Archivi Mensili: gennaio 2014

Progetto Mensano. Il comunicato del Comitato Difensori della Toscana

Fonte: Qui Siena

“La Regione non ascolta le richieste dei cittadini”

La decisione della Regione Toscana, ieri, di non procedere alla valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per quanto riguarda il cosiddetto progetto Mensano, ha provocato, come immaginabile, la reazione del Comitato Difensori della Toscana. Ecco il relativo comunicato: “Geotermia, Progetto Mensano: la Regione Toscana non ascolta le richieste dei cittadini che hanno chiesto a gran voce la Valutazione di Impatto Ambientale prima di qualsiasi trivellazione nei comuni di Volterra, Casole D’Elsa e Radicondoli.
La società Magma Energy Italia, controllata oggi dalla società Graziella Green Power di Arezzo, in data 18 ottobre 2013 aveva richiesto alla regione il permesso per la trivellazione di tre pozzi geognostici allo scopo di cominciare a misurare le temperature del sottosuolo in previsione della costruzione di nuove centrali geotermoelettriche.
La mobilitazione dei comitati, delle associazioni e dei singoli cittadini è stata immediata e sono giunte alla Regione osservazioni contrarie da parte di cinquantasei soggetti diversi, che avevano semplicemente chiesto che venisse valutato l’impatto ambientale dei pozzi geognostici.
Ad una prima lettura gli argomenti della Regione per il rifiuto della V.I.A. sono stati principalmente due.
Il primo è la richiesta di produzione energetica da fonti alternative diverse da quelle fossili da parte dell’Europa, richiesta che non tiene conto delle caratteristiche dei singoli stati e territori e delle economie nelle quali queste produzioni energetiche si dovrebbero inserire.
Sarebbe stato compito della Regione Toscana valutare l’impatto delle richieste europee sull’economia turistica e rurale ed attivare la procedura di V.I.A..
Un secondo argomento della Regione Toscana è che
le localizzazioni individuate dal proponente per la perforazione dei pozzetti termometrici ricadono in aree soggette a vincolo idrogeologico e non ricadono in aree soggette a vincolo paesaggistico o archeologico.
Questo nonostante 3000 cittadini delle zone interessate dalle prospezioni abbiano richiesto la valutazione dei vincoli da anni, sollecitata lo scorso luglio dallo stesso Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.
La Regione argomenta affermando che
si prende atto della richiesta di attivazione di una procedura di apposizione del vincolo paesaggistico avanzata da Italia Nostra il 10.01.2008 per le aree situate nel Comune di Casole d’Elsa e che tale richiesta è rimasta senza risposta da parte delle Autorità competenti;
Ci troviamo quindi nella situazione paradossale di una Regione che rifiuta ai cittadini la Valutazione di Impatto Ambientale perché la Regione stessa, in sei anni, non ha mai risposto alla richiesta di vincolo.
La risposta della Regione Toscana ha quindi un valore politico.
La richiesta di una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale avrebbe infatti portato a considerare la possibilità dell’impatto economico dei pozzi (l’economia della Toscana è legata al paesaggio più di quella di qualsiasi altro luogo) e quindi avrebbe fornito elementi per valutare i primi effetti di un evidente processo di industrializzazione del paesaggio rurale.
La risposta della Regione Toscana, di fatto cerca in modo inaccettabile di considerare separata la trivellazione dei pozzi di prospezione dal processo industriale del quale sono solo un passo, processo che potrà avere come conseguenza la trasformazione di una economia florida e distribuita tra migliaia di piccoli proprietari in una economia energetica concentrata nelle mani di pochi gruppi industriali. Sarebbe stato un dovere politico e morale della Regione, specialmente in un momento economico così delicato, avviare una procedura di valutazione di questo impatto.
Viene invece favorito ancora una volta un modello di sviluppo incerto e favorevole a pochi che contrasta con le vere ricchezze davvero inesauribili che il nostro territorio offre, turismo, agricoltura di qualità, biodiversità, ecc. basi portanti di un’economia diffusa e ben radicata che mal si sposa con questo tipo di geotermia che devasta il territorio inquinandolo e impoverendolo.
E’ quindi evidente la difficoltà politica della Regione Toscana di comprendere l’economia delle piccole imprese legate al paesaggio, e la trasformazione economica verde che l’intero pianeta sta intraprendendo.
Non si può non osservare con una certa perplessità che tra le centinaia di possibilità alternative all’industrializzazione del territorio rurale, prima fra tutte quella della costruzione di una fitta rete di microimpanti domestici, la Regione Toscana, attraverso i permessi di prospezione ha scelto la strada dei megaimpianti. E ciò nonostante i catastrofici effetti che questo tipo di produzione energetica ha prodotto sull’economia del turismo nella zona di Larderello.
Prendiamo atto di questa scelta politica che certamente condizionerà le scelte dei cittadini di tutta la Toscana quando si dovrà votare per il rinnovo del Consiglio Regionale. La risposta della Regione indica infatti che per tutelare i posti di lavoro e le migliaia di imprese legate all’economia del paesaggio è necessaria una classe dirigente in grado di comprendere il significato e il valore economico di uno dei più importanti settori agricoli e turistici del pianeta”.

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Ritirare la legge truffa sul biogas

FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA MARCHE
FORUM PAESAGGIO MARCHE 
ITALIA NOSTRA ONLUS MARCHE
LA LUPUS IN FABULA
WWF MARCHE
Ancona,17 gennaio 2014

“Proposta vergognosa”, “sfruttamento del territorio a vantaggio di pochi”, “colpo di mano”, ”si è guardato più agli interessi di pochi che a quelli del territorio e della comunità”, sono solo alcune delle dichiarazioni con le quali i sindaci ed amministratori dei territori interessati hanno accolto la proposta di legge della Giunta Regionale n. 384/13 che intende provare a sanare la situazione venutasi a creare sulle autorizzazioni per il biogas, autorizzazioni assunte contro la normativa comunitaria e nazionale e che oggi sono contrarie, almeno alcune di esse, anche alla successiva legge regionale sulle aree inidonee a tali impianti.
Autorizzazioni sulle quali si è anche aperta da parte della Procura della Repubblica di Ancona una vasta indagine penale che ha già portato ad alcune misure precauzionali.
Di fronte a tutto ciò che già un sindaco ha affermato essere “una toppa peggiore del buco”, le associazioni marchigiane scriventi invitano la Giunta Regionale a ritirare la delibera n. 384/13 ed il Consiglio regionale a respingere in ogni caso tale proposta se la Giunta dovesse perseverare.
Si ricorda a tutti i Consiglieri regionali la propria responsabilità personale, politica e morale ma anche civile e contabile nei confronti dello Stato per i danni già apportati con la approvazione di una legge, la n.3 del 2012, in parte incostituzionale e per i danni ulteriori che saranno eventualmente provocati anche dalla eventuale approvazione di questa legge che noi riteniamo “scellerata”.
I Consiglieri Regionali sono invitati a tenere presente la volontà dei cittadini, troppo volte disattesa, contrastata, ignorata, cittadini che saranno chiamati già nel 2015 ad esprimere il proprio voto sulle scelte dell’amministrazione regionale di questi anni.

Le api europee non bastano più……

In più della metà dei Paesi europei non ci sono abbastanza api per impollinare le colture. Secondo uno studio appena pubblicato su PlosOne le api europee non bastano più anche e forse soprattutto a causa del vertiginoso aumento delle colture destinate ai biocarburanti.
In realtà – grazie anche a lunghe campagne di sensibilizzazione sul tema – le colonie di api europee tra il 2005 e il 2010 sono aumentate del 7%, ma non sono più sufficienti a garantire il prezioso servizio di impollinazione all’agricoltura. Come dicevamo, una delle maggiorni cause è l’intensificarsi delle coltivazioni, soprattutto di quelle destinate ai biocarburanti: tra il 2005 e il 2010, l’estensione di queste colture è infatti cresciuta cinque volte più rapidamente delle colonie di api, che soddisfano meno del 90% della domanda in 22 paesi europei su 41.
In Italia per una volta non siamo quelli messi peggio e il nostro Paese ha visto crescere la capacità di impollinazione dal 50 al 75% . A passarsela niente bene sono la Gran Bretagna, la Finlandia, i Paesi baltici e la Moldavia, dove la capacità di impollinazione è deficitaria del 75%. Non può non crescere la preoccupazione sulla sicurezza alimentare, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, dal momento che un’altra ricerca rileva come i maggiori apporti all’umanità di vitamina A e C, di calcio, fluoro e acido folico provengono proprio dai raccolti impollinati dalle api…
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Salviamo il convento di San Marco a Firenze dalla chiusura – Firma la petizione!

Al Maestro Generale dell’Ordine Domenicano Bruno Cadoré

“Firenze è il centro del mondo, San Marco è il centro di Firenze e l’Annunciazione del Beato Angelico [lì affrescata] è il centro di San Marco. Quindi l’Annunciazione è il cuore della storia”
Giorgio La Pira

Il Capitolo Provinciale dei Frati Domenicani dell’Italia Centrale ha recentemente deciso di chiudere il Convento di San Marco a Firenze; rimarrà aperta la parte del convento che è Museo statale e la chiesa, ma non ci sarà più una comunità di frati eun convento senza frati non è più un vero convento.
La decisione ha suscitato, nella città di Firenze, sorpresa, incredulità, preoccupazione, perché San Marco dal XV secolo fa parte integrante della storia e dell’identità della città, perché San Marco è il convento domenicano più famoso al mondo e uno dei più ricchi di opere d’arte, uno dei principali centri del Rinascimento, un laboratorio dove si sono fecondate a vicenda la religione cattolica, la cultura e l’arte. Nel corso di quasi sei secoli moltissimi personaggi illustri (nella santità, nella cultura, nell’arte, nella politica) hanno abitato il convento oppure lo hanno frequentato assiduamente.
Ancora oggi, benché rimasto con pochi frati, il convento è un punto di riferimento per le tante persone che desiderano parlare con i frati, per gli studiosi di religione e arte che frequentano la chiesa, la biblioteca di spiritualità e le conferenze. Per questi motivi ci rivolgiamo al Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, affinché voglia ritornare su questa decisione e voglia consentire al convento di proseguire quell’importante missione che svolge da secoli e che non a caso è riconosciuta da tutto il mondo.

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Un libro da non perdere: Cederna, il paladino del bello

Fonte: Eddyburg
Di: Alberto Vitucci

Nel saggio di  Francesco Erbani  (Una vita per la città, il paesaggio, la bellezza, Corte del fòntego editore) ), le battaglie del fondatore di Italia Nostra per il territorio. La Nuova Venezia, gennaio 2014

«Non è a dire che io sia un vero giornalista, mi mancano tante qualità dei giornalisti. Ma grazie al cielo anche tanti difetti. Io mi vanto di aver scritto cose che in una repubblica ben ordinata sono ovvie… E a dir il vero scrivo sempre lo stesso articolo». Così Antonio Cederna, padre nobile dell’ambientalismo italiano, descriveva se stesso. «Sempre lo stesso articolo». L’amarezza di dover insistere sull’incuria del territorio, il saccheggio e il dissesto idrogeologico. Per ritrovarseli sempre davanti a ogni tragedia. Due giorni sulle prime pagine, poi tutto come prima.
La figura di Cederna, archeologo, giornalista e scrittore, autore di battaglie e denunce storiche sul “saccheggio del territorio” rivive grazie alla ristampa a cura della casa editrice veneziana Corte del Fontego del saggio del giornalista di Repubblica Francesco Erbani. «Una vita per la città, il paesaggio, la bellezza», è il titolo eloquente del volumetto. Che raccoglie testimonianze e documenti su colui che è stato uno dei capostipiti del movimento per la tutela della natura e della storia in Italia. Fondatore di Italia Nostra, giornalista al Mondo di Pannunzio insieme a Eugenio Scalfaci, poi al Corriere della Sera e a Repubblica, Cederna era conosciuto per i suoi attacchi senza paura a speculatori e cementificatori. la Società immobiliare nella Roma degli anni Sessanta, ma anche consorzi e imprese che hanno nel Dopoguerra “cementificato il territorio” attentando alla bellezza del Paese ma anche alla sicurezza di chi ci vive. «Scrivo da sempre lo stesso identico articolo, finché le cose non cambieranno continuerò a farlo», ripeteva Cederna, secondo la testimonianza della sorella Camilla. Così sui luoghi dell’alluvione della sua Valtellina ricorda le migliaia di vittime causate da alluvioni e inondazioni. «Le catastrofi sono sempre prevedibili», diceva citando il geologo francese Marcel Roubault, «non venitemi a parlare di fatalità». Si batteva come un leone contro le grandi opere ritenute inutili, a cominciare dal Mose a Venezia, dalle nuove strade in programma sui terreni antichi della via Appia a Roma.
Fu il primo a teorizzare la necessità di tutelare i centri storici, assediati dal cemento. «Non i singoli monumenti, ma gli interi centri storici». Si battè per la restituzione di palazzo Bar-berini, diventato circolo ufficiale dell’Esercito, a sede espositiva, per i nuovi Fori, che adesso la giunta capitolina prova a recuperare. Da parlamentare della Sinistra indipendente firma la rivoluzionaria – e mai applicata – legge sulla Difesa del suolo, nel 1989, dopo aver avuto come consulenti il veneziano Luigi Scano, Stefano Rodotà, Franco Bassanini. «Difficile stringere Cederna in una definizione», scrive nella postfazione Erbani, «ha dedicato all’urbanistica, all’uso dissennato del suolo, alla salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio le energie migliori e le riflessioni più innovative».
Versione preziosa per il libro di un esperto. Una piccola casa editrice diretta da una donna, Marina Zanazzo, con sede a Santa Margherita, nel cuore di Venezia. La Corte del Fontego ha ristampato in veste elegante e prezzo contenuto (12 euro) il testo apparso per la prima volta nella collana di LegAmbiente nel 2012. L’autore, Francesco Erbani, è il responsabile delle pagine culturali di Repubblica, fondatore del Città territorio festival di Ferrara, esperto di temi legati all’ambiente, al territorio e all’Urbanistica. Ha curato i libri intervista con l’urbanista Leonardo Benevolo, e il linguista Tullio de Mauro e il saggio di Cederna «I vandali in casa».

Dopo Bagnore, si pensa a una centrale vicino al Petriolo

Fonte: Il Tirreno

Mentre è in costruzione la centrale geotermica di Bagnore 4 di Enel Green Power sull’Amiata, una nuova centrale potrebbe sorgere in zona Petriolo, al confine tra le province di Grosseto e Siena.
La Sorgenia Geothermal srl ha ottenuto dalla Regione Toscana il via libera a cercare risorse geotermiche nei comuni di Civitella Paganico e Murlo, Sovicille e Monticiano in provincia di Siena. Il progetto della Sorgenia Geothermal si chiama “Murlo” e, come ogni ricerca di questo tipo, è soggetto alla valutazione di impatto ambientale (Via) da parte della Regione. La società ha depositato l’istanza di avvio del procedimento il 14 dicembre 2012. La pubblicità di questa iniziativa, obbligatoria per legge, è passata attraverso il sito web della Regione e all’Urp, sempre della Regione, tra il 14 dicembre 2012 e il 12 febbraio 2013, ed è stata pubblicata sulla stampa senese, ma non su quella grossetana, nonostante le ricerche interessino anche la provincia di Grosseto. Forse anche per questo nel capoluogo maremmano la notizia è passata in sordina. Ad ogni modo, lo scorso 16 dicembre la giunta regionale ha votato all’unanimità per il sì alla ricerca di eventuali fonti geotermiche da poter sfruttare per costruire una futura centrale. La Sorgenia Geothermal ha adesso cinque anni di tempo per fare le sue ricerche.
Secondo il cronoprogramma, la società farà prima un censimento dei punti di acqua e gas, poi misurerà l’accelerazione di gravità terrestre, quindi eseguirà rilievi magnetotellurici e sismici. In particolare, nella zona che ricade in provincia di Grosseto (sono interessate l’area di Casal di Pari e Pari) le attività di studio e ricerca sono – si legge nel parere dato dalla Provincia di Grosseto il 16 ottobre scorso – «a carattere non invasivo di basso impatto». La Provincia ricorda anche che gli unici comuni dove possono sorgere centrali geotermiche nel Grossetano sono Santa Fiora, Montieri e Monterotondo: «Una eventuale centrale geotermica nel comune di Civitella Paganico non potrà essere realizzata». L’eventuale impianto, insomma, sarà senese (f.f.)

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