La Regione: chiudete le cave in area protetta.Ma il Parco dice no

Di: Ferma la distruzione delle Alpi Apuane

Alpi Apuane. Clamoroso: il presidente dell’Ente Parco, pur di tutelare la lobby degli industriali del carbonato di calcio, va contro il Piano Paesaggistico approvato lo scorso 17 gennaio dalla giunta della Regione Toscana e da ratificare in consiglio, in base al quale l’80% (stima per eccesso, purtroppo) delle 45 cave attive presenti nel Parco andrebbero gradualmente chiuse.
Il presidente del Parco mistifica la realtà parlando delle cave come di un problema di paesaggio e non fa cenno alle responsabilità nel dissesto idrogeologico e della minaccia alle riserve idriche, di cui invece si parla con chiarezza nel Piano Paesaggistico della Regione, propugna l’escavazione in galleria come «ecocompatibile» quando invece è la più devastante per gli effetti sulle sorgenti carsiche della nostra acqua, si inventa un novero di occupati del settore che in tutta la provincia di Massa Carrara raggiungeva quella cifra (1500 con l’indotto) giusto 4 anni fa, all’inizio della crisi che ha investito il lapideo come ogni altro comparto industriale e commerciale.
Spende insomma la solita, vieta moneta del ricatto occupazionale per chiedere il ritiro di vincoli ritenuti troppo restrittivi per la sopravvivenza dell’attività estrattiva in quello che è stato definito un «geoparco» unico al mondo dall’Unesco.
BISOGNA INTERVENIRE SUBITO con una massiccia campagna di sensibilizzazione, anche attraverso la raccolta di firme, perché invece il Piano Paesaggistico reintroduca il divieto di escavazione sopra i 1200 metri già misteriorsamente scomparso, introduca il divieto di escavazione in galleria e passi immeditamente (non già entro l’anno!) alla ratifica del Consiglio Regionale.

Fonte: Il Tirreno
Di: Tiziano Baldi Galleni

Il presidente contrario al piano paesaggistico già adottato dalla giunta fiorentina:
«A rischio 1500 posti di lavoro»

SERAVEZZA. Le attività di cava all’interno del Parco delle Alpi Apuane rischiano di chiudere i battenti. Se non tutte, quasi. E secondo le stime del Presidente del Parco, Alberto Putamorsi, in bilico ci sono circa 1500 posti di lavoro. La giunta di Enrico Rossi ha infatti appena approvato il nuovo Piano paesaggistico della Regione, inserendo un vincolo di non poco conto: abolire le aree estrattive all’interno dei parchi. Nel dettaglio quelle che sono in pieno nella zona parco, completamente circondate dall’area tutelata, e non confinanti con l’area contigua di Parco.
Dunque, per quanto riguarda il Parco delle Alpi Apuane, quasi l’unico della Regione interessato da questo vincolo, si tratterebbe dell’80% delle cave, delle circa 45 attive. E a fare le spese di questa scelta, passata sul tavolo della giunta regionale (lo scorso 17 gennaio), ma che prima di diventare esecutiva deve essere approvata del Consiglio regionale, sarebbero anche tutti i siti di marmo (sempre all’interno del Parco delle Apuane) di Massa, di Fivizzano, parte di quelli di Carrara e praticamente tutti quelli dell’Alta Versilia, dove si salverebbero solo le Cervaiole e il comprensorio dell’Altissimo. Dovrebbero invece chiudere le cave della valle di Arni e del monte Corchia. Ovviamente la chiusura avverrebbe in modo graduale. Insomma, se da un lato si prova a tutelare l’ambiente, in questo caso per preservarne l’aspetto estetico del paesaggio, dall’altra ci si trova di fronte ad un territorio che fa del marmo la proprio economia trainante, e con questa decisione non sarebbero pochi i posti di lavoro a venire meno.
A dare la notizia è stato lo stesso Presidente del Parco, Alberto Putamorsi, che ha criticato senza mezzi termini la proposta del Piano paesaggistico. «Se fosse approvato dal Consiglio e dovessimo interpretare in maniera rigorosa e immediata quel vincolo – dice – circa 1500 famiglie rimarrebbero senza magiare, considerando le 500, 600, persone che lavorano direttamente nelle cave e la filiera annessa. Il Parco – spiega – non si assumerà questa responsabilità e chi se la assume sbaglia».
C’è ancora un po’ di tempo, forse tutto l’anno, prima che il Piano passi al vaglio del consiglio, e intanto il Presidente spera che in quella sede «vengano curati in maniera dettagliata tutti gli aspetti, riducendo l’impatto che avrebbe». Una piccola modifica c’è già stata in questi giorni. All’inizio era stato inserito anche un secondo vincolo: vietato scavare sopra i 1200 metri di altezza. Poi questo paragrafo è sparito dal Piano attuale e il comprensorio delle Cervaiole, oltre i 1200 metri, se l’è scampata.
«“Paradossalmente, il Piano allo stato attuale permette di salvare una cava impattante come quella delle Cervaiole» commenta Putamorsi. E il problema per il Presidente sta nella logica in cui è stata pensata. «Se ci sono cave dannose a livello paesaggistico, e ci sono, l’ho sempre detto, ad esempio la Padulello, Biagi, Casola, e la Focolaccia, vanno e eliminate. Anche se ammetto che non sia facile far cessare le attività. Altra cosa è chiudere dei siti sulla base di un criterio astratto: è incomprensibile e sono contrario, ci vuole una verifica sul sito». Secondo Putamorsi la Regione ha anche tradito i principi fondativi del Parco che «nasce con un patto tra le comunità locali e la Regione – spiega il Presidente – e il governo dell’area tutelata deve essere fatto in modo congiunto. Invece c’è stata un’azione unilaterale: stanno dettando le regole senza consultarsi con gli enti locali e il territorio».

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