Archivi Mensili: agosto 2014

Chiesta chiusura del mega-impianto solare USA: “brucia” migliaia di uccelli

Fonte: Rai News

Il mega-impianto solare ‘BrightSource’, inaugurato solo a febbraio scorso, sta ora scatenando
proteste e allarme proprio tra i più strenui difensori dell’ambiente che ne chiedono la chiusura

Centinaia di uccelli stanno letteralmente andando a fuoco ogni giorno nei cieli sopra il deserto Mojave della California, ‘catturati’ dai raggi e dai riflessi di quello che è considerato uno dei fiori all’occhiello dell’industria dell’energia pulita: il mega-impianto solare ‘BrightSource’ – inaugurato solo a febbraio scorso – sta ora scatenando proteste e allarme proprio tra i più strenui difensori dell’ambiente che ne chiedono la chiusura.
Situato vicino al lago Ivanpah in prossimità del confine tra California e Nevada, l’impianto da 2,2 miliardi di dollari è il più grande al mondo ad usare le cosiddette ‘torri energetiche solari’: più di 300mila specchi, ognuno della dimensione di una porta di garage, riflettono i raggi del sole in tre mega-cisterne alte come un edificio di 40 piani. L’acqua all’interno viene così scaldata e produce vapore, che viene trasformato in energia elettrica per ben 140mila case.
Ma la luce degli specchi sta causando l’inatteso ‘effetto collaterale’: l’uccisione in massa degli uccelli tanto evidente che gli investigatori di varie associazioni per la protezione della natura hanno chiesto allo stato della California di bloccare l’impianto.
Secondo ‘BrightSource’, gli uccelli uccisi ammontano a circa mille l’anno, ma secondo un esperto del ‘Centro per la diversita’ biologica’, le vittime piumate sono almeno 28mila l’anno, considerando quindi che ogni 2 secondi viene ucciso un uccello. “È un problema di cui ci stiamo occupando con molta serietà”, ha riconosciuto Jeff Holland, portavoce di ‘NRG Solar’ di Carlsbad, una delle tre aziende che possiedono l’impianto. La terza, Google, non ha fornito commenti diretti ai media Usa. “L’impatto sugli uccelli è stato sorprendente – ha ammesso Robert Weisenmiller, presidente della commissione sull’energia della California – non si era mai visto in relazione ad impianti solari più piccoli”.
Ma sui tavoli della commissione c’è ora un’altra richiesta, sempre della ‘BrightSource’ per la costruzione di un campo di specchi e di una torre di 75 piani tra il Joshua Tree National Park e il confine tra California e Arizona. Lo stato deciderà questo autunno, ma alcuni gli esperti hanno già messo in guardia che l’effetto sull’ambiente potrebbe essere ancora più disastroso:la zona considerata è difatti ricca di aquile dorate e falconi pellegrini.

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Senza incentivi l’eolico non si fa. Come volevasi dimostrare

Fonte: Parma Quotidiano

Nuovi ostacoli all’eolico sul Cento Croci

Bersaglio di cento battaglie ambientaliste, il progetto delle nuove pale eoliche sul passo Cento Croci pareva inevitabilmente destinato alla realizzazione, dopo che il Consiglio di Stato, a fine 2013, aveva respinto tutti i ricorsi e confermato le autorizzazioni. Invece nuovi ostacoli si parano all’impianto: la stessa impresa che vorrebbe costruire le pale sul crinale dell’Appennino parmense ci sta ripensando. Le pale ancora non ci sono e la Fri El Albareto srl non le innalzerà finché lo Stato non riconoscerà incentivi: l’impresa ha ammesso che questa struttura per produrre energia è redditizia solo se porta contributi pubblici.
L’impianto eolico del passo Cento Croci, Macchia Peraglia e monte Scassella, fra Comuni di Albareto e Tornolo, è stato autorizzato già più di due anni fa. Prevede 2 pale alte 131 metri ad ovest del passo (85 metri il palo, 46 la pala). Ma i permessi erano stati contestati dalle comunità locali e da associazioni verdi. Prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, i permessi sono stati alla fine tutti confermati. la Fri El, impresa di Bolzano che a Parma lavora con la Oppimitti, avreebbe potuto installare il suo eolico sul Cento Croci già dall’inizio di febbraio di quest’anno. Invece tutto è rimasto fermo.
Qual è il problema? E’ cambiato il sistema di incentivazione della produzione di energia dal vento e adesso per avere conributi pubblici, la Fri El deve vincere un’asta pubblica al ribasso, quelle fatte periodicamente da un’agenzia statale per assegnare le quote contingentate di energia alternativa incentivata. L’impianto in questione attende i risultati dell’asta della scorsa primavera, che assegna gli incentivi 2015, ma per ora “la Società non è in grado di sapere se il Parco Eolico avrà accesso al sistema di incentivazione. Se i contributi non arrivano, le pale non si faranno.
La Provincia di Parma, impegnata anche ad autorizzare il cavidotto che dovrebbe portare la corrente elettrica dal Cento Croci a valle, su richiesta della Fri El ha allora prorogato i termini per l’inizio dei lavori. Fri El ha tempo fino a inizio febbraio prossimo per decidere se proseguire nel piano o abbandonare l’Appennino parmense.

18 agosto a Marina di Grosseto: concerto in ricordo dell’incendio del 2012

La serata organizzata a Marina di Grosseto il 18 agosto, col concerto, per ricordare il secondo anniversario del grande incendio delll’estate 2012, è stata particolarmente interessante e coinvolgente grazie all’alternarsi di buona musica lirica e brevi interventi che hanno messo a fuoco, in modo efficace, da un lato l’enorme valore storico, paesaggistico ed ambientale delle pinete litoranee, in particolare di quella tra Marina e Castiglione, e dall’altro il tipo di interventi di cui tali pinete avrebbero bisogno per assicurarne la sopravvivenza. Interventi che dovrebbero rispondere a tre esigenze primarie: cautela, continuità, capillarità, proprio ciò che sta mancando nei tagli a raso, cui stiamo assistendo con totale distruzione del sottobosco, oltre tutto in periodi dell’anno non idonei.
Tra le tante peculiarità della nostra pineta ve ne ricordo solo una, ben conosciuta da chi ama passeggiare al suo interno: essa ospita ben 16 diverse specie di orchidee spontanee, alcune presenti solo qui!
Impressionanti le immagini dell’incendio che richiese quattro giorni per essere domato e altri dieci per venire a capo di innumerevoli piccoli focolai che minacciavano di riprendere vigore.
Anche ieri sera colpiva l’assenza degli Amministratori locali, mentre è intervenuta Lucia Matergi del Consiglio Regionale Toscano
Rina Godoli Vice Presidente di Italia Nostra sezione di Castiglione della Pescaia

18 agosto Concerto lirico per la Pineta, a Marina di Grosseto nella Chiesa di S. Rocco, ore 21. Arie di Puccini, Verdi, Donizetti, Mozart.
Soprano Antonella Biagioni e Silvia Striato
Mezzosoprano Luana Viciani
Tenore Federico Pistolesi
Pianoforte M° Matteo Andreini
Intervengono:
Antimo Palumbo, Storico degli alberi
Fausto Corsi, dott. Forestale GOM
Francesco Pezzo, ornitologo e ricercatore WWF
Michele Scola, Italia Nostra
L’evento ha lo scopo di portare a conoscenza del pubblico i valori naturalistici della Pineta del Tombolo, per favorirne la giusta salvaguardia.

Italia Nostra: Perchè a tutti i costi volete avvelenare la Maremma?

Fonte: Qui Grosseto

Fra i numerosi luoghi della Maremma meritevoli di un’attenta tutela, e insieme di un’intelligente opera di valorizzazione in chiave turistica, c’è il parco naturalistico della Biancane, situato nel cuore delle Colline Metallifere, poco distante dal borgo medioevale di Monterotondo Marittimo.
Si tratta di un sito capace di suscitare grandi suggestioni, in quanto l’energia proveniente dal sottosuolo ha plasmato profondamente il territorio, creando un paesaggio spettacolare, che sembra appartenere a un pianeta extraterrestre. Non per nulla il Parco delle Biancane è stato inserito nei percorsi di visita del Geoparco della Maremma, un’importante realtà facente parte della rete dei geoparchi europei organizzata dall’Unesco.
Nella realtà, invece dello sviluppo sostenibile previsto dalla Charta dei Geoparchi, Monterotondo Marittimo è da tempo sottoposto alle mire di una società, la multiutility ACEA di Roma, che vuole a tutti i costi ottenere dal Comune l’autorizzazione a triplicare in quella località, a breve distanza dall’abitato, l’impianto di compostaggio Solemme esistente. Impianto che, com’è noto, ricicla la parte umida dei rifiuti urbani e fanghi di depuratori, trasformandoli in ammendante di discutibile qualità.
La lavorazione, per nulla rispettosa delle prescrizioni e normative vigenti, delle montagne di rifiuti che affluiscono in quell’impianto, produce nella zona odori – per non dire miasmi – assolutamente insopportabili, così com’è ovvio che l’andirivieni di autotreni carichi di immondizie fra le incontaminate Colline Metallifere siano il peggiore biglietto da visita che la Maremma offra ai suoi visitatori.
Questa tipica storia italiana non è finita qui. Le preoccupazioni della cittadinanza di Monterotondo, forti già da tempo, si sono recentemente aggravate di fronte alla notizia della tragica morte di due operai, avvenuta nell’impianto di compostaggio Kiklos di Aprilia di proprietà sempre di ACEA, dichiarato “gemello” di Solemme.
Di conseguenza, Il sindaco di Monterotondo ha creduto opportuno sospendere ogni decisione in merito alle richieste della società, in attesa dei risultati dell’inchiesta.
Di fronte a una situazione a tal punto allarmante e sconfortante, Geo Ambiente, il piccolo ma battagliero comitato ambientalista di Monterotondo, ha rivolto dure critiche alla lobby dei rifiuti che vuole a tutti i costi trasformare la Maremma in un immondezzaio e Solemme in un megaimpianto da 70 mila tonnellate con digestore anaerobico e cogeneratore.
Le ha risposto indignato Claudio Ceroni, presidente di Aquaser, società del gruppo ACEA. “Il nostro Paese ha già visto troppe volte i danni che un ambientalismo assolutista, un fronte del «no» sordo a tutte le istanze, può generare,“. ha tuonato Ceroni. “Per fortuna i cittadini hanno ben compreso che quella strada non porta da nessuna parte.”
Caro Ceroni, i cittadini ai quali sta a cuore il futuro della Maremma sanno perfettamente che cosa servirebbe davvero alla Maremma. Servirebbero serie politiche di sviluppo sostenibile, cioè rispettoso dell’ambiente e del paesaggio, che sono le vere grandi risorse di questa terra. Perché,allora, continuate a fare il diavolo a quattro per infestare la Maremma di impianti puzzolenti, inquinanti e degradanti?
Come potete pensare che la Maremma si rassegni al destino che, non certo a favore del bene comune, le volete assegnare?
Michele Scola, presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

La risposta dell’amministazione “Pino di Roccamare, intervento dovuto”

Pubblichiamo la risposta dell’Amministrazione al nostro comunicato stampa. Resta da capire chi ha firmato il parere.
Sappiamo tutti benissimo che gli alberi, se pericolosi, devono essere in extremis abbattuti, ma prima di abbattere un albero così importante almeno il conforto di un parere tecnico competente pare il minimo: se c’è stato basta che dicano quale era e chi l’ha redatto!
Saremmo stati lieti di partecipare ad un dibattito sul tema, dispiace constatare che l’invito sia stato a dir poco tardivo…..

Fonte: Il Tirreno Grosseto

«Taglio del pino di Roccamare necessario per salvaguardare la pubblica incolumità». Questa la risposta dell’assessore all’ambiente del Comune di Castiglione della Pescaia, Elena Nappi, a Italia Nostra, che aveva «stigmatizzato un intervento così drastico a fronte della possibilità di procedere in modo graduale».
«È con enorme rammarico che leggo la polemica del consigliere nazionale di Italia Nostra Mariarita Signorini sul taglio del pino secolare effettuato dall’amministrazione. Mi dispiace constatare che si metta in dubbio la capacità di valutazione e la modalità dell’intervento degli uffici preposti. Questa amministrazione ha sempre dimostrato una grande sensibilità nei confronti delle problematiche ambientali, in particolare sulla tutela del nostro patrimonio silvo-colturale, facendo sempre interventi necessari, ponderati e mai scellerati. Mai come in questo caso la valutazione delle nostre azioni è stata scrupolosa coinvolgendo tutti gli enti competenti in materia. Sono fortemente amareggiata dal fatto che, per una volta in cui la macchina amministrativa non si è persa nei meandri della burocrazia, questo intervento sia stato giudicato precipitoso anziché efficiente. Oltre alla documentazione citata dalla signora Signorini agli atti dell’ufficio ambiente, c’è il parere inviato dall’ufficio aree protette della provincia di Grosseto, l’unico ente realmente competente in materia, dal quale si evince che il pino era secco e non si poteva fare altro tipo di intervento, se non l’abbattimento. Mi chiedo – continua Elena Nappi – che senso avrebbe avuto tagliarne oggi una parte e tra qualche mese il resto non essendoci alcuna possibilità di salvare la pianta. Non è questione di gradualità ma di responsabilità nei confronti di tutti i cittadini. Un intervento graduale avrebbe solo messo a rischio l’incolumità pubblica, soprattutto alla luce della violenza con cui ormai le piogge si abbattono sul nostro territorio, anche nei periodi estivi. Solo pochi giorni fa, una vera e propria tempesta si è infatti abbattuta sulla pineta di Roccamare facendo cadere molti pini, mettendo in pericolo i suoi abitanti e creando ingenti danni. A questo proposito – conclude la Nappi, vorrei invitare la signora Signorini al dibattito che si terrà il 13 agosto alle 21 nello spazio mostre di Festambiente, in cui si parlerà proprio degli alberi monumentali della provincia di Grosseto con Paolo Stefanini, dirigente delle aree protette della provincia».

Biomasse a Monticiano. Il Comitato risponde a Renovo

Fonte: Qui Grosseto

Il comunicato del Comitato Ambiente e Salute risponde all’intervista su Qui Siena
al Presidente Stefano Arvati

Rappresentanti del Comitato con l’Abbazia alle spalle e il punto dove dovrebbe nascere l’impianto a biomasse.

Non tarda ad arrivare la risposta del Comitato “Salute e Ambiente” di Monticiano sul tema del progetto di impianto a biomasse da parte della Renovo Energy: “ Scopo del Comitato Salute e Ambiente Monticiano, si legge nel comunicato, è la difesa della salute, dell’ambiente, la valorizzazione e la conservazione del patrimonio naturalistico ambientale. Non vogliamo certamente mettere in dubbio le qualità imprenditoriali del dott. Stefano Arvati e nemmeno quelle del management delle numerosissime società da lui direttamente ed indirettamente controllate, spazianti dal settore finanziario e immobiliare a quello per la costruzione d’impianti produttivi di energia derivanti dall’uso di fonti rinnovabili.
Come dare torto, al Dottor Arvati, quando nella sua recente intervista a David Busato su Qui Siena sul “caso Monticiano”, parla di “scarsa o comunque parziale informazione”; del resto i cittadini eleggono in forma diretta e democratica i loro amministratori locali, ai quali spetterebbe poi l’obbligo etico/ morale di fornire tutte le informazioni utili ed esaustive necessarie alla formazione di un opinione pubblica corretta ed imparziale rispetto ad importanti progetti ed attività economiche ed industriali ricadenti sul territorio di competenza.
Se poi come in questo caso, la società progettista dell’impianto, redige un ampio ed esaustivo documento di bilancio sociale imperniato su innovativi indicatori economici e sociali, in base al quale la costrizione della centrale creerebbe importanti vantaggi economici sociali ed ambientali per la comunità locale risulta ancora più difficile da decifrare la scarsità di informazione prodotta in merito nei confronti della pubblica opinione.
Ebbene Dott. Arvati- prosegue il comunicato – lei ha pienamente ragione, su questi argomenti ammettiamo che la nostra informazione è del tutto parziale.
Ci sono infatti poche cose di cui siamo al corrente e molte altre di cui ignoriamo l’esistenza. Una cosa di cui siamo certi è che l’impianto prevede la costruzione di un camino, sezione 0,8 mt., altezza 14,40 mt rispetto alla copertura attuale del capannone ” ex stabilimento Ciulli”, altezza totale da terra 22,4 m.
Siamo anche certi che la distanza in linea d’aria del camino rispetto all’Abbazia di San Galgano risulta essere di 1900 m. quindi inferiore ai 2 Km, e che per coprire la visuale del camino con specie vegetali occorrono piante alte 23 m.
Siamo certi che se si è previsto un camino, questo, all’attivazione della centrale, sarà adibito all’espulsione di fumi non trasparenti in atmosfera, direzione volontà di Eolo e probabilmente incuranti della presenza di una barriera vegetale di alberi impiantati.
Sappiamo che la centrale, distante circa 600 m. dal centro abitato, immetterà nell’atmosfera, alla sua portata massima un flusso di massa di 8500 g/h di ossidi di azoto, 5100 g/h di monossido di carbonio, 3400 g/h di biossido di zolfo, 510 g/h di polveri fini; sappiamo che i parametri meteorologici considerati per effettuare la simulazione di concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria nei punti di rilevazione sensibili (2 m. da terra) a varie distanze dalla centrale, sono quelli rilevati nella stazione 042 Monteroni d’Arbia distante oltre 20 Km e in zona orograficamente non proprio omogenea rispetto a Monticiano.
Sappiamo che nella simulazione, pubblicata nel progetto da Renovo, il valore massimo orario di concentrazione di ossido di azoto, per esempio, risulta 80 micro grammi al metro cubo alla distanza di 160 m. dal confine aziendale, 30 ug/m3 a 650 m., 18 ug/m3 a 1300 m., 2190 m. e 2450 m.
Non conosciamo i valori attuali, per intendersi quelli pre funzionamento della centrale, di concentrazioni dell’inquinanti nell’aria, poiché nessuno studio comparativo ci risulta che sia stato pubblicizzato che confrontasse i valori dichiarati nella simulazione rispetto ai pregressi reali.
Avevamo chiesto per questo (in sede di conferenza dei servizi) che venisse predisposto uno studio ad hoc e che venissero installate, in punti nevralgici del paese, centraline di controllo permanente delle concentrazioni degli inquinanti nell’aria.
Sappiamo che i dipendenti assunti direttamente da Renovo saranno 4 (quattro).
Non sapevamo e ne prendiamo atto che l’intero indotto relativo alla centrale potesse produrre 50 nuovi posti di lavoro.
Sappiamo che è stato ignorato il numero di lavoratori che verranno persi nelle numerose attività agricole e turistico-ricettive adiacenti l’impianto.
Sappiamo che saranno conferiti quali combustibili:
– 18400 ton/anno di cippato triturato;
– 14000 ton/ anno di legname prefrantumato e scarti di legno vergine da segheria;
– 1600 ton/ anno di vinacce vergini;
– 1800 ton/ anno di sansa a tre fasi;
Sappiamo che il cippato vergine da manutenzione forestale ( 18400 ton/ano) è l’unico materiale eventualmente reperibile in loco a km 0.
Fornire tale quantità di cippato, per capire l’ordine di grandezza delle superfici di cui stiamo parlando, significa utilizzare ogni anno una superficie di circa 1000 ha che nel ventennio diventano 20.000.
Probabilmente sarà per questo che ad oggi non risultano pubblicizzati ne i luoghi di produzione ne i fornitori di tale materiale.
Sappiamo infatti che la maggior parte della biomassa totale ( legna da ardere derivante da essenze quercine) non è utilizzabile in quanto presenta costi di lavorazione superiori al costo del prodotto ( macchiatico negativo) oppure perché presenta caratteristiche dimensionali non compatibili da quanto richiesto nelle specifiche dell’impianto.
Avevamo chiesto, in sede di conferenza dei servizi, la progettazione e la messa in opera di un impianto di teleriscaldamento che utilizzasse i 4 mw/ h di energia termica residua mettendoli a disposizione dei cittadini più prossimi alla centrale.
Ignoravamo che secondo gli studi di Renovo e i suoi parametri di valutazione innovativi, fosse molto più conveniente per l’intera comunità costruire una fabbrica di pellet poi generosamente ceduto a sconto del 20% rispetto ai prezzi di mercato.
Concludendo riconosciamo la nostra parziale conoscenza in merito a questi argomenti e saremo grati agli Amministratori locali e al Presidente, Dott. Stefano Arvati di poter colmare al più presto tale carenza”.

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