Stop cemento, con due nodi

Pubblichiamo il recente contributo di Gian Franco Cartei, del direttivo di Italia Nostra Firenze, sulla riforma della legge urbanistica toscana

Fonte: Corriere Fiorentino
Di: Gian Franco Cartei

Bussa alle porte del Consiglio regionale la riforma della legge urbanistica. Nata dall’impegno dell’assessore Anna Marson e con il sostegno dello stesso Enrico Rossi ha tra i suoi obiettivi principali la tutela del territorio toscano e il contrasto al consumo di suolo. Seppur non mancano le critiche, numerosi sono stati i pubblici riconoscimenti tra cui quello dell’urbanista Vezio De Lucia che ha parlato di una svolta storica per la Toscana e per la stessa Italia. La riforma ha un antefatto noto e rappresentato da uno sfruttamento del territorio che in pochi lustri ha portato
anche in Toscana a fenomeni di dispersione abitativa a spese della qualità del territorio e del suo equilibrio. I dati, del resto, sono più che eloquenti, uno su tutti: l’indice di urbanizzazione ha raggiunto in Toscana la stima record di 467 metri quadrati per abitante.
Il principio della conservazione del territorio toscano vede come corollari normativi della riforma la distinzione tra il territorio urbanizzato e rurale, l’introduzione della partecipazione in seno alle procedure urbanistiche e il rafforzamento dei meccanismi di pianificazione sovracomunale. Tra gli aspetti più pregnanti – e controversi – della riforma occorre sottolineare l’attribuzione alla Regione
di poteri e competenze sinora lasciate all’autonomia di decisione e di scelta dei Comuni.
Nell’attesa di vedere quale piega prenderà la discussione in Consiglio regionale è bene tenere a mente che sui risultati attesi dalla riforma sono destinate a pesare diverse variabili non tutte endogene alle competenze della Regione. In primo luogo la condizione della finanza locale. Il ricorso agli oneri di urbanizzazione rappresenta certamente una tassazione impropria che però non deve far dimenticare il problema principale: la farragine riformatrice di questi anni ha indebolito l’autonomia finanziaria degli enti locali compromettendone così
quella politico-amministrativa.
Quale speranza di avere una buona pianificazione pubblica in quelle numerose realtà in cui gli enti locali non fanno fronte neppure alla spesa
corrente? Si pensi poi all’edilizia colpita non solo dalla congiuntura economica ma anche da una tassazione immobiliare cresciuta di oltre 14 miliardi in due anni. Chi conta su di un’edilizia in ginocchio per contrastare il consumo di suolo dimentica, oltre alle implicazioni sociali, che un’edilizia povera e priva di capitali non garantisce la qualità del territorio, ma il suo progressivo degrado e abbandono.
Da ultimo non bisogna dimenticare l’incertezza del quadro istituzionale.
La retorica federalista innescata dalla riforma costituzionale del 2001 è stata di recente sostituita da un’ansia riformatrice opposta che invoca l’abolizione di enti e competenze.
Non è questo il viatico per un buon governo del territorio. Proprio il quadro profondamente incerto di questi anni suggerisce che qualunque riforma urbanistica ha bisogno dell’impegno e del contributo di conoscenza ed esperienza di tutti coloro che hanno in mano e a cuore le sorti del territorio.

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Una Risposta

  1. basta distruzione del territorio! Provo angoscia, disgusto, disprezzo per chi decide in modo irresponsabile , Privati rozzi e avidi sono sostenuti da amministrazioni locali che improvvisano invece di governare il territorio , che pensano solo ai soldi subito e non al futuro. Vedo un grande pasticcio fatto di incompetenza , cinismo, compiacenza verso i palazzinari che ha portato a una condotta rovinosa per l’ambiante.
    Ormai ce lo dicono anche in tv che siamo al limite.
    Vergogna che chi decide non voglia capire e preferisca l’interesse di pochi contro tutti.

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