Archivi Mensili: ottobre 2013

“No eolico offshore”; le associazioni si riuniscono in Assemblea

Fonte: Stato Quotidiano

CHE cosa? Offshore? Non sappiamo nulla. Nessuno ci ha informato di niente. Prima le maglie, poi il fermo, dunque le limitazioni, ora gli impianti. Nessuno – tra politici e federazioni – ci ha informato di nulla. Di certo sono un danno: provate a mettere dei pali in mezzo a una strada e poi cercate di guidare”. Una mattina con i pescatori di Manfredonia a poche ore dall’Assemblea pubblica a Palazzo dei Celestini (ore 17 e 30, sabato 19) per informare la cittadinanza sugli impianti eolici offshore prossimi all’installazione. “I nostri rappresentanti? Se ne fregano”, dice sconsolato Giuseppe.
2 I PROGETTI PREVISTI PER UN TOTALE DI 100 KM2 DI MARE. Come risaputo, 2 i progetti previsti: uno della Parco Eolico Marino Gargano Sud, Ex Ats, sostenuto dalla tedesca Wpd , l’altro della Trevi Energy spa . In totale circa 100 km quadri di area marina occupati, con possibile interdizione perenne, “a partire da Torre Rivoli”. Per i pescatori avvicinarsi dovrebbe essere dunque impossibile, “essendo impianti di utilità nazionale che producono energia”. “I pescatori di Manfredonia – impegnati ad oggi nell’area di Posidonia dalle Isole Tremiti al Nord Barese – dovranno trovare altre zone per effettuare le proprie attività. Dunque la nostra marineria è a rischio”, come già detto a Stato da Enzo Renato, del comitato regionale di Legambiente Puglia.
“Se devono essere installati non devono creare impatto a livello ambientale, né limitare le attività dei pescatori”, dice Antonio Rucher, storico Maestro d’Ascia di Manfredonia. “Quella scelta è forse l’area più pescosa del Golfo. Inoltre c’è vento solo con il cattivo tempo, dunque continuiamo proprio a non comprendere: 100 km2 di area interdetta, oltre 90 palificate alte quasi un centinaio di metri, il tutto a 10 km dalla costa”. “Il settore pesca? Tutti devono darsi una regolata – aggiunge Rucher – il mare è una risorsa per tutti ma bisogna rispettarlo”.
“Vogliono installare gli impianti in mezzo al mare – dice Giacomo – bene allora si ritirassero tutte le licenze e ci pagassero per i prossimi anni. Mi chiedo: a cosa servono questi impianti?”. “Invece dei pesci pescheremo la corrente”, aggiunge un altro pescatore.
“Qualche anno fa si parlava del piano regolatore portuale di Manfredonia, poi bloccato – aggiunge Ernesto Castigliego, maestro d’ascia ed operatore del settore nautica da diporto – al tempo si parlava di navi da crociere che dovevano arrivare nel Golfo di Manfredonia; e dunque? Ora con questi impianti eolici in mezzo al mare cosa succederà? Andiamo incontro ad un nuovo disastro come nel Giglio? La Città cortesemente si concentri sul turismo”.
“Già con gli impianti di miticoltura ed acquacoltura (nei pressi del bacino Alti Fondali,ndr) ci era stata limitata un’importante area di pesca – dice Mimmo Mondelli, pescatore del centro – ora anche questi impianti. La piccola pesca è destinata a scomparire definitivamente. Inutile parlare di misure contro la crisi se poi ci autodanneggiamo. A questo punto meglio fermarsi ora con le nostre attività”.
“Non soltanto la pesca risentirà di queste installazioni – dice il sig. Nobile – ma soprattutto lanavigazione. Immaginiamoci in un giorno di maltempo, un veliero, un qualsiasi natante perde il gps: non c’è il rischio di urto contro questi impianti? Non è possibile: creare degli intralci, degli ostacoli nel mare, ma stiamo scherzando? Già 10 km2 sarebbero stati troppi, figuriamoci un’interdizione interessante 100 km2 di acque del Golfo”.
“Relativamente agli impianti – dice il segretario organizzativo della Uila pesca di Manfredonia Luigi Marinaro – la posizione regionale della Uila è prettamente negativa. Noi ci dissociamo completamente dall’installazione previste nel Golfo. Parliamo di un’area di 100 km2. Certo spiace notare la mancanza di interventi da parte di altre sigle sindacali o di federazioni dell’area. Ci chiediamo: quali i reali interessi dietro questi impianti? Sotto quale aspetto socio-economico bisognerebbe giustificare l’installazione di queste impianti?”. Già, quali i reali interessi dietro l’installazione delle palificate previste nel Golfo di Manfredonia.
Il documento sottoscritto dal Coordinamento delle Associazioni provinciali

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A proposito della fine della favola dell’eolico con la chiusura della Vestas di Taranto

Fonte: Rete della Resistenza sui Crinali
Di: Alberto Cuppini

Mai si era speso così tanto per combinare tanti disastri

In riferimento alla lettera di Maria Rita Signorini del consiglio nazionale di Italia Nostra, sulla fine della favola dell’eolico italiano, è opportuno precisare gli ordini di grandezza in ballo nel business delle rinnovabili elettriche, e dell’eolico in particolare, con alcune considerazioni quantitative basate su dati oggettivi e incontrovertibili, ma troppo spesso trascurati.
La Vestas chiude lo stabilimento di Taranto non perchè siano venuti meno gli incentivi per i nuovi impianti eolici, ma perchè gli incentivi correnti, che pure in Italia continuano ad essere tra i più generosi del mondo, non permettono di garantire un mercato sufficiente e quindi la profittabilità dell’investimento nell’assemblaggio di aerogeneratori in Italia, dove i siti più produttivi in cui installarli sono stati già tutti ampiamente sfruttati.
Stiamo ragionando sull’investimento di cifre enormi, difficilmente concepibili ai profani in materia di grandi aggregati macroeconomici, che pure qualcuno avrebbe voluto rendere accettabili almeno in considerazione della molta occupazione creata, nonostante le angoscianti selve di ciclopici aerogeneratori del tutto prive di operai al lavoro lasciassero intuire il contrario.
Ebbene: l’inverosimiglianza di un simile argomento restituisce dignità persino alle posizioni di chi, una quarantina anni fa, sosteneva a questo stesso fine le sciagurate acciaierie a Bagnoli e Gioia Tauro, qui ricordate in questo ispirato articolo del 2009 di Mario Pirani su Repubblica.
La spesa annua per l’incentivazione di impianti elettrici FER in Italia, già in questo 2013, supererà ampiamente i 12 miliardi di euro (comprendendo tutti gli incentivi ad essi destinati e pur escludendo gli altri ingenti aggravi in bolletta che tali impianti comportano). Ripeto: 12 MILIARDI ALL’ANNO a carico delle bollette elettriche di TUTTI GLI ITALIANI (200 euro pro capite!). Se la disoccupazione fosse davvero considerata la prima emergenza nazionale, utilizzando la stessa cifra cifra si potrebbe, anche ricorrendo alla più rozza politica keynesiana di sostegno a chi cerca lavoro, garantire un impiego, finanziato dalla collettività, retribuito con gli ormai mitici 1.000 euro al mese (che per la maggioranza dei giovani di questa generazione rimarranno probabilmente un miraggio per sempre) ad oltre UN MILIONE DI DISOCCUPATI. Il conto è presto fatto: 12 miliardi equivalgono infatti a 1.000 euro mensili X 12 mesi dell’anno X 1 milione di lavoratori.
Se invece vogliamo considerare “solo” la spesa per l’eolico (e solo per le voci di incentivazione principali, in particolare i vecchi CV, il cui costo, oltre tutto, l’anno prossimo esploderà a causa del basso prezzo di mercato dell’energia elettrica di quest’anno) possiamo dividere tutto il precedente ragionamento per 10 e cioè: 1,2 miliardi di incentivi per l’eolico : (1.000 euro X 12 mesi) = “solo” 100.000 lavoratori in più. Ripeto in lettere: centomila lavoratori.
Qui, mi sembra, stiamo discutendo di fare lavorare uno stabilimento di assemblaggio di pale prodotte in Danimarca, con profitti che vanno in Danimarca, che occupava, pare, … 147 dipendenti !
E la costruzione dello stabilimento, prima ancora che esistessero tutte le incentivazioni all’energia elettrica prodotta da eolico, era stata … incentivata ( ! ) con soldi pubblici negli anni Novanta.
Insomma: che cosa vogliamo di più? Impossibile ottenere così poco dal punto di vista occupazionale scialacquando tanti soldi, persino in un settore come quello della produzione dell’energia elettrica, sempre indicato proprio come esempio di investimentocapital intensive.
Ci si chiede perchè l’Italia, pur con tutte le sue risorse umane e le riconosciute capacità lavorative e imprenditoriali, stia impoverendo ormai da decenni i suoi lavoratori e perchè il sistema industriale rischi il definitivo collasso?
Qui c’è una prima risposta a queste domande. Secondo voi in che tasche finiscono, a parte i magri salari di poche centinaia di operai, tutti gli anni, tutti questi soldi spesi per gli incentivi all’eolico (potenzialmente in grado, ripeto, di dare sostegno a centomila famiglie), che contribuiscono a distruggere il paesaggio italiano come nient’altro prima?
Questa di Taranto è la prova provata che in Italia, senza incentivi pari ad un multiplo ( ! ) del prezzo di mercato dell’energia elettrica (ma anche senza la grottesca “priorità di dispacciamento” che sta creando tanti problemi alla rete e tanti oneri aggiuntivi mai pubblicamente rivelati da nessuno) la baracca dell’eolico non si regge in piedi.
Vogliamo continuare a negare l’evidenza?
Adesso, con i provvedimenti, che stanno per essere adottati dal Governo ed annunciati dal Ministro dello sviluppo economico Zanonato, di “spalmatura” della spesa annua per gli incentivi già concessi, onde ridurre l’insopportabile pressione di questi oneri impropri sulle bollette elettriche ed evitare il definitivo tracollo dell’industria italiana (che gli impianti FER elettrici hanno contribuito largamente a provocare), molte promesse di rendite generosissime potrebbero non essere mantenute.
Le promesse, cioè, che gli eolici avevano garantito come sicure per creare un quadretto idilliaco (la “favola” dell’eolico) e per convincere dell’incredibile opportunità di guadagni perpetui finanziatori, proprietari di terreni, amministratori locali, controllori di questi stessi amministratori, scienziati (…), giornali e giornalisti, sindacati e sindacalisti, esperti in ogni campo dello scibile umano tra cui Professori Universitari ed in particolare quei “paesaggisti” che hanno giurato e spergiurato persino sulla “bellezza” delle pale eoliche sui crinali italiani (“nuovo riferimento iconico”, “nuovi modelli di paesaggio adatti alla contemporaneità”, “le nuove cattedrali gotiche”…). Oltre che, ahimè, le direzioni nazionali di importanti organizzazioni ambientaliste, un cui dirigente è giunto a definire chi si opponeva a questi obbrobri “nostalgici di un’Italia che non esiste più e quindi nuclearisti oggettivi”.
Per tacere, naturalmente, di altre organizzazioni più opache che subito avevano fiutato il grande affare.
Tutte queste categorie, in queste settimane, sono in pieno subbuglio.
Con l’annunciato decreto “Fare 2″ si avvicina, ci auguriamo, la fine miserabile e rapidissima di questa sgangherata avventura dell’eolico industriale, costruito sui crinali di un’Italia bellissima e senza vento, che seppellirà nel ridicolo chi l’ha ideata e sostenuta.
Forse allora si potrà capire perchè, nel 1988 dopo il disastro di Chernobyl, durante i lavori parlamentari per decidere come sostituire gli impianti nucleari da chiudere dopo gli esiti del referendum, qualcuno aveva autorevolmente affermato che sarebbe stato “penoso” prendere anche solo in considerazione l’eolico.
Speriamo che i (molti) responsabili dello scempio non restino impuniti.
Al contrario, la mancata assunzione dell’annunciato, rigoroso, provvedimento governativo di contenimento dei costi di incentivazione in bolletta riaffermerebbe una irrazionale fiducia in quelle stesse tecnologie che, ogni giorno di più, stanno dimostrando la propria inefficacia a risolvere i problemi per i quali erano state concepite, creandone invece molti altri, a cascata.
La consapevolezza che la strada percorsa in questi anni è stata sbagliata permetterebbe di destinare in futuro le risorse pubbliche, che pure qualcuno vorrebbe ancora – fideisticamente – perseverare a scialare in quella stessa infausta strategia energetica che, secondo l’AEEG, sta creando “un gap strutturale tra Stati Uniti ed Europa”, verso soluzioni davvero alternative e che, come tali, non prevedano incentivi perpetui per esistere, non comportino privilegi inverosimili come la priorità di dispacciamento e neppure (cosa più importante) provochino ulteriori sfregi all’ambiente e al paesaggio italiano.
Le aziende nazionali hanno tutte le potenzialità per sviluppare soluzioni atte ad avvicinarci agli obiettivi del contenimento delle emissioni nocive, della riduzione dei costi, dell’aumento dell’efficienza energetica ed a quella “autoproduzione individuale diffusa” di cui gli aerogeneratori colossali collocati su tutti i crinali appenninici, che cannibalizzano sul nascere ogni altra iniziativa alternativa di ricerca e sviluppo, sono la massima negazione.

Tav: architetto Zita sarà ascoltato in commissione Regione

Fonte: ANSA

FIRENZE, 17 OTT – L’architetto Fabio Zita, il dirigente della Regione Toscana recentemente sostituito nell’incarico di responsabile del settore Valutazione di impatto ambientale, sarà presto ascoltato in commissione Ambiente presieduta da Gianfranco Venturi (Pd). La sua vicenda compare negli atti dell’inchiesta fiorentina sui lavori del sottoattraversamento tav a Firenze. ”L’audizione è stata chiesta dallo stesso Zita al presidente del Consiglio regionale, Alberto Monaci, che – spiega una nota – ai sensi delle disposizioni statutarie e regolamentari, ha riconosciuto la congruità di un incontro con la commissione competente per le materie in oggetto”. L’incontro è stato richiesto anche in seguito alla comunicazione in Aula del governatore Enrico Rossi, lo scorso primo ottobre. L’audizione con Zita sarà iscritta all’ordine del giorno delle prossime sedute di commissione.

Toscana laboratorio dell’energia

La Toscana da tempo è vocata a diventare la nuova frontiera della ricerca e dello sfruttamento dell’energia come avviene per la Geotermia sull’Amiata, sfruttata da anni quasi in assenza di ricadute positive sulle popolazioni locali. Ora stanno per partire le ricerche della geotermia a cosidetta ‘bassa entalpia’ nel senese, nel pisano e al confine col grossetano …
Già costellano il nostro territorio impianti eolici quasi per niente produttivi, e ancora sono previste almeno 70 centrali a biomasse, infine è stato ancorato un rigassificatore tra i più grandi al mondo davanti alle amene coste di Livorno.
Ora la Regione, per il Piano dei rifiuti, prevede sette ‘termovalorizzatori’ sparsi per tutta la Toscana, tra i quali alcuni sono inceneritori tout court come quello previsto alla Rufina -non potendo, per caratteristiche del territorio neppure sfruttare la scusa di ‘recuperare energia’ dall’incenerimento dei rifiuti di tutta la val di Sieve e parte della Valdarno- : cosa che, tra l’altro, non sarebbe neppure consentita dalla legge nazionale!
A questo punto un interrogativo è d’obbligo: ma la nostra regione non sarebbe un territorio da valorizzare per il patrimonio storico artistico e culturale, per i prodotti enogastronomici e agroalimentari per la bellezza del suo Paesaggio, per i suoi straordinari piccoli comuni e borghi?
Turismo culturale e ambientale, agricoltura e prodotti tipici sono tra le poche voci in crescita, nel nostro Paese ma nella nostra bella Toscana si continua invece a devastare il nostro bene più prezioso, alla ricerca di un fantomatico Eldorado -che già ci circonda- basterebbe che chi ci governa se ne rendesse conto.
Mariarita Signorini consigliere nazionale Italia Nostra
Comitato Difensori della Toscana 

IMPORTANTE: PROGETTO MENSANO
CASOLE D’ELSA

Si rende noto che la Soc. Magma Energy Italia S.r.l. ha richiesto l’attivazione del procedimento di assoggettabilità a V.I.A. relativamente alla realizzazione di sondaggi geognostici per la misura della conducibilità termica delle rocce e del gradiente geotermico locale all’interno del permesso di ricerca di fluidi geotermici “Mensano”.
Durante la seduta di Consiglio Comunale convocato per il giorno 24 ottobre 2013, verrà affrontata una discussione approfondita sull’argomento.
Di seguito riportiamo la documentazione inviata, reperibile anche nell’apposita sezione “Geotermia”: Domanda assoggettabilità a V.I.A.

Cascine di Tavola messa all’asta

L’articolo che trovate di seguito contiene  un discreto approfondimento storico della vicenda.
Con la messa all’asta di questo Bene architettonico di immenso valore siamo forse alle ultime battute di un’emergenza che l’associazione nazionale, unitamente alle sezioni d’ Italia Nostra di Firenze e di Prato segue ormai da anni, come testimoniano gli innumerevoli articoli usciti a questo proposito su Repubblica, Il Tirreno e sul Corriere della Sera (Gian Antonio Stella).
Auguriamoci ora che possa tornare in mano pubblica.
Mariarita Signorini
responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana, membro della Giunta, del gruppo di lavoro energia e responsabile restauri del Consiglio nazionale Italia Nostra

Fonte: “Metropoli Prato” (dell’11.10.2013)
Di: Debora Pellegrinotti
Cascine di Tavole: può essere la volta buona

18 ottobre incontro pubblico del Comitato Monte Gazzaro

VENERDI’ 18 OTTOBRE ORE 21:15
LA TRAVERSA (Firenzuola)
Il Comitato Monte Gazzaro promuove un INCONTRO PUBBLICO per parlare del progetto di realizzazione del nuovo impianto eolico sui nostri crinali.
LA CITTADINANZA E’ INVITATA
L’incontro si terrà presso i locali della società sportiva Alto Santerno in Via Traversa Gozzi alla Traversa (venendo dal Passo della Futa bivioa destra per La Selva, poi ancora a destra).Per info e contatti: 3387132010 RICCARDO

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