Altro che rinnovabili, alle fonti fossili 12 miliardi l’anno

Ecco un tipico esempio di DISINFORMAZIONE.
Legambiente denuncia gli “incentivi” alle fossili e dice che ammonterebbero a 12 miliardi IN TUTTO. Solo che si tratta di una evidentissima forzatura.
Nel minestrone cucinato da Legambiente ci finiscono: 5 miliardi (erogati in 13 anni) all’autotrasporto. Poi ci mettono dentro pure i fondi per le autostrade (2 miliardi nel 2012).
Solo i soldi per il CIP 6 sono realmente confrontabili con gli incentivi per le rinnovabili.
Insomma leggetevi l’articolo per i dettagli.
Quello che è evidente è che questo comunicato stampa è una chiara forzatura di Legambiente e dei suoi amici delle rinnovabili industriali speculative che OGNI ANNO intascano una bella fettona dei 12 miliardi di incentivi pagati forzosamente dai cittadini e che hanno devastato i teritori italiani con colate di pannelli fv sui campi e pale eoliche giganti nelle zone naturali e agricole. Ma questo a Legambiente non interessa minimamente a quanto pare.
PS. Siamo da sempre contrari alle autostrade inutili e e al trasporto su gomma, ovviamente, e non da oggi.

Fonte: La Repubblica
Di: Valerio Gualerzi

Dagli sconti ai grandi consumatori al famigerato Cip6,
Legambiente denuncia l’enorme quantità di sussidi, diretti e indiretti,
che impediscono all’energia pulita di essere competitiva con carbone e petrolio

Se l’energia costa cara è perché “c’è il problema delle rinnovabili che costano quasi dodici miliardi l’anno”. Così tornava a lamentarsi pochi giorni fa il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato. La realtà, documentano gli ambientalisti, è diametralmente opposta: se l’energia “tradizionale” costa meno di quella pulita è perché gode di incentivi, tra diretti e occulti, persino maggiori di quelli distribuiti all’elettricità verde. Oltre 12 miliardi in tutto, denuncia un dossier diffuso oggi da Legambiente.
Diretti e indiretti. “E’ assurdo – afferma il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l’aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici”.
Aiuti all’autotrasporto. Tra le voci più importanti di sussidio diretto alle fonti fossili, ricostruisce il rapporto di Legambiente, ci sono i trasporti. Al settore dell’autotrasporto sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro attraverso fondi diretti al sostentamento del settore (400 milioni l’anno), sconti sui pedaggi autostradali (120 milioni in media ogni anno), riduzioni sui premi Inail e Rc (rispettivamente 105 e 22 milioni) oltre a deduzioni forfettarie non documentate per circa 113 milioni annui. Per il 2013 si tratta di 400 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 330 per il 2014, ad oggi in discussione nella Legge Stabilità. Un’altra voce di sussidio riguarda sconti sulle tasse per l’acquisto di carburante secondo l’Ocse, l’Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall’accisa per oltre 2 miliardi di euro.
I costi del Cip 6. “Nel nostro Paese poi – si legge acora nel dossier – alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l’esempio più noto è quello del famigerato incentivo Cip 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del Gse, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. Sempre secondo i dati del Gse, si può stimare che i Cip 6 da qui al 2021 costeranno alla collettività circa altri 4.880 milioni di euro. Addirittura nella proposta di Decreto del Fare 2 è previsto un incentivo per la costruzione di una centrale a carbone “pulito” nel Sulcis, in Sardegna. Gli oneri, stimati in circa 60 milioni di euro l’anno, per un costo totale di 1,2 miliardi di euro, saranno coperti tramite il prelievo nella bolletta elettrica. Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2″.
Altre forme di sussidio. Un nuovo sussidio diretto per vecchie e inquinanti centrali da fonti fossili, ricostruisce ancora il dossier, è entrato in funzione nel 2012 con nuovi sussidi giustificati con presunti allarmi legati all’emergenza gas. In pratica, per il rischio che in alcuni momenti dell’anno possano ridursi le forniture di gas dalla Russia, si regaleranno 250 milioni di euro nel 2013 a vecchie centrali inquinanti, presi direttamente dalle bollette delle famiglie, e con “deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili”. Ci sono poi anche i cosiddetti extra costi per le isole minori, in realtà situazioni ideali per creare nuove rete intelligenti come sta avvenendo in diversi paesi europei, dalla Danimarca alle Canarie. Sperimentazione resa impossibile dalla condizione di monopolio con i 62 milioni di euro di sussidi di cui godono le vecchie centrali.
Penalizzata l’efficienza. Nelle bollette elettriche ci sono poi i sussidi indiretti alle fonti fossili sotto forma di sconti ai grandi consumatori di energia invece che di una spinta all’efficienza per ridurre i consumi. A queste spetta uno sconto pari a 600,4 milioni di euro l’anno sugli oneri generali di sistema. Altro sussidio riguarda il servizio di interrompibilità, ossia una disponibilità ben pagata a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nel caso di problemi sulla rete. Nel 2013 il servizio di interrompibilità si può stimare in 736,5 milioni di euro. Ancora, altro sussidio diretto a favore delle aziende energivore è la riduzione dell’accisa sul gas naturale impiegato per usi industriali da soggetti che registrano consumi superiori a 1.200.000 mc annui, per 60 milioni di euro l’anno.
Si punta sempre sulla gomma. Una forma di sussidio indiretto riguarda poi il campo delle infrastrutture. Invece di investire su metropolitane e tram per aiutare i cittadini a lasciare l’auto a casa, invece di migliorare la logistica delle merci per avere un alternativa più efficiente con treni e navi, in Italia la priorità degli investimenti infrastrutturali continua ad andare a strade e autostrade, con la conseguenza di favorire il trasporto privato su gomma e quindi il consumo di fonti fossili. Nel 2012 la spesa per gli investimenti in nuove opere stradali e autostradali è stata pari a 2,4 miliardi di euro, erano 3,3 nel 2011. Ancora, altri sussidi indiretti e sconti sono applicati a coloro che sfruttano le risorse fossili nel territorio italiano. Un esempio sono le irrisorie royalties previste per trivellare in Italia, che sono state portate con il Decreto Sviluppo al 10% (a parte il petrolio a mare dove è al 7%). A questi aiuti indiretti vanno aggiunti i sussidi diretti costituiti dalla riduzione dell’accisa sul gas naturale impiegato negli usi di cantiere, nei motori fissi e nelle operazioni di campo per la coltivazione di idrocarburi, che nel 2010 è stato pari a 220 mila euro.
Alle fossili sei volte più incentivi che alle rinnovabili. Per chi fosse tentato di pensare che la denuncia dei sussidi alle fonti foissili possa essere viziata da un pregiudizio ideologico delle associazioni ambientaliste, è bene ricordare che da diversi anni a lanciare un accorato allarme per una situazione sempre più insostenbile è nientemeno che l’Agenzia internazionale per l’energia(Iea), non esattamente un covo di verdi. Dopo averlo più volte ripetuto, anche secondo l’ultimo Rapporto il dominio di petrolio, carbone e gas nei consumi mondiali è sostenuto da una quota crescente di sussidi che vengono costantemente elargiti ai combustibili fossili. A livello globale nel 2011 i sussidi ammontavano alla cifra record di 523 miliardi di dollari, con un balzo del 30% in più rispetto all’anno precedente. In pratica, i combustibili fossili hanno goduto e godono di sussidi che sono di ben sei volte superiori agli incentivi (circa 88 miliardi di dollari) che vengono erogati per promuovere le fonti rinnovabili compresi i biocombustibili. A conclusioni simili del resto è arrivato anche il Fondo monetario internazionale, un’altra istituzione al di sopra di qualsiasi sospetto di simpatia per gli ecologisti.
Appello a Letta. “Occorrono scelte chiare a partire dall’Italia – conclude Zanchini –  Scegliere di cancellarli è una straordinaria occasione per dimostrare una seria intenzione di frenare i cambiamenti climatici e fare dellagreen economy la strada maestra per uscire dalla crisi. Per questo, chiediamo al governo Letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di Presidenza dell’Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire da luglio 2014″.
La replica del ministro. Ai dati di Legambiente ha replicato in serata Zanonato. “Non esistono sussidi per ‘fossili’ per 12 miliardi. L’unico sussidio è il Cip6 che ho ridotto”, si difende il ministro. “Abito a Padova e mi piace Roma, ma non sostengo che è più vicina di Mestre; si è credibili con dati veri, il rapporto di Legambiente somma mele con pere, che c’entra l’autotrasporto con l’elettricità?”, dice ancora Zanonato.

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