Archivi Mensili: ottobre 2014

Green economy, le proposte di Italia Nostra alla Camera

Fonte: Formiche

Italia Nostra ha presentato alle commissioni riunite VIII e X della Camera, che sono in procinto di chiudere il documento conclusivo dell’indagine sulla green economy, un documento sottoscritto anche dai Presidenti di Altura, Amici della Terra, LIPU, AIW Ass.ne Italiana per la Wilderness, Movimento Azzurro e Mountain Wilderness.
Commenta così l’iniziativa Marco Parini, Presidente di Italia Nostra: “Ci siamo accorti che, stranamente, nel testo finale del documento sulla Green Economy della Camera, che affronta l’argomento nel suo complesso e con alcuni spunti molto apprezzabili, non ci fosse nessun tipo di riferimento ad uno dei problemi più grandi che hanno riguardato il settore negli ultimi anni: i folli incentivi erogati a favore delle Rinnovabili Elettriche, in particolare Eolico e Fotovoltaico industriale, che hanno certamente impedito di investire risorse importanti in settori come agricoltura, ricerca applicata, efficienza energetica e trasporti”.
In Italia, si legge nel documento, nell’attuazione del programma europeo “20-20-20 per il 2020″, tali impianti industriali sono stati costruiti in questi anni in modalità inusitate sia nel numero che nelle dimensioni sfruttando l’incentivazione più alta in Europa ed hanno rappresentato, nel loro complesso:

  • una delle più violente e repentine aggressioni al paesaggio ed all’ambiente italiano;
  • un disastro in termini di costi sostenuti dalla collettività: oltre 12 miliardi all’anno di soli incentivi ed un onere complessivo ormai nell’ordine di grandezza dell’ 1% del PIL;
  • l’assorbimento di un carico di risorse tale da deprimere la ricerca, di base ed applicata, per lo sviluppo di nuove tecnologie e qualsiasi altro investimento in settori ben più performanti per la riduzione di gas serra come le rinnovabili termiche, l’efficienza energetica, le modalità di trasporto sostenibile e il telelavoro;
  • una delle cause principali del costo proibitivo dell’energia in Italia con la conseguente delocalizzazione delle produzioni energivore dall’Italia verso Paesi dove l’energia costa meno.
  • un enorme flusso di denaro in uscita dall’Italia per l’acquisto dell’hardware che ha favorito quasi esclusivamente imprese e filiere industriali estere;
  • un beneficio occupazionale ridotto e limitato alle installazioni;
  • la negazione stessa del principio di “produzione individuale distribuita” teorizzato dagli stessi fautori delle rinnovabili come modello energetico sostenibile del futuro;
  • un nuovo lucroso affare per la criminalità organizzata, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.

Conclude così Parini: “Ci auguriamo che gli spunti di discussione che offriamo possano contribuire per il futuro ad evitare la grande speculazione e gli enormi sprechi di denaro, a carico delle bollette di Famiglie e Imprese, che i folli incentivi alle Fer Elettriche, soprattutto eolico e fotovoltaico industriali, hanno causato in questi anni al nostro Paese attraverso un’attenta e più stringente valutazione del costo\beneficio delle scelte di politica energetica”.

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Intervento di Italia Nostra alla viglia del Consiglio Europeo sull’energia

Comunicato stampa

Italia Nostra interviene alla vigilia del Consiglio Europeo per evitare danni irreparabili al paesaggio e all’ambiente italiano, che sarebbero una inevitabile conseguenza della fissazione di obiettivi nella produzione da FER elettriche al 2030 vincolanti per il nostro paese.
Fissare obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030 al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre sarebbe un suicidio: ci troveremmo con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio che ne resterebbe sfregiato e stravolto nella sua bellezza. Ma un danno enorme anche per l’economia: già da quest’anno il prezzo della vendita sul mercato all’ingrosso di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia sarà inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili, e nel 2016 si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.

Roma 20 Ottobre 2014 – Il Gruppo Energia di Italia Nostra ha elaborato una stima secondo la quale quest’anno il prezzo ottenuto dalla vendita sul mercato all’ingrosso (che, come media, negli ultimi mesi è oscillato intorno ai 50 euro al Mwh) di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia (che quest’anno dovrebbe persino essere inferiore ai 280 TWh del 2013) sarà probabilmente inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili. Basta infatti moltiplicare 280 milioni per 50 euro, per ottenere un prodotto di 14 miliardi, che rappresenta verosimilmente il presunto tetto massimo di spesa del 2014 per acquistare sul mercato tutta l’energia elettrica italiana.
“Dall’ultimo rapporto dell’AEEG – sottolinea Marco Parini, Presidente Italia Nostra – si stima che per l’anno 2014, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12 coperti tramite la componente A3, a carico di famiglie e imprese. Ma non è finita qui, perché nel contatore del GSE mancano il ritiro dedicato e lo scambio sul posto, di un valore presunto nell’ordine di 500 milioni, che porterebbe il totale a 13 miliardi di euro, infrangendo il tetto massimo di spesa già nel 2014, quando la produzione da FER sarà verosimilmente prossima al 36% del fabbisogno elettrico italiano, cioè già ora ben 10 punti percentuali in più rispetto a quel 26,39% che ci chiedeva l’Europa per il 2020. Eppure si continua ancora a scialacquare risorse ingentissime per aumentare la produzione da FER elettriche senza neppure più obblighi normativi di sorta”.
Ma dall’analisi del Gruppo Energia di ITALIA NOSTRA emerge un altro dato allarmante che sottolinea come ci sia poca chiarezza sulle cifre comunicate e legate agli incentivi.
Riesaminando il documento AEEG e mettendo a confronto alcuni dati ci si è resi conto che dalla stima dei 12,5 miliardi per il 2014 mancano altre voci di spesa legate alle diverse forme di incentivi che porteranno già quest’anno, conti alla mano, a sfondare il tetto dei 14 miliardi di euro. Nel 2016, a parità di ogni condizione attuale ed al netto degli impianti che nel frattempo saranno costruiti ed incentivati, si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.
“Ma c’è una cosa – sottolinea ancora Parini – che da ambientalisti ci preoccupa molto. C’è chi vorrebbe che sotto la Presidenza Italiana del semestre europeo al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre venissero fissati dall’Europa nuovi e più elevati obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030: sarebbe un suicidio! Ci troveremmo, infatti, con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio”.
Infatti, se in Italia si montasse lo stesso potenziale eolico installato in Germania (il triplo rispetto al nostro), nessuna montagna e neppure le nostre coste meravigliose potrebbero sfuggire ad un destino ineluttabile di stravolgimento, modificando con ciò tutta la percezione del nostro Paese.
Questo perché in Italia il pochissimo – e perciò costosissimo – vento utile per gli impianti eolico-industriali si può ricavare solo sulle cime dei crinali o intercettandolo in mare, visto che non abbiamo vaste pianure aperte ai venti oceanici come nei paesi del Nord Europa. Del resto – sottolinea il Gruppo Energia di Italia Nostra – anche in Germania, dove pure le pale eoliche vengono prodotte, emergono giorno per giorno, di fronte all’evidenza, critiche sempre più radicali verso la svolta energetica incentrata sulle rinnovabili elettriche non solo da chi ama il paesaggio e l’ambiente, ma anche da organismi istituzionali, come ad esempio l’EFI, il comitato di esperti per la ricerca e l’innovazione insediato dallo stesso governo tedesco.

Manifestazione NO SAT Grosseto

NO Autostrada Tirrenica  –  SI Aurelia pubblica e sicura.
Sì alla mobilità integrata attraverso lo sviluppo dell’asse ferroviario tirrenico
e della navigazione di cabotaggio.

Si invita a partecipare alla Manifestazione che si terrà Domenica 26 ottobre 2014 alle ore 16.00 in Piazza Dante, Grosseto.

 

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Tav, il comitato del No: i cantieri stravolgono la falda acquifera, pericolo cedimenti

Fonte: Firenze Today

Il comitato mette in guardia sui cambiamenti in atto vicino ai cantieri dell’Alta Velocità. “Si riduce la capacità portante delle fondazioni degli edifici esistenti”.

“Per quanto riguarda i livelli piezometrici, presso la zona di Campo di Marte, si conferma un sostanziale aumento del dislivello piezometrico fra monte e valle dell’opera”.
Il virgolettato è letterale ed è preso dalla valutazione di monitoraggio delle acque sotterranee tra gennaio 2012 e marzo 2013 condotto da Arpat.
Un virgolettato tecnico e tuttavia traducibile in un concetto secco: dove sono poggiati i ‘cameroni’ in cemento dell’Alta Velocità la falda acquifera fiorentina si sta alzando a monte, abbassando a valle. Si chiama effetto diga.
Secondo Arpat il progressivo impatto sulla falda, con il procedere dei lavori, ha creato un dislivello progressivo che ha raggiunto perfino il metro e mezzo.
“Dati anomali” prosegue l’analisi dell’ente regionale, “presumibilmente riconducibili ad attività di cantiere”. Con un di più, a suffragio della tesi: “Nell’area di campo di Marte si ha un aumento di torbidità che appare decisamente localizzato nelle vicinanze del cantiere del passante Av”. Tradotto: il sistema di pescaggio e filtraggio delle acque in falda, che dovrebbe rendere trasparente l’infrastruttura, sta cominciando ad ostruirsi. “Alla luce di ciò – scrive ancora l’Arpat – è stata segnalata all’Osservatorio l’opportunità di una rivalutazione complessiva dei sistemi di continuità della falda dell’imbocco sud”.
Non solo, ce ne sono anche per la stazione Foster, nell’area degli ex Macelli. “Per quanto riguarda l’area della stazione, viene evidenziata la difficoltà dell’attuale sistema di continuità della falda a raggiungere un affettiva mitigazione dell’effetto barriera dovuto alla realizzazione dei diaframmi della nuova stazione”. Per questo urge “un nuovo dimensionamento della batteria di pompe di presa”.
NO TAV – “Siamo stanchi di aver ragione” hanno commentato i rappresentanti del Comitato No Tunnel Tav a Firenze. “Fin dal primo studio fatto nel 2006-07 dai tecnici del Comitato”, realizzati dall’ingegnere Massimo Perini e da Teresa Crespellani, per trent’anni docente di geotecnica sismica all’università di Firenze, “era emersa la pericolosità dei lavori e i rischi di impatto sulla falda. Fu denunciato che la serie di sifoni previsti, l’integrazione di pozzi drenanti collegati alla pompe, non avrebbe potuto mitigare il pesantissimo impatto causato dalle pareti ai Macelli (profondi più di 40 metri) e a Campo di Marte (oltre 30 metri)”.
RISCHI – Da qui i rischi legati a questo fenomeno artificiale: “Gli effetti di queste variazioni della falda – spiegano Perini e Crespellani – possono essere molto pesanti: a valle, dove si abbassa il livello dell’acqua, si possono avere cedimenti del terreno su cui poggiano interi isolati; a monte, dove si ha l’innalzamento, si possono avere allagamenti di scantinati, ma soprattutto si riduce la capacità portante della fondazioni degli edifici esistenti”. “Nessuno ha fatto niente – ho sottolineato l’ingegner Perini –, nessuno ha informato i cittadini dell’ulteriore rischio che stanno correndo. Cosa di una gravità spaventosa, ancor più se si pensa che l’Osservatorio sapeva e non ha mosso un dito”.

Acqua e Amianto, la paura dei bischeri

Fonte: Nove da Firenze

Firenze si interroga sul da farsi. Apro o non apro il rubinetto?

Il laboratorio di PerUnAltracittà rende nota una relazione di Publiacqua sul sistema acquedottistico locale: 225 km di tubature sono in Amianto, così sono state realizzate oltre 40 anni fa e tali sono rimaste. Non è tutto: Publiacqua conferma perdite per un 35% lungo il percorso acquedottistico.
Sul portale Publiacqua è possibile monitorare la qualità dell’acqua secondo la geolocalizzazione basta inserire il proprio indirizzo. Dal 30 giugno 2013 l’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e del Gas) con delibera 586/2012, impone l’etichettatura dell’acqua del bacino idrico di cui fa parte la zona di interesse aggiornata con cadenza semestrale.
Nasce però “il caso” ed Il Fatto Quotidiano racconta a tutta Italia che: “Per 225 chilometri l’acqua, che esce dai rubinetti dei cittadini, scorre nell’amianto. La società, citando l’Oms, sostiene che non costituisca un pericolo per la salute. “L’Oms – commenta Publiacqua – ha confermato di non ravvisare la necessità di stabilire valori guida di riferimento per le acque destinate al consumo umano, in quanto non esiste consistente evidenza che le eventuali fibre ingerite siano dannose per la salute. Ma i toscani lanciano un’occhiata terrorizzata al rubinetto.
Perché la paura? Perché l’amianto è una fibra che si deposita nell’organismo e genera tumori all’apparato respiratorio (polmoni, laringe e pleura) ma anche a quello gastro-intestinale.
L’amianto non si elimina con la bollitura, anzi, l’evaporazione contribuisce a disperdere le eventuali fibre.
L’Emilia Romagna è stata interessata del problema prima della Toscana ed Arpa ha risposto così ai cittadini:“L’Organizzazione Mondiale della Sanità e tutti i più importanti organismi internazionali escludono la pericolosità che l’ingestione di fibre di amianto provochi rischi per la salute. Non esistono in merito evidenze scientifiche né epidemiologiche. Fa eccezione la legge statunitense, che ha posto un limite di salvaguardia per la salute a 7 milioni di fibre per litro. Salvo casi eccezionali di rottura o di errata manutenzione, è presumibile che non vi sia amianto in quantità rilevante”. Resta il dubbio: e in caso di perdite?
Il Codacons non ci sta ed organizza una azione legale collettiva nella presentazione della stessa mostra un video: “Proiettato nell’agosto del 2012, il documentario che “ha vinto 10 festival”, ha suscitato l’interesse del pubblico soprattutto in relazione all’acquedotto di Bologna. Quanto agli esperti, sia il presidente dell’Associazione esposti amianto, Vito Totire, sia Luciano Mutti, oncologo di Vercelli, che Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini, concordano che la fibra di amianto ingerita è fortemente cancerogena.
Lunedì 27 ottobre il sindaco di Firenze, Dario Nardella, sarà chiamato da alcune interrogazioni e mozioni depositate con urgenza non solo da Sel, Rifondazione e Movimento 5 Stelle, ma anche dal Partito Democratico, a dare risposte chiare sulla gestione delle tubature che oggi sono di competenza del presidente Filippo Vannoni, ma fino all’altro ieri se ne è occupato Erasmo D’Angelis, già Sottosegretario alle Infrastrutture ed oggi al fianco di Renzi in Palazzo Chigi.
L’Italia bandisce l’amianto nel 1992, con la legge 257 vieta l’estrazione, l’importazione e qualsiasi utilizzo della sostanza definita “cancerogena“. Capannoni, macchinari, nastri trasportatori, tubature domestiche sono tutti da smaltire secondo un rigido protocollo. Impiegati, operai, operatori delle alte temperature, tutti si rivolgono alla giustizia per ottenere un risarcimento per l’esposizione continuata all’amianto. Durante i processi, spesso conclusi con la morte anticipata di almeno uno dei ricorrenti, si scopre inoltre che “i danni riguardano anche la sfera familiare poiché il lavaggio delle tute da lavoro comporta eguali rischi di esposizione”. Ormai il danno è fatto.
L’Italia degli anni ’90, mangia sano e biologico, punta sulla filiera corta e si vota all’eccellenza. Spende di più? Sì, ma la salute prima di tutto. All’acquedotto non ci pensa nessuno. Bischeri?
Il corpo umano è composto principalmente di acqua. “Siamo fatti così” non ci ha insegnato proprio nulla.
Il caffé del mattino, l’impasto del cornetto, l’acqua della pasta o della verdura, un sorso alla fontana, il thé a merenda, l’ingrediente fondamentale di una pizza, e la tisana ‘curativa’, fino alla pulizia dei denti. Noi e l’acqua.
Cambiare le tubature? Costerebbe oltre 200 milioni e così il presidente Publiacqua spiega ai consiglieri comunali di Firenze che “eventuali spese ricadrebbero in bolletta”. E sarebbe un problema? Allora meglio l’Amianto? Publiacqua però non può decidere autonomamente – questa un’altra risposta che fa infuriare l’opposizione – occorre infatti che sia l’Autorità Idrica preposta ad imporre i lavori. E chi c’è nell’Autorità Idrica? Il Comune di Firenze.
Ma la salute pubblica non prevede deroghe alla burocrazia?
Sul sito di Publiacqua, intanto, durante le ultime ore non compare nessun avviso particolare, nessuna lettera aperta alla cittadinanza: un saluto, un abbraccio, una rassicurazione sostenuta ad esempio da pareri medici.
Si legge invece: L’acqua potabile è un’acqua destinata al consumo umano che può essere bevuta da tutti e per tutta la vita senza rischi per la salute”.
Per tutta la vita.. ovvero, finché morte non ci separi.

Antonio Lenoci

Masso delle Fanciulle in pericolo, petizione online: raccolte più di 5mila firme

Fonte: StampToscana

E’ con una lunga nota esplicativa della situazione, che l’associazione Casolenostra rende pubblica la battaglia che si sta svolgendo in una delle zone più belle e incontaminate della pur meravigliosa terra di Toscana: si tratta del cosiddetto “Masso delle Fanciulle”, uno sprone di roccia che si trova nella riserva naturale di Berignone, un lembo di terra compreso fra i Comuni di Pomarance, Volterra e Casole, uno dei luoghi più suggestivi e intatti della Regione. “La riserva è attraversata da una gola rocciosa ricoperta da un’abbondante vegetazione mediterranea, dove scorre il fiume Cecina, in uno scenario naturale unico. Il luogo è presente in molte guide turistiche internazionali, ed è un posto magico, prediletto da visitatori ma anche dalle persone che vivono in Valdicecina ed in Valdelsa”, informa la nota.
Ma ripartiamo dal principio. Innanzitutto, dalla petizione che è stata messa in piedi da un gruppo di associazioni ambientaliste fra cui Wwf Siena, Comitato Difensori della Toscana, associazione Casole Nostra, associazione Italia Nostra Siena, Ecomuseo borgo La Selva e Wwf nazionale che si oppone al progetto di realizzazione di pozzi esplorativi per verificare la presenza di eventuali serbatoi geotermici nella zona del Masso. La società che ha messo in essere il procedimento è la Gesto Italia srl, il cui progetto è allegato al faldone con tutte le firme raccolte dalla petizione lanciata on line. Gesto Italia Srl, dal canto suo, ha già presentato domanda di avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale.
L’obiettivo dei fronti ambientalisti punta ad arrivare al centro decisionale fiorentino, tanto che l’appello lanciato su internet si rivolge direttamente al governatore Enrico Rossi.
“Se le prove avranno successo, verranno realizzate centrali geotermiche e pozzi di produzione che distruggeranno in maniera irreversibile un’area incontaminata e delicata dal punto di vista ecologico, idrico, ambientale ed economico – riassumono gli ambientalisti – per cui chiediamo alla Regione di revocare l’autorizzazione ad un’attività che darebbe il via alla distruzione di uno degli ultimi fazzoletti di terra rimasti incontaminati sull’intero territorio regionale”.
Una preoccupazione, quella della nutrita schiera ambientalista cui dà manforte una vera e propria levata di scudi della popolazione, che riguarda anche una delle voci più importanti per queste zone, quella del turismo: “La presenza di turisti al Masso delle Fanciulle rappresenta anche un’importante risorsa economica per un’area vastissima – precisano infatti i protagonisti della protesta – ed ora questa fetta di terra unica è minacciata dalla costruzione di un impianto industriale per la produzione di energia geotermoelettrica, a pochi metri dal fiume. Chiediamo che l’autorizzazione agli impianti venga negata e che il luogo venga protetto, per preservare una riserva ambientale che è una grande risorsa sostenibile per l’economia locale”.

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