Archivi Mensili: dicembre 2014

La Centrale che non c’è

Fonte: Casolenostra, 24/12/2014

La domanda è semplice. La prima che verrebbe in mente a un bambino. E’ stata rivolta ai dirigenti della Magma il 26 maggio 2012, a Casole d’Elsa e poi di nuovo qualche giorno fa in assemblea pubblica a Montecastelli. In entrambi i casi (e a dire il vero anche in altre occasioni) la Magma non è stata in grado di fornire una risposta.
La domanda è semplice: “Potete mostrarci un esempio delle centrali e dei pozzi innovativi che volete costruire?”. La risposta è stata sempre la stessa, la Magma non è in grado di indicare alcun esempio di pozzi o centrali senza quell’impatto che è inaccettabile per i cittadini e per il PIT.
Nonostante avessero avuto anni per preparare una risposta, a Montecastelli i dirigenti Magma hanno dapprima indicato la centrale di Sauerlach (visibile in figura) poi, dopo la protesta di una cittadina tedesca, che ha spiegato i problemi causati da quella centrale, hanno fatto retromarcia dicendo che ce n’è una alle Haway, senza dire dove.
Una centrale come quella di Sauerlach è impensabile a Montecastelli, per non parlare dei pozzi, ancora più distruttivi del paesaggio. Se ne deduce che le centrali e i pozzi che Magma promette semplicemente non esistono. A meno che la Magma non abbia in mano i brevetti del nuovo tipo di centrale geotermica e di pozzo, ma in questo caso avrebbe avuto il dovere di mostrarli ai cittadini. Se non l’ha fatto possiamo realisticamente pensare che non abbia in mano nulla. Quindi ciò che la Magma vuole fare è sperimentazione.
Niente di male, ma quando si fa sperimentazione, si sa che l’esperimento può avere successo o rivelarsi un fallimento. Per limitare i danni di un possibile fallimento generalmente si usano cavie, oppure si sperimenta dove un fallimento non produce danni. Non è questo il caso di Montecastelli. Il territorio di Montecastelli non è una cavia geotermica e tantomeno sono cavie i suoi abitanti o l’economia del paesaggio che stanno sviluppando. L’esperimento della Magma-Graziella rischia di bloccare questo sviluppo.
La sperimentazione, secondo tutti i protocolli mondiali, secondo la Comunità Europea, secondo il buon senso, va quindi fatta in una zona desertica o già degradata. Per esempio, come correttamente suggerito da un abitante di Montecastelli potrebbe essere fatta su uno dei tantissimi pozzi inutilizzati che ENEL ha distribuito nel territorio di Castelnuovo Val di Cecina. A questa proposta la Magma risponde che “ENEL non ce li fa fare”. Stiamo scherzando? Con tutti i soldi che abbiamo speso (noi cittadini-stato) per pagare lo stipendio al dirigente Magma quando era senatore dei verdi, ancora non è chiaro che questo non è compito di ENEL, ma della politica? Non è ENEL che deve dare il permesso, ma la politica, se questa parola ha ancora un senso.
L’ex senatore dei Verdi Stefano Boco, oggi a capo della Magma, ha tutti, proprio tutti gli strumenti e gli argomenti per richiedere alla Regione e allo Stato una normativa che consenta alla Magma-Graziella di iniziare una sperimentazione di questi nuovi pozzi e delle nuove centrali nelle aree ENEL. Quando queste centrali saranno produttive i cittadini potranno visitarle, misurarne l’impatto e valutare se sono esportabili in aree di grande interesse paesaggistico. Sulla base di questa e di altre valutazioni si deciderà se farle o meno. Questo è l’unico modo di procedere. Tutto il resto è chiacchiera. La Magma-Graziella ha avviato l’iter per questa sperimentazione, dopo la proposta di Montecastelli? Se non l’ha fatto perché non l’ha fatto, dal momento che gli stessi cittadini non più tardi di due giorni fa sono andati a discutere questa ed altre proposte con il Presidente del Consiglio Regionale?
Per il momento i cittadini hanno in mano solo due informazioni: che le centrali che vuole Magma-Graziella non esistono, e che i pozzi previsti dalla Magma-Graziella D.CV.110.MAG.14.137B.02 – MEN 02 – STATO DI PROGETTO PROSPETTI non hanno niente di diverso da quelli che hanno irreversibilemente devastato una parte del nostro territorio.

Annunci

Apertura nuovo ponte sul Mugnone, Alert system e bilancio comunale

Quest’anno il periodo festivo sarà segnato da diversi eventi devastanti, destinati a durare nel tempo e a modificare profondamente la vita di noi cittadini. Qualcuno spera in meglio, ma invito a guardare i fatti e a non ascoltare la mera propaganda. Allego tre estratti da articoli di giornale di oggi.
Nuovo ponte e due tunnel di fianco al Mugnone: il ponte, non provvisorio e non Baley è senza relazione idraulica. Ad uno straripamento del Mugnone è destinato a essere sommerso insieme ai due tunnel scavati al suo lato.
Alert System Firenze: questo il nome dell’applicazione, sviluppata dalla società Comunicaitalia, già attiva in 800 città italiane, che permetterà di avvertire la popolazione, ma anche residenti di singole zone o quartieri, su eventi atmosferici, terremoti, incendi o segnalazione di pericoli sul territorio comunale. Invece di operare affinchè il Mugnone sia messo in sicurezza, a posteriori, cioè a danno avvenuto, la protezione civile telefonerà ai cittadini perché si mettano in salvo…Ogni commento mi sembra superfluo.
Bilancio: forse è per pianare il bilancio che il sindaco sta vendendo all’estero, vedi Cina, palazzi storici in Firenze e Toscana, dove verranno costruiti grandi complessi alberghieri con garage sotterranei annessi anche in pieno centro? Non si può dire che il deficit di bilancio dipenda dall’aver speso per rendere le strade e i marciapiedi più praticabili, la città più pulita e sicura, etc.
Deanna Sardi, Associazione Piazza Vittoria

Fonte: La Repubblica, 27/12/2014
Di: Massimo Vanni

Lunedì chiude il ponte allo Statuto, apre il Bailey
Lo si potrà ripercorrere nel 2017 quando la linea tre della tramvia correrà a fianco della Fortezza. L’appello di Nardella e dell’assessore Giorgetti: “Lasciate le auto a casa”

Lo rivedremo aperto nel 2017. Quando ormai la linea 3 del tram per Careggi correrà a fianco della Fortezza. Sopra il tunnel che consentirà alle auto provenienti da viale Milton di proseguire verso Porta al Prato senza incrociare la tramvia. Adesso il Ponte allo Statuto da lunedì 29 dicembre saluta tutti. Questo è l’ultimo fine settimana di ‘normalità’ per il traffico: da lunedì i cantieri tramvia invadono uno snodo vitale e lì ci rimarranno per un bel po’. Per almeno 3 anni, fino a tutto il 2017. Sempre che i lavori riescano a tenere la tabella di marcia, cosa che non hanno fatto finora, in questo avvio preliminare.
Lunedì ore 12, è il punto di non ritorno: chiude il Ponte allo Statuto, anche ai pedoni, e apre il ponte ’Bailey’ (che poi proprio Bailey non è) sul Mugnone, quello tra viale Milton via XX Settembre. Con tutto il cambio di viabilità, e di abitudini, che questo comporta. A cominciare da viale Lavagnini, dove è già pronto il varco verso via Leone X anche per chi lo percorre in direzione piazza della Libertà: è stato tolto un tratto di cordolo in cemento, sono stati posati i ‘newjersey’ bianchi e rossi ed è già stato montato il semaforo provvisorio: in pratica, chi arriva da Porta al Prato potrà proseguire in direzione di Careggi solo girando a sinistra a metà di viale Lavagnini. E attraversando poi via Leone X (il primo tratto, tra viale Lavagnini e via Il Magnifico, cambierà di senso), la strada della Chiesa Ortodossa e infilando il ponte Bailey.
Una volta di là dal ponte si potrà proseguire per via Crispi (a senso invertito) in direzione di via Puccinotti. Oppure girare a sinistra verso via dello Statuto, perché il primo tratto di via XX Settembre sarà a doppio senso. Ma non è finita. Viale Milton sarà chiuso all’altezza di via Leone X. E per chi arriva da piazza della Libertà, si dovrà percorrere via Il Magnifico o viale Lavagnini per immettersi su via Leone X e superare così il Mugnone in direzione di Rifredi. Mentre si potrà comunque percorrere fino alla Fortezza via Il Magnifico.
Il cantiere si prenderà l’ultimo tratto di viale Milton, Largo Martiri delle Foibe e l’intero spiazzo che dal Ponte dello Statuto arriva fino al giardino della Fortezza: qui sotto si dovrà scavare il tunnel. Prima il tratto centrale, che cade proprio davanti al Ponte allo Statuto, poi la rampa d’accesso in discesa lungo l’ultimo tratto di viale Milton e poi la rampa d’uscita, che riporterà le auto in superficie all’altezza dell’autovelox o poco dopo. Il traffico passerà sotto, la tramvia — che collegherà lo statuto con via Valfonda — sopra.
In realtà i tunnel saranno due. Oltre al prolungamento sotterraneo di viale Milton, che passa proprio davanti al Ponte allo Statuto, si prevede anche un tunnel perpendicolare, che raccoglierà il traffico proveniente da viale Lavagnini e diretto a Porta al Prato. Un secondo tunnel ma con lo stesso scopo: evitare che le auto s’incrocino con la tramvia che attraversa tutto lo spazio davanti al giardino della Fortezza. È questo il motivo per il quale non vedremo il Ponte dello Statuto aperto nei prossimi tre anni. Un ‘black out’ che Palazzo Vecchio ha voluto far scattare nel momento a più bassa intensità di traffico, cioè tra Natale e Capodanno.
«Ed è stato deciso di aprire il ponte sul Mugnone solo in contemporanea con la chiusura dello Statuto per ridurre al minimo i cambiamenti e per non creare confusioni inutili», spiega l’assessore alla viabilità Stefano Giorgetti. Ma tutti sanno che il vero banco di prova per il traffico sarà il 7 gennaio, quando la Befana si sarà portata via tutte le feste e quando riapriranno le scuole. Che succederà? Sarà il tilt?
La svolta di viale Lavagnini in direzione del ponte Bailey sarà uno dei maggiori punti critici: la corsia d’attesa sulla carreggiata destra, quella in direzione Piazza della Libertà, potrebbe causare lunghe code. Ma anche viale Milton, dall’altra parte, potrebbe rivelarsi un collo di bottiglia. E poi il nuovo ponte sul Mugnone, nato come ponte temporaneo quanto resterà a cavallo di via XX Settembre e viale Milton? «Qui rischiamo di tenercelo per chissà quando, oltretutto con un rischio idraulico visto che l’altezza dal Mugnone è stata autorizzata in deroga alle norme», dicono i residenti di qua e di là dal ponte. Sia come sia, siamo appena all’inizio. Col nuovo anno anche la linea 2 per l’aeroporto entrerà nella fase dei cantieri ad alto impatto in tutta la zona Novoli.
Dal sindaco Nardella e dall’assessore Giorgetti un appello: “Fiorentini, lasciate le auto a casa”.

Fonte: La Nazione, 27/12/2014

Emergenze, il sindaco telefonerà a tutti i cittadini
Lanciato il nuovo sistema di allerta del Comune di Firenze

Firenze, 27 dicembre 2014 – Sarà la voce del sindaco Dario Nardella, con una telefonata registrata a 80 mila utenze fisse, a lanciare domani il nuovo sistema di allerta in caso di emergenze del Comune di Firenze. “Alert system Firenze”, questo il nome dell’applicazione, sviluppata dalla società Comunicaitalia, già attiva in 800 città italiane, che permetterà di avvertire la popolazione, ma anche residenti di singole zone o quartieri, su eventi atmosferici, terremoti, incendi o segnalazione di pericoli sul territorio comunale.
Nel messaggio registrato, il sindaco Nardella annuncia ai cittadini il nuovo sistema invitandoli a fornire, in base alla normativa sulla privacy, il proprio numero di telefono cellulare al sito della Protezione civile comunale, che verrà poi inserito nel sistema di allerta. Il sistema funziona 24 ore su 24 e, grazie alla sua struttura tecnica distribuita su 24 centrali telefoniche, permette di effettuare oltre 200.000 chiamate all’ora. Il sistema inoltre prevede la ripetizione delle telefonate in caso di mancata risposta e consente di avere i dati sull’esito della comunicazione e sull’ascolto da parte dell’utente. E offre la possibilità anche di avvisare i residenti di singole zone e quartieri, in caso di eventi che interessano solo aree limitate della città.

Fonte: Firenzepost, 27/12/2014

Bilancio del Comune di Firenze, Nardella: «Dobbiamo trovare 50 milioni di euro»

«Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro». Telegrafico ma al tempo stesso sufficientemente chiaro, il sindaco Dario Nardella. Così il primo cittadino ha infatti rivelato qualcosa di molto significativo dei conti del Comune di Firenze.
«Le misure del bilancio devono ancora essere decise – ha dichiarato Nardella ai giornalisti, a margine di un’iniziativa oggi 27 dicembre a Firenze – e sappiamo solo che lo sbilancio è di 50 milioni di euro. Insomma dobbiamo trovare 50 milioni».
Non una bella notizia. E tuttavia, ha assicurato il sindaco, «sul bilancio comunale c’è un lavoro in progress, ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie».

 

Firenze: tramvia, ponte sul Mugnone, tunnel Tav. Tutti i nodi di un quartiere sul piede di guerra

Fonte: Firenze Post, 20/12/2014
Di: Paolo Padoin

Assemblea aperta alla Parrocchia della Tosse

I cittadini, quando non riescono a far valere le loro ragioni nei confronti delle Autorità su temi d’interesse generale, si riuniscono in Comitati per far pesare di più la loro voce. Succede così, e da tempo, anche a Firenze. In molte zone della città nascono associazioni che si battono per la tutela del verde, per la sicurezza, per il decoro della zona e della città.
Problemi – Tutti sono al corrente, grosso modo, dei principali problemi di Firenze, soprattutto in tema di rischio idraulico e di mobilità. A questi, proprio in questi giorni, si è aggiunto il rischio terremoto. Firenzepost  si sta occupando da tempo di questi argomenti, fornendo ci cittadini informazioni sui pericoli che corrono (abbiamo pubblicato anche la scheda di comportamento per il terremoto). Pochi, in particolare, conoscono i rischi idraulici di tre opere a elevato impatto urbanistico e ambientale e per giunta costosissime: nuovo ponte sul Mugnone, sottopasso ferroviario Crispi-Paoletti e tunnel Milton- Strozzi. Come è poco noto quale sarà la viabilità definitiva del quartiere Romito/Vittoria.
Assemblea – Per una più approfondita disamina di tutte queste tematiche si è tenuta, nella Sala parrocchiale di Madonna della Tosse, la prima di una lunga serie di serate aperte a tutti i cittadini e a tutti i partiti politici. La sala parrocchiale era piena di gente interessata a conoscere meglio queste vicende. La serata è stata organizzata dall’Associazione Piazza della Vittoria, con la partecipazione del Coordinamento 20 gennaio: Associazione Linea Tre, Associazione Firenze c’è. Comitato Ponte Rosso; NOTunnelTav; Comitati Cittadini Area Fiorentina, Comitato di Novoli, Italia Nostra Onlus; Comitato ex Panificio Militare e altre associazioni di cittadini.
Per chiarire questi aspetti, oltre ad altri esperti, è intervenuto Ignazio Becchi, professore emerito di Costruzioni idrauliche dell’Università di Firenze, che nel 1986 curò, insieme al sottoscritto, il primo piano di protezione civile per il rischio di esondazione dell’Arno a Firenze.
Mugnone – Ha aperto l’incontro un’interessante ricostruzione della storia del Mugnone: Deanna Sardi ha spiegato come il corso del torrente sia stato modificato più volte secondo le esigenze dello sviluppo urbanistico di Firenze. Il Presidente del Comitato Piazza della Vittoria, Vincenzo Ramalli, ha illustrato, con l’ausilio di foto e di un filmato, i danni arrecati alla zona Romito-Vittoria dall’ultima disastrosa alluvione del 1992. E ha illustrato l’azione svolta dai Comitati che si battono contro la tramvia e il ponte sul Mugnone. A tal proposito ha informato che una delegazione – dopo aver cercato un dialogo, risultato infruttuoso, col Comune di Firenze – ha presentato un esposto denuncia, sottoscritto da sette rappresentanti, alla procura della Repubblica di Firenze in merito alla costruzione del nuovo ponte sul Mugnone, allegando una relazione tecnica redatta dal prof. Ignazio Becchi.
Becchi – Infatti a giudizio del professore, uno dei massimi esperti in materia, la progettazione e costruzione del ponte sarebbe stata realizzata in spregio alla normativa idraulica, il cui rispetto, com’ è ovvio, è essenziale per ogni opera pubblica. In particolare è stato ricordato che l’altezza del ponte sul livello del torrente è uguale a quella della passerella pedonale abbattuta, che nel 1992 fece da diga per le acque. Le norme prevedono che il livello del ponte debba essere pari alla piena statisticamente prevedibile ogni 200 anni; nella fattispecie siamo al di sotto di almeno un metro e mezzo. Inoltre non è stata redatta la relazione relativa al rischio idraulico, in considerazione del fatto che, esistendo già una passerella pedonale, il ponte è stato costruito allo stesso livello e quindi sarebbe in regola. La circostanza che in passato, nel 1959 e nel 1992, si siano verificate alluvioni non sarebbe dunque rilevante. Il manufatto, secondo i progetti, dovrebbe essere eliminato dopo 4 anni, al termine dei lavori del ponte allo Statuto, ma è forte il sospetto che sia destinato a rimanere come arteria di traffico alternativa a quella del ponte allo Statuto, occupato in buona parte dalla sede della tramvia.
Comitati – Sono seguiti interventi di cittadini e dei rappresentanti di altri comitati, l’Associazione Idra, il Comitato No tunnel Tav, il Coordinamento 20 gennaio ecc.  Tutti sono stati  molto critici nei confronti delle Autorità, e in particolare del Comune, spesso più attento alle esigenze delle imprese che a quelle dei cittadini. L’unica speranza è riposta nell’intervento della Magistratura che, in presenza di violazioni di rilevanza penale, potrebbe bloccare le opere non corredate da relazioni e adempimenti di legge. Com’ è successo per i lavori del sottoattraversamento ferroviario, per i quali però il rappresentante del Comitato No tunnel Tav, Tiziano Cardosi, ha denunciato un aumento di costi anche in assenza di attività di cantiere. Ha portato la sua solidarietà la consigliera comunale del movimento 5S Miriam Amato.
I partecipanti si sono dati appuntamento a una prossima serata e hanno deciso di sostenere con fermezza le proprie ragioni. Alle quali Firenzepost darà voce.
P.S.  Il ponte sul mugnone sarà aperto fra Natale e Capodanno.
Link: ponte

Grosseto: mobilitiamoci per salvare i pini in città. Intervento di Italia Nostra

Fonte: Il Tirreno, 22/12/20104

Il pino domestico è un compagno atavico del paesaggio italico. Con il tronco maestoso e l’inconfondibile chioma, si staglia da secoli all’orizzonte delle pianure, lungo le strade e i viali, presso le dune sabbiose e tra le case di antiche città. Il pino domestico dà un volto preciso e riconoscibile alla Maremma, che da secoli lo ha scelto come simbolo del suo nuovo umanesimo agrario, affidandogli il grave compito di mettersi a barriera tra il mare e i molli campi coltivati. E per secoli, la simbiosi tra la gente e questi alberi ha segnato la cultura che oggi questa terra ardisce porre al pari di altre terre vicine. Via via che la città si affacciava fuori dalle mura, incontrava nelle campagne bonificate questo fedele compagno del paesaggio, che si è armonizzato con i nuovi quartieri residenziali e le ville. Persino la spregevole urbanistica degli anni Sessanta lo aveva scelto come albero dei pochi spazi verdi disponibili ai cittadini, mentre negli anni Settanta fu ampiamente utilizzato come pianta da parco e da giardino. La città di Grosseto è ricchissima ormai di pino domestico, lungo i viali e negli spazi verdi. Questi alberi sono intimamente legati alla memoria storica della città e dei cittadini. Con l’inizio degli anni Duemila, il capoluogo maremmano è stato segnato da un’espansione urbana senza precedenti, che ha lasciato questo bellissimo albero fuori dai nuovi quartieri.
Oggi è in corso una guerra aperta al pino domestico. Le motoseghe del Comune di Grosseto abbattono sistematicamente tutti questi splendidi alberi. L’obiettivo dichiarato è di sostituire tutti gli esemplari con altre piante aliene, estranee al contesto culturale e paesaggistico. A nulla sono valse le proteste e i moti d’indignazione manifestati dai cives grossetani, da quella categoria sempre più esigua di persone, capaci di sposare la cultura e la sensibilità con l’impegno e la cittadinanza attiva.
Questa associazione si rivolge in prima istanza al sindaco di Grosseto, affinché la giunta da lui guidata torni sui suoi passi, fermando il processo in atto. Ricordiamo al sindaco che, in base alla Legge 113 del 1992, recentemente modificata dalla Legge 10 del 2014, alla fine del suo mandato dovrà rendere conto ai cittadini del bilancio arboreo del Comune, e sottoporre il suo operato al Comitato per il verde pubblico presso il Ministero dell’ambiente a cui arriverà la nostra segnalazione.
Italia Nostra lancia un appello a tutti gli intellettuali, agli esperti, alle persone sensibili e amanti del bello, che hanno gli adeguati strumenti culturali, affinché pongano in essere ogni utile iniziativa per fermare il grave fenomeno in atto, anche manifestando il proprio dissenso per iscritto al sindaco di Grosseto, o scrivendo un messaggio sulla pagina Facebook del Comune.
Nicola Caracciolo, presidente onorario di Italia Nostra Toscana
Antonio Dalle Mura, presidente del Consiglio regionale di Italia Nostra
Michele Scola, presidente della sezione di Grosseto di Italia Nostra

Italia Nostra interviene sulla decisione di tenere a porte chiuse la seduta sull’Alta Velocità

Così si è concluso il lavoro della Commissione d’inchiesta regionale sulla Tav dopo otto mesi di lavori ben condotti: con una riunione del Consiglio a porte chiuse pure per la stampa! (cliccate qui per leggere l’articolo)
Persino il Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana ha espresso, a nome dell’ordine che rappresenta, la propria valutazione negativa per  l’impossibilità di poter partecipare alla “seduta chiusa” del Consiglio regionale della Toscana con oggetto l’inchiesta sull’alta velocità.
Si apprezza la chiara presa di posizione dei giornalisti apparsa sul sito web dell’Ordine, ma anche Italia Nostra non può che indignarsi per le motivazioni addotte dal Presidente del Consiglio Regionale a giustificazione dell’impossibilità di discutere l’argomento davanti al pubblico, motivazioni che fanno riferimento a “soggetti terzi“.
Si possono considerare  “soggetti terzi“, e quindi non direttamente interessati alle questioni relative al discusso “trasferimento” di un funzionario pubblico, il Direttore Generale della Presidenza, l’ex Direttore Generale del Territorio, il Direttore dell’ARPAT, il Dirigente ARPAT responsabile della VIA, la Dirigente della Regione toscana (che è subentrata  nell’incarico di Responsabile del Settore VIA regionale),  oltre che l’Assessore all’Ambiente e lo stesso Dirigente Fabio Zita,  vittima del trasferimento ingiustificato e del tutto immotivato, dopo 16 anni di scrupolosa direzione del Settore VIA di cui era a capo?  Tutti questi cosidetti ‘soggetti terzi’ hanno – tra l’altro – firmato la liberatoria, per poter rendere pubblici i verbali, dunque la pretestuosa giustificazione del Presidente del Consiglio regionale non solo è risibile ma è anche estremamente grave, e contribuisce (come se non bastassero già innumerevoli esempi al riguardo) a screditare ulteriormente la già ampiamente screditata immagine  della pubblica amministrazione, com’è possibile ipotizzare che possa avvalersi della prerogativa di non divulgare quanto essa stessa produce, o quanto è conseguenza di comportamenti di soggetti che in essa dovrebbero operare nell’interesse della collettività?
Sarebbe invece buona regola che gli uffici pubblici avessero pareti di vetro, porte aperte e armadi senza scheletri al loro interno e senza chiavi!
Mariarita Signorini  Italia Nostra

La sezione fiorentina di Italia Nostra vi augura buon Natale e felice anno nuovo!!

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: