Energia: conviene investire nell’eolico italiano

La SIEMENS, colosso industriale tedesco, vuole sviluppare l’eolico in Italia e lo vuole fare soprattutto in Basilicata.
E mira a dettare legge su come dovranno essere impostati gli incentivi futuri che i cittadini dovranno pagare a loro e agli altri speculatori eolico-industriali.
Affermazioni che fanno rizzare i capelli in testa dallo spavento. Gli industriali tedeschi evidentemente vogliono la completa devastazione del territorio italiano.

Fonte: Tekneco

Alessandro Mancino, Head of Wind Power Division South West Europe di Siemens Energy
vede buone possibilità per il settore nel suo complesso

L’eolico italiano, a detta delle associazioni di categoria, non gode di un buono stato di salute né di prospettive positive, a causa del sistema di incentivazione entrato in vigore a inizio 2013. Del tutto diverso è invece il parere di uno dei big mondiali dell’energia del vento, che vede buone possibilità per il settore nel suo complesso, come racconta a Tekneco Alessandro Mancino, Head of Wind Power Division South West Europe di Siemens Energy.
Quali sono le attività di Siemens Italia nell’eolico italiano? Si tratta di un mercato importante per voi?
Siemens presidia il mercato eolico italiano sin dalla sua nascita, attorno al 1997. In particolare, con la divisione Energy Transmission, la nostra società si è da sempre occupata della connessione elettrica dei parchi eolici, diventando un riferimento a livello globale in questo specifico segmento di mercato grazie anche all’eccellente offerta di supporto alla vendita. Dal 2004 Siemens è attiva a livello mondiale anche nella generazione di energia da fonte eolica (con l’acquisizione di Bonus, una delle storiche realtà eoliche mondiali) e dal 2007 fornisce anche in Italia turbine di alta gamma, a elevata efficienza e con tecnologia innovativa.
Quanti MW di turbine avete sinora commercializzato nel nostro Paese?
Finora la divisione Transmission ha installato circa 3,5 GW di sottostazioni e connessioni di parchi eolici e ha oggi circa il 60% delle quote di mercato nel segmento sottostazioni, anche grazie a importanti accordi quadro con l’operatore di rete, Terna. Le attività di Service, Operation and Maintenance di Siemens gestiscono attualmente circa 1,5 GW dei parchi eolici, avvalendosi del supporto delle più recenti tecnologie di monitoring da remoto. A livello di generazione abbiamo installato meno di 200 MW – tra i quali gli ultimi connessi lo scorso dicembre 2012. È inoltre stato firmato uno dei maggiori accordi quadro con un’utility italiana per l’installazione di un importante numero di turbine eoliche a livello mondiale tra il 2011 e il 2014.
Chi sono i vostri clienti?
Principalmente utilities, ma anche Ipp (Independent Power Produce) o partner industriali. In ogni caso si tratta di solide realtà orientate alla visione di lungo periodo e al valore aggiunto che un partner come Siemens offre a livello tecnologico e di affidabilità.
Quali aree del Paese ritenete più promettenti per un ulteriore sviluppo dell’eolico?
Esistono diverse regioni molto promettenti, prima fra tutte la Basilicata. La maggior parte dei siti italiani presenta ormai una ventosità medio-bassa, con la conseguente necessità di turbine efficienti che sfruttino in pieno l’energia del sito, che abbiano il minore impatto possibile in termini acustici e che siano le più affidabili possibili. In tal senso Siemens ha lanciato la nuova turbina SWT 3.0-113 Direct Drive, efficiente a basse ventosità, affidabile e tra le più silenziose al momento sul mercato nella sua categoria. Basti pensare che le nuove turbine Direct Drive possiedono circa il 50% in meno di pezzi rotanti rispetto a prodotti simili con moltiplicatore di giri e pesano 10 tonnellate in meno. Siamo fiduciosi che questa possa essere la giusta tecnologia per il mercato italiano.
Come valutate il nuovo sistema d’incentivazione entrato in vigore a inizio 2013?
È un sistema che ha ridato credibilità al mercato, permettendo a investitori e al credito internazionale, fino ad oggi reticenti, di valutare opportunità anche nel nostro Paese. Il nuovo regime d’incentivazione ha riportato il mercato in un’ottica industriale di lungo periodo, favorendo la creazione di partnership e l’ottimizzazione di progetti. Tutti, Governo e operatori, dobbiamo ora lavorare su due fronti: innanzitutto occorre migliorare tutti gli aspetti legati alle incertezze tecniche del sistema attuale delle aste –frutto anche del transitorio fra vecchio e nuovo schema di incentivo. In secondo luogo bisogna iniziare già oggi a lavorare sul futuro del sistema (in particolare dal 2016 al 2020), così da continuare a sviluppare progetti e mantenere vivo un settore molto importante anche per l’economia italiana.
Dal punto di vista imprenditoriale, oggi, è conveniente investire nell’eolico italiano?
Sicuramente sì, quando sito e turbina costituiscono una combinazione efficiente in termini di Lec (Levelized Energy Cost). Infatti non è più vero che ogni configurazione turbina – sito generi ritorni accettabili. In tal senso il sistema italiano si è avvicinato molto alla realtà europea.
Quando l’eolico potrà raggiungere la grid parity? E in Italia?
Sono stati fatti grandi progressi, ma non ci siamo ancora. La grid parity è più vicina in quelle aree del mondo ad alta ventosità e dove è possibile installare turbine capaci di estrarre la massima energia dal vento. Un sostegno allo sviluppo dell’eolico è quindi ancora assolutamente necessario e, ovviamente, la grid parity deve essere un successo di sistema e non solamente imputabile ai produttori di turbine.
L’offshore eolico è una realtà nei Paesi del Nord ma in Italia è sostanzialmente bloccato. Credete ancora sia possibile uno sviluppo?
In Italia la fonte eolica offshore non ha le caratteristiche del nord Europa, ma le diverse iniziative attualmente in fase di sviluppo, sponsorizzate da importanti player anche internazionali, dimostrano che ci possono essere delle buone opportunità. Siemens sta seguendo con molta attenzione queste attività fornendo anche il proprio contributo in termini di competenza tecnica ed esperienza. Non si può quindi affermare che l’offshore eolico sia bloccato in Italia, in quanto esiste un incentivo valido per 25 anni, così come un contingente di 650 MW previsto dal Governo. Occorre però la volontà di realizzare queste iniziative – confrontabili a delle grandi opere – da parte delle autorità e da tutte le parti che hanno potere decisionale in tal senso, visti anche i benefici in termini occupazionali ed economici che questi progetti apporterebbero, sia a livello nazionale che locale.
Come affrontate il problema dell’accettabilità sociale dell’eolico?
Bisogna premettere che l’energia è una risorsa fondamentale per l’umanità e che non è possibile generare energia senza ottenere alcun impatto ambientale. Credo che le energie rinnovabili siano assolutamente quelle a impatto inferiore – in particolare l’eolico è la fonte a minore costo per unità di energia prodotta. I produttori di turbine continuano comunque a investire al fine di minimizzare l’impatto a partire dalla riduzione della rumorosità e dall’utilizzo di materiali meno inquinanti e riciclabili.

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