I “difetti” urbanistici di Borgo San Lorenzo, secondo Italia Nostra – con le immagini dei luoghi “problematici”

Fonte: Il Filo

Di recente è stata presentata a Borgo San Lorenzo -abbiamo atteso a pubblicare la notizia in quanto volevamo presentarla con le immagini, molto interessanti, presentate durante la serata- la costituzione della sezione mugellana di Italia Nostra: ne è stata promotrice Piera Ballabio, che dopo aver condotto numerose battaglie e iniziative in consiglio comunale, sempre nel segno della difesa dell’ambiente, ora ha deciso di dedicarsi a Italia Nostra, realtà di primo piano nelle battaglie ambientaliste, a tutela del paesaggio e del territorio.
E così Ballabio, coordinatrice di Italia Nostra Mugello, non poteva non iniziare dalla situazione urbanistica di Borgo San Lorenzo, visto che il primo atto della neonata sezione è stato proprio quello d presentare osservazioni al Regolamento Urbanistico comunale. E l’obiezione di fondo è una:”Come si fa a prevedere la costruzione di tanti nuovi edifici, senza conoscere prima quante case e capannoni inutilizzati a Borgo San Lorenzo ci sono?”
E nell’incontro di presentazione, presente anche la vicepresidente provinciale Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra, si sono enumerati, anche attraverso la proiezione delle immagini dei luoghi “incriminati”, i punti dolenti delle previsioni edificatorie nel capoluogo e nelle frazioni. «Intanto il Ruc non dice in modo chiaro quali e quante siano le volumetrie attualmente non utilizzate, le case invendute, i capannoni vuoti, le lottizzazioni non finite». Allora un po’ di conti li ha fatti Italia Nostra: «In totale nei prossimi cinque anni si prevedono più di 60 mila metri quadri da costruire, quasi un migliaio di appartamenti da 60 mq, E il piano strutturale del Comune dà la possibilità dopo questi cinque anni, di costruire altri 96 mila mq, circa 1600 appartamenti». Il problema riguarda anche il già quasi costruito. Così Ballabio ha mostrato tante zone dove da anni è aperto il cantiere, con immobili costruiti, altri da terminare, tanti invenduti. Aree come la Collinetta, Lama -dove l’asta degli immobili rimasti invenduti con la proprietà, la Cespas che è fallita, è andata nuovamente deserta-, La Fangosa, Panicaglia. «Alla Fangosa-Le Fornaci -nota Ballabio- il lotto è da anni incompiuto, manca ancora l’illuminazione, la strada è da aprire, l’area verde è solo erbacce. A Luco, dove ci sono sette aree convenzionate edificabili, già previste e autorizzate ma rimaste ferme, c’è un nuovo agglomerato di case, alcune da terminare, altre da costruire, altre finite e non vendute. Quando saranno sanate queste situazioni? Perché chi va ad abitare in quelle condizioni è penalizzato: sono aree che rischiano il degrado e l’invivibilità». Gli alloggi invenduti sono davvero tanti: a Panicaglia venti villette a schiera, tutte invendute, il blocco accanto alla Conad in gran parte vuoto. E poi ci sono le aree ancora da avviare, come la zona Torrini, 1800 mq con 28 appartamenti da fare, e i 50 alloggi da costruire di fronte all’ospedale, per 4950 mq edificabili. Maria Rita Signorini ha evidenziato come si sia facendo i conti con una bolla speculativa «che ha deprezzato il valore delle abitazioni esistenti». «Ci stiamo rimettendo tutti nota Ballabio , perché chi con sacrificio ha acquistato casa, ora se la vede sensibilmente deprezzata. E lo sanno bene coloro che hanno necessità di vendere un proprio immobile. Per questo non ha senso costruire ancora».

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