Archivi Mensili: gennaio 2014

Persino Totò Riina indignato dal cinismo del collega che pensa solo a far soldi con l’eolico

Rete della Resistenza sui Crinali

Le intercettazioni a Riina rivelano un ambiente ricco di idilliaci rapporti umani. Oggi la Sicilia, domani l’Italia intera?


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Ci sia permesso un breve excursus geografico, abbandonando per un momento l’alto Appennino per scendere a ficcanasare in Sicilia. Saremo certamente perdonati dell’indebita ingerenza. Del resto, nonostante la resistenza di qualche montanaro riottoso, pare che anche noi dovremo abituarci al nuovo che avanza con le pale eoliche installate da chi, in Sicilia e nel Sud, ha fatto affari scendendo a patti col diavolo.

Ebbene: leggiamo oggi sui quotidiani quel capolavoro di umanità che sono le intercettazioni fatte in carcere al boss della Mafia Totò Riina. Tra le altre considerazioni, che invitiamo a leggere direttamente dalla stampa nella loro completezza, Riina giudica il più ricercato latitante italiano: Matteo Messina Denaro, già noto per i suoi business eolici.

Come risaputo, il suo nome era balzato all’attenzione delle cronache eoliche, associandolo al sequestro record…

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Il TAR ferma Bagnore 4. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi!

Fonte: SOS Geotermia

Accolte le nostre ragioni, ora le amministrazioni facciano il loro dovere.

Il TAR Toscana annulla l’AIA, l’autorizzazione per i lavori della centrale geotermica Bagnore 4, perchè le  prescrizioni contenute nella VIA non sono state soddisfatte.
Esulta Sos geotermia, che, affiancata dal Forum Ambientalista di Grosseto, dal WWF e da Italia Nostra, vede riconosciuta la denuncia che la concessione della VIA da parte della Regione Toscana era stata forzatamente rilasciata e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole, mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile.
Tutto sarebbe passato sotto silenzio se Sos geotermia non avesse, da subito, denunciato lo scempio di un’altra centrale da 40 MW, con la complicità della Regione ed il colpevole silenzio dei sindaci, ma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la traballante autorizzazione è crollata.
E dire che ancor prima che si iniziasse l’iter avevamo chiesto alle amministrazioni una moratoria per poter discutere nel merito di tutta la questione, ma non abbiamo mai trovato amministratori disponibili a difendere il territorio.
Oggi, alla luce anche delle prese di posizione contrarie alla centrale GESTO di Montenero, è il momento di rimettere in discussione, una volta per tutte, il modello di sviluppo che si vuole per tutto l’Amiata e la Maremma: è così stridente e lampante la contraddizione che vede gli amministratori contrari alla centrale di 5 MW a ciclo binario di Montenero e favorevoli al raddoppio fino ad oltre 120 MW a rilascio libero delle centrali Enel.
Oltre al fermo di Bagnore 4 conseguente al pronunciamento del TAR (sentenza n.107/2014), gli amministratori facciano propria la richiesta di ‘moratoria immediata’ di ogni attività. Oggi non hanno più scuse, conoscono gli effetti dell’attività geotermica sulla salute e sull’ambiente, non potranno mai più dire ‘non sapevamo’, nè nascondere le loro responsabilità dietro prescrizioni regionali ‘a futura memoria’ che poi nessun ente pubblico verifica.

Fonte: La Nazione, 22 gennaio 2014
Di: Matteo Alfieri

Bagnore 4, il Tar blocca la costruzione. Ma ritiene infondati i timori dei comitati
Vittoria a metà per le associazioni. Il legale: «I lavori devono fermarsi subito»

Da una parte gli ambientalisti che esultano. Dall’altra Enel Green Power che storce la bocca per un vizio di forma che ha fermato, di fatto, la costruzione della centrale geotermoelettrica di Bagnore 4 che si trova nel comune di Santa Fiora, il nuovo colosso geotermico sull’Amiata al centro di un’aspra battaglia ormai da anni. E’ stata la seconda sezione del tribunale amministrativo della Toscana a bloccare i lavori (quando la sentenza 107/2014 sarà esecutiva) per la costruzione perché ha ritenuto illegittima l’acquisizione delle integrazioni e la relativa verifica a una delle prescrizioni (la numero 17, quella che si riferisce alle emissioni inquinanti nell’aria) prima dell’inizio dei lavori, anziché prima del rilascio dell’autorizzazione, nonostante che la verifica stessa sia stata pare effettuata e certificata nel febbraio 2013. Una vittoria comunque parziale da parte di Wwf, Italia Nostra e Forum Ambientalista. Il Tar ha infatti dichiarato di fatto «infondati» i timori dei comitati per la centrale di Bagnore 4, confermando la validità della Valutazione di impatto ambientale (Via) effettuata dalla Regione. «In definitiva secondo la Regione la sentenza chiarisce i timori sollevati dai comitati respingendo tutte le loro eccezioni e conferma l’operato della Regione in materia di geotermia, confermandone la valutazione di impatto ambientale». «ABBIAMO VINTO, c’è poco da girarci intorno chiarisce l’avvocato degli ambientalisti, Franco Zuccaro . Il Tar ha annullato di fatto la costruzione e la regione Toscana, come si legge nella sentenza, dovrà dare esecuzione della stessa il prima possibile. Il che significa che i lavori, visto che sono iniziati, devono immediatamente fermarsi». Zuccaro non canta vittoria, comunque. «PURTROPPO il ricorso contro la Valutazione di impatto Ambientale ci è stato respinto dice che era quello che alla fine ci interessava di più. Noi sosteniamo da sempre, anche con studi appropriati che però non sono stati ritenuti sufficienti, l’interferenza tra il serbatoio idrico dell’Amiata, il più grande dell’Italia centrale, e la coltivazione geotermica che verrà fatta quando la centrale geotermoelettrica sarà messa in funzione. E soprattutto avevamo anche asserito che le emissioni di ammoniaca nell’atmosfera sono nocive per gli abitanti di quel territorio». Il Tar ha evidenziato la correttezza della Regione su questi due assunti. «Comunque la nostra guerra prosegue conclude Zuccaro . Intanto abbiamo vinto questa battaglia, poi vedremo».

Fonte: Il Tirreno, 22 gennaio 2014
Di: Francesca Ferri

Geotermia. Scontro in tribulane
Il Tar blocca la centrale Bagnore 4
Un vizio di forma annulla l’autorizzazione regionale alla costruzione del megaimpianto di Santa Fiora

Ricorso respinto ma motivi aggiunti in parte accolti. Risultato: il Tribunale amministrativo della Toscana blocca la centrale geotermica di Bagnore 4, annullando l’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione Toscana ad Enel Green Power per costruire l’impianto. Il ricorso al Tar. La decisione è contenuta nella sentenza con cui il 20 gennaio il giudici fiorentini sono stati chiamati a pronunciarsi a seguito del ricorso presentato nel 2012 dalle associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, Forum Ambientalista e altri soggetti privati (tra di essi l’ex assessore provinciale di Rc Sergio Bovicelli e la comunità buddista Dzogchen) che da anni lottano per impedire lo sfruttamento geotermico dell’Amiata sostenendo che, per le particolari condizioni del sottosuolo dell’ex vulcano, andare a pescare il calore della terra, qui, sia inquinante. Un progetto del 2005. Di diverso parere Enel Green Power che da mezzo secolo è presente in Amiata con le sue centrali e che nel marzo del 2013 ha, appunto, avviato la costruzione dell’ultimo impianto, Bagnore 4, tra i comuni di Santa Fiora e Arcidosso, con un megainvestimento di 123 milioni di euro e un progetto che risale al 2005, anno in cui Enel invia alla Regione richiesta di compatibilità ambientale della centrale. Negli anni si è svolto il complicato iter autorizzativo: la valutazione di impatto ambientale, gli studi geostrutturali, le osservazioni degli enti locali, la conferenza dei servizi, il parere dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e, infine, il 10 settembre 2012, è arrivata l’autorizzazione della giunta alla costruzione: la delibera 810. Respinti i 12 punti “oscuri”. Contro questa delibera le associazioni ambientaliste presentano prima un ricorso e poi i cosiddetti motivi aggiunti, depositati il 21 marzo 2013. Gli ambientalisti lamentano dodici carenze nell’istruttoria presentata da Enel: mancherebbe il bilancio idrico; non sarebbe stato approfondito il possibile collegamento tra falda acquifera superficiale (e potabile) e quella geotermica sottostante e il connesso pericolo di inquinamento della prima; lo studio sull’impatto sulla salute dei cittadini sarebbe carente; Enel non avrebbe valutato l’impatto complessivo di tutte le centrali; non avrebbe descritto le condizioni iniziali dell’ambiente per alcuni fattori; non avrebbe fatto una valutazione piena di incidenza; avrebbe rimandato, a dichiarazione di compatibilità ambientale già adottata, gli accertamenti o monitoraggi necessari alla Via, in tutto ben 38, sollevati dalla Regione; non avrebbe rispettato il suo stesso protocollo per monitorare le emissioni di ammoniaza e mercurio; non avrebbe risposto alle osservazioni dei cittadini e delle associazioni; non ha invitato alla concertazione l’Autorità di bacino del Tevere; avrebbe presentato una istruttoria carente. Il Tar respinge uno per uno i dodici punti del ricorso, riconoscendo ora che la correlazione tra le falde è stata affrontata, ora che la valutazione cumulativa è stata fatta e così via. «Ok le 38 prescrizioni». In particolare il Tar riconosce la bontà del metodo con cui la Regione autorizza impianti di questo tipo e, cioè, concedere la Via anche se “qualcosa non va”, rimandando la soluzione di possibili e significativi impatti ambientali alle cosiddette “prescrizioni”. Insomma, la regione in sostanza dice: “ok, ti do l’autorizzazione a costruire l’impianto ma ti devi impegnare a sistemare questo e quell’aspetto». Nel caso della richiesta di autorizzazione a costruire Bagnore 4 la Regione ha inviato a Enel ben 38 prescrizioni che riguardano tutti gli ambiti tematici della Via (aspetti generali, qualità dell’aria, risorsa idrica, clima acustico, campi elettromagnetici, flora, fauna, qualità del paesaggio, cantierizzazione, patrimonio culturale, suolo e sottosuolo, rifiuti e bonifiche). Ma i giudici ritengono che questo modo di autorizzare tali impianti «è del tutto fisiologico». Il vizio di forma. Cosa, dunque, ha convinto il Tar a sospendere l’autorizzazione alla costruzione? Il Tar riconosce che la Regione ha “derubricato” le 38 prescrizioni a «meri prodromi dell’avvio dei lavori e, in taluni casi, dell’avvio dell’esercizio degli impianti». In particolare, le prescrizioni 17, 18 e 19 prevedevano che Enel presentasse un Protocollo di gestione e manutenzione impianti con il calendario degli interventi e le misure da adottare in caso di guasti, e che prevedesse la comunicazione in tempo reale a Regione e Arpat di blocchi delle centrali. Il 19 novembre 2012 ad Arpat non risulta che Enel abbia presentato una proposta. E il 19 dicembre 2012 Arpat ritiene che «il Protocollo per Bagnore 3 e 4 risponda solo in parte a quanto prevede la prescrizione». Intanto, però il 26 novembre 2012 la conferenza dei servizi rilascia l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio del nuovo impianto di Bagnore 4, dicendo che Enel aveva ottemperato all’autorizzazione. Cosa impossibile, visto che 23 giorni dopo Arpat riconosceva che il Protocollo rispondeva solo in parte alla prescrizione. Ora, se la Via può essere data pur allegandovi delle prescrizioni, bisogna poi che queste prescrizioni siano rispettate. In questo caso, invece, la Regione ha rimandato di nuovo questo “appuntamento”. Per il Tar, infatti, non è sufficiente che l’Arpat abbia poi espresso parere favorevole il 3 febbraio 2013. Troppo tardi. Per questo motivo annulla l’autorizzazione. Non appena la sentenza sarà notificata alla Regione, i lavori per Bagnore 4 dovranno essere sospesi.

Le reazioni
Enel e ambientalisti: vincono tutti
L’azienda: bocciato il merito. I ricorrenti: riconosciute le forzature    

Esulta la Regione, esultano gli ambientalisti. Anche se la sentenza del Tar su Bagnore 4, alla fine, non piace del tutto a nessuno dei due. La Regione, e con essa Enel, sottolinea che il Tar ha sospeso l’autorizzazione solo per un «vizio di forma», respingendo il ricorso nel merito. «Il Tar dichiara infondati i timori dei comitati per la centrale di Bagnore 4 e conferma la validità della Valutazione di impatto ambientale effettuata dalla Regione», spiega Firenze. Diversa la lettura degli ambientalisti. Sos Geotermia vede riconosciuta la sua «denuncia che la concessione della Via da parte della Regione era stata forzatamente rilasciata – spiega l’associazione in un comunicato – e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile. Tutto sarebbe passato sotto silenzio se Sos Geotermia non avesse, da subito, denunciato lo scempio di un’altra centrale da 40 Mw, con la complicità della Regione e il colpevole silenzio dei sindaci. Ma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la traballante autorizzazione è crollata. E dire che ancor prima che si iniziasse l’iter avevamo chiesto alle amministrazioni una moratoria per discutere nel merito la questione ma non abbiamo mai trovato amministratori disponibili a difendere il territorio». Gli ambientalisti, in realtà, speravano che il Tar disconoscesse il metodo con cui la Regione autorizza tali impianti, cioè dare l’ok ma stabilire delle prescrizioni. Buon senso imporrebbe, dicono, che un’autorizzazione venga data quando ogni requisito di sicurezza e compatibilità ambientale è completamente rispettato. E, invece, il Tar sentenzia che è «del tutto fisiologico che quando in sede di Via di un progetto venga accertata l’esistenza di una possibile incidenza sulle matrici ambientali non eliminabile o mitigabile interamente l’autorità possa rilasciare la Via imponendo al privato adeguate prescrizioni». Tra i punti che lasciano l’amaro in bocca agli ambientalisti c’è, ad esempio, la questione ammoniaca. Gli ambientalisti hanno lamentato al Tar che le emissioni d’ammoniaca in atmosfera di Bagnore 3 e della futura Bagnore 4 sono superiori a quanto prescrive la stessa Regione nella sua autorizzazione (2 chili all’ora). La giunta regionale aveva lasciato passare dicendo che «allo stato attuale non esistono sistemi per abbattere l’ammoniaca in questa misura» e aveva ammesso «che tali valori non devono essere considerati obbligatori». Insomma, contraddicendo se stessa. Eppure anche qui il Tar le dà ragione. «Certamente è una vittoria anche se riguarda solo i motivi aggiunti», spiega l’avvocato degli ambientalisti, Franco Zuccaro. «Ma anche nella parte del ricorso respinta ci sono elementi sui cui potremmo continuare a condurre la battaglia. Sta ai miei clienti decidere se fare ricorso al Consiglio di Stato». (f.f.)

Le cifre   
123 milioni di euro: è l’investimento di Enel Green Power per costruire la centrale geotermica di Bagnore 4 nel territorio al confine tra Santa Fiora e Arcidosso
9 anni: è il lasso di tempo passato da quando Enel Green Power ha avviato la richiesta per costruire Bagnore 4 ad oggi. I lavori sono iniziati lo scorso marzo
38 prescrizioni: sono quelle che la Regione allega alla Via e che riguardano tutti gli ambiti autorizzativi
12 i privati cittadini che si sono affiancati alle associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra e Associazione Forum Ambientalista nel ricorso al Tar. Insieme a questi soggetti si è aggiunta ai ricorrenti anche la comunità buddista Dzogchen di Merigar.

Fonte: Il Tirreno, 21 gennaio 2014

Geotermia: il Tar annulla l’autorizzazione alla costruzione della centrale Bagnore 4
I giudici fiorentini accolgono i motivi aggiunti degli ambientalisti nel ricorso contro la Regione: stop ai lavori per l’impianto Enel Green Power

Il Tar Toscana annulla l’Aia, l’autorizzazione per i lavori della centrale geotermica Bagnore 4, perché le prescrizioni contenute nella Valutazione di impatto ambientale non sono state soddisfatte.
Esulta l’associazione contraria allo sfruttamento geotermico dell’Amiata Sos Geotermia che, affiancata dal Forum Ambientalista di Grosseto, dal Wwf e da Italia Nostra, nonché da una serie di privati cittadini, aveva presentato il ricordo ai giudici del tribunale amministrativo fiorentino. Sos Geotermia da tempo sostiene che «la concessione della Via da parte della Regione Toscana era stata forzatamente rilasciata e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole, mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile».
«Tutto – prosegue Sos Geotermia – sarebbe passato sotto silenzio se Sos Geotermia non avesse, da subito, denunciato lo scempio di un’altra centrale da 40 Mw, con la complicità della Regione e il colpevole silenzio dei sindaci, ma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la traballante autorizzazione è crollata. E dire che ancor prima che si iniziasse l’iter avevamo chiesto alle amministrazioni una moratoria per poter discutere nel merito di tutta la questione, ma non abbiamo mai trovato amministratori disponibili a difendere il territorio. Oggi, alla luce anche delle prese di posizione contrarie alla centrale Gesto di Montenero, è il momento di rimettere in discussione, una volta per tutte, il modello di sviluppo che si vuole per tutto l’Amiata e la Maremma: è così stridente e lampante la contraddizione che vede gli amministratori contrari alla centrale di 5 Mw a ciclo binario di Montenero e favorevoli al raddoppio fino ad oltre 120 Mw a rilascio libero delle centrali Enel. Oltre al fermo di Bagnore 4 conseguente al pronunciamento del Tar, gli amministratori facciano propria la richiesta di moratoria immediata di ogni attività. Oggi non hanno più scuse, conoscono gli effetti dell’attività geotermica sulla salute e sull’ambiente, non potranno mai più dire “non sapevamo”, né nascondere le loro responsabilità dietro prescrizioni regionali a futura memoria che poi nessun ente pubblico verifica».

Maltempo: l’Italia frana, ma la cura del territorio resta un tema da ‘ambientalisti’

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Daniel Tarozzi

Sono anni che da molte parti si denuncia il dissesto idrogeologico e si annunciano i disastri che questo avrebbe comportato nel tempo. Io lo so bene, avendo seguito queste tematiche – come giornalista – fin dal 2002.
I mass media e la maggior parte dei politici, però, ritengono questi temi da “ambientalisti” e non li considerano mai in cima “all’agenda”. Anche i giornali che si pongono fuori dal coro preferiscono aprire quotidianamente le loro prime pagine con le dichiarazioni di questo o quel politico, i tentativi più o meno vani di riforma elettorale, le ruberie o la corruzione.
Nel frattempo, però, il nostro Paese frana. Letteralmente. La colpa dei disastri degli ultimi anni è solo parzialmente dovuta ai fenomeni climatici sempre più violenti. Le cause principali sono invece  da ricercare nella continua deforestazione e cementificazione del nostro territorio e specialmente delle nostre coste.
La Liguria, la Sardegna, la Toscana e molte altre regioni si trovano così costantemente sotto allerta, mentre i fiumi esondano e i cittadini devono formare comitati per fermare nuove cementificazioni lungo gli argini.
Il tutto mentre, da anni, un pezzo di Italia – l’Italia che cambia – propone soluzioni concrete, le mette in pratica, dimostra che si può fare e invoca attenzione su questi temi. Mi riferisco al movimento “Stop al consumo di territorio”, alla campagna “Salviamo il paesaggio”, all’approvazione dei piani a crescita zero voluti da alcuni comuni, capofila Cassinetta di Lugagnano allora governata da Domenico Finiguerra, che dimostrano come si possa fermare la devastazione e tutelare territori, economia e posti di lavoro ottenendo persino il consenso dei cittadini.
Io ero presente alla fondazione di questi movimenti, alle campagne promosse da molti sindaci, alle petizioni e all’approvazione di questi piani regolatori. Ero presente ed ero spesso l’unico giornalista.
Ai grandi giornali e alle televisioni, mi dicono da anni capiredattori e responsabili di programmi, non interessano “le buone notizie”. Hanno cose più importanti da raccontare. Come, ad esempio, la tresca del Presidente francese Hollande
E poi, affermano famosi conduttori di talk show, al nostro pubblico non interessano questi temi. La gente vuole solo la denuncia.
Già, la denuncia che dura una settimana, ci racconta di morti e dolori e poi dimentica, sistematicamente, di proporre un’alternativa e raccontare chi le cose le fa davvero e costruisce un’alternativa al disastro imperante.
La vera eversione, oggi, è agire concretamente per cambiare le cose. Raccontarla significa promuovere modelli che altri potrebbero imitare innestando così un risveglio popolare.
Esiste un’altra Italia ed è fatta di persone che sognano l’impossibile e lo realizzano, ogni giorno.
Io l’ho vista, l’ho incontrata regione per regione, l’ho conosciuta, l’ho raccontata. Un giorno, forse, anche i mass media proveranno a dargli voce. Intanto, però, queste persone, questi imprenditori, questi sindaci, questi movimenti, esistono e insistono sul loro territorio. “Cambiare è possibile”, dice uno slogan dell’Associazione Comuni Virtuosi, “lo stiamo già facendo”.
A noi il diritto-dovere di incontrare, raccontare, studiare e in alcuni casi imitare chi si è messo in movimento. Possiamo farlo, oppure possiamo aspettare la prossima frana… sperando che questa volta non ci colpisca in prima persona.

Le mani sulla Toscana?

Fonte: Qui Siena
Di: David Busato

Geotermia. I numeri iniziano ad essere importanti ed i cittadini protestano

C’è da preoccuparsi? La Toscana ha bisogno di tutto questo? E’ impossibile, ormai, fare finta di niente. Le richieste di ricerche di energia geotermica in Toscana iniziano ad essere consistenti. Amiata, il cosiddetto Progetto Mensano (Radicondoli, Volterra, Casole d’Elsa), e, in ultimo il cosiddetto “Progetto Montenero” che, secondo le notizie, potrebbe essere molto vasta come zona interessata. Se poi, anche se non si tratta di geotermia, annoveriamo anche il progetto dell’elettrodotto di Terna in alcune zone come la Valdichiana, Valdarno superiore, Valdambra e Chianti, si capisce che la situazione inizia ad essere perlomeno foriera di dubbi. Che succede? Succede che varie aziende, ragionevolmente secondo la logica del profitto, hanno “puntato”, da tempo, la Toscana ed il relativo sottosuolo. I numeri sono inequivocabili.
Dal decreto legislativo del primo febbraio 2010 che ha liberalizzato l’attività geotermoelettrica in Toscana, sul territorio regionale sono arrivate un numero considerevole di richieste di permessi di ricerca per il reperimento della risorsa geotermica. Al 29 aprile 2013 erano stati rilasciati 38 permessi di ricerca concentrati essenzialmente tra le province di Grosseto, Siena e Pisa per un totale di 3mila chilometri quadrati circa. I permessi risultano assegnati a 13 differenti società, di cui 4 (Futuro Energia, Geothermics Italy, Terra Energy e Toscana Geo), sono però supportate dal punto di vista tecnico-economico, dalla stessa multinazionale (Geysir Europe srl) mentre altre 2 (Geoenergy srl e Exergia Toscana srl) fanno capo alla stessa Soc. Italbrevetti, riducendo di fatto a 8 gli attori coinvolti .Tra questi è presente la Gesto Italia, responsabile del progetto Montenero. Inoltre la Legge 7 agosto 2012, n. 134 di conversione del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, ha disposto l’inserimento dell’energia geotermica tra le fonti energetiche strategiche e la Legge 9 agosto 2013, n. 98 di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, comprendente disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, definisce gli impianti geotermici pilota di competenza statale (integrando l’art. 1 comma 3bis del D.Lgs. 11 febbraio 2010, n. 22 e il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152). I progetti geotermici pilota sono quindi soggetti alla Valutazione di impatto ambientale di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
I cittadini, sono sempre più preoccupati. In qualche caso, le stesse amministrazioni comunali sono state costrette a dichiarare nettamente il “No” a qualsiasi progetto. In altri casi, addirittura, i cittadini, si sono lamentati di essere stati informati in ritardo o addirittura di non conoscere neanche il tipo di progetto in questione e relativi dettagli. Il caso dell’Amiata è, forse quello con più visibilità grazie al battagliero comitato Sos geotermia, ma anche da altre parti, vedi Montenero, si sono organizzati pronti a dare battaglia. Anche nella zona di Casole d’Elsa, da tempo, è sorto il Comitato Difensori della Toscana, che si sta opponendo alla richiesta di tre sondaggi geognostici da parte della Magma Energy. Di fronte i comitati hanno tutte le rassicurazioni del caso da parte delle aziende interessate e della stessa Regione Toscana. Ma la sfiducia e la delusione covano sotto la cenere.
Paesaggi celebri ed incontaminati (in ultimo è spuntata anche l’ipotesi Montalcino) “minacciati” da industrie e centrali geotermiche. Eppure anche gli ultimi dati in fatto di agriturismo parlano di una Toscana nel 2013 al top fra le presenze dei turisti. E allora? Che le centrali siano a ciclo binario, di nuova generazione o altro, ai cittadini importa ben poco. Come andrà a finire? Anni fa ci fu una levata di scudi sull’ipotesi di alcune società petrolifere di trivellare nel Chianti.
Non si tratta del famoso acronimo inglese N.I.M.B.Y. (Not in my backyard), ma di rifiutare una netta conversione di un modello prevalentemente agricolo e di successo in un modello con tante incognite di cui non è chiara la reale necessità. Parafrasando il celebre film di Francesco Rosi, “Le mani sulla città”, pellicola che ha compiuto cinquant’anni proprio l’anno scorso, la speranza, specie dei vari comitati, è che alla fine, oltre ai legittimi dubbi ed interrogativi, prevalga il buon senso.

Il piano eolico che fa tremare la Sicilia: tremila torri

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il piano eolico che fa tremare la Sicilia: tremila torri per
8,5 miliardi di investiment e 26 miliardi di incentivi statali.
Ma Crocetta “boccia” il suo assessore

Circa tremila torri da 100 e più metri su tutto il territorio della regione. L’equivalente di tremila grattacieli piantati in aree spesso di pregio dal punto di vista ambientale. In parallelo investimenti per 8,468 miliardi e un giro d’affari, solo di incentivi statali, di quasi 26 miliardi in vent’anni. E’ questo il fronte difeso a spada tratta dall’assessore all’Energia Nicolò Marino che pur di portare a termine il lavoro avviato ad agosto con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del decreto con il calendario delle conferenze di servizio decisorie che autorizzano nuovi impianti eolici in Sicilia ha rotto con il Pd e persino con il governatore Rosario Crocetta.
Un tema, quello dell’eolico, che è stato argomento di rottura tra l’assessore regionale e il governatore siciliano Rosario Crocetta ed è stato oggetto di uno scontro politico forte tra il magistrato che è sempre più politico e che secondo alcuni aspira anche a una candidatura per le prossime elezioni europee e il partito di Crocetta, il Pd. Braccio operativo dell’assessore il direttore generale Maurizio Pirillo che porta avanti la macchina amministrativa. Nonostante le dichiarazioni del governatore e la delibera di giunta con cui è stato deliberato lo stop (cui il Tar di Palermo ha recentemente dato torto sostenendone la non legittimità), accogliendo le indicazioni da parte del Pd e in particolare di Antonello Cracolici, l’assessore ha dichiarato che non intende fermare l’iter autorizzativo ponendosi così in aperto contrasto con il presidente della Regione e il maggiore partito dell’Assemblea regionale tanto da provocare una reazione stizzita da parte di Crocetta: «Lo stop all’eolico è nel programma del mio governo, se l’assessore non è d’accordo tragga le conseguenze del caso» è stata più o meno la dichiarazione di Crocetta. Se non un invito alle dimissioni poco ci manca. Anche perché quelle dichiarazioni dell’assessore all’Energia hanno avuto intanto l’effetto di provocare altre turbolenze politiche con ricadute evidenti anche in Aula, proprio mentre si stava discutendo della legge finanziaria o di stabilità che dir si voglia. Insomma uno sgambetto al governo da parte dell’assessore che non è passato inosservato.
In ogni caso Marino resta al suo posto e dopo aver annunciato (ma non ancora presentato) il cosiddetto piano di individuazione delle zone idonee (in cui vengono individuate le zone idonee e non idonee all’installazione dei pali eolici) che era stato richiesto dai parlamentari (Cracolici in testa) e dallo stesso Crocetta ha già detto che non intende fermare le conferenze di servizi: il decreto, tra l’altro, porta la firma del direttore generale ed è lui che può (e dovrebbe sulla base delle indicazioni di giunta) revocare l’atto. Ma tant’è non risulta agli atti alcuna revoca e dunque in perfetta coerenza con quanto dichiarato a metà dicembre dall’assessore: «Le conferenze di servizio sull’energia alternativa ripartiranno presto. L’eolico non può essere stoppato. E chi lo dice, racconta bugie». Dovrebbe spiegarlo meglio al direttore generale del dipartimento che fa capo al suo assessorato Pirillo il quale nell’introduzione al rapporto sulla produzione energetica in Sicilia ha scritto: «Con l’entrata in servizio di numerosi impianti di produzione di energia da fonte non programmabile, connessi prevalentemente alla rete di sub trasmissione, il rischio di portare a saturazione alcune porzioni di rete ad Alta tensione, con conseguente possibili congestioni, è elevato».
Non è questione di poco conto visto che se tutti e 96 i progetti presentati dovessero essere autorizzati si arriverebbe all’installazione, secondo un’elaborazione fatta su dati dell’Enea, di circa 3000 pali eolici (la stima è per difetto) sul territorio regionale: in pratica una torre eolica ogni 850 abitanti. Nuovi parchi eolici con una potenza pari, in totale, a 4.806 Mw che peraltro si aggiungerebbero ai 92 esistenti che hanno una potenza complessiva pari a poco più di 1.749 Mw. Nuovi impianti che garantirebbero, sempre secondo elaborazioni fatte su dati dell’Enea che presumono un’attività pari al 25% delle ore complessive di un anno, una produzione elettrica pari a 10.527.154,8 Mw/h per un totale di incentivi (soldi pubblici versati alle aziende proprietarie) pari a oltre 1,337 miliardi l’anno: considerando 127 euro per ogni Mw/h prodotto. In vent’anni (il periodo di attività di un impianto) le aziende incasserebbero così quasi 26 miliardi di soli incentivi. Tutto ciò a fronte di un investimento complessivo (secondo l’Enea il costo medio è di 1.740.000 euro per Mw) di 8,468 miliardi anche se secondo altre fonti i costi ufficiosi per ogni Mw di potenza si aggirerebbero intono al milione di euro e dunque l’investimento potrebbe fermarsi a poco più di 4 miliardi. In ogni caso un giro di denaro mostruoso: in pratica le imprese incasserebbero tre volte (o sei volte di più) di quanto investito grazie ai contributi pubblici. I cittadini invece pagherebbero due volte l’energia elettrica: una prima volta sotto forma di imposte destinate agli incentivi e una seconda per i consumi fatti. Ma questo è un altro discorso. Altro tema è quello dello scarso ritorno economico per il territorio che l’installazione di questi “tremila grattacieli” porterebbe alla Sicilia: «In mancanza di capitali e investitori siciliani, di industrie locali di produzione di macchine ed impianti, e in presenza di uno scorretto e sperequato (3% – 4%), grado di partecipazione a utili e guadagni d’impresa – spiega Francesco Cappello,
responsabile del Centro di consulenza energetica Enea della Sicilia -, da parte dei detentori primi della risorsa energetica, siano essi i proprietari dei terreni o i comuni e la Regione, il ritorno economico territoriale risulta davvero irrisorio, se non nullo nel caso in cui la Regione fosse davvero condannata a pagare i risarcimenti milionari richiesti dagli investitori, in genere non siciliani, per i ritardi autorizzativi o per le mancate autorizzazioni». Si consideri poi che per la installazione di una macchina eolica da 1.000 kW, dal costo di 1,0 – 1,3 milioni di euro, intervento che, grazie agli incentivi comporta un incasso lordo mediamente non inferiore ai 2780.000 euro per anno per 20 anni mentre viene riconosciuto un canone d’affitto del terreno di circa 3.500 – 4.000 euro per anno e un altrettanto irrisorio benefit alle casse comunali.

Ma non dovevamo tutelare la superficie agricola?

Fonte: L’astrolabio

Pubblichiamo volentieri una relazione, molto ben documentata, che ci ha inviato l’ing. Donato Cancellara contro il progetto solare termodinamico di Banzi in provincia di Potenza. Oltre che per gli aspetti paesaggistici, su cui si è pronunciata la Soprintendenza con grande chiarezza, a nostro parere la denuncia è particolarmente fondata in quanto l’impianto proposto pretende di occupare un terreno ottimale per usi agricoli, per una vastissima estensione, utilizzando il meccanismo dell’esproprio. Al danno ai residenti, agli espropriati, all’agricoltura e al paesaggio si aggiunge la beffa: l’impianto godrebbe dei ricchi incentivi (320 euro al MWh più il prezzo di vendita) ancora previsti per le fonti rinnovabili elettriche a carico delle bollette delle famiglie e delle piccole imprese. In nome dell’ambiente, of course.

Spett.le Associazione AMICI DELLA TERRA,
il sottoscritto si trova, insieme ad altri 150 cittadini lucani, a contrastare uno scellerato impianto per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile basato sulla tecnologia del termodinamico. Tale abnorme progetto, proposto  dalla società Teknosolar Italia 2 S.r.l., prevede l’esproprio di un’ampia superficie agricola di circa 226 Ha (2.260.000 mq) in agro di Banzi (PZ). Tale superficie è paragonabile a quella del limitrofo centro abitato di Palazzo San Gervasio (PZ) di circa 6.000 abitanti.

Inquadramento territoriale. 


Area scelta per l’impianto termodinamico.

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