetto al congenito spopolamento degli anni passati. “Ci sono tanti agriturismi, bed and breakfast, frazioni che sorgono a ridosso delle pale i cui residenti vedrebbero dimezzare i valori immobiliari delle proprie case e vedrebbero distrutta la propria tranquillità abitativa. Per non parlare dei danni all’avifauna della zona oggi riserva naturale dei Ghirardi (Oasi Wwf), fino a ieri rimboscata.
Il passo di Santa Donna è perfino interdetto alla caccia dato che è considerato un importante corridoio migratorio”. Danni che però si profilano possibili anche in quanto la zona dove dovrebbe sorgere il parco, come mostra la Carta del Dissesto della Provincia, è vicina a punti con una rischiosità idro-geologica medio-alta. “Un crinale montano così delicato – aggiunge Mazzadi – con strade che in realtà sono piste di due metri che dovrebbero venire ‘adeguate’ fino a diventare della portata di 6-8 metri per permettere il passaggio dei bilici che dovranno trasportare i pezzi delle pale con componenti anche da 52 metri. La viabilità e la vicina pineta verranno intaccate pesantemente”. “L’autorizzazione concessa al tempo dal Comune di Borgotaro è una scelta che hanno fatto sulla pelle di altra gente“, osserva Davide Galli ricordando la localizzazione del parco eolico al confine tra i due Comuni. “Verrà sacrificata una parte di cittadinanza.
Noi chiediamo – ha aggiunto il membro del comitato – che la politica tuteli i cittadini dal business delle aziende”. “Il comprensorio degli 8 territori vicini al parco è già autosufficiente dal punto di vista degli obiettivi del 20% di energia rinnovabile richiesti dall’Europa entro il 2020. Non ci vengano a vendere i mega-progetti perchè occorrono fonti rinnovabili. Bastano impianti medio -piccoli e non svendere un crinale”, conclude Mazzadi.

Palle eoliche, fragilità montane e mentali

Che il nostro territorio provinciale e, segnatamente, quello della Lunigiana fosse giunto ad una situazione estrema e drammatica di fragilità idrogeologica anche e soprattutto a causa di una gestione insipiente e scellerata… e che fosse semplicemente da insensati – per un piatto di lenticchie – svenderne le preziosità ambientali autorizzando qualcuno a realizzare interventi “pesanti” e per di più improduttivi del tipo impianti eolici sui crinali in quel di Zeri e Pontremoli…lo abbiamo detto stradetto ripetuto denunciato (associazioni e comitati cittadini) .
Che per l’estrema fragilità del territorio lunigianese non vi si potesse più piantare manco un chiodo (altro che torri per aerogeneratori e relative strade d’accesso e piattaforme) l’aveva dichiarato anche Rossi, in veste di Commissario per le calamità in Lunigiana…
Ora lo ribadisce Magnani (vice presidente della provincia, assessore alla difesa del suolo (??)… e sostenitore di progetti inconsistenti per frenare l’erosione della costa) chiedendo a gran voce ad altre e superiori autorità di inserire tutti i comuni della Lunigiana in un piano di emergenza nazionale e di elargire subito i relativi ulteriori finanziamenti: 80 milioni! …
Ma intanto si continua, ai tavoli regionali e financo a quello del Tar Toscana, a pensare che, tutto sommato, sia accettabile e per nulla pericoloso o “sospetto” permettere a Fera, Repower o a chi altri di continuare i lavori per impiantare decine di “palle” eoliche su fragili versanti montani in quel di Zeri e Pontremoli.

ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense
Angelo Mazzoni e Nello Bertoncini
V/Presidenti e Referenti-Responsabili per la Lunigiana

Fonte: Il Tirreno

Territorio fragile, ma Firenze non dà soldi
Fabrizio Magnani: i Comuni lunigianesi devono essere inseriti in un piano di emergenza nazionale

LICCIANA NARDI. Le ultime precipitazioni hanno sottolineato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il carattere fragile del territorio lunigianese. Dopo Mulazzo e Aulla, anche Licciana ha subito danni ingenti, dopo aver miracolosamente retto ai quattro precedenti episodi di carattere eccezionale. In questo stato di allerta, possiamo pure dire continuo, la Provincia si è mossa e su sollecitazione della Regione nei giorni scorsi ha presentato il report della situazione in tutto il territorio.
Un report che ha focalizzato l’attenzione sia sulla costa che sulla Lunigiana, facendo emergere una situazione drammatica. Fabrizio Magnani, vice presidente provinciale fa il punto su quanto è emerso da questo incontro: «Quello che abbiamo cercato di sottolineare agli amministratori provinciali è la precarietà di tutto un territorio. Dopo la riunione che si è svolta venerdì scorso con tutti i sindaci è emerso che siamo di fronte a un mezzo disastro, abbiamo cercato di trasmettere questa immagine in Regione. Il problema fondamentale da superare, per mettere mano ai problemi, è la reperibilità delle risorse. All’incontro non c’era solo la provincia di Massa-Carrara, ma anche le altre che hanno subìto danni a causa delle piogge straordinarie. Sul tavolo sono state messe richieste d’intervento per un totale di 80 milioni di euro. Una richiesta che non può essere soddisfatta dalle casse regionali, che per ora hanno stanziato un’uscita di un solo milione di euro, dato che tutta la liquidità e le risorse sono andate a coprire quei progetti sia di ripristino che di interventi immediati in tutte le zone colpite dal maltempo. E’ un carnet di interventi vastissimo che non può essere sopperito solamente con le forze di una singola regione, ci vuole un aiuto che arrivi direttamente dal governo nazionale. Si è avanzata quindi la richiesta che tutti i presenti al tavolo fossero inseriti in un piano di emergenza nazionale. La Regione a mio avviso sta lavorando bene, si è detta d’accordo e quindi sta emettendo una delibera che inserirà tutti i 14 Comuni che compongono la Lunigiana in questa richiesta di stato di emergenza nazionale, per cercare di reperire le risorse e risolvere i problemi che si sono evidenziati».
Non è proprio un nulla di fatto, ma si dovrà attendere ancora un pochino dato che la prassi richiede un certo iter burocratico, Magnani però non si sente scoraggiato.(c.b.)

San Gimignano: “Passato un anno senza far niente”

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo del Corriere di Siena in cui si riportano le posizioni della sezione senese di Italia Nostra Onlus.

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