Lettera aperta al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo

Firenze, 21 luglio 2014

Onorevole signor Ministro,
consenta ad uno storico dell’arte che lavora nella Soprintendenza di Firenze ormai da oltre trent’anni di esprimerle alcune riflessioni su aspetti della riforma del nostro Ministero da Lei annunciata.
Le disfunzioni e le lacune riassunte nei cinque nodi che la riforma si propone di risolvere sono sicuramente esistenti ed è positivo che si voglia affrontarle.
Forse, però, è necessario disegnare con attenzione il “come”, capire bene cosa si trova alla radice delle disfunzioni e a monte delle lacune e individuare i correttivi adatti tenendo presente la specificità di ogni insieme culturale, che in Italia è molto variegata, rispecchiando la composita storia culturale, artistica e politica di questo Paese. Tale specificità oggi è assolutamente salvaguardata e rispecchiata dall’attuale articolazione delle Soprintendenze. Dunque la prima difficoltà che si presenta a chi pianificherà la riforma sta nel concepire un correttivo duttile che non risulti utile per alcune realtà, ma inadatto per altre.
L’invito alla riflessione va particolarmente a quanto esposto al punto 4 della proposta – “ verso un sistema museale italiano” – che, nella forma sintetica in cui è stato presentato, non chiarisce i termini della trasformazione e lascia adito a forti preoccupazioni e perplessità.
Esse nascono dall’osservare l’intenzione di estrapolare la gestione di alcuni musei statali, tre a Firenze – la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia, il Museo nazionale del Bargello –, da quella globale della Soprintendenza, che nella stessa Firenze comprende altri 24 musei. Si tratta di realtà museali assai variegate per tipologia di collezione, storia e dimensione, che costituiscono lo straordinario sistema museale statale fiorentino e che rendono inimitabile la ricchezza di offerta culturale della città.
La Soprintendenza si è adoperata al massimo per rendere la loro fruibilità articolatissima e, oggi, vediamo affiancarsi alla fruizione “normale” dei musei una notevole fioritura di eventi straordinari che allargano enormemente il panorama dell’offerta con un calendario che garantisce la possibilità di una fruizione complementare tra un sito e l’altro.
Il tutto si rapporta e si collega in completa armonia e collaborazione con le iniziative culturali promosse o realizzate insieme, con ottima sinergia, dalla Regione e da altri Enti, per diffondere la conoscenza delle “arti” e raggiungere vertici di fruizione unendo la bellezza della singola disciplina – musica, arte, letteratura, danza, teatro – a quella dell’ambiente e del luogo monumentale. Innumerevoli ormai le collaborazioni con prestigiose scuole di musica, gruppi di musicisti, compagnie di teatro e spettacolo, e le attività didattiche concertate con scuole di ogni genere.
Vorrei sottolineare, se mai ce ne fosse bisogno, che i musei fiorentini non sono (come forse qualcuno ancora crede) luoghi ingessati, dediti solo a custodire gelosamente e mostrare i capolavori che conservano, anche se credo che mettere al primo posto la tutela, per un funzionario del Ministero dei Beni Culturali, sia da considerare un vanto e non una vergogna.
Siamo tutti convinti, e lavoriamo costantemente, perché i musei siano luoghi dove l’intelletto umano possa sviluppare al meglio alcune sue potenzialità ricevendo stimoli tanto in direzione umanistica quanto scientifica. Personalmente ritengo trainante l’idea del museo come laboratorio intellettuale e intensissime sono le collaborazioni attivate con atenei e istituti di ricerca italiani e stranieri. I risultati degli studi e delle indagini compiute sui beni artistici sono spesso messe a disposizione del pubblico con supporti didattici e moderne tecnologie multimediali, venendo a costituire un polo di attrazione per i visitatori.
Sappiamo bene che il nostro compito primario, dopo quello della tutela, che permetterà di trasmettere questo patrimonio a chi verrà dopo, è quello della valorizzazione, e l’altissimo numero di iniziative di ogni genere in tal senso portate avanti dalla Soprintendenza con vari partner lo testimonia. L’obiettivo primario che ci siamo dati nell’ambito della valorizzazione è quello della ricerca di modalità sempre più efficaci per avvicinare il pubblico alle opere d’arte, facilitandone la comprensione, l’inserimento nel loro contesto storico, il collegamento con l’ambiente, la città, gli artisti.
A Firenze, però, i musei non sono isole separate. La loro storia è unita e le loro attuali realtà espositive sono rami di uno stesso albero che sarebbe inopportuno e poco proficuo separare. La Città degli Uffizi che Luciano Berti tratteggiò mirabilmente nel 1982 in una mostra asciutta quanto efficace è una realtà vera, allora come ora, che non merita di essere ignorata né tantomeno frammentata.
Il Polo museale della città di Firenze rispecchia e interpreta pienamente questa realtà culturale, prima che museale e territoriale, dove si intersecano e si corrispondono aggregazioni diverse. L’una trae vantaggio dall’altra e l’interscambio è continuo e vitale, sia nella gestione che nella valorizzazione.
Per incentivare quest’ultima, migliorare le disfunzioni e riempire le lacune (che sicuramente ci sono) non abbiamo bisogno di frammentare ulteriormente la dirigenza e la gestione, bensì di essere supportati da risorse umane, che vanno sempre più assottigliandosi per il mancato ricambio, qualificate e specializzate nei vari settori di attività, e di vedere attuata la piena autonomia gestionale di questa Soprintendenza, senza i vincoli amministrativi che ne limitano la progettualità.
Individuare e isolare all’interno di questa organizzazione, che riesce a mantenere la sua efficienza solo grazie ai vantaggi di una struttura gestionale unica, alcuni “mostri sacri” e separarne le gestioni dal resto, oltre a rappresentare una violenza storica, non sarebbe utile né a mantenere vitale questa particolare identità fiorentina di museo diffuso, né alla sopravvivenza delle realtà museali “minori” – impossibilitate a mantenere gli standard attuali se tenute fuori dalla gestione unitaria di tutti i Musei –, né alla tutela e alla valorizzazione del territorio fiorentino, cui le collezioni museali sono collegate, e neppure alla vita dei “grandi musei”.
Sappiamo bene che, per sopravvivere, le splendide 27 entità museali di Firenze e il loro territorio hanno bisogno di far parte di un sistema museale e attingere alle risorse messe in comune, prodotte per lo più dalla Galleria degli Uffizi e dalla Galleria dell’Accademia. Tutti, anche i grandi musei, per vivere, hanno bisogno del sistema museale: comuni sono i servizi che fanno funzionare il tutto, dall’amministrazione al personale di custodia, ai tecnici, ai conservatori. Se si separano le gestioni, il problema della carenza ormai cronica di personale, si acuirebbe mettendo in crisi l’organizzazione generale che sopravvive grazie ad un continuo mutuo soccorso tra un museo e l’altro.
Firenze è un esempio di museo diffuso tra i più vasti e ricchi, amati e apprezzati in tutto il mondo e l’attuale modello organizzativo della Soprintendenza lo sostiene e lo fa vivere.
Forse è bene riflettere prima di stravolgerlo.

Magnolia Scudieri
Direttore del Museo di San Marco e dell’Ufficio e Laboratorio restauri della Soprintendenza SPSAE e per il Polo museale della città di Firenze

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