Sparisce il bosco sull’Aurelia, abbattute centinaia di piante

Fonte: Il Tirreno, 19 dicembre 2014
Di: Ilaria Bonuccelli e Cesare Bonifazi Martinozzi

Lungo la statale fra Torre del Lago e Pisa Nord cambia il paesaggio: il Parco autorizza il disboscamento per motivi di sicurezza dopo gli incidenti mortali

Ai margini dell’Aurelia, fra Torre del Lago e Pisa nord, nel bosco che una volta era conosciuto come tenuta Salviati, il cartellino azzurro polvere sembra quasi uno scherzo. «Ente Parco Migliarino, SanRossore-Massaciuoli- area interna». Intorno non c’è più un albero. Solo ceppaie, tronchi segati, frasche. E la spazzatura che affiora. Perfino una siringa per l’eroina, in una zona dove è risaputo che gli spacciatori preferiscono nascondere le droghe leggere.
Le auto sfrecciano eppure a fare rumore è solo una macchina. Non ha le ruote, ma cingoli. Una benna e una bocca per tritare il legno. Divelge alberi, spazza rami, accatasta legna. Lo fa oltre 20 metri dalla statale perché deve rinnovare la pineta che deve ricominciare a produrre i pinoli. Dall’altra parte, verso il mare, c’è già la radura. Gli operai hanno smesso a fine mattinata il lavoro. Verso le 10 erano lì con le palette – rossa per fermare le auto, verde per dare il via alla coda – mentre stavano tagliando gli alberi. Brutto lavoro, il loro. Non tanto per il rischio caduta rami, quanto per gli insulti che si sono beccati a ripetizione dai passanti. Tutto sommato, la gente alla pineta sembra tenerci. Ma non ha potuto fare nulla per impedire il taglio. decine di alberi che in pochi giorni sono diventate centinaia. E oggi, a chi arriva da Torre del Lago la ex tenuta Salviati appare come una palude bonificata: terreno fangoso, con la catasta pronta per il caminetto in un angolo. Solo che non ci sono ciocche di legno: ci sono interi tronchi. Quasi tutti pini.
Nulla di illegittimo, è bene chiarirlo subito. Il Parco vigila giorno dopo giorno su questa operazione. L’ha studiata e poi autorizzata. Addirittura ne sta portando avanti una simile a Tombolo, lungo la via Pisorno,la strada che costeggia il lato nord di Camp Derby, la base americana, spiega Antonio Perfetti, responsabile della gestione delle Risorse naturali del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Qui, infatti, il Parco è responsabile diretto del bosco dell’università di Pisa e quindi il “lavoro sporco”, impopolare, lo deve sbrigare in proprio. Fra Torre del Lago e Pisa nord, in territorio di Vecchiano, invece, si concede il lusso (così dice la legge) di farlo svolgere ai proprietari dei terreni.
La sostanza non cambia. Si abbatte il bosco «perché quello che è successo è semplice oltre che naturale: negli anni gli alberi crescono raggiungono dimensioni non compatibili con la sicurezza». Si abbattono sulla carreggiata, causano incidenti e chi è responsabile del verde paga. I privati lo hanno già fatto. Le assicurazioni, dopo l’ultimo incidente mortale, l’anno scorso, hanno minacciato di non pagare più il premio. A meno di un intervento radicale che rendesse impossibile altri “incidenti” . Soprattutto, poi, con l’intensificarsi di eventi eccezionali di maltempo: soprattutto piogge e venti.
Sull’Aurelia, a Migliarino, episodi di questo tipo si sono verificati. «Eppoi – sottolinea Perfetti – alcune specie sono meno stabili di altre». Le latifoglie (pioppi, lecci) sono più stabili «anche se in alcune zone sono inclinate verso la strada» e quindi è necessario – insiste il Parco – garantire, specie lungo una strada statale, una fascia di sicurezza di 10, massimo 20 metri «su entrambi i lati». Lo stesso concetto vale, ovviamente per il pino domestico e marittimo che «a differenza delle altre specie, però, da noi è coltivato. Dopo aver compiuto il suo ciclo vitale di circa 80-100 anni, viene tagliato e ripiantato».
In questo momento è un po’ difficile immaginare una nuova pineta o un bosco. «Questo è anche comprensibile. Oggi il cittadino medio vede sparire un’area verde che ha visto crescere negli ultimi 30 o 40 anni. Vede sparire quello che in termini botanici si chiama “un bosco maturo” e che, per sua natura, è molto bello. Purtroppo è la situazione a richiedere un intervento così drastico». Tuttavia – assicura l’esperto – quando si fanno i tagli, poi, sivedrà ricrescere un altro bosco. Diverso da quello attuale. Ad esempio, lungo l’Aurelia, ci saranno piante di latifoglie più pregiate e, grazie alla luce che penetrerà meglio, cresceranno «lecci, biancospini, ginestre, cisti. Forse fra due anni ancora non si vedrà nulla, ma fra quattro ci sarà una bellissima fioritura. Purtroppo non si sentirà il profumo a causa dei gas di scarico. Questo non è naturale. Capisco che per la gente non sia naturale neppure naturale vedere i mezzi che tagliano le piante: è una scena che fa piangere il cuore. Piacerebbe anche a me che non accadessero situazioni del genere, ma bisognerebbe, allora, che non ci fossero neppure ferrovie, strade e autostrade dentro un parco naturale».
L’importante, però, secondo Perfetti è capire due concetti: il primo è che quando si taglia un bosco non è perché lì ci si farà costruire; il secondo è che dove si taglia ci verrà un bosco migliore. Come a Camp Derby: «Meno maestoso, forse, ma più ricco da un punto di vista biologico. Sarà più arbustico e meno pericoloso». Insomma quello che serve. Ma magari non quello che a tutti piace. O consola. Perché come dice Nazim Hikmet, il poeta turco, «veder cadere le foglie mi lacera dentro». Figurarsi boschi interi.

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