Italia Nostra: Biomasse a Roccastrada. Continua l’assalto al territorio

Fonte: Qui Grosseto
Di: Michele Scola, Presidente Italia Nostra Grosseto

La centrale è un regalo a privati e un danno ai cittadini

Roccastrada – Il comune di Roccastrada autorizzerà la realizzazione di un impianto a biomasse a servizio della società che gestisce le cave di gesso. Come al solito, i cittadini sono stati messi di fronte al fatto compiuto, presentanto loro una variante urbanistica con le decisioni già prese. Di fatto, non possiamo che registrare l’ennesima svendita di quel territorio, con il beneplacito di una maggioranza politica già collaudata in degrado, un’opposizione culturalmente impreparata e frammentata nonché una cittadinanza che, pur onorata da qualche raro illuminato, è ancora vittima di luoghi comuni e promesse campate in aria, condite con l’ormai abusato concetto di sviluppo e occupazione.
La centrale è un regalo a privati e un danno ai cittadini. Ecco perché: l’occupazione ne subirà lo stesso beneficio già sperimentato per la cava del Caolino e l’impianto fotovoltaico di Sticciano, vale a dire zero. Di contro, aumenteranno le patologie e la mortalità per malattie polmonari, atteso che le emissioni arricchiranno l’atmosfera locale di polveri sottili,  che non possono essere filtrate in alcun modo, al di là di qualunque rassicurazione politica. Questo anche nella semplice ipotesi che venga bruciato solo legno. Ma non sarà bruciato solo legno. Questo è chiaro. Il fabbisogno della centrale sarà di circa 70.000 tonnellate annue di biomasse. Considerato che i nostri boschi si incrementano di circa 10 tonnellate annue ad ettaro, si dovranno tagliare 7.000 ettari di bosco, contro i circa 400 ettari che si tagliano annualmente nel comune. Con questo ritmo, i boschi da filiera corta, quelli che si trovano nel raggio di 70 km, si esauriranno nel giro di 15 anni, ammesso che tutta la legna vada nell’impianto, senza alimentare le stufe dei cittadini. In tal modo, occorrerà importare legna da ardere da lontano, e i cittadini dovranno sborsare costi maggiori. Considerato poi che il costo della legna da ardere, alle stesse condizioni di vendita, è di circa 50 euro a tonnellata, contro i circa 20 euro della legna da biomassa, tipo il cippato, si dovranno costringere i proprietari dei boschi a vendere la legna a prezzi imposti, come si faceva alla Regia Magona del Ferro prima delle Riforme Leopoldine.
È chiaro che i dati numerici mettono in risalto il bluff che si sta creando alle spalle di coloro che non sanno leggere tra le righe: una volta realizzato l’impianto, basterà una semplice variante fatta passare in sordina, per autorizzare la società a bruciare rifiuti. E cosi i roccastradini avranno sottocasa un bell’inceneritore. Ma che importa, dopotutto, tanto di cancro si ammalano sempre e solo gli altri. Oltretutto, i prezzi degli immobili del territorio comunale continueranno ad abbassarsi, rendendo le famiglie sempre più povere. La scarsa cura per il territorio, infatti, e le condizioni di degrado urbano, sono le cause principali del fatto che le case del roccastradino registrino i valori più bassi dell’intera provincia.
Non vogliamo, in questo contesto, tirare in ballo i soliti danni all’ambiente e al paesaggio. Salute e denaro ci sembrano tuttavia argomenti sufficienti a mettere in guardia una popolazione, spesso sopita, che si lascia piovere addosso decisioni dettate dall’interesse di pochi.

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