Archivi Mensili: agosto 2014

San Galgano, centrale biomasse minaccia l’abbazia. “Così rischiamo il titolo Unesco”

Come sostengo da tempo le biomasse sono la ‘nuova frontiera’ delle cosiddette energie rinnovabili e rischiamo in breve tempo di perdere il nostro patrimonio boschivo e di compromettere paesaggi che sono la nostra vera fonte di ricchezza, diffusa sul territorio e non concentrata nelle mani di una sola azienda!
Mariarita Signorini

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: 

Battaglia a distanza (di 10 chilometri): un sindaco vuole un impianto a biomasse, l’altro
difende il monastero della “spada nella roccia” (candidata all’Unesco). Tanto da far partire
un volantinaggio che “invade” il paese vicino

Anche Monticiano apre le sue porte alla centrale a biomasse. Il Comune della provincia di Sienasaluta il progetto come volano per lo sviluppo sostenibile del territorio. Tutti gli altri contestano. E questa volta non sono solo comitati cittadini e associazioni ambientaliste, ma si aggiunge anche il paese confinante. Quella con Chiusdino, infatti, è diventata ormai una battaglia a distanza (di 10 chilometri) anche a colpi di volantini. In particolare il “ring” è quello dell’abbazia di San Galgano, grande monastero cistercense, dove si trova la “spada nella roccia” visitata ogni anno da migliaia di turisti e di devoti. Chiusdino la vuole proporre all’Unesco come patrimonio da tutelare e teme che, con la costruzione della centrale, la richiesta possa perdere ogni speranza, visto anche che l’organizzazione delle Nazioni Unite si è dimostrata suscettibile per esempio nel caso di Tivoli e di Villa Adriana. Da qui la “guerra fredda” tra i Comuni vicini che contano l’uno 2mila abitanti, l’altro 1500.
“Guerra” iniziata, in particolare, dopo che il sindaco di Chiusdino, Luciana Barletti, ha inviato una lettera “un po’ informativa e un po’ di protesta” a tutti i cittadini. “Questo comune – spiega a ilfattoquotidiano.itvive di turismograzie al suo paesaggio e al suo patrimonio storico e culturale. Con la centrale non si ha solo un impatto paesaggistico, ma è un ambiente che viene completamente compromesso e modificato. Per questo non possiamo permetterci che questo territorio venga deturpato, non possiamo stare con le mani in mano”. Ma la lettera non è rimasta nei confini dei 141 chilometri quadrati di Chiusdino. E’ stata infatti poi, fotocopiata dagli abitanti della vicina Monticiano e appesa a tutte le vetrine dei negozi: bar, ristoranti, alimentari. Anche sulle finestre delle case. Un movimento che ha “circondato” apparentemente il sindaco, Sandra Becucci, ex assessore all’ambiente per i Verdi ed eletta sindaco nella coalizione del Pd, che ailfattoquotidiano.it spiega che “è in atto un accanimento nei miei confronti – dice – e per motivi che non posso spiegare. Ricordo che siamo nel paese di Luciano Moggi e Carlo Petrini e mi gestisco da sola a livello locale un’altra questione nazionale. Ho tutti contro e avrei voglia di dimettermi”. Il rischio di deturpazione paesaggistica secondo la Becucci è infondato. “Non ci sono vincoli paesaggistici – spiega – e dall’abbazia si vedrà solo un puntino bianco. Inoltre non ci sarà nessuna ciminiera ‘sputa fumo’ e il fabbricato era già esistente, quindi il paesaggio non verrà alterato”.
Alla lotta fra i due Comuni (sul paesaggio), si lega poi quella ambientale, che preoccupa soprattutto i cittadini riuniti nel comitato “Ambiente e Salute”. Il progetto della Renovo Bionergy, prevede, infatti, che la centrale (da o,999 Mwe, quindi relativamente piccola) venga alimentata a biomassa legnosa (legna vergine, cippato, sansa…) per la produzione di energia termoelettrica, che in parte verrà venduta e in parte riutilizzata per la produzione di pellet, favorendo – nei piani della società – la filiera corta del legno. Il sindaco di Monticiano e la società parlano di benefici in termini dirisparmio energetico annuo medio di oltre 8 milioni di euro e di oltre 35mila tonnellate di Co2 all’anno. Tuttavia, secondo comitato e ambientalisti, i dati nascondono il “reale costo ambientale”. “È vero che è una centrale piccola – commenta Margherita Signorini, consigliera nazionale di Italia Nostra – ma è anche vero che la creazione di una centrale può portare alla creazione di altre, che porteranno all’esaurimento della filiera corta e all’utilizzo di altri materiali più inquinanti, come, nel peggiore dei casi, i rifiuti urbani; i casi non mancano. Premettendo che anche la combustione di legno è insalubre”.
La decisione di costruirla a soli 400 metri dal paese di Monticiano ha spinto il comitato di cittadini a chiedere, con una lettera al sindaco, la sospensione della Conferenza dei servizi per la procedura di autorizzazione del progetto che, tuttavia, si è svolta regolarmente ed è arrivata all’approvazione del progetto. Senza nemmeno un’assemblea pubblica richiesta a gran voce dalla cittadinanza. “Nemmeno un incontro – commenta Laura Lambardi, attivista del comitato – per spiegare la decisione di autorizzare la centrale, dove si bruceranno cippato, scarti di segherie, frasche, sansa e vinacce vergini. Per non parlare di quello che succederà realmente dentro. Nessuna assemblea per informarci che la nostra salute è a rischio”. Poco chiari ai cittadini, anche, i vantaggi che ricadranno direttamente sulla comunità di Monticiano. Il sindaco ha fatto sapere che si giocherà la sua carta al momento della firma della convenzione. “Bisogna ancora decidere cosa chiedere all’azienda e non sappiamo ancora dire, quindi, quanti posti di lavoro si apriranno – commenta Sandra Becucci – Però abbiamo già chiesto di integrare la documentazione con un bilancio ambientale: standard ambientali che devono essere assicurati”. Una cosa però è certa: la centrale si farà. “Benché non sia l’artefice di questo progetto, bisogna anche avere il coraggio di affrancarci dalla logica del petrolio – chiosa la Becucci – e lo dico da ambientalista: io dormo con Latouche sul comodino”.

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La Toscana punta sulla geotermia 2.0. Al via entro il 2015 un impianto pilota

Fonte: Il Sole 24 Ore

La Toscana rilancia la sua lunga tradizione geotermica – è l’unica regione al mondo che ricava più del 26% del proprio fabbisogno elettrico da questa fonte, grazie alle centrali ad alta entalpia di Enel Green Power – con una sfida innovativa e ambiziosa: creare una filiera interamente made in Italy per la costruzione di impianti geotermici a ciclo combinato chiuso, senza alcuna emissione in atmosfera e dunque a ridotto impatto ambientale.
A questo scopo è nata nei mesi scorsi una rete d’imprese – Rete Geotermica, promossa e presieduta dall’imprenditore aretino Gianni Gori – che oggi riunisce 16 aziende italiane (non c’è Enel Green Power) titolari di know how, permessi di ricerca e capacità tecnologico-produttive in campo geotermico: si va da Sorgenia a Exergy del gruppo Maccaferri, da Turboden fino a ToscoGeo e Magma Energy Italia, controllate con una quota di maggioranza dallo stesso Gori. La rete associa in pratica l’85% delle aziende che detengono permessi di ricerca geotermica in Toscana e il 50% di quelle che hanno permessi in Italia.
Il progetto che ne sta alla base punta sulla geotermia a media entalpia (temperatura del fluido compresa tra 90 e 150 gradi), finora mai sviluppata in Italia: soltanto Enel Green Power ha un impianto sperimentale da 1 megawatt a ciclo chiuso sul Monte Amiata, nel sito geotermico di Bagnore 3, che però non è alimentato col fluido primario del sottosuolo ma con quello “di scarto” costituito dai reflui dell’acqua calda.
«Il nostro obiettivo è sviluppare impianti a ciclo combinato chiuso, che sono diffusi in tanti Paesi a partire dall’Islanda – spiega Gori, a capo del Gruppo Graziella attivo nella gioielleria (204 milioni di ricavi 2013) e nelle energie rinnovabili (fotovoltaico e biomasse con un fatturato di 25 milioni atteso nel 2014) – ma che ancora non esistono in Italia, anche se il monopolio dell’Enel sulla geotermia è caduto da più di tre anni». «Il motivo – aggiunge – non è tanto la mancanza di competenze, quanto le difficoltà, tutte italiane, nell’ottenere le autorizzazioni, che fino a oggi hanno frenato la realizzazione di questi impianti a zero impatto».
E infatti le aziende della Rete Geotermica sono ancora impantanate in questo percorso accidentato, anche se nei mesi scorsi Gori ha firmato un’intesa col presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che si è impegnato a coordinare gli altri enti pubblici delle zone interessate dai progetti di ricerca per valorizzare le risorse geotermiche regionali.
Il traguardo della Rete Geotermica sarà la costruzione di un impianto-pilota da 5 megawatt, che richiederà un investimento vicino a 30 milioni di euro, in una location individuata sulla base delle perforazioni fatte e del fluido trovato. «L’obiettivo è realizzare l’impianto-pilota entro il 2015 – annuncia Gori – abbiamo già individuato delle aree potenzialmente idonee, vicine a quelle della geotermia tradizionale (le province di Pisa, Siena e Grosseto, ndr), ma la scelta sarà fatta insieme con la Regione Toscana. L’elemento fondamentale, inserito anche nell’accordo firmato nei mesi scorsi, è il sostegno che questo progetto porterà allo sviluppo del territorio, dando calore alle serre delle aziende agricole che operano vicino all’impianto, che potranno così assicurare posti di lavoro». Le ricerche fatte dimostrano che anche aziende vinicole, alberghiere e industriali sono interessate a utilizzare l’energia a prezzo competitivo prodotta dagli impianti geotermici. Gori è ottimista: «L’Italia ha un mare rosso di calore nel sottosuolo che, nei prossimi 10-20 anni, può rappresentare una risorsa infinita a costo zero, se viene ben utilizzata e condivisa con i territori».
Una volta che la Rete Geotermica avrà messo a punto l’impianto-pilota e aperto la strada alle nuove tecnologie, la filiera made in Italy potrà svilupparsi in patria e fuori. Il Gruppo Graziella ha già programmato gli investimenti dei prossimi cinque anni: 20-30 centrali geotermiche a ciclo combinato chiuso, di “taglia” vicina a 20 megawatt, in Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna, con investimenti compresi tra 150 e 300 milioni di euro. «In tre anni vogliamo triplicare i nostri ricavi nelle energie rinnovabili – conclude Gori – e la geotermia è una fonte dalle grandi potenzialità».
Nel 2013 in Toscana la geotermia di Enel Green Power (32 centrali) ha toccato il record assoluto di produzione, con 5.301 Gwh; in 100 anni di attività industriale, mai era stato raggiunto un livello così elevato «a conferma – spiega Enel – della rinnovabilità della risorsa che non si esaurisce col passare degli anni». Nella regione dove gestisce il più antico complesso geotermico al mondo, quello di Larderello, Enel Green Power sta investendo 123 milioni nella costruzione di Bagnore 4, che sarà pronta entro fine 2014, e ha concluso il riefficientamento di Piancastagnaio con un investimento di 90 milioni di euro.

La Fonte di Sotto deve rimanere così com’è

Fonte: Comitato per Campiglia

In una lettera al sindaco e ai capigruppi, il Comitato per Campiglia chiede che l’Amministrazione
del Comune di Campiglia Marittima non conceda eventuali proroghe o rinnovi del piano di lottizzazione per la realizzazione di una residenza turistico ricettiva in Località Fonte di sotto

Al Sindaco del Comune di Campiglia Marittima
Ai Capigruppo di
Campiglia Democratica
Movimento Cinque Stelle Campiglia Mma
Lista civica Comune dei Cittadini
Lista civica di Centro Destra Forza Italia

Oggetto: Lottizzazione per la realizzazione di una residenza turistico ricettiva (intervento IU2- Borgo Novo)
in località Fonte di sotto – Campiglia.

Il 22 Marzo 2015, dopo dieci anni dalla stipula della Convenzione,  scadranno i termini di validità della lottizzazione per la REALIZZAZIONE DI UNA RESIDENZA TURISTICO RICETTIVA in località FONTE DI SOTTO a Campiglia e, ai sensi del Regolamento Urbanistico vigente, per le parti non realizzate scatterà la totale indificabilità.

La storia di questa Lottizzazione è ormai ventennale, infatti con la Variante organica del 1995 il Comune cancellò la destinazione di verde pubblico alle aree agricole della località Fonte di Sotto per permettere la realizzazione di una struttura turistica (Residenza Turistica Ricettiva).
La scelta urbanistica di edificare mc. 10.000 nell’unica zona ancora non radicalmente modificata del paese e dalla quale era ancora percepibile il paesaggio antico e il rapporto tra città antica murata e campagna, era chiaramente e macroscopicamente sbagliata indipendentemente dall’uso pubblico della RTA.

Nel 2007 dalla pubblicità dell’Agenzia Immobiliare incaricata e dal testo dello Statuto della Cooperativa costituitasi per realizzare l’intervento, fu chiaro a tutti che ci si trovava in realtà di fronte alla realizzazione di una struttura essenzialmente costituita da seconde case mascherata da albergo, sulla scia di altri analoghi casi verificatisi in zona e che negli anni successivi portarono al sequestro di due strutture del genere nel Comune di Follonica e alla realizzazione di un Convegno a Grosseto sul problema delle RTA fasulle.
Tanti cittadini italiani e stranieri che avevano scelto di passare tempi più o meno lunghi a Campiglia proprio per il bellissimo paesaggio non stravolto da speculazioni edilizie, costituirono il Comitato per Campiglia che denunciò sulla stampa il rischio che correva il patrimonio culturale del paese.
Le polemiche accese che sorsero, le notizie riportate dalla stampa nazionale ed estera, la intervenuta crisi nel settore edile, la probabile difficoltà sorta per i costruttori di fronte alla necessità di realizzare una vera e propria struttura alberghiera, hanno fatto sì che ad oggi nulla sia stato realizzato delle previsioni del Regolamento Urbanistico.
Poichè tuttavia tale previsione resta nel Piano Strutturale e nel Regolamento Urbanistico, il Comitato per Campiglia chiede che l’Amministrazione del Comune di Campiglia Marittima non conceda eventuali proroghe o rinnovi del piano di lottizzazione per la realizzazione dell’ Intervento IU2 in Località Fonte di sotto e che si attivi per modificare le destinazioni previste dall’attuale P.S. e R.U. escludendo l’edificazione.
Campiglia Marittima 25 Agosto 2014
Comitato per Campiglia, Arch. Alberto Primi

Clicca qui per seguire tutta la battaglia del Comitato per la tutela della Fonte di sotto, dal 2007 ad oggi

Il crepuscolo degli Dei del vento

Rete della Resistenza sui Crinali

Bora della Fantina (53) piccolaLe ultime aste per incentivare l’eolico on-shore hanno scatenato una lotta al coltello per rientrare a tutti i costi nel contingente. I vincitori disposti ad accettare i ribassi massimi previsti dalla legge pur di ottenere gli ultimi incentivi. Quasi 1000 (mille) MW di potenza non assegnata. Domanda quadrupla rispetto al contingente previsto. Definitivamente scoraggiato chi pensava di progettare nuovi grandi impianti in vista di facili guadagni. La fila degli impianti in attesa si allunga a dismisura, mentre i soldi pubblici da scialacquare sono finiti. Di nuovo dimostrata nei fatti la praticabilità (e l’urgenza) anche nel settore dell’eolico di una congrua tassazione, già annunciata dal Ministro Guidi, degli incentivi esagerati concessi gli scorsi anni, prima della riforma.

Molti, oltre la cinquantina, ricorderanno le impressionanti scene televisive della sgangheratissima operazione “Frequent Wind” (sempre di vento si tratta), trasmesse dai telegiornali del 1975 in occasione della caduta di Saigon. Gli americani…

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“No al termovalorizzatore. Sarà battaglia su tutti i fronti”

Fonte: La Nazione, 21/08/2014
Di: Sandra Nistri

Il futuro della Piana
Lo scontro legale: Comitati e Associazioni ambientaliste hanno fatto ricorso per chiedere l’annullamento della delibera della Provincia sulla valutazione di impatto ambientale.
“Le tariffe aumenteranno”: Secondo i Comitati il sistema di incenerimento dei rifiuti “porterà a un aumento delle tariffe del 40%. La strada è quella della raccolta differenziata”
L’avvocato Tamburini “Gli inceneritori sono ormai uno strumento vecchio per le istituzioni europee”

I Comitati della Piana hanno già presentato ricorso: “E’ un impianto inquietante”. La strategia: “Allungare i tempi”

Una battaglia su “tutti i fronti”, compreso quello giudiziario. Se i massimi dirigenti di Quadrifoglio auspicano, nel Forum organizzato da “La Nazione”, di poter iniziare i lavori per il termovalorizzatore di Case Passerini già dal prossimo Natale, il coordinamento dei comitati della Piana replica, a stretto giro, annunciando iniziative e azioni concrete per bloccare l’iter dell’impianto o per allungare almeno il più possibile i tempi sperando in un “cambio di rotta”.
“Recentemente – spiega l’avvocato Claudio Tamburini a nome del coordinamento – la Commissione Europea ha invitato a incentivare tecniche di raccolta differenziata dei rifiuti con l’obiettivo di ridurre ancora di più i quantitativi di rifiuti indifferenziati da smaltire e di recuperare risorse preziose: quello degli inceneritori è uno strumento ormai vecchio che in Europa viene progressivamente abbandonato e che da noi, invece, si vuole proporre ora senza prendere in considerazione altre soluzioni impiantistiche, che ci sono, per la parte residua. Ecco, il nostro obiettivo primario – continua – è quello di bloccare l’impianto ma speriamo che, se i tempi si allungheranno, possa esserci un ripensamento magari proprio per nuove direttive dell’Unione europea”.
I comitati sembrano fare molto affidamento sul ricorso al Tar della Toscana presentato nei giorni scorsi, proprio su richiesta del coordinamento, da WWF, Italia Nostra e Forum ambientalista con l’apporto tecnico dell’associazione Medicina Democratica per chiedere l’annullamento della delibera della Provincia che ha approvato la cosiddetta Via, la valutazione di impatto ambientale, sull’impianto di Case Passerini: “Quadrifoglio – continua Tamburini che ha curato con il collega Marco Rossi il ricorso – continua a ripetere che l’impianto sarà sicuro e non provocherà un aggravio di inquinamento in un’area dove, è bene ricordarlo, è previsto anche l’ampliamento dell’aeroporto. Noi contestiamo queste affermazioni anche perchè nella Via la stima delle concentrazioni degli inquinanti emessi non è allineata alle concentrazioni ai limiti di legge ma ai limiti, molto inferiori, garantiti dal proponente. In più i parametri di valutazione del rischio per la salute umana accettati sono di gran lunga superiori rispetto ai dati del decreto legislativo 155 del 2010 e a quelli dell’organizzazione mondiale della Sanità: da ciò deriva una sottostima del rischio. Questo però non lo diciamo solo noi: è la Asl stessa che ha reso esplicita la pericolosità dell’impianto per la salute chiedendo, fra l’altro, la sorveglianza degli effetti riproduttivi, ad esempio aborti spontanei o malformazioni congenite, e un progetto di controllo sulle contaminazioni della catena alimentare”.
Secondo i comitati, “nonostante le ironie di Quadrifoglio sulla protezione del rospo smeraldino” non sarebbe stata effettuata la relazione sul sito di importanza comunitaria prossimo all’impianto: inoltre il sistema di incenerimento rifiuti – sostengono basandosi su uno studio specifico che riguarda l’Alto centro – porterà ad un aumento delle tariffe, in bolletta, del 40%. Non ci sarebbero poi certezze sulla destinazione finale e costi di smaltimento delle scorie. Ultimo capitolo quello di natura ‘estetica’: “Quadrifoglio – conclude Tamburini – punta spesso sul fatto che l’inceneritore di Gae Aulenti darà la porta di accesso alla città di Firenze: ora che si voglia affidare a un impianto di incenerimento dei rifiuti, pur griffato la funzione di accogliere i turisti nella culla del Rinascimento ci pare, francamente, paradossale”.

Salviamo la Querciona delle Checche in Val d’Orcia

La Querciona delle Checche in Val d’Orcia non è solo un’icona fondamentale della nostra terra, è parte della nostra anima, una grande madre che oggi ha bisogno del nostro aiuto.
Foto e segnalazione di Nicoletta Innocenti

L’albero è davvero una meraviglia. Bisogna intervenire subito e/o tagliare il ramo che si è spezzato ed è appena caduto, in modo netto (come hanno già suggerito) ed evitare che entrino parassiti.
La frattura sembra sia stata causata da vandali, ignoranti, in cerca di emozioni forti, tali e quali a quelli che scalano il Biancone a Firenze, le sculture della Loggia dei Lanzi, o le fontane romane, provocando danni al patrimonio monumentale, magari solo per farsi una foto.
Bisogna considerare alla stessa stregua chi violenta così un Patriarca come questo, un vero capolavoro della natura, che non è da considerarsi inferiore a nessun altra opera d’arte creata dall’uomo.

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