Archivi Mensili: novembre 2014

Smog: nessun reato, tutti assolti. Rassegna stampa

Fonte: La Repubblica, 27/11/2014
Di: Franca Serlvatici

Smog, per gli amministratori non c’è reato
La corte di appello di Firenze conferma le assoluzioni 

La corte d’appello di Firenze ha confermato le assoluzioni dell’ex presidente della Regione Toscana Claudio Martini, e dell’ex sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, accusati insieme ad altri amministratori pubblici del fiorentino di non aver contrastato a sufficienza l’inquinamento da polveri sottili (PM10) e da biossido d’azoto negli anni successivi al 2005.
Il processo di primo grado si era chiuso nel maggio 2010 con l’assoluzione degli imputati ‘perche’ il fatto non sussiste
Con Martini e Domenici erano stati indagati anche gli allora sindaci di Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano e i rispettivi assessori all’ambiente, così come gli assessori all’ambiente regionale e fiorentino. La procura li accusava di aver disatteso la normativa europea che pone un limite ai giorni di superamento dei valori tollerati per la presenza di sostanze inquinanti nell’aria e di non aver adottato misure per la tutela dei cittadini.
“I consulenti sono costati 372 mila euro – ha commentato uno dei difensori, l’avvocato Marco Passagnoli – per un flop che a ben vedere poteva essere individuato fin dall’inizio”.
Nella sentenza di primo grado, pronunciata il 17 maggio 2010, si affermava che le concentrazioni di inquinamento da polveri sottili e da biossido di azoto non avevano superato i valori limite indicati dall’Europa e che non vi era alcuna emergenza sanitaria. Tutto il contrario di quanto sostenuto dalla Commissione europea, che già il 30 giugno 2008 aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei valori limite in molte regioni fra cui la Toscana e che, per bocca dell’ex commissario all’ambiente Janez Potocnik, sosteneva che l’inquinamento atmosferico “continua a causare ogni anno in Europa più di 350 mila morti premature”. Il 19 dicembre 2012 la Corte europea di  giustizia ha stabilito che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di ridurre al di sotto dei valori limite le concentrazioni di Pm10 nell’aria di 55 zone e agglomerati italiani, fra cui la Toscana, negli anni 2006 e 2007. Nel settembre scorso la Commissione europea ha aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti delle polveri sottili in 19 “zone e agglomerati” di dieci regioni, fra cui la Toscana.

Fonte: La Repubblica, 27/11/2014

Pm10, anche in appello nessun reato per Martini, Domenici e gli altri sindaci

La Corte d’Appello ha confermato ieri le assoluzioni dell’ex Governatore Claudio Martini, dell’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici e degli ex sindaci di Sesto, Scandicci, Campi, Signa e Calenzano e rispettivi assessori, dall’accusa di omissione di atti d’ufficio per non aver ridotto l’inquinamento da polveri sottili (Pm10) dal 2005 al 2009. Intanto l’Italia è stata condannata in sede europea e di recente la Commissione Ue ha avviato una nuova procedura di infrazione.

Fonte: La Nazione, 27/11/2014
Di: Gigi Paoli

Smog, nessun colpevole. Assolto l’inquinamento
Innocenza confermata per 14 amministratori locali
Corte d’Appello – ribadito integralmente il verdetto di primo grado: “ll fatto non sussiste»

Le contestazioni a Regione e Comuni: per l’accusa i vari enti non avrebbero preso provvedimenti adeguati sulla qualità dell’aria per garantire la salute dei cittadini.
L’avvocato Passagnoti sorride e attacca
Uno dei difensori dell’ex assessore Claudio Del Lungo si è detto «perplesso se penso alle ingentissime spese sostenute per le consulenze in questa vicenda. Bastava un’attenta analisi giuridica per scoprire tutti i limiti di quest’indagine, un flop»

«Sono ovviamente soddisfatto per la sentenza, ma allo stesso tempo sono perplesso se penso alle ingentissime spese sostenute per le consulenze in questa vicenda, circa 372mila euro. Bastava un’attenta analisi giuridica affinché venissero subito rappresentati tutti i limiti di quest’indagine». L’avvocato Marco Passagnoli, difensore dell’ex assessore Claudio Del Lungo, esce dall’aula della corte d’appello con la toga sulle spalle, un ampio sorriso sul volto e diversi sassolini da togliersi dalle scarpe. Lo può fare, se lo può permettere, dato che ha appena incassato la seconda sentenza di assoluzione per i 14 amministratori locali finiti sotto processoper non aver recepito e messo in atto le norme per combattere l’inquinamento atmosferico da Pm10 (le cosidette «polveri sottili») e biossido di azoto.
Il Sostituto procuratore Giulio Monferini, già pubblica accusa in primo grado e ieri a fianco del sostituto procuratore generale Wilfredo Marziani, ci ha provato in tutti i modi fino alla fine: ha addirittura depositato documentazione per la formidabile quantità di 22 gigabyte. Una valanga di carta (elettronica) per provare a ribaltare il verdetto di primo grado del maggio 2010 che però la corte d’appello ha confermato integralmente. E pertanto nuova assoluzione con formula piena per l’ex presidente della Regione Claudio Martini, per l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici – per i quali erano stati chiesti a suo tempo otto mesi di reclusione – e per altri dodici imputati, ex politici o in carica, per i quali i mesi di carcere chiesti dal pm erano stati cinque: gli assessori all’ambiente della Regione e del Comune di Firenze, Marino Artusa e Claudio Del Lungo, e i sindaci e gli assessori dell’ambiente Simone Gheri e Fabrizio Signorini di Scandicci, Florestano Bitossi e Antonio Morelli di Signa, Gianni Gianassi e Marta Billo di Sesto Fiorentino, Giuseppe Carovani e Alessio Biagioli di Calenzano, e Fiorella Alunni e Mania Monni di Campi Bisenzio. Per tutti gli imputati, le accuse erano getto pericoloso di cose e rifiuto di atti di ufficio sotto il profilo omissivo.
Come aveva già sottolineato l’avvocato Passagnoli «questo era un processo, non un convegno scientifico o, ancora peggio, una storia di Archimede Pitagorico. Se in quest’area hanno fatto autostrade invece di ferrovie, se è stato detto di no al nucleare, che colpa ne hanno gli amministratori locali? Ne chiedano conto al governo, no?». Regione e Comuni hanno dunque compiuto ogni atto adeguato a combattere l’inquinamento atmosferico, dando l’interpretazione più corretta della normativa comunitaria. La procura contestava agli imputati di non aver adottato provvedimenti per la tutela della salute dei cittadini, nonostante il flusso dei dati di rilevamento della qualità dell’aria imponesse, saper l’accusa, provvedimenti urgenti.

Fonte: La Nazione, 27/11/2014

Rete No Smog Firenze
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Inquinamento «Serve un vero piano antismog»

Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. La Rete NoSmog Firenze, costituita da Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze e Terra! ricorda che gli inquinanti atmosferici – soprattutto anidride carbonica, anidride solforosa e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento – rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente.
Un piano antismog, che il Comune dovrebbe adottare, servirebbe anche ad evitare i costi astronomici per rimediare ai danni, prima che diventino irreparabili.

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 27/11/2014
Di: Antonella Mollica

Smog, un’altra assoluzione per tutti
La Corte d’Appello conferma la sentenza per Domenici, Mar e altri 12 amministratori

Non ci sono responsabili per lo smog che per tre anni ha reso irrespirabile l’aria di Firenze. Quattro anni dopo l’assoluzione in primo grado è arrivata la conferiva della Corte d’Appello per tutti i quattordici imputati: l’ex presidente della Regione Claudio Martini, l’ex sindaco Leonardo Domenici, con i rispettivi assessori regionale e comunale, e tutti i sindaci dell’hinterland, Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano, con i rispettivi assessori all’ambiente.
Il processo in primo grado, iniziato nell’ottobre 2008 e arrivato a conclusione nel maggio 2010, era stato il primo in materia in Italia. Ma dopo due anni di udienze, con i periti di una parte e dall’altra a battagliare su numeri, regolamenti e norme erano stati tutti assolti dall’accusa di omissione e rifiuto di atti d’ufficio e getto pericoloso di cose.
Per il pm Giulio Monferini e l’allora procuratore aggiunto Giuseppe Soresina gli amministratori avrebbero fatto poco o nulla per liberare le città dallo smog e tutelare la salute dei cittadini. L’accusa era quella di aver disatteso la normativa europea che pone un limite di 35 giorni all’anno per il superamento del pm io e del biossido di azoto. Per questo la procura aveva chiesto condanne a otto mesi di reclusione per Martini e Domenici e a cinque mesi per tutti gli altri amministratori.
Ma il giudice Francesco Maradei in primo grado decise diversamente e assolse con formula piena tutti gli imputati. Nelle motivazioni della sentenza aveva poi spiegato che nell’area fiorentina non ci sono stati superamenti delle concentrazioni di polveri sottili oltre i limiti e che non c’è mai stata una vera emergenza sanitaria a causa dello smog.
Nelle stazioni all’interno del centro abitato non risultano superamenti delle concentrazioni di pm lo sopra i 35 giorni all’anno – scrisse il giudice – mentre risultano nei comuni limitrofi come Signa, ma si tratta «di stazioni influenzate dal traffico di autostrade e superstrade non governabile dagli enti locali». Quanto all’accusa di getto pericoloso di cose, rileva il giudice, non è ipotizzabile alcuna responsabilità degli amministratori dal momento che il codice penale punisce chi getta, versa, o emette cose o fumi atti a offendere o molestare le persone. In questo caso quindi sono le emissioni di fumo dallo scappamento dei veicoli a motore a provocare l’inquinamento. Ma le emissioni non sono vietate dalla legge. «L’evento da impedire – scrive il giudice – deve essere necessariamente un evento criminoso se commesso materialmente da altri, proprio per evitare che si verifichi la paradossale situazione che l’autore non risponderebbe perché il fatto non costituisce reato mentre chi lo ha materialmente commesso ne risponderebbe penalmente solo per il fatto di della Regione non averlo impedito, malgrado Claudio il fatto non costituisca reato».
«I consulenti sono costati 372 mila euro – è stato il commento di uno dei difensori, l’avvocato Marco Passagnoli – per un flop che poteva essere individuato fin dall’inizio».

Fonte: Toscana media news, 27/11/2014

Smog, nessun reato per Regione e Comuni
La corte d’appello ha confermato le assoluzioni di Martini, Domenici ed altri amministratori accusati di non aver contrastato l’inquinamento da PM10

Il processo di primo grado si era chiuso nel maggio 2010 con l’assoluzione degli imputati ‘perché il fatto non sussiste’. Oggi la Corte d’Appello di Firenze ha confermato quella sentenza. L’ex presidente della Regione Toscana Claudio Martini, l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici e altri amministratori pubblici del fiorentino accusati di non aver contrastato a sufficienza l’inquinamento da polveri sottili (PM10) e da biossido d’azoto negli anni successivi al 2005, non hanno alcuna colpa. Con Martini e Domenici erano stati indagati anche gli allora sindaci di Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano coi rispettivi assessori all’ambiente, così come gli l’assessori all’ambiente regionale e fiorentino.Secondo le accuse mosse dalla procura, gli amministratori avrebbero disatteso la normativa europea che pone un limite ai giorni di superamento dei valori tollerati per la presenza di sostanze inquinanti nell’aria e non avrebbero adottato misure per la tutela dei cittadini.

Annunci

Lettera aperta per gli alberi

Un albero correttamente scelto e messo a dimora (guai a dire piantumato!!!!) può valere migliaia di euro se di pertinenza di un giardino privato.
Questo è l’incipit dell’articolo pubblicato sul Dallas News lo scorso 31 ottobre.
Ma questo, aggiungo io, vale anche per il verde pubblico. Ormai sono tanti i lavori, anche di rilievo scientifico internazionale, che hanno dimostrato pienamente il valore dei servizi ecosistemici, cioè quei servizi forniti dagli alberi, che giustificano l’investimento di risorse come il lavoro, l’energia e l’acqua e rappresentano i contributi diretti e indiretti degli ecosistemi al benessere umano, sostenendo direttamente o indirettamente la nostra sopravvivenza e la qualità della vita. E allora se gli alberi hanno un valore, se sono un investimento, se consentono la nostra stessa esistenza su questo pianeta, se ci rendono la vita più piacevole, se abbelliscono le nostre proprietà, le nostre città e i nostri paesaggi, perché affidiamo la loro cura e gestione a degli incompetenti, vogliosi solo di fare soldi e che vedono l’albero solo come una fonte di reddito e non come un essere vivente e uno spirito silenzioso che ci dà la vita? Se rifletteste su questo vi sentireste di affidarlo a qualcuno che ne accorcia la vita, che ne riduce le potenzialità e che non solo vi fa pagare direttamente, ma che vi danneggia per sempre, riducendo il valore, non solo estetico, ma anche ambientale, della vostra proprietà? Se la risposta è no, allora assumete solo professionisti altamente qualificati per lavorare sui vostri alberi. Persone che lavorano con e per gli alberi. Questo non deve essere dimenticato mai.
Al contempo non dobbiamo scordare che gli alberi sono esseri mortali e, come tutto il resto degli animali e delle piante sul nostro pianeta, hanno un’aspettativa di vita, diversa da specie a specie, che può essere anche molto lunga ma che, in un ambiente ostile e con una gestione errata, può accorciarsi moltissimo. Come gli alberi cominciano a maturare, un vero arboricoltore, meglio se certificato, può notare rami che iniziano a indebolirsi e può consigliare come intervenire con potature selettive per rimuovere i rami indeboliti che potrebbero cadere causando lesioni e dare i migliori suggerimenti per prolungare la vita del vostro albero. E se vi raccomanda, a malincuore, che l’albero deve essere abbattuto, lo fa per ridurre il rischio che potreste correre o far correre, qualora dovesse “schiantare” (dalla Treccani: Spezzare, stroncare con violenza alberi o rami: E colsi un ramicel da un gran pruno; E ’l tronco suo gridò: «Perché mi schiante?» (Dante).
Al suo posto possiamo piantare un nuovo albero, scegliendolo adeguatamente, con potenzialità di crescita elevate e che sia l’albero giusto al posto giusto. Anche nella scelta di cosa piantare, occorre affidarsi alla professionalità dell’arboricoltore che vi suggerirà il vivaio dove vengono prodotte piante “di qualità”.
Non basta la passione, non basta dire “amo gli alberi” per pretendere di intervenire o dare direttive su come essi devono essere gestiti. E non basta nemmeno una laurea in Scienze Agrarie o Forestali e neanche un dottorato. Non basta essere professori. Ci vuole esperienza, osservazione, autocritica, voglia di imparare dai propri sbagli e confrontarsi senza affrontarsi.
Riprendo questa frase da un mio articolo: “credo sia quasi pleonastico sottolineare la gestione degli alberi deve essere fatta, sia nel verde pubblico, sia privato (è bene che sia chiara la differenza fra bene del comune e bene comune, spesso noi pensiamo che quando gli alberi devono essere abbattuti sia proprietà comune, ma che quando devo essere gestiti, sono proprietà del Comune)  incaricando le giuste personalità tecniche e non lasciarsi influenzare dalle spinte politiche e/o emozionali. “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”, questa frase di Henry Ford credo sintetizzi pienamente quello che è lo scopo fondamentale (la “mission” come si dice adesso) in un settore, come quello dell’arboricoltura, dove la discussione e, come detto, il confronto, costituiscono la linfa vitale, anche e soprattutto quando le opinioni non coincidono. È la diversità di idee che stimola il confronto, fa crescere il dibattito e, di conseguenza, il settore stesso. Nonostante ci siano numerose e importanti criticità, è bene guardarsi dall’uniformità, dal conformismo o, peggio ancora, dal dogmatismo. In una società come la nostra la ragione non deve mai addormentarsi, né rinunciare a interrogarsi e a interrogare. In caso contrario il settore non cresce e non si evolve e gli alberi continueranno a essere visti come come un costo e non come una risorsa fondamentale.
Per coloro che capitozzano gli alberi e per i proprietari che li fanno capitozzare (qualche volta le cose coincidono) concludo questa mia riflessione con una frase tratta da Hesse: Gli alberi hanno pensieri di lunga durata, di lungo respiro e tranquilli, come hanno una vita più lunga di noi. Sono più saggi di noi, finché non li ascoltiamo. Ma quando abbiamo imparato ad ascoltare gli alberi, allora proprio la brevità, rapidità e fretta puerile dei nostri pensieri acquista una letizia senza pari. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non brama più di essere un albero. Brama di essere quello che è. Questa è la propria casa. Questa è la felicità”.
Post scriptum: Quelli nelle foto non sono pre-­‐abbattimenti. Lo sono però diventati. Quindi doppia spesa
Francesco Ferrini, PhD, Professore Ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree, ma non arboricoltore, anche se mi piacerebbe

Raccolte 6205 firme la discarica di amianto a Paterno (Vaglia‏)

Fonte: Il Filo, idee e notizie dal Mugello
Di: Francesca Chemeri

6.200 le firme raccolte contro la discarica di Paterno. Ma la Regione non modifica il Piano Rifiuti

La raccolta di firme, lanciata a metà ottobre dai comitati mugellani al fine di eliminare dal Piano Provinciale dei rifiuti la previsione di una discarica di amianto nella cava di Paterno a Vaglia, si è conclusa in questi giorni. Il conteggio definitivo è di 6.205 adesioni, in gran parte raccolte a Vaglia e a Scarperia e San Piero.
Un ottimo risultato dunque, che testimonia la volontà popolare di essere parte attiva nelle scelte che incidono sul territorio e sulla salute, e che troppo spesso, come nel caso di Paterno, vengono prese all’insaputa della cittadinanza. Ricordiamo infatti che la proposta di realizzare la discarica per amianto, accolta dalla Provincia di Firenze, è stata formulata nel 2010 dall’ex Sindaco di Vaglia Pieri, senza informare la popolazione e neppure il Consiglio Comunale.
Sempre nel 2010 la società Produrre Pulito (controllata da alcune coop rosse e dalle banche MPS ed Etruria), specializzata nel trattamento di rifiuti tossici e nocivi, iniziava la transazione volta ad acquistare la cava.
Il Prof. Armando Mannino, in qualità di rappresentante del Coordinamento dei comitati, ha chiesto un incontro a Enrico Rossi, Governatore della Regione Toscana, in modo da consegnare di persona le numerose firme raccolte.
Proprio Rossi, in una mail indirizzata il 20 ottobre all’Assessore ambientale del Comune di Vaglia Impallomeni , scriveva:
“L’assessora regionale all’ambiente, dando voce alla presa di posizione dell’ente regionale che amministro, ha da subito definito ‘inopportuno l’utilizzo del sito come discarica autorizzata di amianto o altri rifiuti’, auspicando ‘la messa in sicurezza e la bonifica dell’area’ ”.
Le affermazioni del Governatore, che avevano fatto sperare molti nella fine dell’incubo amianto, non sembrano però aver avuto esito concreto.
E’ infatti di recente approvazione il Piano Regionale toscano dei rifiuti, che non ha visto l’accoglimento delle Osservazioni a suo tempo presentate dal comitato ambientalista di Vaglia, che chiedeva appunto lo stralcio della previsione della discarica di Paterno. A quanto pare, le Osservazioni non sono state neppure lette.
Chissà se le oltre seimila firme che il Coordinamento dei comitati consegnerà a Rossi in persona avranno maggiore fortuna. O se la volontà popolare sarà ancora ignorata.

Fonte: La Repubblica, 22/11/2014

Raccolte seimila firme per fermare l’amianto

I cittadini di Vaglia hanno raccolto 6.206 firme contro la paventata realizzazione di una discarica di amianto nell’ex Cava Paterno, da anni sommerso da montagne di rifiuti , tutti abusivi e alcuni pericolosi per la salute e per l ‘ambiente.
La proposta di caricare su quel sito anche una discarica di amianto , avanzata nel 2010 dall’ex sindaco di Vaglia Fabio Pieri (Pd) e recepita nel Piano provinciale dei rifiuti, è fermamente combattuta dal nuovo sindaco Leonardo Borghi e dall’assessore all’ambiente Riccardo Impallomeni.
Di recente il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Piano regionale dei rifiuti, respingendo tutte le osservazioni. Dunque sulla carta la previsione della discarica di amianto a Paterno non è stata cancellata. Però con la nuova legge sarà la Regione a decidere e l’assessore all’ambiente Maria Rita Bramerini assicura che l’amianto a Paterno non ci andrà. Intanto il Comune di Vaglia ha preparato un piano per la messa in sicurezza del sito, visto che i due contitolari della ex cava, l’imprenditore Lanciotto Ottaviani che l’ha riempita all’inverosimile di rifiuti, e la società pubblicoprivata Produrre Pulito, controllata da coop rosse, che vorrebbe farci la discarica, hanno resistito all’ordine di bonifica ricorrendo al Tar e al presidente della Repubblica. Il Comune prevede una spesa di 150 mila euro e ha chiamato quattro ditte specializzate, tutte di fuori provincia, perché presentino le rispettive offerte.
La Regione dovrebbe coprire le spese, salvo poi rivalersi sulla proprietà. Come per miracolo, ieri si sono presentati in Comune i responsabili della Med Link, la ditta da cui provengono le centinaia di big bags pieni di polverino 500 Mesh carico di metalli pesanti, che si sono offerti di portarli via, e Lanciotto Ottaviani, che si è dichiarato disposto a liberare il capannone colmo fino all’orlo di fanghi di conceria e altri rifiuti.

Fonte: La Nazione, 25/11/2014
Di: Nicola Di Renzone

Sono state 6205 le firme raccolte in poche settimane in sostegno della petizione per scongiurare l’ipotesi di realizzare una discarica di amianto nella tormentata ex cava di Paterno (Vaglia). Previsione contenuta nel piano interprovinciale dei rifiuti di Firenze, Prato e Pistoia. Ma la petizione chiede anche che siano intraprese le opere necessarie per la bonifica della discarica abusiva realizzata a Paterno. Che, secondo i promotori, rappresenta un pericolo non solo per gli abitanti di Vaglia, ma anche per la popolazione di Sesto e per il territorio del Mugello e di parte della provincia di Firenze. E intanto si sviluppa un piccolo giallo sull’approvazione del Piano Regionale dei Rifiuti e sul fatto che le osservazioni su Paterno, nonostante le recenti dichiarazione dell’assessore Bramerini, non sarebbero state considerate. “Speriamo – spiega David Kessler, presidente del Comitato Ambientale Vaglia  – che il Consiglio Regionale le possa recuperare”.

Fonte: Comitato Ambientale Vaglia, 26/22/2014

Alcune precisazioni e considerazioni

Le ultime notizie apparse sui quotidiani relativamente ad importanti sviluppi circa la ex cava di Paterno rendono necessarie alcune precisazioni e considerazioni.
A quanto è dato capire rappresentanti della Med Link di Aulla si sarebbero impegnati ad effettuare la bonifica dell’area interessata dall’illecito stoccaggio, tanto dei famosi big bags (contenenti il pericoloso mesh 500) quanto dei materiali attualmente sotto il capannone, di cui, almeno formalmente, non si conosce la composizione. La Med Link, quindi, si farebbe carico non solo dei materiali a lei direttamente riferibili ma anche di quelli asseritamente riconducibili alla proprietà della ex cava. Sembra che la soluzione prospettata sia dovuta alla necessità per la società di Aulla di evitare una eventuale richiesta di risarcimento da parte della stessa proprietà della Cava, dovuta alla vendita proprio del mesh 500 (la società Med Link sarebbe responsabile nei confronti della proprietà ex cava). In altre parole un accordo per evitare contenziosi tra le due parti. È da aggiungere che probabilmente la società di Aulla ha proposto la soluzione appena indicata anche e soprattutto per evitare sanzioni di natura penale (nel nostro ordinamento vige infatti il Dlgs 231/2001 che prevede la possibilità di sanzionare gli enti, laddove sussistano alcuni presupposti stabiliti dallo stesso provvedimento). È stato detto, inoltre, che la società si sarebbe mossa per evitare l’aggravamento di un danno d’immagine già subito. Sicuramente entrambe le ragioni sono delle validissime ragioni.
Contemporaneamente in Consiglio Regionale è iniziata la discussione sul piano rifiuti. Due dati: la Commissione preposta alla valutazione iniziale del piano rifiuti non ha assolutamente valutato le osservazioni proposte dal Comitato Ambientale Vaglia, così come nessun altro elemento “esterno”. Il Presidente Rossi e l’assessore Bramerini avevano detto come fosse da escludersi Paterno da qualsiasi previsione di discarica.
Lasciando ad altri e ad altre sedi teorie complottistiche, analizzando i dati appena esposti nascono però alcune perplessità.
La prima è in ordine alla convenienza per la società di Aulla e per la proprietà della Cava nel fare la bonifica dell’area, atteso che da informazioni provenienti dall’amministrazione il costo dell’intera operazione ammonterebbe a 4-5 milioni di euro (stime permeate da un profondo ottimismo).
Sarebbe interessante capire quale tipo di accordo abbiano fatto le due parti e se sia dettato, almeno per la proprietà della ex cava, dalla volontà di cambiare la destinazione d’uso di quell’area (dopo averla bonificata). L’unica certezza, che ad oggi diventa speranza, è il sequestro di tutta l’area disposto dal Pubblico Ministero, Dott. Luigi Bocciolini. Infatti, finché il PM non autorizzerà l’accesso o disporrà il dissequestro dell’area alcun progetto di bonifica o di altro tipo potrà iniziare.
Il Comitato Ambientale Vaglia si è sempre battuto per la bonifica dell’area e lo farà fino alla fine, senza esitazione, ma in questo momento la cautela deve essere massima per evitare di trovarsi in una situazione peggiore, ovvero in quella che tutti noi abbiamo sempre osteggiato, la famosa discarica.
Rimane un’ultima considerazione da fare, relativamente all’atteggiamento dei vertici della Regione Toscana, in primis del Presidente Rossi e a ruota dell’assessore Bramerini.
Tutti ricordano le parole spese da entrambi sulla ex cava di Paterno, tali per cui nei mesi scorsi abbiamo tirato un sospiro di sollievo circa la possibilità che qualcuno potesse anche solo pensare di fare una discarica sul nostro territorio. È per questo che l’iter attuale del piano rifiuti suscita un certo imbarazzo. Siamo però certi che i nostri amministratori regionali, il Presidente Rossi in testa, sapranno sterzare la questione e ricondurla nell’alveo delle assicurazioni già fornite a tutta la popolazione, che, seppur silenziosa e rispettosa delle Istituzioni, saprà trarre insegnamento da questa vicenda.
Ricordo, infatti, che si è appena conclusa la raccolta delle firme a sostegno della petizione indirizzata proprio alla Regione Toscana sulla questione ex cava Paterno, che ha visto ben 6205 persone aderire. Rimaniamo in attesa degli sviluppi futuri, fiduciosi ma quanto mai vigili.
Avv. Neri Cappugi, Comitato Ambientale Vaglia

Perché L’università non dice niente?

Pubblichiamo il punto di vista di Marco Capitanio che lavora al LENS ed è giustamente preoccupato di quanto inciderà l’eventuale nuova pista dell’aeroporto sul suo delicato e prezioso lavoro.

Questo è il progetto della nuova pista dell’aeroporto di Firenze e la freccia indica il LENS, dove lavoro.
L’edificio accanto è il dipartimento di Fisica. Al LENS e al dipartimento si sviluppano tecnologie e si fanno ricerche all’avanguardia a livello internazionale. Si fanno misure di altissima precisione, si misurano cambiamenti strutturali di proteine di pochi nanometri, si raffreddano gas atomici intrappolandoli con fasci laser per studiarne le proprietà quantistiche, si usano laser per creare orologi ottici molto più precisi dei “normali” orologi atomici. Questi esperimenti saranno probabilmente impossibili in presenza delle vibrazioni di un aereo in decollo o atterraggio a poche centinaia di metri di distanza (secondo il master plan la distanza tra gli edifici del polo scientifico più vicini e la parte centrale della pista sarà attorno a 200 metri). Accanto al LENS ci sono le aule, dove gli studenti di Fisica, Chimica, Biotecnologie seguono tutti i giorni le lezioni. L’area attorno comprende i dipartimenti di Chimica, biologia, farmacia, il CNR, dove lavorano centinaia/migliaia di persone. E’ evidente l’impatto che la nuova pista avrà sull’inquinamento dell’aria nelle immediate vicinanze della pista e quindi sull’area del polo scientifico. Tutta l’area del polo diventerà inedificabile (entro 1 km dalla pista), abbattendo il valore degli edifici di proprietà dell’università e rendendo impossibile la completa realizzazione del polo scientifico e quindi la costruzione degli altri dipartimenti che dovrebbero trasferirsi a Sesto. Questo progetto sta andando avanti senza tenere in considerazione il problema di incompatibilità con la presenza del polo scientifico e senza proporre alcuna soluzione che non vada ad esclusivo danno dell’università. Io inizio a diffondere. Anche perché il prossimo anno dovrebbero iniziare i lavori

Prato (e provincia)

Il nuovo master plan del nuovo aeroporto ci mostra con chiarezza la vicinanza della pista con un’area posta a Nord della pista, densamente costruita secondo un piano ben definito. Non si tratta di un’area industriale, ma come sappiamo, del Polo Scientifico dell’Università degli studi di Firenze.

Polo scientifico masterplan
Il Polo accoglie corsi di laurea tra cui quelli di Fisica, Patologia e Zoologia forestale,  Chimica, Scienze farmaceutiche, Fisica Sperimentale. Le strutture contengono evidentemente aule, biblioteche, uffici, laboratori.
Accoglie anche attività di ricerca di altissimo livello tra cui   il Laboratorio Europeo di Spettroscopia non lineare,  il Laboratorio Alta Pressione, il LAMMA, il Centro Risonanze Magnetiche. Tutti luoghi dotati di macchinari costosi e sensibili.
Dunque nel Polo Scientifico ogni giorno giungono centinaia di studenti per seguire le lezioni e  studiare in bibllioteca, di impiegati e tecnici necessari al funzionamento di uffici e impianti, di ricercatori impegnati in sperimentazioni complesse.

Ora il masterplan mostra con chiarezza la vicinanza…

View original post 491 altre parole

Il Polo Universitario Scientifico e la nuova pista dell’aeroporto Vespucci

Pubblichiamo il punto di vista di Marco Capitanio che lavora al LENS ed è giustamente preoccupato di quanto inciderà l’eventuale nuova pista dell’aeroporto sul suo delicato e prezioso lavoro.

Questo è il progetto della nuova pista dell’aeroporto di Firenze e la freccia indica il LENS, dove lavoro.
L’edificio accanto è il dipartimento di Fisica. Al LENS e al dipartimento si sviluppano tecnologie e si fanno ricerche all’avanguardia a livello internazionale. Si fanno misure di altissima precisione, si misurano cambiamenti strutturali di proteine di pochi nanometri, si raffreddano gas atomici intrappolandoli con fasci laser per studiarne le proprietà quantistiche, si usano laser per creare orologi ottici molto più precisi dei “normali” orologi atomici. Questi esperimenti saranno probabilmente impossibili in presenza delle vibrazioni di un aereo in decollo o atterraggio a poche centinaia di metri di distanza (secondo il master plan la distanza tra gli edifici del polo scientifico più vicini e la parte centrale della pista sarà attorno a 200 metri). Accanto al LENS ci sono le aule, dove gli studenti di Fisica, Chimica, Biotecnologie seguono tutti i giorni le lezioni. L’area attorno comprende i dipartimenti di Chimica, biologia, farmacia, il CNR, dove lavorano centinaia/migliaia di persone. E’ evidente l’impatto che la nuova pista avrà sull’inquinamento dell’aria nelle immediate vicinanze della pista e quindi sull’area del polo scientifico. Tutta l’area del polo diventerà inedificabile (entro 1 km dalla pista), abbattendo il valore degli edifici di proprietà dell’università e rendendo impossibile la completa realizzazione del polo scientifico e quindi la costruzione degli altri dipartimenti che dovrebbero trasferirsi a Sesto. Questo progetto sta andando avanti senza tenere in considerazione il problema di incompatibilità con la presenza del polo scientifico e senza proporre alcuna soluzione che non vada ad esclusivo danno dell’università. Io inizio a diffondere. Anche perché il prossimo anno dovrebbero iniziare i lavori

 

Interventi al convegno “Il ruolo degli alberi nelle nostre città”

Pubblichiamo il video di alcuni interessanti interventi al Convegno in Palazzo Vecchio Salone dei Cinquecento nella giornata dell’Albero,  ‘Il ruolo degli alberi nelle nostre città’:

  • Mariarita Signorini per Italia Nostra Firenze: Viali delle Rimembranze e impatti di cantieri della Tramvia sulle alberature storiche, le capitozzature e le potature selvagge sui viali cittadini
  • Risposte dell’Assessore all’Ambiente,
  • Risposte del Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato
  • Risposte del Presidente dell’Ordine degli agronomi e Forestali della Provincia di Firenze
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: