Archivi Mensili: aprile 2014

Tuteliamo gli scavi di Piazza Tito Schipa a Lecce dal progetto di parcheggio interrato e centro commerciale

Firmiamo e facciamo firmare la petizione on-line per fermare ruspe e cemento che minacciano l’importantissimo sito archeologico dell’ex caserma Massa a Lecce dove fino agli anni ’70 sorgeva la chiesa di Santa Maria del Tempio distrutta dalla peggiore foga salenticida. Non permettiamo che si ripeta questa oscena e orrida storia di deviazione culturale!!!
Cliccate qui per firmare

Ministro dei Beni Culturali: Tutelare gli scavi di Piazza Tito Schipa a Lecce
Tuteliamo gli scavi di Piazza Tito Schipa a Lecce, i resti del quattrocentesco convento
di Santa Maria del Tempio, dal progetto di parcheggio interrato e centro commerciale!

Lecce “capitale europea della cultura” non immoli al traffico e al cemento le testimonianze archeologiche della sua storia.

Al
Ministro dei Beni Culturali
Sindaco di Lecce
Direttore Regionale Beni culturali
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Brindisi, Lecce e Taranto
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia
e per conoscenza
Prefetto Lecce
Presidente della Provincia Lecce

Gli scavi archeologici in piazza Tito Schipa a Lecce sono uno spaccato unico della storia medievale e rinascimentale della città. Essi potrebbero evidenziare ulteriori testimonianze ancora più antiche.
Il progetto, insostenibile ed obsoleto, di un centro commerciale con megaparcheggio interrato nella stessa area, minaccia la conservazione del sito archeologico e ne impedirà la fruibilità pubblica; oltre a incrementare il traffico e l’inquinamento nel centro della città e a danneggiare le piccole attività commerciali del quartiere.
Un Parco urbano archeologico e verde è, invece, l’intervento necessario per salvaguardare e valorizzare tale area, adiacente alla cripta di S.Lucia (unica a Lecce), al Castello Carlo V, ai teatri Apollo e Politeama. Occorre ricollocare nell’area la tettoia Liberty, quale punto di riferimento sociale e commerciale. Questi elementi, nell’insieme, possono costituire un unitario e articolato percorso storico ed architettonico, a tutela anche del contesto circostante.
A tal fine chiediamo al Comune di:

  • reperire un’area alternativa per il centro commerciale, del tutto inopportuno a ridosso del centro storico, rivedendo radicalmente la datata e incerta convenzione con la ditta;
  • alla luce di quanto emerso dagli scavi, sottoporre il progetto alla VIA, nonché di ottenere improbabili nulla osta dalle Sovrintendenze, responsabilmente impegnate a tutela dell’area;
  • promuovere ulteriori scavi archeologici che potrebbero retrodatare l’importanza storica dell’area:
  • garantire comunque la tutela e la fruibilità completa del sito (come prescrive la Direzione ai Beni Culturali).

Il Comune di Lecce lo deve alla cultura e alla storia della città, a risarcimento della barbara distruzione del convento rinascimentale subita 40 anni fa per la folle scelta dell’amministrazione allora in carica.
Lecce deve meritare concretamente il titolo di “Capitale Europea della Cultura”, tutelando e valorizzando le sue testimonianze!
L’appello è promosso da: ADOC, Ass.ne M. Perrotta, Forum Ambiente e Salute, Italia Nostra, Movimento Valori e rinnovamento, Società di Storia Patria di Lecce che insieme costituiscono il COMITATO TUTELA AREA ARCHEOLOGICA EX-MASSA
Prime adesioni: dott. Mario Fiorella, magistrato; prof. Liliana Giardino e Cosimo Pagliara, archeologi; dott. Salvatore Bianco, archeologo; Prof. Antonio Costantini, storico del paesaggio; prof. Arrigo Colombo, filosofo; Gianni Cremonesini, ass.ne Ndronico; Giovanna Falco, storica; prof. Antonio Greco, già sindaco di Veglie; Oronzo Invitto, studioso del territorio; prof. Salvatore Colazzo, preside Facoltà Scienze Formazione, proff. Luigi De Bellis, Salvatore De Masi, Eugenio Imbriani, Fernando Fiorentino, Guglielmo F. Davanzati, Giovanni Invitto, Bruno Pellegrino, Mario Signore, Woitek. Pankievicz, Mario Spedicato, docenti università Salento; Teatro Astragali.

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Addio bussini elettrici: troppo costosi

Si va proprio nella direzione giusta…’Le magnifiche sorti e progressive’!

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 14/3/2014
Di: Claudio Bozza

Addio bussini elettrici: troppo costosi 
In centro solo quelli a metano e gasolio: e la città green, vietata ai motori?
Con le pedonalizzazioni sembravano l’unica soluzione. Ma ogni mezzo costa all’anno
37 mila euro di manutenzione

Manutenzione troppo cara, Ataf cancella i 12 bussini elettrici sopravvissuti e punta sui nuovi mezzi a metano e a gasolio «verde». Succede a Firenze, dove secondo le previsioni di Matteo Renzi, dal 2016 per entrare in Ztl sarebbe stato obbligatorio guidare un’auto elettrica. Un traguardo ecologico ambizioso, a cui l’ex sindaco sarebbe voluto arrivare dopo essere partito da una raffica di pedonalizzazioni.
Lo stop alle auto in piazza Duomo, piazza Pitti e via Tornabuoni aveva costretto Ataf a ridisegnare completamente i percorsi dei bus. E per raggiungere il cuore della città, passando da vicoli, stradine e spazi non adatti ai bus di grandi dimensioni e non elettrici, la soluzione migliore sembrava essere proprio quella di potenziare il servizio dei bussini elettrici. Meno inquinamento e mezzi meno ingombranti. Cosa che però poi non è mai avvenuta. Mentre i fondi per il trasporto pubblico subivano tagli su tagli, i costi di manutenzione dei mezzi ecologici diventavano sempre più insostenibili.
Persino i sindacati dell’azienda di trasporto pubblico (oggi privatizzata) parlano di cifre importanti fino a 37 mila euro l’anno per mantenere un singolo bus elettrico. Prezzi fuori mercato, specie se si considera che uno dei vecchi mezzi elettrici può caricare al massimo i8 passeggeri e con un’autonomia di 6 ore al massimo. Un limite, quest’ultimo, che più volte negli ultimi anni aveva costretto l’azienda ad andare a recuperare in strada i bussini rimasti senza carica. Nel frattempo anche tutte le infrastrutture di servizio costruite al servizio della flotta elettrica si sono rivelate inutili, in primis il deposito mai inaugurato (e oggi in stato di abbandono) di via Aleardi, dove era previsto che i bussini facessero il pieno di energia elettrica.
Così, a fronte dei costi insostenibili, Ataf ha deciso di cambiare rotta, acquistando i nuovi Mercedes Sprinter a metano: più affidabili, poco più capienti (25 posti) ma più convenienti. Nel frattempo, per ridurre i costi, l’azienda di trasporto aveva dismesso un altro punto di ricarica proprio sotto alle mura della Fortezza da Basso. Il preludio dell’epilogo che si sta consumando in questi giorni. «Ataf non adempie agli accordi firmati con Tecnobus spa – denuncia la Fiom-Cgil – annuncia la cessazione dell’attività, con il conseguente licenziamento dei lavoratori». Tre sono infatti 1 dipendenti sopravvissuti della Tecnobus, l’azienda che ha in appalto la fornitura e la manutenzione dei bussini elettrici, destinati alla rottamazione anticipata.
Eppure, nel 1994, Firenze era stata una delle prime città ad investire nei mini bus urbani a trazione elettrica non inquinanti. «Dei 31 bus elettrici che fino al 2009 coprivano le tre linee del centro storico, Cl, C2 e C3 – raccontano ancora dalla Cgil ad oggi, ne sono rimasti solo 12 sulla tratta C2, lasciando il posto sulla Ci e C3 a piccoli autobus a gas metano o a gasolio, questi ultimi altamente inquinanti».

Fonte: La Repubblica Firenze 13/3/2014

Allarme per i bussini elettrici ma l’Ataf assicura: ‘Non si fermano’

Allarme per i bussini. «Ataf ferma i bussini elettrici perché non adempie agli accordi firmati con Tecnobus, l’azienda che fornisce i bussini e li gestisce», accusa la Fiom. Annunciando che «Ataf Gestioni formalizza l’intenzione di sciogliere il contratto e Tecnobus dichiara di chiudere e licenziare tutti i lavoratori». Fiom ricorda che «nel 1994 Firenze era stata una delle prime città ad investire nei bussini elettrici» e che «di 31 che circolavano in centro ne sono rimasti solo 12 sulla tratta C2, lasciando il posto sulla C1 e C3 a bussini a metano o a gasolio, questi ultimi assai inquinanti». Da parte loro, voci interne all’azienda assicurano che gli utenti non devono avere paura perché i 12 bussini elettrici esistenti continueranno a circolare con o senza Tecnobus, nel caso che l’azienda receda se ne occuperanno altre imprese. Si ammette l’esistenza di un contenzioso masi bolla come strumentale la minaccia di Tecnobus di licenziare. Si sostiene che 12 bussini elettrici bastano e che l’azienda investirà in normali bus a gasolio euro 6, meno inquinanti, si assicura, del metano.

Sardegna: la Regione blocca la VIA, bocciato il parco eolico

Fonte: L’unione sarda
Di: Luca Contini

Il Comune fin da subito si era opposto al maxi progetto

Non supera la procedura di impatto ambientale (Via) il parco eolico de “Sa Muzzere” che la Fonteolica S.r.l avrebbe voluto realizzare in territorio di Macomer e Borore. L’intervento è incompatibile, da un punto di vista ambientale, con le caratteristiche del territorio del Marghine così come decreta la delibera della Regione pubblicata lo scorso 8 aprile. L’atto dell’esecutivo regionale pone la parola fine a una lunga vicenda che, iniziata nel 2011, aveva creato nel Marghine non poche opposizioni fra cittadini e associazioni alla realizzazione dell’opera. Lo stesso comune di Ma-come aveva manifestato la sua contrarietà poiché il proprio Puc individuava altre aree in cui era possibile, eventualmente, la realizzazione di interventi analoghi.
Il progetto. Il parco eolico prevedeva l’installazione di 23 aero-generatori di 180 metri di altezza per una potenza di 3,2 megawatt ciascuno. Prevedeva inoltre la realizzazione di opere accessorie quali la viabilità interna, le piazzole di sosta, le reti elettriche e una stazione di trasformazione e connessione alla rete di trasmissione nazionale. Contro la sua realizzazione si era schierato anche il circolo Legambiente di Macomer che aveva proposto le sue osservazioni contrarie.
Gli ostacoli. Fin dalla sua prima fase istruttoria, l’intervento aveva manifestato molteplici criticità non risultando compatibile con la vocazione agricola del territorio e insistendo su aree sottoposte a vincoli sia per motivi di carattere naturalistico e ambientale, sia per la presenza (come evidenziato dal ministero dei Beni e delle attività culturali) di numerose aree archeologiche di rilevante interesse. A questi impedimenti di carattere generale si sommavano incongruenze progettuali: «La maggior parte degli aerogeneratori non rispettava la distanza dal confine di proprietà di un terreno mentre altri non rispettavano le distanze reciproche minime. Il piano di dismissione non prevedeva la completa rimozione dei cavidotti (stimata in 23 chilometri) e l’analisi dei costi e dei benefici ambientali, economici e sociali del progetto non era basata su un rigoroso sistema di supporto alle decisioni».
Controdeduzioni respinte. A nulla sono valse le controdeduzioni proposte dalla Fonteolica nel gennaio del 2013. Esaminati dall’Ufficio Savi della Regione i chiarimenti sono apparsi insufficienti a superare le criticità più evidenti. La bocciatura dell’intervento certifica le delicate caratteristiche del territorio tutelandolo implicitamente da interventi di analoga dimensione e natura.

Studi sulle collisioni degli uccelli con le turbine eoliche

Fonte: Committee Against Bird Slaughter (CABS)

Le pale eoliche costituiscono un concreto pericolo per gli uccelli per diverse ragioni: impiantate in spazi naturali, spesso lungo i crinali collinari e montuosi, lungo la costa o addirittura in mezzo al mare, queste strutture vanno ad occupare con le loro pale rotanti lo spazio aereo che da sempre avvoltoi, aquile, nibbi, gabbiani, gru, anatre e cicogne hanno utilizzato per veleggiare. Il vento è da sempre una risorsa per gli uccelli, che hanno imparato a sfruttarlo laddove è più potente. Lo stesso lo fanno le pale eoliche.
Se uno osserva da lontano il movimento delle pale erroneamente penserebbe che è impossibile per un uccello rimanere colpito, eppure lontano dal rotore la velocità della pala è di 150-300km/h e questa si abbatte come una scure su qualsiasi corpo che incontri: dal rondone all’airone.
Ormai è diventato inutile comporre una lista di specie rinvenute uccise sotto le pale eoliche: vi sono tutti gli uccelli d’Europa, con una partecipazione più abbondante di rapaci diurni (avvoltoi, aquile, nibbi, falchetti), pipistrelli, rondini e rondoni. In Germania in una tabella pubblicata dal Ministero dell’ambiente sugli esemplari rinvenuti morti sotto le turbine figurano al primo posto il nibbio reale, seguito da poiana, aquila di mare, gheppio, gabbiano comune, allodola e rondone.
Ciononostante è difficile arrivare ad una stima totale della mortalità causata dalle pale eoliche per tre ragioni:

  1. La mortalità in ogni impianto eolico dipende da diversi fattori ambientali: presenza o meno di nebbia e qualità della visibilità durante l’anno e quantità di uccelli presenti nella zona. Addirittura dipende dal periodo in cui sono presenti gli individui. Ad esempio gli esemplari svernanti (che quindi non conoscono l’area) sono più a rischio degli esemplari presenti tutto l’anno che hanno imparato a stare lontani dalle turbine.
  2. Sebbene si riesca più o meno a reperire in tempo i cadaveri dei grandi uccelli uccisi (non a caso si hanno fondamentalmente ritrovamenti di grossi uccelli), è quasi impossibile valutare la mortalità dei piccoli uccelli, che vengono mangiati da ratti, gatti e scompaiono rapidamente. I migratori notturni vengono fatti scomparire quasi immediatamente dagli animali spazzini.
  3. Vi è un atteggiamento molto poco trasparente da parte degli imprenditori dell’eolico (e quindi dei loro dipendenti in loco) e delle autorità che cercano di nascondere le prove delle avvenute collisioni. La storia dell’eolico è fittamente punteggiata di dossier resi inaccessibili (quello di Lekuona nel 2001), calcoli manomessi (mortalità delle aquile reali nell’impianto di Altamont Pass, a Gibilterra), lavoratori sorpresi a sotterrare cadaveri di uccelli per falsificare gli studi… Vi è uno sforzo costante di nascondere le informazioni relative alla mortalitá degli uccelli nei parchi eolici, che fa sospettare che il problema sia sottostimato.

Ripercorriamo ora qui alcuni dei casi più importanti di cui si ha conoscenza relativi alla mortalità degli uccelli nei cosiddetti “parchi eolici”:
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Riapertura del Museo di Palazzo Pretorio a Prato

Non perdetevi questa bella giornata di mostre ed eventi!
Italia Nostra vi segnala:
il 12 aprile riapre il Museo di Palazzo Pretorio a Prato

Il 12 aprile sarà una giornata di festa per la città in occasione dell’inaugurazione del museo di Palazzo Pretorio. Tante iniziative per invitare a scoprire il patrimonio e l’allestimento del nuovo Museo ma anche per valorizzare gli spazi del centro cittadino, luoghi per eccellenza della memoria e della storia della città, per renderli vivi e frequentati, in un’atmosfera di festa collettiva.
Dopo quasi vent’anni di chiusura negli splendidi spazi di Palazzo Pretorio si può ammirare di nuovo una collezione di capolavori formata nei secoli grazie a uomini grandi che hanno amato la città e grazie ad artisti come Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Donatello e Filippo Lippi, come i pratesi Filippino Lippi e Lorenzo Bartolini.
Vai al sito per avere tutte le informazioni

L’ALFABETO DEI LAVORI ITALIANI

Comitato Nazionale contro Fotovoltaico Eolico Aree Verdi

di Antonello Caporale

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“C” COME CONTADINI

TRA I RIBELLI DELLA VALLE DEL BRADANO

Energie rinnovabili: in Basilicata Teknosolar, una multinazionale spagnola, è arrivata con una proposta: dateci la terra per costruire un impianto solare e avrete una divisa da operaio. Un gruppo di contadini si oppone

Banzi (Basilicata) – L’oro di Banzi è rosso come i suoi pomodori, giallo come le spighe di grano. Luccica e si distende nel meraviglioso vuoto che separa questo lembo di Lucania dalla Puglia. E’ l’orizzonte vasto del sud, natura persa tra i monti. A Banzi e in tutti i paesi dell’alta valle del Bradano la zappa è la regina maestosa della vita. Amica fedele ma crudele, sacrifico perenne ma anche salvezza di chi non ha altro tra le mani che le mani e il pomodoro e il grano in testa. Nessuno finora veniva a cercare i contadini, anzi per dirla tutta chi può ha…

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