Rubato il bustino bronzeo di Decio Bassani

Fino a pochi giorni (o ore) fa questo bellissimo bustino bronzeo di Decio Bassani, raffigurante il giovanissimo Paolo Monsani prematuramente morto nel 1923, salutava con la sua bellezza l’ingresso dei tanti, tantissimi visitatori del Cimitero monumentale delle Porte Sante: parenti, amici e turisti di ogni dove che percorrono i viali del nostro cimitero per imparare la nostra storia, per fare memoria, per incontrare il mistero della morte (e per vincerlo, chi ha fede, nella speranza pasquale).
Per tutti è luogo di bellezza e di cultura: la cultura del ricordo e del dolore che si fa forma plastica e architettonica con cui una civiltà saluta se stessa consegnandosi ai posteri. Questo stupendo busto è stato rubato privando questo luogo di uno dei suoi pezzi più belli sotto il profilo artistico e emotivo. La speranza, oltre a quella, per il vero minimale, di un suo recupero, è che eventi di questo tipo non si ripetano mai più, mediante un rinnovato e più generoso sforzo di attenzione, custodia e passione per la nostra storia e la bellezza che la racconta.
L’appello, senza toni polemici, dettato solo da amore e tristezza, è rivolto a tutti: anzitutto al Comune di Firenze, che è proprietario di questo meraviglioso spazio e che non poco ha già fatto per la sua sicurezza e la sua tutela, a noi monaci che viviamo fra queste perimetri di bellezza, dolore e speranza, a tutta Firenze e a quanti, nel mondo intero, amano la nostra città!

Fonte: Abbazia di San Miniato al Monte, 9/01/2014
Di: Padre Bernardo e i monaci di San Miniato al Monte

Fino a pochi giorni fa questo bellissimo bustino bronzeo di Decio Bassani, raffigurante il giovanissimo Paolo Monsani morto prematuramente nel 1923, salutava con la sua bellezza l’ingresso dei tanti, tantissimi visitatori del Cimitero monumentale delle Porte Sante: parenti, amici e turisti di ogni dove che percorrono i viali del nostro cimitero per imparare la nostra storia, per addestrarsi nell’arte della memoria, per incontrare il mistero della morte (e per chi ha fede vincerlo nella speranza pasquale). Per tutti è luogo di bellezza e di cultura: la cultura del ricordo e del dolore che si fa forma figurativa e architettonica con cui una civiltà saluta se stessa consegnandosi ai posteri. Questo stupendo busto è stato rubato privando questo luogo di uno dei suoi pezzi più belli sotto il profilo artistico e emotivo. La speranza, oltre a quella, per il vero minimale, di un suo recupero, è sempre che eventi di questo tipo non si ripetano mai più, mediante un più generoso e condiviso sforzo di attenzione, custodia e passione per la nostra storia e la bellezza che la racconta. L’appello, dettato senza toni polemici unicamente da amore e tristezza, è rivolto a tutti: anzitutto al Comune di Firenze, che è proprietario di questo meraviglioso spazio e che non poco ha già fatto per la sua sicurezza e la sua tutela; a noi monaci che viviamo fra questi perimetri di bellezza, dolore e speranza; a tutta Firenze e a quanti, nel mondo intero, hanno a cuore le sorti della nostra città.

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