Archivi Mensili: dicembre 2013

La discarica Battaglina in territorio di San Floro (CZ)

ASSOLUTAMENTE DA VEDERE.
Un inferno eolico e fotovoltaico con una discarica in mezzo. Uno scempio che va oltre ogni immaginazione.
Incredibile che nessuno vada in galera per cose del genere.
Il video è tratto da NO Discarica Battaglina

Stop cemento, con due nodi

Pubblichiamo il recente contributo di Gian Franco Cartei, del direttivo di Italia Nostra Firenze, sulla riforma della legge urbanistica toscana

Fonte: Corriere Fiorentino
Di: Gian Franco Cartei

Bussa alle porte del Consiglio regionale la riforma della legge urbanistica. Nata dall’impegno dell’assessore Anna Marson e con il sostegno dello stesso Enrico Rossi ha tra i suoi obiettivi principali la tutela del territorio toscano e il contrasto al consumo di suolo. Seppur non mancano le critiche, numerosi sono stati i pubblici riconoscimenti tra cui quello dell’urbanista Vezio De Lucia che ha parlato di una svolta storica per la Toscana e per la stessa Italia. La riforma ha un antefatto noto e rappresentato da uno sfruttamento del territorio che in pochi lustri ha portato
anche in Toscana a fenomeni di dispersione abitativa a spese della qualità del territorio e del suo equilibrio. I dati, del resto, sono più che eloquenti, uno su tutti: l’indice di urbanizzazione ha raggiunto in Toscana la stima record di 467 metri quadrati per abitante.
Il principio della conservazione del territorio toscano vede come corollari normativi della riforma la distinzione tra il territorio urbanizzato e rurale, l’introduzione della partecipazione in seno alle procedure urbanistiche e il rafforzamento dei meccanismi di pianificazione sovracomunale. Tra gli aspetti più pregnanti – e controversi – della riforma occorre sottolineare l’attribuzione alla Regione
di poteri e competenze sinora lasciate all’autonomia di decisione e di scelta dei Comuni.
Nell’attesa di vedere quale piega prenderà la discussione in Consiglio regionale è bene tenere a mente che sui risultati attesi dalla riforma sono destinate a pesare diverse variabili non tutte endogene alle competenze della Regione. In primo luogo la condizione della finanza locale. Il ricorso agli oneri di urbanizzazione rappresenta certamente una tassazione impropria che però non deve far dimenticare il problema principale: la farragine riformatrice di questi anni ha indebolito l’autonomia finanziaria degli enti locali compromettendone così
quella politico-amministrativa.
Quale speranza di avere una buona pianificazione pubblica in quelle numerose realtà in cui gli enti locali non fanno fronte neppure alla spesa
corrente? Si pensi poi all’edilizia colpita non solo dalla congiuntura economica ma anche da una tassazione immobiliare cresciuta di oltre 14 miliardi in due anni. Chi conta su di un’edilizia in ginocchio per contrastare il consumo di suolo dimentica, oltre alle implicazioni sociali, che un’edilizia povera e priva di capitali non garantisce la qualità del territorio, ma il suo progressivo degrado e abbandono.
Da ultimo non bisogna dimenticare l’incertezza del quadro istituzionale.
La retorica federalista innescata dalla riforma costituzionale del 2001 è stata di recente sostituita da un’ansia riformatrice opposta che invoca l’abolizione di enti e competenze.
Non è questo il viatico per un buon governo del territorio. Proprio il quadro profondamente incerto di questi anni suggerisce che qualunque riforma urbanistica ha bisogno dell’impegno e del contributo di conoscenza ed esperienza di tutti coloro che hanno in mano e a cuore le sorti del territorio.

Auguri e restauri dei busti marmorei degli Uffizi!

Cari soci e amici,
quest’anno come augurio di Buon Natale vi mando il frutto di più di un anno di lavoro. Un impegno che ci ha dato enormi soddisfazioni e che ha visto partecipare a questo progetto oltre alle sezioni  Apuolunense e di Castiglione della Pescaia, anche sezioni e soci che travalicano i confini della Toscana, come la sezione di Reggio Emilia, che ci ha già onorato già tre volte della propria (entusiastica) partecipazione alle visite guidate del lunedì a Museo chiuso.
Sono stati una serie d’incontri molto apprezzati che hanno permesso a Italia Nostra di poter sponsorizzare il restauro di ben 4 sculture, esposte nei Corridoi della Galleria degli Uffizi.
Stiamo per iniziare il quinto restauro per una scultura di maggiori dimensioni e più impegnativa per le condizioni conservative in cui versa.
Sarò felice e onorata di poter accompagnare anche per il prossimo anno chi di voi vorrà condividere con me la gioia di fare qualcosa di concreto per la conservazione del nostro immenso patrimonio artistico.
Cliccate qui per leggere l’articolo del mensile Bell’Italia con la descrizione del progetto e le foto.
Cari saluti e

AUGURI DI BUONE FESTE

Mariarita Signorini, responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana, membro della Giunta e responsabile restauri del Consiglio nazionale Italia Nostra

Il Codice dei Beni culturali non si tocca

Fonte: Italia Nostra Onlus

Due proposte di legge minano la tutela di parchi e aree protette a vantaggio di speculazioni e nuove edificazioni (tra cui un campo di calcio in pieno parco). In  nome di una strumentale “semplificazione”, si vuole solo il nulla osta
dell’Ente Parco, escludendo il parere vincolante delle Sovrintendenze

Com’è noto, il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/04) ha profondamente modificato la precedente normativa e, in particolare, riguardo alla legge quadro sulle aree protette (l. 394/1991) ha affermato il principio della prevalenza del piano paesaggistico sui piani d’assetto dei parchi. Si è cioè passati da un sistema in cui il piano del parco sostituiva tutti gli strumenti di tutela e di pianificazione territoriale e urbanistica a un sistema in cui il piano paesaggistico prevale su quello per il parco (nazionale o regionale).
Di conseguenza, gli articoli 12 c. 6 e 25 c2 della l. 394/1991, siccome incompatibili con l’art.145, commi 3 e 4 D.lgs 42/2004, che è cronologicamente successivo, devono considerarsi abrogati.
Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra, pertanto, prende atto con molta preoccupazione di iniziative legislative e proposte volte alla modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Tali iniziative e proposte vanno nella direzione del potenziamento del ruolo dei parchi nella pianificazione del territorio, anche per quanto attiene alla tutela del paesaggio. In loro favore si invocano il sovrapporsi di competenze e l’eccesso di passaggi burocratici.
In particolare colpiscono due iniziativeall’apparenza separate, ma evidentemente coordinate.

  1. La proposta di legge

Con proposta di legge n. 941, presentata il 14 maggio 2013, gli onorevoli Valiante (eletto nel Cilento) e Realacci chiedono la modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al fine di subordinare le previsioni dei piani paesaggistici a quelli degli “enti gestori delle aree naturali protette”.|

D.Lgs 42/2004 – art- 145, comma 3

TESTO VIGENTE

D.Lgs 42/2004 – art- 145, comma 3

MODIFICA PROPOSTA

3. Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette. 3. Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico,sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi ad esclusione di quelli degli enti gestori delle aree naturali protette.
In grassetto, le parole aggiunte.

La inammissibile modifica normativa, proposta attraverso alterazioni formalmente minimali del testo vigente, tende a:

  1. introdurre la derogabilità della pianificazione paesaggistica (e quindi della tutela del paesaggio) da qualsivoglia piano, programma o progetto;
  2. subordinare le scelte di tutela del paesaggio – conseguenti alle complesse valutazioni prescritte dall’art. 143 del D.lgs 42/2004 – ai piani “degli enti gestori delle aree naturali protette”, nazionali e regionali, che, anche laddove fossero esenti dalle “mediazioni” politiche, sarebbero comunque rivolti a garantire la conservazione di peculiarità ben diverse da quelle tutelate dal Codice.

Le contraddizioni costituzionali presenti nella proposta di legge Valiante-Realacci rischierebbero di essere ulteriormente amplificate laddove dovesse trovare ascolto l’altra proposta di modifica normativa, veicolata dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con la delibera n. 002 del 23.10.2013.

  1. La delibera dell’Ente Parco

Con  tale delibera (del 23.10.2013 indirizzata al presidente del Consiglio Letta, e ai ministri Orlando e Bray) si propone la modifica di un altroarticolo del Codice, il 146, che presiede al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche. L’ente Parco propone di inserire nell’art. 146 (non si sa bene dove) la seguente locuzione:
nelle aree naturali protette di rilievo nazionale, di cui alla legge 394/91, in vigenza del piano del parco, le autorizzazioni di cui al presente articolo sono rilasciate dall’Ente Parco, unitamente al provvedimento di nulla osta di cui all’art. 13 della L.n. 394/91”.
La proposta mira (per quanto esposto nelle motivazioni) ad assumere il controllo – anche in relazione agli aspetti paesaggistici – delle trasformazioni del territorio, enucleando il ruolo delle Soprintendenze, al fine di ottenere:

  • l’eliminazione di un’asserita duplicazione di parere;
  • l’alleggerimento della produzione documentale;
  • l’eliminazione di valutazioni di natura discrezionale che, in assenza di piani paesaggistici, presiedono al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche.

Italia Nostra sottolinea come, tra i progetti di sviluppo ipotizzati all’interno del Parco c’è anche la costruzione di un “NUOVO STADIO da 10mila posti”, motivo per cui questa delibera acquisirebbe anche valore strumentale. Ricordiamo che il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano fa parte dal 1997 della Rete delle Riserve della Biosfera dell’UNESCO ed è inserito nella World Heritage List dell’UNESCO come “paesaggio culturale”.
La tesi va respinta  per più di un motivo.

  • il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche esula dalle finalità istituzionali e dalle competenze tecnico-scientifiche dell’Ente Parco;
  • il mutamento del soggetto preposto al rilascio delle autorizzazioni in argomento non farebbe venir meno la necessità di apprezzare, con valutazioni tecnico-discrezionali, la compatibilità paesaggistica degli interventi proposti
  • la riduzione della produzione documentale contrasterebbe con le disposizioni  del DPCM 12.12.2005 che, in attuazione del Codice, ha definito analiticamente gli elaborati necessari per le verifiche inerenti alla tutela del paesaggio;
  • il testo della modifica proposta (neanche coordinato con gli altri articoli del Codice relativi alla vigilanza, alle sanzioni, all’iter di accertamento di compatibilità paesaggistica, ecc.) trascura che oggi le autorizzazioni non sono rilasciate dalle Soprintendenze (cui compete l’espressione di un parere obbligatorio e vincolante), ma dalle regioni, ovvero dagli enti locali a tanto delegati.

Il sovrapporsi delle norme di tutela in assenza di una razionale revisione/modifica dell’insieme delle leggi propone un quadro normativo poco chiaro e quindi rende incerta (e potenzialmente causa di contenzioso) la definizione del contenuto del piano per il parco. Corretta sembra, però, l’esigenza, espressa nella citata delibera di giunta del Parco del Cilento, di ridurre razionalmente gli strumenti di tutela: la soluzione non può essere che quella di concentrare sul solo piano paesaggistico i compiti di pianificazione, anche per gli aspetti relativi ai parchi nazionali e regionali.
Tutto ciò premesso, il Consiglio Direttivo Nazionale di Italia Nostra  chiede che vengano ridefinite le competenze degli Enti di gestione dei parchi e delle aree naturali protette alla luce della normativa vigente:

  • eliminando le funzioni di pianificazione del territorio e quindi quelle autorizzative;
  • potenziando le funzioni relative alla gestione dei valori naturalistici e di promozione culturale ed economica dei territori di competenza, in piena intesa e in coordinamento con le Soprintendenze di Stato.

Con questi obiettivi chiede, quindi, coerenti e precisi interventi di modifica della l. 394/1991.

Indagato a Genova il direttore tecnico di Sei Toscana

Fonte: InformArezzo

L’indagine della Procura di Genova sulla gestione e smaltimento dei rifiuti vede una cinquantina di indagati.
Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono corruzione, truffa aggravata, turbativa d’asta e traffico organizzato di rifiuti.
Sei (questo numero fa un po’ sorridere) al momento gli indagati eccellenti, alcuni già sottoposti a perquisizioni domiciliari. Tra questi  Enrico Lastrico, attuale direttore tecnico di Sei Toscana, che in questi giorni si trova giustappunto in Toscana e che ha saputo dell’indagine solo attraverso i giornali. Era andato in pensione lo scorso giugno, fino allora direttore dei Servizi Integrati Esterni, ovvero il settore che cura la raccolta esterna a Genova, nei 67 comuni dell’Ato, e da quel momento direttore tecnico della società che ha vinto l’appalto nell’Ato Toscana Sud. (Esiste un Enrico Lastrico anche nello scandalo Parmalat, ma credo si tratti di un caso di omonimia)
Nel registro degli indagati anche Maurizio Dufour, amministratore delegato della Swich-1988, la società che per 4 milioni di euro e per la durata di 4 anni ha in appalto la raccolta degli ingombranti in città e nel Genovesato.
Buona parte delle accuse ruotano attorno a una dozzina di appalti affidati dall’Amiu alla Eco-Ge di Gino Mamone, poi transitati in subappalto alla Ares International, alla ImpresAres ed alla Valfer Srl del fratello Vincenzo. Entrambi sono indagati per corruzione.
“Una notte indimenticabile, da favola…”, avrebbe commentato uno dei funzionari, al telefono con un altro indagato. Sarebbero stati almeno quattro gli incontri a luci rosse accertati dagli investigatori, ma nulla ancora è trapelato riguardo i fruitori delle prestazioni.
Secondo i magistrati, le aziende non solo si sarebbero aggiudicati gli appalti mediante il pagamento di tangenti, seppur sotto forma di cene e incontri a sfondo sessuale, ma non avrebbero rispettato il capitolato d’appalto. Da quanto emerge dai documenti in mano alla procura, infatti, i rifiuti sarebbero stati smaltiti illegalmente, ossia tutti insieme, senza nessuna distinzione tra rifiuti soldi urbani e rifiuti classificati come ‘speciali’.
Tra i lavori sui quali si concentra l’attenzione degli inquirenti ci sono gli appalti affidati in via diretta dopo le alluvioni di Sestri Ponente del 2010 e del Fereggiano nel 2011.
L’arrivo di Lastrico fu annunciato come un evento dallo stesso Vigni, avendolo prelevato ancora prima del pensionamento da Genova.
Ma diamo un occhiata più da vicino al nostro gestore dei rifiuti, quello che dovrà sostituire AISA e a cui pagheremo le nostre sempre più costose bollette.
Il neonato progetto Sei Toscana vede come soci Gestori AISA, CASENTINO SERVIZI, COSECA, CSA, CSAI E SIENA AMBIENTE, ciascuno dei quali vi partecipa con quote variabili (la quota maggioritaria è di Siena Ambiente). A fianco di questi soggetti a partecipazione pubblica vi sono una serie di soggetti industriali privati che completano l’area vasta ATO TOSCANA SUD.
Tra questi soggetti industriali figurano la ECOLAT, COOPLAT, CRCM, REVET, STA, UNIECO E LA CASTELNUOVESE.
Tutti i soggetti, sia i soci gestori che i soci industriali, sono tutti o quasi collegati tra di loro, direttamente tramite quote di proprietà o indirettamente attraverso cariche societarie: taluni personaggi difatti li troviamo presenti contemporaneamente  in più società con incarichi diversi.
Proviamo allora a stilare una hit parade degli incarichi incrociati … rullo di tamburi…. e viaaa!
Al primo posto Fabrizio Vigni, deputato DS nella XII, XIII e XIV legislatura, presidente di SEI Toscana, presidente di SIENA AMBIENTE e ovviamente, consigliere di amministrazione di SCARLINO ENERGIA,che è proprietaria dell’inceneritore di Scarlino (che ha causato emissioni di diossina oltre i limiti da marzo a maggio 2013). Membro della VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) dal 20 giugno 2001 al 27 aprile 2006, ed esponente di rilievo del Partito Democratico, è presidente nazionale degli Ecologisti Democratici. Ha presentato il disegno di legge per le modifiche alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, in materia di accelerazione e semplificazione degli interventi realizzabili con risorse private e la legge quadro in materia di contabilità ambientale dello Stato, delle regioni e degli enti locali.
Al secondo posto Moreno Periccioli, ex assessore DS all’ambiente della Regione Toscana nella giunta di Vannino Chiti. E’ presente anche nel consiglio di amministrazione della Banca Antonveneta, controllata da… (nuovo rullo di tamburi)… Banca Monte dei Paschi di Siena SPA, che è la vera  proprietaria della SCARLINO ENERGIA, di cui naturalmente Periccioli è presidente . Fanno parte del CDA di Scarlino Energia anche Luca Galimberti, Stefano Carnevali, Marco Buzzichelli, Fabrizio Vigni, Giuseppe Pinto, Massimo Filipponi e nella cui compagine sociale troviamo: Sta Società Toscana Ambiente spa con il 65% di capitale sociale (attraverso la Scarlino Holding); Siena Ambiente spa con il 25% e Gr.Eco srl (veicolo che rappresenta l’imprenditoria grossetana) con il 10%.
Al terzo posto Marco Buzzichelli, consigliere di amministrazione di SCARLINO ENERGIA e di Futura SPA che è gestore dell’impianto delle Strillaie (produce il combustibile da rifiuti destinato all’impianto di Scarlino).
Quarto posto assoluto per Giuseppe Pinto:  consigliere di amministrazione di SEI TOSCANA, amministratore delegato di ECOLAT e vicepresidente della SCARLINO ENERGIA (tra i cui proprietari figurano la STA e SIENA AMBIENTE che sono anche soci di Progetto Sei ).
Segue al quinto posto, ma a poca distanza Fabrizio Frizzi: presidente sia di COOPLAT che di ECOLAT . E difatti, qualche giorno fa Eros Organni, amministratore delegato del gestore unico Sei Toscana, ha ribadito la volontà di esternalizzare il servizio della raccolta rifiuti, al socio privato Cooplat.
Una proposta che è stata in grado di far alzare il livello di attenzione alla CGIL, che solo qualche settimana fa per bocca di Claudio Renzetti (Gr) dichiarava: “Se la ratio della norma era quello di unificare il servizio per diminuire le tariffe, si va di nuovo verso lo spezzatino, con 6 Toscana che fa solo da stazione appaltante. C’è una violazione dello spirito della legge e del bando di gara. Stiamo parlando di un servizio pubblico, pagato con le tariffe dei cittadini”.

Selezionare le fonti da incentivare in base ai risultati

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un ripensamento degli incentivi alle energie rinnovabili, per correggere le storture che hanno riempito l’Italia di pannelli fotovoltaici stranieri, spesso di bassa qualità, che gonfiano del 10% almeno le bollette di tutti noi. E una spinta invece alle rinnovabili termiche, nelle quali l’Italia è campione di tecnologia e industria. Ma quel che serve è soprattutto un cambio di paradigma nella politica energetica, rifocalizzando gli incentivi su un fattore dominante: l’incremento dell’efficienza. Una miniera per lo sviluppo, per l’industria, per il made in Italy.
La ricetta, che riprende i richiami e le proposte formulate da Confindustria, viene da una delle principali realtà ambientaliste del nostro Paese, gli Amici della Terra, in un documento analitico che l’associazione discuterà oggi e domani in un convegno. Perché «l’efficienza è la chiave per far ripartire l’industria italiana su un terreno a lei congeniale, che riserva grandi margini di competitività» sintetizza Rosa Filippini, presidente degli Amici della Terra.
Serve – questa la prima indicazione – un nuovo piano nazionale sull’efficienza, da varare entro il prossimo anno attraverso un dibattito tra politici ed esperti con orizzonte 2020, fondato su una «scala di merito» su cui modulare gli incentivi, valutando la loro effettiva redditività per il sistema Paese. Certo, bisogna trovare le risorse, anche «interrompendo subito le aste per l’incentivazione delle rinnovabili elettriche meno redditizie, come l’eolico». Anche perché «se già oggi il Governo si propone di attivare meccanismi parzialmente retroattivi per attenuare il corso degli incentivi già assegnati, occorre innanzitutto non assegnarne di nuovi».
Può esserci spazio, solo così, anche per una misura sollecitata da Confindustria, ma assai indigesta per altre associazioni ambientaliste: gli sgravi tariffari, attraverso la componente fiscale e parafiscale, alle imprese più energivore, per sostenerne la competitività. Via libera dunque, ma legando gli sgravi «a interventi qualificanti e investimenti nell’efficienza dei processi produttivi».
Non è solo un problema di sovracosti in bolletta. «Senza una revisione delle politiche – si ammonisce nello studio – non riusciremo a raggiungere gli obiettivi europei del 20-20-20», ovvero l’obbligo di incrementare appunto l’efficienza del 20% tagliando una pari quota di emissioni a effetto clima e incrementando al 20% le energie rinnovabili. Anche perché l’unico fra questi tre obiettivi che sembra alla portata (quello del 20% di rinnovabili) nasconde in realtà «un risultato controverso è insidioso», visto che a fronte di «enormi risorse concentrate sulle rinnovabili elettriche» sono state privilegiate «installazioni non competitive».

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