Archivi Mensili: marzo 2014

Rinviata la decisione sull’autorizzazione dell’impianto eolico sul Monte Gazzaro

Comunicato congiunto
Italia Nostra Firenze
Comitato Monte Gazzaro, No eolico selvaggio

Nuove centinaia di pagine si sono aggiunte all’ultimo momento alla migliaia che costituiscono il progetto presentato dalla Società Hergo Wind per installare sei pale eoliche sul crinale del Monte Gazzaro nei comuni di Barberino, Firenzuola e Scarperia. Sono le ultime “integrazioni” che i proponenti hanno sentito il bisogno di presentare in Regione prima dell’inizio della Conferenza dei Servizi che martedì mattina avrebbe dovuto autorizzare la costruzione dell’impianto.
Che il progetto fosse carente e lacunoso – ITALIA NOSTRA l’aveva detto da mesi insieme ai rappresentanti del Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio, presenti insieme alla Conferenza, come osservatori – un progetto che fa acqua da tutte le parti come è ampiamente dimostrato dalle decine e decine di prescrizioni e richieste di integrazione presentate dagli  Enti interessati all’autorizzazione nel corso del procedimento, a partire dal 2012. E nuove integrazioni e richieste di modifiche sono emerse nel corso della riunione di martedì, a partire da quelle da apportare alla prevista variante urbanistica.
Per questo quasi otto ore di riunione non sono bastate per decidere se autorizzare o meno l’impianto.
Un incontro dominato dalla convinzione che per lo Stato gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili – a prescindere da produttività, collocazione, impatto ambientale – sono sempre e comunque “opere di pubblica utilità e indifferibili”. E cosí i funzionari della pubblica amministrazione si sentono vincolati da questo indiscutibile principio. Sembra quasi impensabile che si possa anche dire no a un impianto eolico. Anche se dei no in passato sono stati detti, come nel caso della proposta di impianto sul Monte Faggiola nel comune di Firenzuola.
Ma il flusso regolare di “pareri favorevoli con prescrizione” – che avrebbe fatto dell’incontro una riunione faticosa ma comunque conclusiva – è stato interrotto da qualche voce fuori del coro, solo parzialmente prevedibile. Scontato il no deciso del Comune di Firenzuola sia all’autorizzazione paesaggistica sia alla variante urbanistica. Anche il rappresentante del Comune di Barberino, che non si è pronunciato sulla variante urbanistica, ha detto no all’autorizzazione paesaggistica e a quella idrogeologica. Molto disponibile, invece, il nuovo rappresentante del Comune di Scarperia-San Piero a Sieve che si è dichiarato favorevole al nuovo assetto urbanisticoe non ha fatto cenno al parere fortemente negativo espresso a suo tempo dalla Commissione del Paesaggio del Comune di Scarperia.
La contrarietà totale o parziale dei comuni interessati era già emersa in sede di valutazione di compatibilità ambientale, ma, in quella sede, era stata vanificata dal parere favorevole della Soprintendenza ai beni paesaggistici e ambientali.
E proprio dal rappresentante della Soprintendenza, durante la Conferenza dei Servizi, è arrivato un fulmine a ciel sereno: ulteriori approfondimenti sui danni alle superfici boscate e una ragionevole attenzione ai princípi contenuti nel nuovo Piano del Paesaggio della Regione Toscana, presenti anche nell’intesa firmata il 13 Dicembre scorso da Regione e Ministero dell’Ambiente, hanno portato a formulare un parere negativo in relazione all’autorizzazione paesaggistica.
Meraviglia e sconcerto sono apparse sulla faccia degli astanti che, nel corso del pomeriggio, si sono trovati un bel nodo da sciogliere. Per questo la Conferenza dei Servizi verrà riconvocata entro 45 giorni.
Alla fine dell’incontro 
Italia Nostra e gli osservatori del Comitato hanno espresso apprezzamento per la scelta coraggiosa della Soprintendenza e hanno citato ancora una volta l’affermazione dell’assessore Anna Marson: “Il Piano, ora all’attenzione del Consiglio regionale […], costituisce tuttavia già da ora, con la sua ricca dotazione di conoscenze, un riferimento significativo per una presa in conto più adeguata dei paesaggi oggetto di progetti di trasformazione”.
Italia Nostra e il Comitato Monte Gazzaro ribadiscono : “Non staremo con le mani in mano ad aspettare la prossima convocazione della Conferenza dei Servizi, ci muoveremo ancora su piú piani, convinti che i problemi che sono emersi nel primo incontro della Conferenza dei Servizi non possono essere risolti esclusivamente su un piano tecnico-giuridico, ma che abbiano significativi risvolti di tipo culturale e politico”.
Mariarita Signorini – Italia Nostra Onlus Firenze

Tavola rotonda sulla tutela del paesaggio

Vi invitiamo a partecipare alla tavola rotonda che si terrà mercoledì 2 aprile alle ore 15.30 presso la Facoltà di Lettere, Piazza Brunelleschi, dal titolo “La Tutela del Paesaggio”.
Aderisce anche Italia Nostra: sarà presente come relatore il professor Rombai, Presidente della sezione di Firenze.

Il palo (eolico) e la pagliuzza

Fonte: Osservatorio Molisano sulla Legalità

Isernia, 25 marzo 2014
Con una nota congiunta a firma Petraroia, vice presidente della regione Molise e Facciolla, assessore all’ambiente del medesimo ente, inviata lo scorso 3 marzo a una serie di soggetti, gli amministratori locali diffidavano il presidente della regione Campania, Caldoro, affinché non procedesse alla conferenza di servizi convocata per il medesimo giorno per discutere dell’autorizzazione all’istallazione di una centrale eolica della potenza di 39 MW in agro del comune di Morcone nel beneventano. La richiesta veniva giustificata in quanto la regione Molise, confinante con la Campania, non era stata interessata né chiamata in causa secondo quanto stabilito dalle norme vigenti nel caso in cui siti di particolare interesse, come nel caso dell’area in questione, confinante con il sito di Altilia di Sepino, il tratturo Pescasseroli-Candela ed il Massiccio del Matese, potessero essere minacciati da interventi contrastanti con l’articolo 9 della costituzione sulla tutela del paesaggio. Da articoli apparsi sul quotidiano “Il Sannio Quotidiano”, sembrerebbe che il tavolo sia stato aggiornato al prossimo 23 aprile, stando alle dichiarazioni del consigliere regionale della Campania, Giulia Abbate, la quale, unitamente ai suoi colleghi Colasanto e Lonardo, si è fatta promotrice di una richiesta di moratoria inviata al presidente Caldoro.

Continua a leggere →

Il Cnr valuterà i fanghi della Tav

Fonte: La Repubblica, Firenze 26/3/2014
Di: Franca Selvatici

Il Cnr valuterà i fanghi della Tav il gip “promuove” Italferr e Nodavia 

ITALFERR e Nodavia hanno messo in ordine la propria organizzazione, hanno allontanato dirigenti e manager sotto inchiesta, hanno creato organismi di vigilanza anticorruzione: perciò potranno continuare a gestire l’appalto del tunnel dell’alta velocità ferroviaria di Firenze, i cui lavori – finiti al centro della maxi-inchiesta per traffico di rifiuti, discariche abusive, truffa, frode in pubbliche forniture, falso, associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio – sono fermi da oltre un anno. Così ha stabilito il gip Angelo Antonio Pezzuti, che ha respinto la richiesta dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei di interdire Italferr e Nodavia dall’esercizio della attività nell’appalto Tav di Firenze.
Italferr è la società di progettazione del Gruppo Ferrovie, che ha il compito di vigilare sui lavori del tunnel di Firenze. Ha allontanato i dirigenti coinvolti nell’inchiesta, ha affidato al Consiglio nazionale delle ricerche la valutazione della natura delle terre, delle rocce e dei fanghi di scavo, ha disposto il rinnovo della valutazione delle riserve (cioè dei maggiori prezzi) presentate dalla società appaltatrice, ha rinnovato la richiesta di autorizzazione paesaggistica per i lavori che ricadono in aree tutelate, come i viali di circonvallazione e la Fortezza da Basso, sotto la quale è previsto il passaggio del tunnel. Nodavia è la società consortile costituita da Coopsette (70%) e Ergon (30%), ora acquisito da Condotte. Ha sostituito gli amministratori coinvolti nell’inchiesta. Si salva dall’interdizione anche la società Varvarito, per la quale la procura chiedeva la revoca della autorizzazione alla gestione dei rifiuti. La decisione del gip è giunta oltre un anno dopo la richiesta dei pm, che risale al 5 marzo 2013 e riguardava anche Seli (la società della maxi trivella Monna lisa) e gli autotrasportatori Hidra e Htl: per queste tre aziende, però, il 14 marzo scorso il pm Monferini aveva revocato le richieste di interdizione. Le società restano sotto accusa per illecito amministrativo in relazione ai reati contestati ai loro amministratori.
Il gip ritiene, peraltro, che gli impegni adottati da Italferr e da Nodavia siano adeguati per prevenire il rischio che si ripetano gli innumerevoli illeciti d o cementati dalle indagini dei Carabinieri del Ros e del Corpo Forestale: lavori di scavo fatti così male da mettere a rischio la stabilità della scuola media Ottone Rosai; conci di rivestimento delle gallerie a rischio collasso; fanghi scaricati in fognatura o depositati in vallate stupende; incessante attività di lobby con scambio di favori e di incarichi con componenti della Commissione valutazione impatto ambientale del Ministero e della Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Attività, quest’ultima, nella quale era regina – secondo le accuse-la ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti (Pd).
Ora i pm chiuderanno le indagini.

I costi di Tav in Italia

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Mariarita Signorini su TAV e Metro C di Roma all’interno del convegno di sabato scorso “Il Passante Alta Velocità di Firenze. Da un progetto insostenibile ad un modello innovativo”.

I costi di Tav in Italia
Mariarita Signorini Italia Nostra

Da un estratto ufficiale di RFI sui costi dell’Alta Velocità nel nostro Paese, coi confronti esteri emergono le motivazioni che ne giustificherebbero le notevoli differenze aggiuntive: pari circa a 3 volte in più rispetto a Francia e Spagna

FRANCIA

SPAGNA

ITALIA

10M Euro/km

9M Euro/km

32M Euro/km per linee realizzate

13M Euro/km

15M Euro/km

45M Euro/km per linee in progettazione o in realizzazione

Le motivazioni per questi costi esorbitanti (dati confermati anche da estratti aggiornati di fonti indipendenti come Wikipedia) sarebbero dovuti:

  • Al fatto che oltre a essere linea ad Alta Velocità sarebbe anche ad Alta Capacità.
    Difficile da credersi perché si continua a investire per la costruzione di strade e autostrade: 81 miliardi per infrastrutture stradali -17 per le ferrovie -13,5 per le metropolitane
  • All’alta antropizzazione del territorio e per gli alti costi dell’acquisizione aree.
    L’italia ha una densità abitativa, nelle zone attraversate dall’AV,che va dai 150-420 abitanti per Kmq, contro i 40-130 abitanti per Kmq delle linee francesi e i 25-85 abitanti per Kmq delle linee in Spagna; ma non è certo da oggi.
  • Alle prescrizioni ambientali e territoriali e ai maggiori costi dovuti alle richieste degli Enti locali.
    Ma è di ieri la notizia delle 20 condanne per i danni ambientali prodotti da Tav in Mugello.
  • Alla conformazione orografica del territorio e sismicità.
    Di tutto ciò non era stato tenuto conto in fase di progetto?

Mentre per quanto riguarda costi e investimenti sulla rete tradizionale, dal Rapporto Pendolaria di Legambiente a fine 2013 risulta che

  • 2,9 milioni di pendolari ogni giorno prendono il treno, ma a fronte di un incremento di passeggeri del 17% (dal 2009) gli investimenti sono diminuiti del 25% (solo nel 2013 c’è stato un decremento di passeggeri
  • 1,4% dovuto a ulteriore diminuzione di treni e servizi.

Alcune considerazioni sono d’obbligo

  • la costruzione della dorsale AV Torino-Napoli è costata moltissimo e nasconde certamente sprechi, corruzione, compensazioni improprie a Enti territoriali per ottenerne il consenso, tutto ciò non ne fa certo un esempio da imitare (infatti, altre nazioni hanno speso molto meno, realizzando le opere in tempi più brevi e conseguito un rapporto costi/ benefici più accettabile). Detto questo, non è scontato che, se non si fosse investito sull’AV in un Paese come il nostro, si sarebbero destinati fondi equivalenti al potenziamento della rete tradizionale e del trasporto locale, ma è altrettanto chiaro, a questo punto, che tocca alle Amministrazioni fare pressione e pretendere dallo Stato investimenti nell’acquisto di nuovi treni, che si migliori la qualità del servizio, che si risolvano i problemi di sovrapposizione delle linee pendolari coi flussi nazionali locali e merci.
  • attualmente la spesa per il trasporto locale a livello nazionale va dall’0,2% al 2% (solo per rare punte d’eccellenza al nord) ma questo settore continua ad essere percepito dalla classe dirigente (politica e non) come una fonte di spreco, senza minimamente considerarne le valenze sociali e ambientali: basta vedere le conclusioni della “spending review” fornita da Cottarelli al Governo Renzi che persiste nell’indicare nel settore del ” trasporto pubblico” la principale posta di risparmio nei prossimi tre anni (molto più che per la scuola, la sanità o i costi della politica) a dispetto delle condizioni ormai miserevoli in cui sono ridotti treni e bus urbani o regionali per sporcizia,mancanza di manutenzione ordinaria, mancanza di puntualità. 
  • è vero che l’AV serve solo i flussi di traffico tra le grandi città del centro nord, ma, se non si fosse realizzata, oggi il treno in Italia avrebbe un ruolo ancora più residuale: chi lo utilizzerebbe tra Milano e Roma (o tra Milano e Firenze) se i tempi di percorrenza fossero ancora quelli di venti anni fa? 
  • tuttavia il sud resta fortemente escluso e penalizzato da queste scelte: l’AV si ferma a Napoli.
  • ed è anche vero inoltre, che finora l’AV non ha prodotto l’effetto a catena di rilancio del sistema ferroviario complessivo che era lecito aspettarsi. Mi spiego meglio: oggi viaggiare in treno da Milano a Siena (nonostante i tempi non entusiasmanti della tratta Firenze Siena) è possibile in poco più di tre ore, tempo nettamente competitivo rispetto a qualsiasi altro mezzo di trasporto, perché l’A.D. delle Ferrovie Moretti non ha fatto nulla per promuovere queste sinergie, che semmai ha penalizzato, imponendo biglietti separati, non promuovendone le opportunità etc.
  • dai dati di Co.Mo.DO (Confederazione Mobilità Dolce alla quale Italia Nostra ha aderito) risulta che in Italia ci sono 6.400 km di Ferrovie dismesse, e centinaia di stazioni abbandonate, una rete che conviene riutilizzare, non solo perché rappresenta un patrimonio dell’archeologia industriale, ma perché costituisce un’opportunità di fruizione sociale, ecologica, economica per una mobilità non ad alta velocità, ma di grande fascino che può diventare per questo un volano per il turismo dato che l’orografia del territorio ne è stata segnata profondamente e il reticolo ferroviario “dimenticato” è diventato paesaggio

È necessario arrestare il sottoattraversamento fiorentino di TAV
Il progetto TAV nella città Patrimonio dell’Unesco, continua a presentare le insormontabili criticità, già evidenziate anche nel mio intervento al congresso dei soci di Italia Nostra del novembre 2011 e ribadito in altri convegni organizzati negli anni seguenti dal comitato NO TUNNEL TAV:

  • è economicamente illogica;
  • contiene ripercussioni ambientali molto elevate (necessità di realizzare una discarica – attualmente NON prevista – in cui conferire il rifiuto speciale ottenuto dalla trasformazione del terreno scavato dalla fresa durante la realizzazione delle gallerie);
  • il progetto è lacunoso: contiene criticità che incidono sulla salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata,
  • il danneggiamento atteso degli edifici è stato sottostimato perché è stato calcolato con un valore del volume perso nettamente inferiore a quello consigliato dalla comunità scientifica operante nel settore;
  • il danneggiamento atteso degli edifici è stato sottostimato perché non è stato considerato il cosiddetto “effetto deriva” che insorge durante lo scavo delle gallerie nei tratti in curva;
  • il problema dell’interferenza dell’opera con la falda è stato sottovalutato (rischio idrogeologico in corrispondenza dell’imbocco Nord, dell’imbocco Sud e della Stazione AV);
  • il progetto strutturale della stazione AV non rispetta le Norme tecniche Costruzioni del 2008 (dopo il terremoto dell’Aquila) essendo stata calcolata l’azione sismica in maniera errata; quindi non è stato adeguatamente ridotto il rischio sismico di un’opera di notevole importanza strategica;
  • il danneggiamento atteso degli edifici è stato sottostimato perché non è stato preso in considerazione il fenomeno indotto dallo scavo delle due gallerie con una sola fresa;
  • la Fortezza da Basso, capolavoro dell’architettura militare del Rinascimento, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e realizzata tra il1534 ed il 1537, sarà esposta a un rischio nettamente maggiore di quello previsto dal Genio Civile e vidimato dall’OA (in corrispondenza di questo monumento d’importanza nazionale si sommano gli effetti derivanti dall’uso di un inadeguato valore del volume perso, dalla mancata considerazione dell’“effetto deriva” e dallo scavo della seconda galleria – quella che passa sotto i bastioni – in maniera nettamente differita rispetto alla prima).

In un Parse dove i Beni culturali e archeologici dovrebbero essere il motore dello sviluppo si assiste inermi alIa distruzione degli stessi Beni per favorire grandi opere insensate, voragini di soldi pubblici e principali fonti di corruzione.
l sottoattraversamento Tav di Firenze con la nuova stazione Foster farà la fine della Metro C di Roma?
La Metro C, nelle mani di Caltagirone, Astaldi e lega cooperative prosegue.
Invece di fermarla a San Giovanni o deviarla in zone sostenibili come Circo Massimo o a Piramide (nel quartiere Ostiense), dove incrocerebbe comunque la linea della metro B, è stata mandata avanti con pervicacia, per incrociarla al Colosseo, cuore di Roma, il centro archeologico che tutto il mondo ci invidia. La stazione sarà costruita a cielo aperto con un cantiere lungo da 180 a 230 m, largo più di 40 m e profondo 35. Durerà oltre dieci anni, in un luogo tanto delicato e sublime, con macchinari, gru, carroponti giganteschi (vedi il cantiere di San Giovanni). Lo spettacolo è già da ora insostenibile e danneggia in modo irreparabile l’immagine di Roma. Il cantiere di dimensioni intollerabili troneggia già davanti al Colosseo accanto ai Fori imperiali e sotto i templi, con paratie di cemento e illuminazione da stadio.
La metro C partita con Rutelli e Veltroni è continuata con Alemanno e sembra proseguire ora col Sindaco Marino, dopo mesi di polemiche e trattative sui fondi che,a suo dire, sarebbero finiti! Ed è l’ennesimo scandalo di un’opera, concepita con la legge obbiettivo, dai costi più che raddoppiati rispetto ad altre metro, nonostante metà percorso sia in superficie, avendo utilizzato la preesistente ferrovia. Con ritardi accumulati di più di due anni, E senza che il progetto sia stato sottoposto a necessaria VIA, che sarebbe d’obbligo dato che c’è stato un cambio di tracciato proprio nel tratto San Giovanni – Colosseo, proprio come a Firenze non è stata sottoposta a VIA la nuova Stazione Foster per TAV.
In un paese civile tutto questo non succederebbe: si trovi il coraggio ora di fermare scempi simili.

Tav in Mugello, condannati i vertici del consorzio Cavet

Fonte: La Repubblica

Per i danni provocati per i lavori della linea ferroviaria tra Firenze e Bologna.
Disposto obbligo di bonifica e il ripristino dei luoghi

I vertici del Consorzio Cavet, controllato da Impregilo, sono stati condannati a Firenze nell’appello bis per i danni provocati nel Mugello per i lavori della linea ferroviaria Tav fra Firenze e Bologna. Gli imputati erano 30, 19 le persone condannate. I vertici Cavet Carlo Silva, Pierpaolo Marcheselli e Franco Castellani sono stati condannati a 4 anni e mezzo per traffico illecito di rifiuti. Due anni e un mese di arresto per Alberto Rubegni e Giovanni Guagnozzi per omessa bonifica. Cavet è responsabile civile.
I reati contestati riguardano la destinazione delle terre di scavo che, per l’accusa, sono state smaltite in cave o in siti per i quali ci sarebbero state delle certificazioni illegittime. Questo avrebbe provocato l’ inquinamento di diverse aree. Fra gli imputati, dirigenti e tecnici Cavet, direttori di cantiere, titolari di ditte di betonaggio e responsabili di cave o siti per lo smaltimento delle terre.
Sempre per Cavet, i giudici hanno stabilito un anno e 11 mesi di arresto per Valerio Piscitelli, Roberto Miccoli e Giulio Frulloni.
I giudici hanno poi stabilito per alcuni dei condannati (anche di Cavet) l’interdizione dai pubblici uffici e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. I lavori per la realizzazione della linea ferroviaria, realizzata da Consorzio Cavet, iniziarono nel ’96 e sono finiti nel 2009: la tratta e’ di 78,5 km, di cui 73,3 in galleria.
La corte d’appello di Firenze ha disposto l’obbligo di bonifica e il ripristino dei luoghi per i vertici del Consorzio Cavet condannati al processo sui danni provocati nel Mugello per i lavori di costruzione della Tav fra Firenze e Bologna.
I giudici hanno poi stabilito risarcimenti danni (che saranno quantificati in sede civile) per lo Stato, il ministero, Regione, Comuni e Province del Mugello. Fra i danni che dovranno essere risarciti il giudici ha inserito anche quelli per omessa bonifica  di alcuni dei 24 corsi d’acqua che, secondo l’accusa, sono stati inquinati dai lavori per la Tav. Il processo di oggi è un appello bis, i reati legati ai corsi di fiumi sono stati comunque considerati prescritti.
Riguardo le bonifiche “i vertici Cavet – ha spiegato uno dei legali del Consorzio, Giuseppe Zanalla – sono stati assolti per la gestione dei siti di proprietà o gestiti dal Consorzio. Le bonifiche, riguardano quindi siti esterni. Resta poi da capire – ha aggiunto – perchè il traffico illecito di rifiuti è stato ritenuto prescritto in alcuni casi e non in altri”.
“Una condanna severa”. Così il pm di Firenze Giulio Monferini ha commentato le condanne al processo d’appello bis per i danni provocati dai lavori per la Tav fra Firenze e Bologna. Il pm ha parlato di “un’affermazione precisa e puntuale delle responsabilità” aggiungendo che: “I giudici hanno recepito la ricostruzione dell’accusa”.
In primo grado, nel 2009, vennero condannate 27 persone a pene fino a 5 anni di reclusione per reati ambientali.
In appello, nel 2011, gli imputati vennero assolti. La Cassazione ha poi annullato nel marzo 2013 quella sentenza ordinando un appello bis, che si è concluso oggi pomeriggio con la condanna di 19 imputati, su 30, fra i quali i vertici del Consorzio Cavet che ha costruito l’opera.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: