Geotermia: l’Amiata resiste, si aggiudica un round ma Regione ed Enel vanno avanti

Fonte: Il Cambiamento
Di: Valerio Pignatta

Il Tar Toscana ha annullato l’Autorizzazione Unica della Centrale geo-termoelettrica Bagnore 4 accogliendo il ricorso per motivi aggiunti presentato dall’avvocato Andrea Faccon. Il provvedimento autorizzativo è risultato viziato sotto il profilo “dell’eccesso di potere per difetto di presupposti e di motivazione, mancando le condizioni prescritte per il rilascio dell’autorizzazione unica, senza che siano state esternate le ragioni per le quali si è ritenuto di prescindere dalla puntuale verifica dell’ottemperanza delle prescrizioni impartite in sede di VIA, con un evidente sconfinamento dei poteri attribuiti dalla legge all’autorità amministrativa” (Si veda nell’allegato Pdf il testo integrale della sentenza). WWF e Italia Nostra hanno espresso soddisfazione, perché «la sentenza – hanno detto – riconosce, anche se in parte, le preoccupazioni espresse da tutte le Associazioni (WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista, Comunità Buddista Dzogchen) nei due ricorsi al Tar, curati dagli avvocati Andrea Faccon e Franco Zuccaro, in merito all’entrata in funzione della Centrale di Bagnore 4; la stessa Regione Toscana, aveva subordinato l’autorizzazione all’ottemperanza di più di 30 prescrizioni, a conferma degli impatti che una centrale del genere è destinata ad avere su salute ed ambiente e come dimostrano, ad esempio, le ingenti emissioni di fumi avvenute lunedì e martedì scorso dal pozzo di Bagnore 25, collocato nelle immediate vicinanze del sito destinato alla Centrale di Bagnore 4 e la cui composizione non è stata ancora resa nota dall’ARPAT».
Il WWF ha auspicato «che la sentenza del Tar possa costituire l’occasione per la Regione Toscana e la stessa Enel per rivedere il progetto di Bagnore 4 e cercare, attraverso un percorso partecipativo con le popolazioni locali, soluzioni alternative meno impattanti». «Da parte nostra – ha dichiarato Alice Faccon, referente Amiata del WWF Toscana – siamo pronti a continuare ad impegnarci ai fini della tutela del prezioso e unico ambiente dell’Amiata e delle popolazioni che ci vivono».
Ma dai toni della nota stampa diffusa l’altro giorno dalla Regione si evince abbastanza chiaramente che la riflessione e l’inversione di marcia auspicate non sono affatto scontate.
Quella della geotermia sul monte Amiata, nel cuore del Grossetano, è una vicenda che va avanti da tempo, troppo tempo sostengono i cittadini e gli ambientalisti che da anni denunciano la devastazione del territorio.
Nel dicembre scorso per iniziativa dei deputati Zaccagnini (Gruppo Misto), Pellegrini (SEL) e Zolezzi (M5S) (grazie alla documentazione fornita dai comitati locali riuniti sotto la sigla SOS Geotermia) è stata anche presentata una interpellanza alla Camera sulla questione della possibile proliferazione di centrali geotermiche nella zona del Monte Amiata (Si veda nell’allegato Pdf il testo integrale dell’interpellanza). In questi anni infatti la Regione Toscana ha avallato una politica di favore rispetto alla concessione di permessi per la ricerca di pozzi geotermici finalizzati alla costruzione di centrali per la produzione di energia elettrica.
E Bagnore 4 si trova proprio nel Grossetano, nel comune di Santa Fiora; è già in costruzione da qualche tempo ed è la centrale più grande, 40 megawatt. I lavori, peraltro, sono proseguiti a tutto spiano, anche la domenica, negli scorsi mesi malgrado pendesse al Tar il ricorso.
Le problematiche di questa situazione e gli interrogativi posti dall’interpellanza al ministro dello Sviluppo economico (nonché ai colleghi dei ministeri di Ambiente, Salute e Affari europei) sono vari e riguardano la qualità dell’aria, l’inquinamento anche dell’acqua e il suo esaurimento e la salute dei cittadini.
La Regione Toscana infatti ha commissionato nel 2010, tramite l’Agenzia regionale di sanità, alla fondazione Gabriele Monasterio e al CNR di Pisa uno studio epidemiologico di verifica di eventuali danni alla salute dei cittadini dal quale è emerso un +13% di mortalità maschile nei comuni dell’area geotermica amiatina rispetto alla media toscana.
In effetti, le sostanze tossiche immesse in atmosfera e nel ciclo delle acque non sono poche. I siti geotermici amiatini vengono classificati dal professor Eros Bacci (ricerca su incarico dell’ARPAT, Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) come secondi al mondo per numero, quantità e qualità degli inquinanti. Rispetto, ad esempio, a Larderello, sito storico geotermico, all’Amiata siamo a circa il doppio delle sostanze inquinanti riversate nell’ambiente.
Oltre tutto le emissioni di queste centrali hanno effetti sul riscaldamento globale ben oltre quelle elettriche alimentate ad olio combustibile e hanno un consumo delle risorse idriche locali spaventoso.
Per fare un esempio la centrale attiva di Bagnore 3 di 20 MW che è stata realizzata da Enel nel 1998 a ridosso delle fonti del fiume Fiora (che rappresenta circa il 75% dell’intero bacino idropotabile) ha causato un calo di circa il 50% di tale bacino. È ovvio che se su questa situazione innestiamo una nuova centrale di 40 MW aggiuntivi la situazione idrica non potrà che peggiorare. Le indicazioni geologiche raccolte stanno a indicare infatti che il bacino superficiale idropotabile ricarica almeno in parte il bacino profondo da cui si estraggono i fluidi per la geotermia.
Ma Enel non è più sola in questa corsa all’oro geotermico. Altre società si sono lanciate in questo business (Gesto Energy Consulting, Futuro Energia, Geothermics Italy, Terra Energy, Toscana Geo, Geoenergy srl, Exergia Toscana srl ecc.) alla ricerca di facili guadagni, che non sono motivati da nessun interesse per la comunità o per le reali esigenze del mercato elettrico, già saturo e anzi in calo.
Le richieste di permessi di ricerca di pozzi geotermici sono attualmente più di cinquanta, di cui la maggior parte in Toscana. Ce ne sono anche presso le zone limitrofe amiatine nelle Regioni Umbria e Lazio nonché in Sardegna. L’Italia centrale quindi sta rischiando di diventare un gruviera fumante che immette nuvole tossiche su valli incontaminate, vigneti e uliveti di pregio e cittadine medievali uniche al mondo (protette dalla Comunità europea se non addirittura dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco, come la Val d’Orcia) e che svuota il sottosuolo in profondità in zone fortemente sismiche. Con quali risultati? Per chi?
Anche sul fronte delle cosiddette compensazioni ambientaliinfatti i conti non tornano. Enel (protocollo Enel-Regione Toscana 2013) conferisce ai comuni geotermici rimborsi per problematiche ecologiche derivanti e alla Regione per diritti di estrazione solo una parte minima (più o meno un quinto) di quanto la stessa società riscuote dallo Stato come premio per produrre energia “rinnovabile”. Enel ha anche chiarito che qualora non ricevesse più tale premio ricontratterebbe senz’altro l’accordo economico pattuito con la Regione.
Intanto gli immobili, gli agriturismi e le coltivazioni di pregio si svalutano e diventa sempre più probabile che anche questa zona subirà le conseguenze del deserto geotermico tipico di altre zone con svuotamento della popolazione e devastazione ambientale.

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