Povera fattoria, dal Magnifico all’asta giudiziaria

Fonte: Il Tirreno

Cascine di Tavola: la tenuta del grande Lorenzo è in rovina.
Mire immobiliari, sequestri, degrado. E ora la svendita

Ebbe fiuto Lorenzo Il Magnifico, il signore di Firenze, quando nel 1477 fece tirare su una fattoria in terra di Prato, sulle rive dell’Ombrone, dando l’incarico all’architetto Giuliano da Sangallo. Non altrettanto ne hanno dimostrato le istituzioni che hanno lasciato alla mercé di privati investitori quel gioiello del Rinascimento, facendosi così scappare un boccone ghiotto per il turismo.
Ora per la Fattoria dei Medici si reclama giustizia. La invoca il Comune di Prato che conta sulla Regione perché quel bene possa tornare in mano pubblica per poi magari trasformarlo nel quartier generale dei prodotti pratesi, una sorta di un centro agroalimentare. Italia Nostra la invoca da tempi non sospetti, almeno da quando, insieme a Legambiente, presentò un esposto-denuncia alla magistratura. Qualcuno, con il placet della Soprintendenza, aveva intenzione di costruirci 80 residenze nella parte storica e una quarantina di abitazioni nella parte più recente edificata nel 1929 (in tutto 20mila metri quadrati). Nell’estate 2008 la magistratura bloccò i lavori, cinque anni dopo siamo ancora a immaginare il futuro della tenuta del grande Lorenzo, luogo intriso di mille meraviglie, dove si aggirava persino una giraffa, un “camelopardo” donato da un sultano egiziano, insieme a tanti altri animali esotici che scorazzavano nella tenuta, dai daini bianchi ai conigli spagnoli, passando per i pavoni.
L’Eden. Tra riso (fu praticato qui il primo esperimento di risaia in Toscana), allevamento di bachi da seta e produzione di miele e formaggi, i Medici avevano trovato l’Eden a due passi da Firenze. Immaginate così un piccolo paradiso immerso in quasi trecento ettari tra edifici, campi coltivati e boschi del quale, se s’aspetta ancora, potrebbe rimanere un pallido ricordo. E pensare che di recente la bellezza unica di altri due manufatti dell’epoca medicea è stata riconosciuta dall’Unesco per le ville di Poggio a Caiano e Artimino. La Fattoria Medicea delle Cascine di Tavola, no. E come potrebbe, ridotta ormai a quasi un rudere? Eppure, il nome dei Medici sarebbe quasi un brand.

Foto: la fattoria com’era nel 1993 e il degrado che oggi l’avvolge c

L’asta. Potrebbe essere ora un’asta giudiziaria, tra settembre e novembre, a ridare dignità alla Fattoria di Lorenzo. Una partita ancora tutta da giocare per le istituzioni mentre la società civile è mobilitata con iniziative anche lodevoli come l’azionariato popolare lanciato dal comitato “Salviamo la fattoria”. Per riavvolgere il nastro della complessa vicenda, occorre spulciare tra atti che ruotano intorno ai rapporti tra Comune, Sovrintendenza e Procura ( un’indagine è ancora aperta). Con buona pace dei Medici il cui fantasma aleggia oggi tra le rovine del complesso in balia delle intemperie perché, quando iniziarono i lavori di ristrutturazione poi bloccati, fu depauperato del tetto.
L’ambizione dei proprietari. Anni Ottanta: la società Agrifina, proprietaria del “quadrilatero” mediceo della Fattoria e degli annessi, annusa l’affare immobiliare. Destinazione d’uso ricettiva- alberghiera: l’ok della Regione scatta nel 1990 e nel 1997 quello del Consiglio comunale che approva il piano di recupero. Nel frattempo, cambia qualcosa: nel 1994 il bene viene posto sotto tutela del ministero dei Beni culturali, la Soprintendenza alza paletti sulla sua ristrutturazione. In pratica, niente parcellizzazione della struttura, solo interventi di restauro conservativo. Il colpo di scena nel 2004: cambia il parere della Sovrintendenza, la funzionaria dell’epoca rilascia il nulla osta alla ristrutturazione di appartamenti e mini- residence. Così il Comune rilascia alla Agrifina una concessione edilizia nel 2005. Ma c’è chi aveva iniziato a sentire puzza di bruciato.
L’ira degli ambientalisti. Nel 2006 parte un esposto-denuncia in Procura promosso da Italia Nostra e Legambiente contro il progetto di fare dell’antica fattoria un albergo (nell’antica Cascina) e mini-appartamenti (nell’ex scuderia). La procura vuole vederci chiaro e il 14 luglio 2008 scattano i sigilli al cantiere. Un nome viene scritto nel registro degli indagati (più tardi si scoprirà che c’è anche un dirigente comunale, l’architetto Riccardo Pecorario). Abuso d’ufficio e danneggiamento di un bene vincolato sono le accuse che pendono contro la funzionaria Fiorella Facchinetti (Soprintendenza per i beni architettonici). Non usò mezzi termini all’epoca il sostituto procuratore Laura Canovai: «Si è fatto tabula rasa di un bene vincolato».
Dal fallimento all’asta. Non c’è pace per la fattoria del Magnifico. Sulla fattoria si concentrano gli appetiti di un’altra società, l’immobiliare Fattoria Medicea srl, cui Agrifina srl (indagata a sua volta perché coinvolta in un giro di fatture false) aveva ceduto nel 2006 il complesso per 17 milioni e 700mila euro “chiavi in mano”, ovvero progetti già approvati e autorizzazioni della Soprintendenza. Poi, la doccia fredda del sequestro giudiziario e l’inesorabile declino della società proprietaria, dichiarata fallita dal tribunale di Prato nell’ottobre 2012 con 23 milioni di passivo. Qualche giorno fa l’annuncio del curatore fallimentare: in autunno potrebbe esserci un’asta per comprare il tesoro dei Medici (non si sa ancora la base d’asta).
La posta in gioco è alta. La responsabile regionale di Italia Nostra, Maria Rita Signorini, ha portato un dossier all’attenzione del consiglio nazionale dell’associazione: il desiderio sarebbe di coinvolgere il ministero dei Beni culturali in un’operazione che vedrebbe la regia della Regione. Ed è quello che sperano anche il sindaco Roberto Cenni e il suo vice Goffredo Borchi. La Regione comprerebbe, l’Unione europea potrebbe elargire fondi per il restauro. In tanti pensano che, siccome la Regione si sarebbe rivelata “matrigna” con i pratesi sull’ambiente (vedi aeroporto e area ex ospedale), potrebbe anche cedere su qualcosa. Ma 10-20 milioni (quanto potrebbe costare la Fattoria) non sono certo noccioline. L’ultimo capitolo di una storia infinita è ancora tutto da scrivere.

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