Archivi Mensili: febbraio 2014

Radio Rai 3: Maria Rita Signorini per Italia Nostra su energie rinnovabili e incentivi

La consigliera nazionale Maria Rita Signorini è intervenuta per Italia Nostra in diretta nella trasmissione su Radio Rai 3 – Prima Pagina – condotta da Gian Antonio Stella ponendo il problema degli incentivi alle energie rinnovabili.
L’intervento è al minuto 31.10 fino al 36.54
Prima Pagina del 27/02/2014 – Filo Diretto

VII Giornata delle Ferrovie Dimenticate

Come ogni anno in tutta Italia sono in programma centinaia di eventi che porteranno all’attenzione di media e opinione pubblica lo stato degli oltre 6 mila Km di ferrovie dismesse e mantenere viva la memoria e la conoscenza del grande patrimonio storico, ambientale ed ingegneristico rappresentato dalle ferrovie.
Promuovere la mobilità dolce in Italia e salvaguardare il patrimonio delle ferrovie dismesse rimane uno dei nostri obiettivi più importanti.

Venerdì 28 febbraio 2014
Convegno a Siena: “Ferrovie delle meraviglie: ieri oggi domani. Verso la settima
giornata nazionale delle ferrovie dimenticate”

presso il Complesso Museale di Santa Maria della Scala – Sala Sant’Ansano

Controlla il programma in dettaglio su home page di www.italianostra.org e su www.ferroviedimenticate.it
per Italia Nostra sarà presente la Consigliera Nazionale Mariarita Signorini

Perugia, collegio Adisu a San Bevignate: sale la protesta. Boccali: «Stop ai lavori»

Scempio “palazzinaro” a Perugia. La chiesa duecentesca dei templari di San Bevignate verrà sommersa dal cemento.
Italia Nostra mercoledì terrà una conferenza stampa nella sede della Provincia per denunciare lo scempio paesaggistico di un edificio di fronte alla chiesa di San Bevignate.

Fonte: Umbria24

Mobilitazione e raccolta firme contro la palazzina per studenti. Il sindaco: «Compiere una riflessione e riesaminare il progetto». Fioroni: «Lo aveva approvato lui»

Il progetto risale al 2007 quando l’Università degli studi di Perugia aveva sui 30 mila iscritti, circa diecimila più di oggi, e molti fuorisede. Oggi quel collegio universitario pensato su un terreno della Regione in via Enrico Dal Pozzo, di fronte al complesso di San Bevignate, a molti sembra più un pugno nell’occhio che non un utile servizio agli studenti. Che, tra l’altro, sorgerebbe a poche centinaia di metri dalle residenze previste nella Nuova Monteluce. Tante proteste che (forse anche per il clima delle primarie) Boccali dice stop.
Boccali: «Fermiamoci» Il sindaco ricorda che il progetto è vecchio di 7 anni fa. «Fu, allora – afferma –  frutto di un protocollo tra Regione-Adisu ed Università, con il Comune che approvò una variante al Prg relativa alla riclassificazione di un’area in via Enrico dal Pozzo per la realizzazione di una residenza universitaria. Uniter regolarissimo e con tutte le necessarie autorizzazioni, anche della Soprintendenza. Anche in considerazione del fatto che sono state espresse molte perplessità e alcune autorevoli posizioni nettamente contrarie, credo sarebbe saggio riesaminare il progetto. Il che significa fermarsi, compiere una riflessione, condividere  contenuti e dettagli di questa scelta con la città. Per quanto riguarda il Comune di Perugia, siamo disponibili a prendere in esame qualunque soluzione riesca, nello stesso tempo, a tutelare un monumento come San Bevignate e  rispondere alle esigenze di residenza studentesca».
Fioroni: più partecipazione Tra gli altri anche la sua rivale per le primarie, Anna Rita Fioroni, era intervenuta sostenendo che l’opera «sia fortemente in contrasto con un progetto di città che si dimostri attento alle tematiche ambientali». Poi dopo lo stop di Boccali torna sull’argomento notando «con sorpresa che il sindaco apprezza e fa propri i miei suggerimenti e le mie proposte per rinnovare Perugia. Mi dispiace che per un decisione così importante per il futuro dei cittadini si sia dovuto aspettare così tanto. Soprattutto con un così notevole spreco di tempo e soldi. Ricordo inoltre – sottolinea Fioroni – che il permesso a costruire era stato dato dallo stesso Boccali e che non si può fare il buono ed il cattivo tempo in maniera così palesemente demagogica . Non solo, una tale decisione fu presa senza tenere in alcuna considerazione il parere dei cittadini, disconoscendo quasi il valore storico, artistico ed ambientale della città da lui stesso governata. Ci sembra perciò alquanto inopportuna una simile dichiarazione e decisione che avviene proprio ora e non in tempi non sospetti».
Il collegio Riguardando al progetto, si tratta di una «residenza universitaria con annessi servizi polivalenti, per circa 150 posti letto per accogliere studenti universitari e ricercatori italiani e stranieri» da edificare «su terreni di proprietà della Regione Umbria». Una palazzina di quattro piani che mirava – si legge nella delibera relativa alla variante urbanistica approvata dal consiglio comunale – a incrementare «l’attrattiva e il rafforzamento di Perugia quale sede universitaria incrementando la dotazione di nuovi posti letto e servizi» anche alla luce del «profondo riordino intrapreso a seguito del progressivo trasferimento della Facoltà di Medicina», «riconfermando comunque di fatto un polo universitario a Monteluce a sostegno del decongestionamento della Conca».
L’aspetto paesaggistico Nell’autorizzare l’edificazione si faceva comunque riferimento al luogo dove la residenza sarebbe sorta. In particolare all’utilizzo «del concorso di architettura in un contesto paesaggistico, ambientale e storico molto particolare che porta i progettisti a rendersi maggiormente consapevoli delle preesistenze ed a confrontare le proprie proposte progettuali allo scopo di elevare la qualità compositiva, urbanistica ed architettonica della zona».
La protesta Ma proprio quel «contesto» porta oggi all’innalzarsi di un polverone. Italia Nostra mercoledì terrà una conferenza stampa nella sede della Provincia per denunciare lo scempio paesaggistico di un edificio di fronte alla chiesa di San Bevignate. E c’è anche una raccolta firme con circa 200 sottoscrizione, tra le quali quelle di molti docenti universitari.
Caso in Regione E il caso è arrivato anche in Regione con l’interrogazione urgente alla giunta di Oliviero Dottorini (Idv) che definisce la costruzione uno «schiaffo all’ambiente al buon senso e ad un complesso monumentale di eccezionale importanza a livello internazionale» chiedendo «di far sospendere l’esecuzione dei lavori e valutare la possibilità di individuare soluzioni alternative». «Perugia non ha certo bisogno di un’altra colata di cemento – aggiunge Dottorini -. Per giunta appare assolutamente fuori luogo e fuori contesto la realizzazione di un nuovo edificio quando nella zona in questione già sono presenti svariati immobili di proprietà dell’Università e di altri enti pubblici che potrebbero essere recuperati come residenze per studenti. Anche nel vicino complesso “Nuova Monteluce”, i cui lavori sono in corso d’opera, sono previsti alloggi per studenti. La scelta di realizzare questo nuovo edificio è aggravata dal fatto che San Bevignate è una delle più importanti chiese templari d’Europa, ospita affreschi di notevole interesse e la sua particolarità è quella di essere posta in un’area rimasta incontaminata e cirondata dal verde che ne amplifica la bellezza e l’interesse».
Moriconi: «Problema più vasto» «Il caso specifico – dice a Umbria24 Franco Moriconi, rettore dell’Università degli studi di Perugia – non lo conosco e perciò non vorrei entrarci. Quello che mi preme e che vorrei fare è affrontare il problema in modo molto più vasto. Mi spiego: che futuro avrà la città dal punto di vista sociale e urbanistico? Non mi fermerei al fatto contingente, dobbiamo vedere qual è il futuro che andremo a costruire per la nostra città».
Ugl all’attacco Il segretario regionale dell’Ugl Enzo Gaudiosi sostiene che «quella cascata di cemento di fronte a San Bevignate è un errore enorme. Così si uccide il turismo a Perugia e si rovina una delle zone più belle della città. Quella dell’Adisu – spiega Gaudiosi – è un’operazione che puzza di sprechi e un danno all’intero comparto del turismo. Vorremmo che l’amministratore unico dell’Adisu, Maurizio Oliviero, – conclude Gaudiosi – ci fornisse delle spiegazioni convincenti sulla questione. Così come chiediamo lumi all’amministrazione comunale e chi ha delle responsabilità in tutta questa vicenda».

Eolico, Lipu chiede stop agli incentivi: è strage di volatili

Fonte: Greenstyle

Stop agli incentivi all’eolico chiesto dalla Lipu. A scatenare la nuova protesta dell’associazione animalista l’incidente occorso a un raro esemplare di nibbio reale nella Provincia di Avellino, la cui ala è stata per la quasi totalità tranciata da una pala eolica.
La Lipu chiede che venga immediatamente soppresso il sistema delle aste e che venga regolamentato in maniera stringente il sistema di autorizzazioni per la costruzioni di impianti eolici. Lo sviluppo dissennato del settore ha portato notevoli danni all’ambiente secondo quanto ha affermato Claudio Celada, direttore Conservazione natura Lipu-BirdLife Italia: “Lo ripetiamo da anni: lo sviluppo del settore eolico è avvenuto con modalità distorte che hanno causato scempi di territorio e danni alla natura, dalla Puglia al Molise, da Campania e Basilicata fino alla Calabria e alle Isole. Tali impianti, spesso sovradimensionati rispetto alla reale sostenibilità ambientale, sono stati sorretti con incentivi generosi e realizzati in assenza di una programmazione seria, che avrebbe evidenziato, in molti casi, l’inopportuna localizzazione di queste pale, che andavano realizzate solo in aree già degradate e lontano dalle rotte migratorie e dalle zone di forte presenza degli uccelli.”

Nibbio reale, Lipu

Non soltanto l’urto con gli impianti un grave danno per la popolazione volatile, in particolari per i migratori, ma un rapporto costi benefici che non motiverebbe l’impulso alla costruzione di nuovi impianti. Secondo Lipu gli uccelli rimarrebbero vittima non soltanto delle collisioni con le strutture, ma anche dell’alterazione delle correnti ventose e del consumo di suolo causato dai parchi eolici, che si tradurrebbe in una diminusione sconsiderata del loro territorio di caccia. Tutto questo, sottolinea l’associazione, frutterebbe al Paese appena l’1,3% del proprio fabbisogno energetico.
Servono interventi subito a tutela della fauna selvatica, a cominciare dallo stop al sistema di incentivi statali all’eolico secondo Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu. Meglio puntare, conclude Capria, sull’efficienza e il risparmio energetico: “Occorre cambiare subito le regole fermando come primo passo le aste 2014 e i suoi lucrosi incentivi di durata ventennale che finiranno per ricoprire ulteriori pezzi d’Italia di inutili pale eoliche, dirottando responsabilmente queste risorse verso efficienza, risparmio e trasporti pubblici. Settori ben più utili nella lotta ai gas serra ma anche all’economia disastrata del nostro Paese, e che comportano tangibili vantaggi sociali.”

Terme di Petriolo: danni irreparabili al monumento, fermate il cantiere!

Italia Nostra Siena - Presidente Lucilla Tozzi

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Italia Nostra chiede ad ANAS, STRABAG, imprese esecutrici, proprietà, Soprintendenza, Prefettura, e alle amministrazioni competenti di interrompere immediatamente i lavori. Nessuna misura di tutela e protezione prevista è stata attuata. Il monumento a rischio crollo.

Italia Nostra chiede l’interruzione immediata del cantiere per la costruzione del viadotto Siena-Grosseto, in località Monticiano, ad ANAS, STRABAG, imprese esecutrici, proprietà, Soprintendenza, Prefettura, e alle amministrazioni competenti perché ad oggi nessuna misura di tutela prevista è stata attuata a protezione delle Terme di Petriolo e i lavori stanno mettendo a grave rischio il monumento.

 Lo storico complesso risalente al XIV e XV sec., con la cinta muraria, la chiesa di Papa Pio II e le sorgenti di acqua sulfurea, conosciuto fin dall’epoca romana, citato in un’orazione di Cicerone, furono il primo complesso termale in muratura. Durante il Rinascimento, le Terme assunsero notevole prestigio, tanto che vi si recarono personaggi della famiglia dei Medici…

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“Terme di Petriolo a rischio crollo”, Italia Nostra chiede stop del cantiere

Fonte: La Repubblica

“Fermate il cantiere alle Terme di Petriolo”. E’ l’allarme lanciato da Italia Nostra che chiede lo stop immediato del cantiere per la costruzione del viadotto Siena-Grosseto a Monticiano. Lo storico complesso termale risalente al XIV e XV sec., con la cinta muraria, la chiesa di Papa Pio II e le sorgenti di acqua  sulfurea, conosciuto fin dall’epoca romana, secondo l’associazione “è a rischio crollo ma nessuna misura preventiva è stata effettuata”.  “Il cantiere per l’adeguamento a 4 corsie nel tratto Grosseto-Siena  appaltato da Anas alla Straba ne minaccia la sopravvivenza – ripete Italia Nostra –  perché nessuna delle misure indicate dalla Soprintendenza è stata attuata”. Immediata la risposta di Erasmo D’Angelis, sottosegretario ai trasporti al governo: “Grazie a modello di Débat Public tra due settimane partono i lavori per il recupero e la valorizzazione dell’intera area archeologica. Invece di assistere al degrado in atto da 40 anni abbiamo lavorato per un cantiere modello, paradossali le proteste di oggi”

 

Fonte: Qui Siena

Terme di Petriolo. Italia Nostra: “Danni irreparabili al monumento. Stop al cantiere” 
Italia Nostra chiede ad ANAS, STRABAG, imprese esecutrici, proprietà, Soprintendenza, Prefettura, e alle amministrazioni competenti di interrompere immediatamente i lavori.
Nessuna misura di tutela e protezione prevista è stata attuata. 

Non è una novità, purtroppo. Il cantiere relativo alla costruzione del viadotto Siena- Grosseto, nei pressi delle Terme di Petriolo, è da tempo indicato dall’associazione Italia Nostra, come a rischio. Nel mirino il complesso storico con la cinta muraria, la Chiesa di Pio II ele sorgenti di acqua sulfurea. Non è la prima volta che Italia Nostra lancia l’allarme su un rischio di danneggiamenti dei suddetti monumenti. Già poco tempo fa furono denunciate infiltrazioni di acqua nella storica chiesetta. Poco fa, con un comunicato stampa, Italia Nostra chiede l’immediato stop del cantiere: ” Italia Nostra – si legge nel comunicato – chiede l’interruzione immediata del cantiere per la costruzione del viadotto Siena-Grosseto, in località Monticiano, ad ANAS, STRABAG, imprese esecutrici, proprietà, Soprintendenza, Prefettura, e alle amministrazioni competenti perché ad oggi nessuna misura di tutela prevista è stata attuata a protezione delle Terme di Petriolo e i lavori stanno mettendo a grave rischio il monumento.
Lo storico complesso risalente al XIV e XV sec., con la cinta muraria, la chiesa di Papa Pio II e le sorgenti di acqua sulfurea, conosciuto fin dall’epoca romana, citato in un’orazione di Cicerone, furono il primo complesso termale in muratura. Durante il Rinascimento, le Terme assunsero notevole prestigio, tanto che vi si recarono personaggi della famiglia dei Medici e dei Gonzaga, oltre a papa Pio II. Oggi rappresentano uno dei pochi, se non l’unico, complesso termale con libero accesso per i cittadini in un paesaggio di straordinaria bellezza.
Ma il cantiere per l’adeguamento a 4 corsie nel tratto Grosseto-Siena (S.S. 223 di Paganico) appaltato da ANAS alla STRABAG ne minaccia la sopravvivenza. Il monumento è a rischio crollo poiché, ad oggi, nessuna delle misure di sicurezza e prescrizioni impartite a luglio 2013 dalla Soprintendenza è stata messa in atto.
Quanto prospettato dalle imprese dei lavori, confermato anche pubblicamente su Rai 3 durante la puntata dell’8 dicembre 2013 nella trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”, non è stato realizzato.
Non sono stati eseguiti:

  • monitoraggio per prevenire ed evitare dissesti al bene tutelato;
  • necessarie ed urgenti opere di restauro e manutenzione, al fine di scongiurare il rischio imminente e grave di totale ed irreparabile rovina di un bene irriproducile; 
  • impermeabilizzazione e messa in sicurezza del tetto della Chiesa;
  • consolidamento del campanile;
  • protezione dei capitelli dei pilastri di sostegno delle quattro arcate delle “Antiche Terme” e puntellature, con presidi di protezione, puntellamenti e rivestimenti temporanei delle sezioni murarie;
  • messa in sicurezza dei setti murari attraverso un ponteggio delle mura medievali;
  • collocamento di tappeti antivibrazione stradali;
  • percorso alternativo per i tir rispetto al tracciato di cantiere. Quanto alle ulteriori misure cautelative di cui la Soprintendenza richiedeva specificazione (tra cui velocità, peso e dimensione massime dei mezzi, numero di transiti giornalieri, attività di formazione del personale addetto alla movimentazione dei mezzi, presidi anti-urto a tutela delle strutture) nel progetto di messa in sicurezza non vi è traccia.

In assenza delle dovute cautele, i lavori hanno già arrecato danni: l’inadeguato sistema di canalizzazione, unito al disboscamento per la creazione della strada di cantiere, impedendo l’effetto drenante verso valle, ha fatto sì che con le prime piogge autunnali il fango invadesse le pozze termali che costeggiano il fiume Farma, riversandosi sulla cinta muraria, con grave rischio di cedimenti strutturali e inquinamento della sorgente. Ed è assolutamente inopportuna la realizzazione di una scogliera sull’alveo del fiume, con massi ciclopici, perché non solo non sarebbe in grado di consolidare lo smottamento in atto, ma costituirebbe un’opera irreversibile che interferirebbe con lo scorrimento del fiume deviandone il corso dell’acqua.
Il mancato rispetto delle prescrizioni, con il proseguire dei lavori, ha causato e causa notevoli danni e rischio di aggravamento, per lo stato dei luoghi, la chiesa e la cinta muraria. Gli interventi di restauro e manutenzione, come da prescrizioni della Soprintendenza, dovevano essere eseguiti prima di ogni altra attività.
Italia Nostra invita pertanto l’ANAS, la STRABAG, le imprese esecutrici, la proprietà, la Soprintendenza, la Prefettura, ogni altro Ente comunque coinvolto, per quanto di rispettiva competenza, ad interrompere o a far interrompere senza dilazione i lavori di cantiere, adottando o facendo adottare in maniera specifica e preventivamente alla ripresa dei lavori medesimi tutte le prescrizioni, funzionali al restauro, così come impartite dalla Soprintendenza. In assenza di positivo riscontro si riserva ogni azione legale”.

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