Archivi Mensili: novembre 2014

Battistero e Biblioteca Nazionale malati di smog‏, Firenze si sgretola. Il Ratto delle Sabine verso la musealizzazione

Rete No Smog Firenze
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Prima il Ratto delle Sabine, poi il Battistero, ora anche la Biblioteca Nazionale: marmi e pietre sempre più attaccati dagli agenti atmosferici e dallo smog

Comunicato stampa, Firenze 22 Novembre 2014

Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. La Rete NoSmog Firenze, costituita da Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze e Terra! ricorda che gli inquinanti atmosferici – soprattutto anidride carbonica (CO2), anidride solforosa (SO2) e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento – rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente.

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Genova, dice no al cemento su area post alluvione. Spostata a ufficio animali

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Ferruccio Sansa

Nicoletta Faraldi, dirigente di Regione Liguria, denuncia di essere stata trasferita dal settore Valutazione impatto ambientale all’ufficio Sanità animale “su proposta di Burlando”.
Due settimane prima ha bocciato il progetto per una Coop da costruire in Val Bisagno

Il 21 ottobre boccia il progetto per un centro commerciale delle Coop con annesso grattacielo da 35 piani da costruire a due passi dal Bisagno. Il 6 novembre la Giunta della Regione Liguria, su proposta di Claudio Burlando, la trasferisce all’ufficio che si occupa di cani e gatti. Protagonista della storia è Nicoletta Faraldi, 62 anni, dirigente della Regione Liguria. I suoi colleghi la definiscono così: “Una donna tutta d’un pezzo”, “Il rigore fatto persona”. Faraldi racconta: “Sono in Regione dal 1981, mai avuto problemi. Amavo il mio lavoro, finché si basava sulle leggi, sulla tecnica. Ma poi…”. Poi sono cominciati i guai.Sulla scrivania di Faraldi passano carte che valgono decine di milioni: le procedure di Via, Valutazione di impatto ambientale. Un “sì” o un “no” decidono la sorte di operazioni immobiliari enormi. Proprio come è successo nell’ottobre scorso: “Faraldi – spiega la consigliera regionale Raffaella Della Bianca, gruppo misto – doveva dare il suo parere a un megacentro commerciale realizzato da società legate alle Coop. Più l’immancabile area residenziale. Un grattacielo di 35 piani”. La pratica, ha raccontato Libero, giunge sul tavolo di Faraldi nei giorni della prima alluvione genovese del 2014, quella che il 9 ottobre provocò un morto in Val Bisagno. A pochi passi dovrebbe sorgere il centro commerciale nei 4 ettari dell’ex Officina Guglielmetti.
Faraldi esordisce: “È stato acquisito il parere della struttura regionale Assetto del territorio che, nel confermare gli aspetti di criticità idrogeologica nell’area di interesse, insistendo il progetto in area caratterizzata… da suscettività al dissesto elevata e da pericolosità idraulica elevata…”. Quindi le conclusioni: “Si dichiara inammissibile la variante relativa al centro funzionale in esame”. Addio centro commerciale, addio grattacielo. Sono in una zona a rischio. E comincia la guerra. All’una di notte del 31 ottobre, dieci giorni dopo la bocciatura, Faraldi riceve una email da Gian Poggi. Ne abbiamo già parlato: è il braccio destro cui Burlando affida le questioni delicate in materia di cemento. L’uomo (finora non indagato) che, secondo i pm, avrebbe avuto contatti con gli imprenditori arrestati per aver pagato mazzette e prostitute a dirigenti pubblici per ottenere 10 milioni di appalti post alluvione.
I toni del messaggio di Poggi sono sprezzanti: “Anziché porvi in un rapporto di collaborazione con il nostro ufficio, continuate a giudicare senza mai interloquire… e a svolgere imperterriti i vostri rituali, francamente di scarsa o nulla utilità. Preso atto della assoluta refrattarietà alla collaborazione, annuncio che sono stufodi questo andazzo… vi guarderò andare alla deriva… a sollecitarvi ci penseranno i diretti interessati”. A chi allude Poggi parlando di intervento dei “diretti interessati”? Non basta. L’email di Poggi contiene una definizione folgorante di come ilcentrosinistra ligure percepisce l’ambiente: “Il settore edilizio è morto, in gran parte in conseguenza delle politiche ambientali nazionali e regionali (ma forse è più opportuno definirle vessazioni)”. Testuale. Sei giorni dopo quel messaggio notturno, ecco che la giunta regionale, “su proposta di Burlando”… “ritiene di adottare immediatamente” una deliberazione che trasferisce Faraldi.
Addio all’ufficio Via, dove blocca i progetti, andrà a occuparsi di “Sicurezza alimentare e sanità animale”. Della Bianca nota: “È incredibile, non c’erano posti da dirigenti liberi e pare ne abbiano creato uno apposta”. Fino alla ciliegina sulla torta. Il giorno dopo aver appreso del proprio trasferimento, Faraldi riceve una lettera dell’assessore alle Infrastrutture, Renzo Guccinelli. Che dice: “È assolutamente falso che la sua sostituzione sia imputabile a una mia decisione… e che avrei agito a seguito di un parere su una pratica”. Qualcuno in Regione parla di excusatio non petita. Una cosa è certa: ora Faraldi non romperà più le scatole a progetti che stanno a cuore a molti. Come l’Aurelia bis di Savona o il depuratore sul fiume Entella. Un colosso da 80 milioni da realizzare dove una settimana fa il fiume è esondato. In Regione tanti vogliono che si faccia. Come il centro commerciale della Coop sul Bisagno.

Importante sentenza del TAR che dice no alla “grande puzza tra i balsami del Parco Regionale della Maremma’

Comunicato stampa di Italia Nostra Toscana
Di: Michele Scola, Presidente della Sezione di Grosseto, vice Presidente di Italia Nostra Toscana

Importante sentenza del TAR che dice no alla “grande puzza tra i balsami del Parco Regionale della Maremma’
Il progetto di centrali a biogas deve essere respinto “considerando che la particolare valenza ambientale dell’area appare destinata a prevalere, nella comparazione d’interessi propria della fase cautelare, sulla pretesa del ricorrente, caratterizzata dall’esclusiva valenza patrimoniale”.

Italia Nostra aveva organizzato un partecipatissimo convegno ad Alberese la scorsa estate per denunciare il progetto!

Tranne rare eccezioni, peraltro presenti e ben visibili anche in Maremma, le speculazioni selvagge a danno dell’ambiente hanno sovente acquisito caratteri più sfuggenti e insidiosi, hanno colpito nei settori apparentemente più rassicuranti, per esempio nel campo delle energie cosiddette verdi. Un tipico esempio sono le centrali a biomasse e a biogas, che a sentirle descrivere dai loro sostenitori sembrerebbero il non plus ultra delle energie pulite e alternative, dei risparmi energetici, dell’eliminazione dei rifiuti, nella lotta all’inquinamento atmosferico, nella difesa della salute umana, e così via favoleggiando, Non credetegli…da quei camini non esce, come vorrebbero farvi credere, aria di alta montagna, E’ impossibile bruciare materiali infiammabili di qualunque genere senza produrre residui volatili in grado di propagarsi nell’aria circostante, nel terreno e nell’acqua e l’efficacia del filtraggio dei fumi è sempre relativa, le polveri sottili riescono sempre, anche in minima parte, a inquinare l’aria circostante. Salvo gravi incidenti, che pure sono sempre possibili, è molto improbabile che l’inquinamento sul breve periodo sia realmente dannoso, Si fissano dei parametri di sicurezza per i diversi veleni presenti nelle polveri sottili immesse nell’ambiente, ma nessuno può calcolare l’effetto prodotto sulla salute umana dall’accumulo nel tempo, giorno per giorno, dei residui prodotti da questi impianti.
C’è poi, nel nostro Paese, un problema di carattere politico-culturale: chi si può più fidare dell’efficacia e dell’affidabilità, che devono essere assolute, dei controlli effettuati dalle nostre istituzioni pubbliche? Hanno dimostrato, in molti, in troppi casi, di essere “permeabili”, di rilasciare nulla osta e concessioni con eccessiva facilità, di essere sorde nei confronti delle proteste della gente. L’affarismo serpeggia e si nasconde fra le scartoffie burocratiche con estrema facilità, di questi tempi bui.
Un’altra temibile insidia che si cela in queste centrali brucia-tutto ormai capillarmente diffuse è la loro capacità di smaltire di tutto, e la loro dimensione limitata, che ne rende possibile la gestione da parte di piccoli o medi imprenditori agricoli.
E infatti, come si poteva prevedere, questi impianti, che, utilizzati in modo serio e nei luoghi adatti, potrebbero essere utili, qui da noi sono una minaccia per la salute pubblica e non si tratta certo di pregiudizi. Viviamo, come si diceva, in un Paese dove è arduo avere fiducia nelle istituzioni pubbliche. Vi immaginate che fiducia potremmo avere negli speculatori privati? Come potremmo essere garantiti che impianti simili non siano utilizzati per la combustione di materiali pericolosi? E che dire delle mafie e delle camorre, che da tempo hanno messo le mani nel business dei rifiuti?
Ma in questi giorni, occorre dirlo, proprio dalle istituzioni pubbliche, per la precisione dal Tar della Toscana, cioè dal Tribunale Amministrativo Regionale, è arrivata a tutti noi una boccata di aria fresca.
Uno stravagante imprenditore, infatti, proprietario di un’azienda agricola all’interno del Parco della Maremma, aveva avuto tempo fa l’idea di organizzare un impianto a biomasse alimentato da “liquami zootecnici e biomasse vegetali” il tutto nel bel mezzo di un meraviglioso territorio protetto.
Ma benedetto uomo, verrebbe voglia di dirgli, possiedi un’azienda agricola in un paradiso naturale, oltre che turistico, e non ti viene in mente niente di meglio che produrre, favorito dalla fama e dalla bellezza del luogo dove lavori, qualche impagabile specialità alimentare che Farinetti, il mago di Eataly, ti potrebbe poi vendere in tutto il mondo? Non ti va di affaticarti, immagino., Molto più conveniente bruciare milioni di metri cubi di gas puzzolenti e vendere elettricità a prezzi che solo i contributi pubblici permettono di incassare. E ai turisti che da tutto il mondo vorrebbero venire a visitare quell’ultimo angolo di paradiso, gli facciamo annusare le tue travolgenti puzze? Bravo!
Ma dal Tar della Toscana, per una volta, il linguaggio ufficiale della giustizia amministrativa, solitamente oscuro, si è fatto chiaro come il sole. Ha scritto, infatti il Tar che il progetto della Grande Puzza fra i balsami del Parco doveva essere respinto “considerando che la particolare valenza ambientale dell’area appare destinata a prevalere, nella comparazione di interessi propria della fase cautelare, sulla pretesa del ricorrente, caratterizzata dalle esclusiva valenza patrimoniale”. .
Parole sante. Questa volta, signori del Tar, vi meritate un sonoro applauso!

Eolico: il disastro paesaggistico che incombe su Tuscania

Il disastro Paesaggistico che minaccia Tuscania: 6 pale eoliche alte 187 metri nelle immediate vicinanze dell’area vincolata delle meravigliose Basiliche Romaniche di S.Pietro e S.Maria Maggiore.
Solo una nazione folle può acconsentire ad un tale scempio del proprio patrimonio storico artistico, eppure il rischio che il disastro si compia è purtroppo molto fondato.
L’assurda installazione è in progetto nel Comune di Viterbo a 5/6 Km da Tuscania.

Quel ponte sul Mugnone: ecco i rischi

Fonte: Perunaltracittà
Di: Deanna Sardi, Associazione Piazza della Vittoria

Lavori sugli argini del Mugnone

Il Mugnone, “torrente maledetto”, ha segnato la storia della città di Firenze in modo molto profondo. Non si direbbe guardando distrattamente il piccolo, innocuo corso d’acqua ancora vivo faunisticamente per la presenza di uccelli acquatici: germani, garzette, gallinelle d’acqua e perfino aironi. Dall’epoca romana ai giorni nostri è stato oggetto di deviazioni e di usi più o meno compatibili con la sua natura, ai quali si è parzialmente opposto continuando a serpeggiare verso il centro della città sotterraneo e insidioso, puntualmente straripando dall’alveo impostogli in vari prevedibili punti. Ultimamente tuttavia l’appropriazione del torrente da parte di vari soggetti ne ha aumentato enormemente la pericolosità.

Il progetto del nuovo ponte

Qualcuno c’è ancora che può raccontare la storia dell’alluvione del 1959. Allora il torrente straripò solo dalla sponda destra, lasciata a piano di campagna, irrompendo nell’area XX Settembre – Romito, mentre la sponda sinistra, area Milton, fu preservata dalla spalletta in muratura che correva lungo tutto l’argine. Più presente nella memoria l’alluvione del 1992. Allora anche la parte sinistra del torrente fu invasa dall’acqua, che era rimasta bloccata dalla spalletta fino all’altezza della passerella pedonale, costruita davanti alla Chiesa russa nei primi anni ’60. Dall’apertura dell’argine sulla passerella l’acqua poté entrare impetuosa. Di nuovo una minaccia di straripamento c’è stata nel 2012. Alle Cure l’acqua arrivò a lambire i due ponti per l’alta velocità, in zona Puccini venne sospeso lo spettacolo al teatro e gli abitanti della zona furono messi in allerta dai vigili…che andavano di casa in casa a suonare i campanelli. Allora il Segretario Generale dell’autorità di Bacino promise che gli affluenti dell’Arno e fra essi il Mugnone sarebbero stati oggetto della massima attenzione e che se ne sarebbero “rimodellati gli argini”.
Di questa attenzione ce ne sarebbe stato impellente necessità. Infatti in questi ultimi anni il torrente è stato oggetto di una serie di interventi che non hanno niente a che vedere con la sua messa in sicurezza. Partendo a monte del torrente, nel 2007 in zona Cure, all’altezza di via del Pellegrino, sono stati ricostruiti i già menzionati ponti per adeguarli alle esigenze dell’Alta Velocità; in via Gordigiani il torrente è stato sagomato con pareti perpendicolari al piano di scorrimento, per renderlo idoneo alla messa in sicurezza della la Stazione Foster, scavata ben al di sotto del suo alveo. Nel 2013 è stato demolito e realizzato un nuovo ponte al Barco, interessato dai cantieri RFI.

Le fondamenta del nuovo ponte

Non abbiamo visto invece interventi finalizzati alla manutenzione e al rimodellamento degli argini allo scopo di mettere in sicurezza il torrente dagli straripamenti ordinari e da quelli straordinari dovuti al cambiamento del clima: le cosiddette “bombe d’acqua”. Si nota invece che da monte a valle l’alveo del Mugnone è stato strozzato o ampliato esclusivamente per interessi particolari.
Attualmente, ancora una volta per ragioni del tutto estranee alla messa in sicurezza del torrente, è stata abbattuta la passerella pedonale davanti alla Chiesa russa, costruita già fuori norma nel 1962 e che fu la causa della catastrofe del 1992, per costruire al suo posto un nuovo ponte in acciaio e cemento.
Come si può notare la storia si ripete, dando ancora una volta ragione alla visione ciclica di G.B. Vico. Dopo l’alluvione del ’59 infatti fu costruita la pericolosa passerella del ’62, dopo l’alluvione del ’92 e la minaccia del 2012, sarà costruito il ponte del 2014. Il passato si ripete, ma la memoria sembra non essere una prerogativa di chi ha l’arroganza di credersi impunibile e tratta la città come un oggetto in vendita, come un oggetto redditizio e vuoto. Infatti le istanze, le preoccupazioni dei suoi abitanti non sono tenute in alcuna considerazione. Quest’ultimi sono stati ignorati del tutto dalle ultime amministrazioni nelle scelte vitali riguardanti la città. Per fare qualche esempio:

  • referendum sulle tranvie: ignorato;
  • osservazioni dei cittadini al piano strutturale: ignorate;
  • rifacimenti completi e modificazioni profonde degli arredi urbani, delle strade, delle piazze, fra l’altro sulla base di progetti scadenti e opinabili, eseguite all’insaputa degli abitanti.

Danni provocati dal Mugnone

Trasparenza e partecipazione sono state e sono tutt’ora solo parole, elemento di cui in questo momento c’è tanta, troppa abbondanza. Di fronte a questa visione privatistica della città, gli abitanti hanno dovuto organizzarsi in comitati e associazioni per cercare di farsi ascoltare e per divenire visibili.
Adesso il comune si palesa addirittura più superficiale e più megalomane rispetto alla costruzione della vecchia passerella pedonale: il nuovo ponte sul Mugnone prevede infatti quattro corsie di marcia veicolare e due marciapiedi pedonali, per una larghezza complessiva di 18 metri, rispetto ai 2 della passerella. Anche per l’apertura dell’argine, che costeggia il torrente dalla parte di viale Milton, non si guarda al centimetro. Per il nuovo ponte sono stati demoliti 20 metri di parapetto. E pensare che nel 1992 il torrente fu capace di straripare dai 2 metri di apertura di allora.
Per avere un quadro completo e non peccare di parzialità bisogna anche dire che il nuovo ponte viene presentato come di tipo Bailey e a carattere provvisorio. Infatti verrà smontato fra tre anni!
A questa ennesima provocazione dobbiamo rispondere che questa non è la verità:

  • intanto il ponte non è un Bailey, non si usano più quel tipo di ponti, non se ne fanno più, al massimo si vendono quelli rimasti in magazzino;
  • il vero Bailey del Galluzzo è ancora lì dopo 20 anni;
  • il nuovo ponte sarà istallato su delle fondamenta, eseguite in cemento armato per tutta la larghezza del ponte, cioè per 18 metri, che non si sbaglia a definire stabili e definitive;
  • il nuovo ponte sarà in acciaio e cemento, idoneo quindi a sopportare il peso del traffico su 4 corsie di marcia, compresi autobus, camion, etc.;
  • il progetto del ponte ha caratteristiche strutturali e sismiche di tipo definitivo.

La provvisorietà quindi non è una caratteristica intrinseca al ponte, ma è la parolina magica per mezzo della quale la Soprintendenza ha ritenuto di poter autorizzare il nuovo ponte. Ponte che è esteticamente intollerabile come quello inaugurato al Barco nel 2013 ed è sopratutto estremamente pericoloso.
La pericolosità deriva da tre motivi fondamentali. Uno è, come abbiamo detto, legato all’apertura del parapetto, che svolgeva la funzione di impedire l’esondazione del torrente, da viale Milton, attraverso i Viali di Circonvallazione, verso il centro della città. Non dimentichiamo che proprio nel punto dove è stata eliminata la spalletta c’è la bella chiesa russa, patrimonio sotto tutela, con la sua preziosa cripta sotterranea finemente pitturata.
L’altro motivo di pericolosità lo denuncia il progetto stesso, che ci mostra un ponte a raso. Giova ricordare che per i ponti di nuova costruzione la normativa richiede un franco (cioè la luce libera tra il pelo dell’acqua e l’intradosso del ponte nella condizione più sfavorevole degli ultimi 200 anni) di 100 cm. Nel caso del ponte in oggetto il fronte è…. sotto il pelo dell’acqua.
Il terzo motivo dipende dal fatto che “il tutto va inserito in un contesto globale in cui intervengano più soggetti”,(cfr. Nota). Prima del nuovo ponte il comune doveva risolvere la strozzatura presente prima della Rampa Spadolini, dove il torrente è stato intubato.
Finalmente ci siamo arrivati al punto nevralgico: il progetto o meglio il non progetto. Neppure nella doccia di casa propria uno si sognerebbe tanta superficialità. Ma attenzione, non c’è di che preoccuparsi: è pronta una soluzione in caso di evento eccezionale. C’è la Protezione Civile che sopraggiungerà a rimediare a ciò che non è stato fatto o è stato fatto male. L’ha detto il sindaco Nardella in consiglio comunale, l’hanno detto Erasmo de Angelis e Gaia Checcucci sempre in consiglio nella agiografica e sempre retorica commemorazione dell’alluvione del ’66, la prima epopea in cui sono apparsi all’onore delle cronache gli angeli del fango. Come funzionerà esattamente?
Ebbene, alla prima manifestazione di irruenza da parte del Mugnone, dell’Africo, del Terzolle, la Protezione civile provvederà ad avvertire telefonicamente i dirimpettai del torrente in questione, che in qualunque ora ciò si manifesti, cercheranno riparo presso i fortunati dei piani alti. Ci viene il dubbio che la Protezione civile disponga delle centraline degli antichi Telefoni di stato. Tutti, neonati, anziani, malati, invalidi, più o meno bene si metteranno in salvo. Passato il primo momento, alcuni si accorgeranno però di non poter rientrare nelle proprie abitazioni, perché i divani sono sotto il fango e la cucina è inagibile. Andare dai parenti sembra improbabile perché le automobili sono alluvionate e ammucchiate una sull’altra dalla violenza della corrente. I negozi coi relativi arredi, merci e macchinari sono anch’essi sotto al fango e sostanzialmente irrecuperabili. Non vi si può più svolgere la normale attività lavorativa fino al recupero del fondo e al reinvestimento in materiali.
Questa non è una visione catastrofica e pessimistica: molti di noi ci sono già passati e sanno come è duro perdere i propri beni e dover ricominciare. Il peggio è che molto spesso ci vanno di mezzo anche vite umane. Quello che è accaduto e sta accadendo a Genova, a Massa e nel nord d’Italia è frutto degli interventi umani. Possiamo dunque sorvolare sulla cecità, superficialità e ottimismo, anch’esso termine abusato ultimamente, dell’amministrazione? E per ultima cosa veniamo alle motivazioni per le quali si costruisce questo ponte che Ripetitori autorizzati dall’amministrazione dichiarano provvisorio, mentre nel progetto di Viabilità Definitiva del comune risulta con chiarezza permanente. Anzi, in questo progetto, costituisce l’asse portante della viabilità veicolare dopo che il ponte su via dello Statuto sarà impegnato prevalentemente per il passaggio della tranvia. Ne è il necessario e fondamentale corollario.
Direi che è un effetto collaterale della discussa tranvia, di questa Grande Opera Inutile, calata dall’alto come un pacco paracadutato, su un ambiente assolutamente non adatto a riceverlo. E allora si forza, si demolisce, si rosicchia, si scava, si cementa, con finalità che appaiono incomprensibili ai cittadini e con azioni che stanno al di là delle logiche di tecnici esperti.

Nota. L’ing. Cavina ha anche affermato: “Un altro punto nevralgico dello studio è il passante del Mugnone, per ottemperare alla richiesta del Provveditorato alle Opere Pubbliche di risolvere la strozzatura di via del Romito. Se io risolvo solo il problema puntualmente non ho dato una vera soluzione. Il tutto funziona qualora ognuno abbia fatto i propri doveri: quindi il Comune abbia ottemperato a risolvere le strozzature di sua competenza, le FS le loro, gli alvei del Mugnone e del Terzolle siano stati risistemati. Se risolvo la strozzatura, ma la sezione di valle non è atta a ricevere l’acqua che gli mando da monte allago i cittadini che stanno subito dopo. Quindi il tutto va inserito in un contesto globale in cui intervengano più soggetti”.

Biblioteca Nazionale, giù pezzi di facciata

Fonte: Il Corriere di Firenze
Di: A. Passanese (foto e testi)

Transennata parte della scalinata di accesso alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. In nottata dal paramento lapideo della facciata si sono staccati alcuni pezzi di pietra forte a causa delle piogge dei giorni scorsi, e la direttrice Maria Letizia Sebastiani ha disposto la chiusura del lato destro dell’accesso principale fino a quando non saranno eseguite tutte le verifiche del caso. L’ultima revisione della facciata risale a due anni fa ma dopo la grandinata del 19 settembre scorso urge un nuovo controllo. “Qui ci casca tutto in testa”, denunciano alcuni frequentatori della Biblioteca. Sembra che le infiltrazioni di acqua abbiano seriamente compromesso la mensolatura della Nazionale peraltro già deteriorata. Come se questo non bastasse due nastrature dei lucernai si sarebbero alzate tanto da richiedere la chiusura di accesso alle sale di consultazione e l’intervento di alcuni tecnici. “Abbiamo chiesto un finanziamento per rifare la scalinata esterna e per reintegrare i gradini distrutti ma non ci danno i soldi”, fanno sapere dalla Biblioteca Nazionale.

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