Rassegna stampa sulla consegna delle firme per salvare le Apuane

Il 1 luglio alle i rappresentanti delle Associazioni Italia Nostra, Legambiente, Amici della Terra, CAI-TAM regionale, Rete dei Comitati, Salviamo le Apuane, Salviamo le Alpi Apuane,  No al traforo della Tambura, Occhioni e Magrini, La Pietra Vivente, G.I.R.O.S hanno consegnato al Presidente Rossi le oltre 100.000 firme raccolte per la difesa delle Apuane.
Ne pubblichiamo la rassegna stampa.

Fonte: ANSA

Cave Apuane: 100 mila firme per tutela montagne
‘Si torni a testo originale piano paesaggistico della Regione Toscana’ 

Oltre 100 mila firme per tutelare le Apuane sono state trasmesse oggi al Consiglio regionale della Toscana nel corso di una manifestazione organizzata da svariati comitati per la difesa delle suggestive montagne toscane, da Legambiente e Italia Nostra. Al presidio, oggi a Firenze di fronte alla sede del Consiglio regionale, nel giorno in cui viene approvato il nuovo Piano di Indirizzo Territoriale (Pit) che prevede anche le disposizioni in materia paesaggistica, hanno preso parte svariate decine di persone, molte delle quali arrivate appositamente dalla provincia di Massa-Carrara.
“Il testo del piano, cosi’ come modificato in commissione per motivi che poco hanno a che fare con le esigenze di tutela del paesaggio, è molto annacquato rispetto alla formulazione originale uscita dalla Giunta e voluta dall’assessore all’urbanistica Anna Marson – ha detto Maria Rita Signorini, della segreteria nazionale di Italia Nostra – noi tutti chiediamo di tornare a quel testo, che proteggeva davvero le Apuane, al contrario di quanto avviene con la norma modificata”.
Tanti gli striscioni esposti durante la manifestazione: tra questi ‘Apuane non solo marmo’, ‘Apuane ogni anno 10 mln di tonnellate di montagna demolite’, ‘qui per difendere la montagna la vita l’acqua l’ambiente e il lavoro’, ed anche una vignetta del disegnatore Sergio Staino dedicata al tema della ‘svendita’ del marmo delle Apuane all’estero.

                                               

 

Fonte: Il Corriere della Sera
Di: Marco Gasperetti

La Toscana si divide per le cave di Michelangelo
Il Caso: Sciopero dei produttori: settore a rischio, da noi  il 52% dell’export italiano.
La replica: le montagne vanno tutelate

Il piano paesaggistico regionale e i limiti all’estrazione di marmo Battaglia
tra ambientalisti e imprese

Da due giorni nelle cave di marmo di Carrara c’è un silenzio irreale. Nessun blocco estratto, nessun camion a raccogliere le schegge, nessun martello pneumatico o esplosioni. I pochi minatori rimasti a guardia dei bacini nei quali Michelangelo sceglieva lo «statuario bianco» per i suoi capolavori incrociano le braccia. È serrata. «E ce ne saranno altre se il consiglio regionale adotterà quel piano infausto voluto dalla Regione Toscana», denuncia Giuseppe Baccioli, presidente degli Industriali di Carrara, mentre a Firenze in aula si discute, non senza polemiche, il piano paesaggistico che regolerà l’estrazione nei siti. Un provvedimento, voluto dall’assessore regionale al territorio, Anna Marson, e che nella stesura originaria limitava il proliferare di cave e ne bloccava la nascita di nuove nell’area del parco delle Apuane, migliaia di ettari che si estendono dall’Alta Versilia (Lucca) alla provincia di Massa Carrara passando per Garfagnana e Lunigiana. Poi un fronte trasversale ha molto ammorbidito in commissione i divieti con risultati deludenti: gli imprenditori del settore lapideo hanno continuato a protestare e, con motivazioni opposte, hanno contestato il piano anche gli ambientalisti. Ieri a Firenze sono state presentate più di 100 mila firme pro Apuane raccolte da Legambiente e Italia Nostra e ci sono stati presidi davanti al consiglio regionale. «Il piano è stato stravolto – denuncia Maria Rita Signorini, della segreteria nazionale di Italia Nostra -. Sulle Apuane ogni anno sono demolite 10 milioni di tonnellate di montagne, bisogna fermare questo scempio».Gli industriali presentano altri numeri. Dicono che negli ultimi dieci anni la quantità di estrazione è stata costante (1,3 milioni di tonnellate annue) e anzi è diminuita. Ma se si vanno a guardare i numeri negli anni Settanta la quantità di blocchi estratti era meno della metà. Battaglia anche sui numeri degli occupati: 15 mila con l’indotto (e il 52% dell’export italiano), secondo gli imprenditori, meno di 1.000 per gli ambientalisti e le statistiche degli estensori del piano.«Chiediamo il riconoscimento delle cave come componente del paesaggio – sottolinea il presidente Baccioli – perché sono bellissime e anche risorsa turistica». Replica Giusseppe Sansoni di Legambiente: «Sulle Apuane è in atto un disastro ecologico. Lo sfruttamento delle cave mette in pericolo sorgenti, biodiversità, habitat e distrugge il parco».

Fonte: Gonews 

PerUnaltracittà al presidio per fermare la distruzione delle Apuane,
raccolte più di 80.000 firme

Le Apuane mangiate dall’ingordigia delle multinazionali del marmo. perUnaltracittà partecipa oggi al presidio e consegna di più di 80.000 in Regione Toscana dove si discute il Piano paesaggistico.
Distrutti posti di lavoro e alternative di un’economia diversa. Le cime delle Apuane, anche quelle vincolate sopra i 1.200 metri, sono letteralmente mangiate da un’industria del marmo che niente ha a che vedere con la tradizionale escavazione che dava lavoro, fino agli anni ’70, a circa 14.000 persone e esportava in tutto il mondo blocchi di marmo pregiato.
Oggi le multinazionali che hanno in  mano la lucrosissima industria del marmo erodono a un ritmo di 5 milioni di tonnellate all’anno le montagne per produrre nella quasi totalità un sottoprodotto che finisce nell’industria del carbonato di calcio, per la produzione di materiali quali le colle, i dentifrici, i materiali da costruzione e simili. E i dipendenti delle cave sono ridotti- dati ufficiali – a poco più di 600 unità.Una devastazione che non produce lavoro per la popolazione ma lauti guadagni a pochissimi tra cui aspira a entrare ora anche la famiglia Bin Laden.
Il comitato Salviamo le Apuane, sostenuto dalla Rete dei comitati per la difesa del territorio e affiancato da molte associazioni ambientaliste a partire da Italia Nostra, ha lanciato una petizione on line che in pochi giorni ha raccolto più di 80.000 firme per fermare la distruzione delle Apuane e riconvertire l’economia locale con precise proposte: basta con un’unica monocoltura dell’industria estrattiva per fini industriali, sì a una economia alternativa e diversificata come indica ad esempio il Piano di sviluppo alternativo elaborato da Salviamo le Apuane.
Oggi perUnaltracittà partecipa al presidio e collegata consegna delle firme durante lo svolgimento del Consiglio regionale in cui si discuterà il Piano paesaggistico che, proprio su questo punto, ha già subito emendamenti peggiorativi in commissione. Evidente che gli interessi in gioco sono altissimi e non sono quelli della popolazione apuana né di chi vuole sottrarre alla distruzione le risorse naturali e una sana economia locale. Da che parte sta la politica rappresentata in Consiglio regionale?

Fonte: Il Corriere Fiorentino: “Apuane, ancora scontro. E il piano rischia di restare a metà”

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