Focolaccia: “un passo rubato”

Comitato SOS  Alpi  Apuane

Alpi Apuane Cava di marmo del Passo della Focolaccia.
La logica del profitto non conosce limiti; arriva persino a distruggere quello che la Natura ha impiegato millenni per costruire.
E’ quanto sta avvenendo sotto gli occhi di pochissimi addetti ai lavori, nel cuore delle Apuane, dove nel corso di un’opera devastatrice che dura da oltre 30 anni e’ stata addirittura cancellata da una zona di grande pregio ambientale e di impareggiabile bellezza la cresta di un monte; sì la cresta di un monte! che univa il monte Cavallo al monte Tambura, tagliata dai fili elicoidali e da moderne apparecchiature.
Si trova al passo della Focolacela ad una quota di 1650 metri slm., a cavallo del confine dei comuni di Massa e di Minucciano, confine che oggi risulta abbassato di oltre 50 metri!
L’attività di escavazione ha prodotto numerosi danni indelebili, come l’alterazione e la deturpazione di bellezze naturali, offendendo e oltraggiando così l’ambiente circostante sia sotto il profilo geologico, per le imponenti modificazioni morfologiche dell’assetto territoriale (ivi compresa l’ostruzione di cavità naturali in zona carsica), sia sotto il profilo idrogeologico, per l’ostruzione della parte iniziale dell’alveo del torrente “Acqua Bianca”, ed in considerazione quella in oggetto è una zona ad alta vulnerabilità degli acquiferi, strettamente collegati con la sorgente del fiume Frigido di Forno, che risulta essere la più grande della Toscana.
E’ stata distrutta una dolina (un grande “imbuto” naturale che convoglia le acque piovane nelle falde acquifere), cementificandola e trasformandola in un deposito d’acqua per la cava in questione.
Grave il danno al patrimonio botanico per la presenza nella zona di numerose specie strettamente endemiche delle Apuane, con la scomparsa di una pianta relitta: l’herminium pyrenaicum a suo tempo segnalata dal professor Erminio Ferrarini.
Grave il dissesto idrogeologico provocato dall’enorme ravaneto sottostante (materiale di scarto) che ha comportato, tra l’altro, il massacro di moltissime piante, ravaneto che essendo in precario equilibrio rappresenta di fatto una situazione di grave pericolo per le popolazioni sottostanti (paesi di Gorfigliano e Gramolazzo) in caso di gravi calamità naturali come quelle che si sono verificate sul versante versiliese, garfagnino e carrarese delle Apuane che hanno seminato morte e distruzione.
Per ultimo, ma non per importanza, si segnala il grave inquinamento acustico provocato continuamente dai rumori delle macchine operatrici e dalle deflagrazioni che raggiungono anche le vette circostanti dove nidificano rapaci protetti e molto rari.
Si vuole evidenziare che trattandosi di un’attività estrattiva praticata ad alta quota (1650 slm.) almeno quattro o cinque mesi l’anno causa neve questa attività viene sospesa e come tale questa sospensione lavorativa la paga la collettività, pertanto la collettività sostiene un’attività che produce danni indelebili a un bene comune come l’ambiente e il paesaggio una risorsa importante per un paese a vocazione turistica come il nostro.
Pertanto si chiede l’immediata cessazione di detta attività.

Fotografia risalente agli anni ’50 dove si vede da destra verso sinistra il monte Cavallo e il passo della Focolaccia ancora integro come madre natura l’ha creato

Fotografia risalente agli anni 90 dove si vede da destra verso sinistra il monte Cavallo,poi dove c’era il passo della Focolaccia come testimoniato dalla foto precedente,ora c’è una grande cava di marmo che ha letteralmente cancellato il più alto valico delle Alpi Apuane, modificando drasticamente l’assetto territoriale dell’area. Le immagini rendono bene evidente lo scempio che è stato perpetrato in quet’area. La situazione attuale è molto peggiore di quella fornita da queste immagini.

Questa immagine della cava di marmo del ex Passo della Focolaccia scattata dal monte Cavallo evidenzia una situazione gravissima quanto emblematica: l’attività estrattiva ha tagliato la cresta che un tempo univa il monte Tambura al monte Cavallo, abbassando di oltre 50 metri il passo stesso, provocando un irreversibile danno ambientale e paesaggistico.

Cava di marmo della Focolaccia vista dal versante massese in prossimità del bicacco Aronte. Sulla destra si nota in maniera inequivocabile la cresta tagliata. Questa immagine getta nello sconforto: non è una pianta che una volta tagliata può ricrescere o la si può reimpiantare; una montagna tagliata non c’è più, per sempre.

Interno della cava di marmo del passo della Focolaccia: è evidentissimo il danno inflitto all’ambiente.

L’attività estrattiva del marmo, dopo aver tagliato la cresta che univa il monte Tambure al monte Cavallo e cancellato letteralmente il più alto valico delle Alpi Apuane (il passo della Focolaccia), da alcuni anni si è spostata sulla base est del monte Cavallo, incominciando a distruggere la base stessa come evidenzia in maniera inequivocabile questa immagine.

Anni ’35: Passo della Focolaccia e monte Cavallo ancora totalmente integri.

Partendo da destra: monte Cavallo e passo della Focolaccia. E’ evidentissimo il disastro ambientale perpetrato dall’attività estrattiva: la base est del monte Cavallo, lato garfagnino, è devastata ed il passo della Focolaccia letteralmente cancellato. Inoltre la grandissima discarica di materiale di scarto (ravaneto) posto sotto la cava ha creato un gravissimo dissesto idrogeologico con pericolo di danno grave per l’incolumità pubblica, ostruendo la parte iniziale del torrente Acqua Bianca e provocando la distruzione di numerose piante e della locale copertura vegetale. Questo ravaneto formatosi in conseguenza di tale attività ha un dislivello di oltre 400 metri.

La catena montuosa settentrionale delle Alpi Apuane: è evidente l’immenso valore ambientale e paesaggistico di questo capolavoro della natura. A partir da destra: il monte Pisanino, il monte Cavallo, la devastante cava del passo della Focolaccia, il monte Tambura.

Da destra verso sinistra il monte Pizzo d’Uccello, il monte Pisanino,il monte Cavallo, la devastante cava di marmo del passo della Focolaccia e il monte Tambura.

Questo comunicato e spinto da un profondo senso civico, in quanto è un dovere di tutti difendere un bene comune come il proprio ambiente ed il proprio paesaggio.
Il paesaggio rappresenta di fatto una risorsa importante per un paese a vocazione turistica come il nostro. Abbiamo quindi scelto non solo di stare dalla parte dei cavatori ma anche dei loro figli, nipoti e pronipoti.

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