Archivi Mensili: settembre 2014

Bronzi a Expo, Italia Nostra Reggio scrive a Sgarbi

Capolavori in trasferta

Professor Vittorio Sgarbi,
premessa la stima indiscussa nei confronti dello STORICO  dell’Arte, siamo  dell’opinione che:

  • chi vuole vedere il Satiro, vada a Mazara;
  • chi vuole vedere il Ritratto d’Ignoto, vada a Cefalù;
  • chi vuole vedere l’Ariete di Castel Maniace, vada a Palermo;
  • chi vuole vedere gli Ori della Magna Grecia vada a Taranto;
  • chi vuole vedere le bellissime lastre della Tomba del Tuffatore o le magnifiche Idrie di Bronzo, vada a Paestum.

E, per stare sull’attualità,

  • chi vuole vedere i Bronzi, vada a Reggio Calabria;
  • chi vuole vedere la Venere, vada a Firenze;
  • chi vuole vedere l’Ortolano, vada a Cremona;
  • ……………………………………………………., (i puntini, perché crediamo  che la lista è destinata ad allungarsi)
  • esattamente come chi vuole vedere La Gioconda è costretto ad andare a Parigi.

La peculiarità dell’Italia  è la Bellezza diffusa in mille declinazioni, su tutto il territorio.
E’ questo il messaggio culturale che deve passare; non quello che la parte economicamente più forte può avere quello che vuole, quando vuole, dove vuole, con tutto il rispetto per l’incarico che a Lei  è stato dato.
L’inamovibilità dei Capolavori, in primis quelli con valenza fortemente  identitaria, ci dovrebbe vedere tutti sulla stessa sponda.
Per alcuni di questi, Ella argomenta: “dove stanno, sono visti  da  pochi”; noi rispondiamo che, per come sono messi i trasporti in certe regioni (v. Calabria e Sicilia per tutte), sono già tanti quelli che riescono ad arrivarci. Troppo comodo spostare i Capolavori, piuttosto che affrontare il NODO dei trasporti.
Da questo punto di vista, la vera sfida è far sì che  EXPO2015  possa essere l’occasione buona per un – GRAN TOUR del XXI Secolo – Non i Capolavori a disposizione in loco, ma i visitatori di EXPO 2015 in viaggio per il Bel Paese.
Con qualche disagio, se vogliamo; ma con l’opportunità di un’esperienza complessiva (paesaggio, architettura, Arte, antropologia) unica ed irripetibile che, certo, non può offrire un’esposizione extra moenia.
Ai Beni Culturali servono molti più  Viaggiatori e qualche turista di meno.
Stiamo vedendo tutti come è ridotta Venezia!
Cordialmente,

Teresa Liguori – Vicepresidente Nazionale Italia Nostra
Liliana    Gissara – Consigliere Nazionale Italia Nostra
Ercole    Guerra – Consigliere Nazionale Italia Nostra
Oreste Rutigliano – Consigliere Nazionale Italia Nostra
Mariarita Signorini – Consigliere Nazionale Italia Nostra
Angela Martino – Presidente della Sezione di Reggio Calabria di Italia Nostra

No alla stazione elettrica di Terna a Vaiano (Prato)

FIRMATE CONTRO IL PROGETTO!!
La Stazione Elettrica di Vaiano, in provincia di Prato, NON deve essere autorizzata dal Ministero.

Consultate la pagina facebook “NO alla stazione elettrica di Vaiano” e il sito web dedicato.

Il Comitato NO Stazione Elettrica di Vaiano, insieme a Italia Nostra, sezione di Prato e Legambiente si organizzano per contrastare il progetto di Terna.
In dieci giorni, dal 23 aprile al 2 maggio, abbiamo raccolto oltre 800 firme di cittadini, non solo vaianesi, contro il progetto di Terna di realizzare una stazione di trasferimento elettrica nella zona tra Savignano e Spicciano, alle pendici della Calvana.
“Ringraziamo tutti i volontari che si sono impegnati, in questi giorni di feste e di ponti, a raccogliere così tante firme – dice la portavoce Silvia Sorri – abbiamo spedito al Ministero 72 pagine di firme, ma la raccolta continua perché ancora ci sono tanti cittadini che non sono a conoscenza della minaccia per il nostro territorio!”.
Abbiamo aperto una pagina facebook “NO alla stazione elettrica di Vaiano” e un sito web per spiegare perché la centrale non deve essere fatta.
Per opporci al procedimento di autorizzazione, in corso al Ministero dello Sviluppo economico, di concerto con quello dell’Ambiente, il 2 maggio abbiamo presentato ufficialmente le nostre osservazioni che si possono riassumere in questi punti:

  1. il progetto non può essere autorizzato perchè non è stata effettuata, come da normativa, la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e non sono rispettati i tempi previsti dal Piano di Sviluppo nazionale della Rete che parlava di questo intervento “in anno da definire”;
  2. Non sono state considerate, come dovrebbe essere per legge, le alternative di localizzazione preliminari e necessarie alla scelta di dove costruire la centrale ed è stato violato il protocollo di intesa con la Regione Toscana, in vigore dal 2005, che prevede una concertazione da fare con gli enti locali e con i cittadini della zona (e che non è stata fatta);
  3. Il progetto di Terna è fortemente carente riguardo alla tutela del paesaggio perché si colloca in un’area di grande pregio paesaggistico e non ne sono state mostrate le ricadute come si deve fare a norma di legge (D.P.C.M. 12.12.2005);
  4. Non sono state rispettate le prescrizioni del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dei Beni Culturali che avevano approvato il Piano Nazionale, dove anche l’intervento di Vaiano era previsto, rilevando gravi violazioni nei riguardi dell’ambiente e del paesaggio e chiedendo a Terna di adeguare le previsioni. Cosa che non è mai stata fatta come sottolineato negli anni successivi dagli stessi ministeri.
  5. Devono essere prorogati i termini del procedimento per permettere la partecipazione di tutti i soggetti interessati e l’intervento deve essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale.
  6. La localizzazione scelta danneggia gravemente non solo ambiente e paesaggio, ma anche economicamente tutte le attività agricole, agrituristiche e di allevamento che sono collocate proprio in quell’area. Quindi ci saranno gravi danni economici sia per i proprietari di terreni e immobili che per gli imprenditori. Il comitato fin d’ora si impegna a chiedere i danni ai Ministeri per tutto questo.

Oltre a queste osservazioni presentate dal Comitato, tanti cittadini e proprietari hanno fatto le proprie andando anche a verificare che in realtà, considerati i cali dei consumi degli ultimi 10 anni, la stazione non è né necessaria né tanto meno da realizzare con urgenza e indifferibilità come dice Terna. Tanti altri cittadini del Pozzino, di Spicciano, ma anche delle Fornaci e di Sofignano hanno addotto le loro ragioni contro questo intervento scellerato.
Speriamo che i Ministeri prendano in seria considerazione le nostre richieste, e le osservazioni fatte in forma ufficiale, così come quelle presentate dal Legambiente e da Italia Nostra, per fermare questa enorme stazione elettrica con raccordi di elettrodotti e piloni che arrivano fino ad un’altezza di 36 metri.
Andrea Abati – Vicepresidente di Italia Nostra Prato

Eolico offshore nel Golfo di Gela. Successo di Italia Nostra al TAR del Lazio

Fonte: Italia Nostra

Grande giornata, mercoledì 3 settembre 2014, per Italia Nostra, per il Comitato no Peos e per la Sicilia, al TAR del Lazio. Per ora il Golfo di Gela e il Castello di Falconara sono salvi dall’ennesimo, vergognoso scempio ambientale e paesaggistico: i lavori del previsto mega impianto eolico offshore sono bloccati. Un iter assai controverso quello dell’impianto industriale voluto dalla Mediterranean Wind offshore, a ridosso della bellissima costa meridionale siciliana. Un investimento di 150 milioni di euro per 38 aerogeneratori.
Dunque, presso la seconda sezione del Tar del Lazio ha avuto luogo mercoledì scorso l’udienza in ordine al ricorso presentato dal Comitato no Peos e da Italia Nostra, difesi dagli avvocati Chiara Donà dalle Rose e Giovanni Puntarello. La Mediterranean Wind offshore, in apertura dell’udienza, tramite i suoi legali, ha fatto sapere che non intende iniziare i lavori finché non si sarà conclusa l’udienza di merito e il Tar non emetterà il verdetto definitivo. Dunque, l’azienda non intenderebbe investire ulteriori risorse economico-finanziarie, con il rischio di dover interrompere i lavori.
“Accogliamo favorevolmente la decisione della Mediterranean Wind offshore che avrà sicuramente valutato, tramite i suoi legali, il peso delle motivazioni ostative indicate nei nostri ricorsi” – hanno affermato gli avvocati del Comitato no Peos e di Italia Nostra. Entro l’anno il Tar del Lazio dovrà convocare l’udienza di merito. L’artista Giovanni Iudice, presidente del Comitato No Peos di Gela, si dice “felice per lo scempio evitato e per il trionfo della bellezza, vera arma per salvare il mondo, per evitare il saccheggio dei nostri paesaggi”. La battaglia, inevitabilmente, continua.
Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

Cantone indaga su costi e ritardi della Tav fiorentina

Fonte: La Repubblica Firenze

L’Autorità nazionale anticorruzione avvia un’istruttoria sullo “stato di attuazione dell’opera
e il rispetto delle norme” dopo un esposto presentato dall’associazione ambientalista Idra

Tav, un altro colpo di scena. Dopo la magistratura ora è l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) guidata dal magistrato Raffaele Cantone ad avviare un’istruttoria sul passante di Firenze. Un’indagine aperta lo scorso 28 agosto sulla base del documentato esposto ricevuto lo scorso 7 agosto da Idra, l’associazione ambientalista guidata da Girolamo dell’Olio che da anni si batte contro gli scavi della stazione Foster e dei tunnel da 7,5 chilometri sotto la città. In quella nota l’associazione evidenziava il «rilevante incremento» dei costi dell’opera e il «consistente ritardo nell’esecuzione dei lavori». Entrambi fronti su cui l’Authority guidata dall’uomo che Renzi ha voluto prima alla guida della task force per Expo 2015 e ora all’Anac ha deciso di fare accertamenti.

Il tram sotto il centro storico

Fonte: La Repubblica Firenze
Di: Massimo Vanni

Cento milioni di euro il finanziamento del governo che Firenze non può perdere.
Ma non esiste ancora un progetto esecutivo

Tramvia sotto il centro, si apre la scommessa. Il decreto “SbloccaItalia” affida 100 milioni di euro a Palazzo Vecchio e quello che nei piani del governo comunale è stato finora solo un’idea si trasforma di botto in progetto strategico. Oltrettutto con il bollino rosso e la scritta ‘urgente’. Entro il 2015 si devono aprire i primi cantieri, impone il decreto. E per Dario Nardella e la sua squadra comincia una folle corsa contro il tempo. Come cantierare un’opera di cui non esiste ancora non solo il progetto esecutivo ma neppure quello definitivo?
L’unica cosa certa al momento è che Palazzo Vecchio non può permettersi di perdere 100 milioni di euro. Pensando così di completare il progetto di pedonalizzazione del Duomo avviato nei suoi primi mesi da sindaco, con le mille polemiche seguite alla cancellazione del passaggio della tramvia da piazza Duomo, il premier Matteo Renzi ha quasi messo nei guai il suo successore. Perché il ‘come’ non perdere i 100 milioni è ancora tutto da inventare. Ma forse una via per fare presto c’è: prolungare il contratto di ‘projectfinancing’ con la Tram Spa, la società delle imprese già incaricate di realizzare le linee 2 e 3. Così si eviterebbe lo scoglio di lanciare un’altra gara. Ma si tratta di una possibilità ancora da esplorare.
«Una possibilità già prevista dai contratti, ma per prima cosa dobbiamo leggere il testo del decreto e capire se davvero si può seguire questa strada», si fa sapere dallo staff di Nardella. Nel giro di 24 ore però lo SbloccaItalia sblocca pure gli indugi di Palazzo Vecchio: a questo punto la tramvia dovrà per forza passare sotto il centro storico e monumentale. E il prossimo ‘step’ non potrà che essere che il progetto definitivo. In modo da arrivare a fine 2015 con almeno qualche stralcio di progetto caniterato: magari solo per uno scavo preliminare, quanto basta per evitare la ‘deadline’ di fine 2015 imposta dal decreto. Per evitare i perdere i 100 milioni.
Il piano presentato dal Comune al ministero si chiama ‘Sistema tramviario dell’area fiorentina’ e comprende il passaggio sotto al centro con il prolungamento per Bagno a Ripoli (il capolinea sarà appena prima, alla scuola VoltaGobetti) e anche la linea 4 che, dalla Leopolda, arriverà fino a Campi. I 100 milioni sono anche per questa? «Non lo sappiamo, dobbiamo ancora leggere il decreto», dice il direttore generale di Palazzo Vecchio Giacomo Parenti. Di sicuro però è finanziato il sottoattraversamento. Che manderà in pensione una volta per tutte l’idea di raggiungere Bagno dai viali (nel Piano Strutturale ci sono entrambe le ipotesi).
Per 3,74 chilometri in sotterranea però servono 200220 milioni. E si arriva a 350370, se si considera tutto il tratto per Bagno. Secondo lo studio di fattibilità fatto da Palazzo Vecchio la tramvia dovrà cominciare a scendere sottoterra già prima della stazione Foster. E mentre la linea 2 prosegue attraversando viale Belfiore e via Guido Monaco, in sotterranea correrà la linea diretta a Bagno: prima fermata Santa Maria Novella, quindi piazza della Repubblica e la zona di Santa Croce per poi riemergere sul lungarno della Zecca e proseguire in direzione di Bagno a Ripoli. Ma attraversare il centro monumentale a che profondità?
«Sotto la falda e sotto lo strato archeologico. Cioè ad una profondità superiore ai 20 metri, secondo lo studio di fattibilità», aggiunge Parenti. Sottoterra però ci sarà un’unica galleria, modello metropolitana, non come per l’Alta velocità. Con un effetto risparmio sui costi: «I 200220 milioni per il tratto in sotterranea sono stime credibili, si tratta di 4050 milioni a chilometri», dice Parenti. Ma se Renzi ne sgancia 100, dove si trovano gli altri? Se verrà scelta la via del ‘project’ ai privati spetterà di aggiungere ai 100 un altro 35%. E per il resto si guarda a Bruxelles: «I fondi europei 20142019 non sono stati ancora assegnati», si osserva.

Taranto: polvere d’acciaio

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