“Salviamo le Apuane”: “Bene lo stop alle cave”

Fonte: Lucca in diretta

“Finalmente anche in Regione si sono accorti del disastro ecologico ma anche economico che sta devastando le Apuane, ormai da molti anni”. Così commenta il gruppo Salviamo le Apuane che già dal 2009 sta denunciando “questa gravissima situazione con documenti, mobilitazioni, controproposte e con il gruppo facebook chiedendo – sottolinea il gruppo -un rapido programma di chiusura delle cave,  l’apertura di una fase di riconversione e con lo sviluppo di un grande progetto di elaborazione di nuove economie ecologiche che investano anche l’altro grande fenomeno di distruzione delle Alpi, l’abbandono della montagna, e che arrivi anche a modificare il rapporto tra le città che fanno corona alle Apuane e le Apuane stesse”.
“Si tratta di una proposta complessa – aggiunge Salviamo le Apuane -, che vuole affrontare tutte le questioni, prime di tutte quelle sociali e quelle ambientali, senza scorciatoie e con la necessaria radicalità, vista la grande alterazione della montagna , delle acque,delle risorse e del paesaggio, che sono tra le principali ricchezze a disposizione degli abitanti. Le nostre proposte si trovano su sito www.salviamoleapuane.org. Siamo contenti che il Piano Territoriale e Paesistico regionale affronti questo argomento, anche in controtendenza con altre leggi regionali (Attività produttive, Usi civici), e con le stesse scelte del Parco sempre più subalterno alle grandi forze che dominano il settore, ormai preda di multinazionali e di infiltrazioni equivoche. Finora eravamo stati considerati dei visionari, degli estremisti o dei sognatori. Ora che la nostra posizione comincia ad essere riconosciuta, chiediamo a tutti di collaborare con noi sia alla vertenza cave, sia alla diffusione della reale situazione di distruzione, sia alla rimozione degli equivoci e delle  argomentazioni alle false retoriche sulla questione marmo, ma anche e soprattutto alle attività di sperimentazione già in corso o di prossima attivazione alla ricerca di modelli di fruizione delle risorse della montagna e delle relazioni con la città per costruire pezzi di concreta alternativa economica (nell’agricoltura, pastorizia, turismo, artigianato, servizi, ecc.), un patrimonio sociale e creativo per le giovani generazioni”.

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