Archivi Mensili: gennaio 2015

Confiscate le Cascine di Tavola

Fonte: La Nazione, 28/01/2015
Di: Laura Natoli

La richiesta del pm, Laura Canovai, nel processo contro i legali rappresentanti della società proprietaria della Fattoria Medicea

La confisca delle Cascine di Tavola da parte dello Stato e una pena tutto sommato esigua: cinque mesi. Sono le richieste formulate dal pubblico ministero, Laura Canovai, di fronte al giudice monocratico Monica Jacqueline Magi, a conclusione del processo che vede come unico imputato l’ex legale rappresentante della società proprietaria delle Cascine di Tavola, La Fattoria Medicea srl, fallita nel 2012, Gianni Fabbrani. L’altro imputato nel frattempo è deceduto mentre contro gli altri indagati, tra cui l’ex soprintendente, non si è mai potuto procedere per la prescrizione del reato.
Nella requisitoria il pm ha puntato il dito contro lo stato di degrado e incuria in cui versa «un gioiello rinascimentale, voluto da Lorenzo dei Medici» che, al momento del sequestro giudiziario avvenuto nel 2008, «era perfettamente funzionante». Una struttura importante per il territorio pratese ma nella quale le società che si sono succedete negli anni volevano costruire un resort di lusso. I lavori cominciarono, con il nulla osta «criminale» (come definito dal pubblico ministero) della soprintendenza rilasciato nel 2004, e come prima cosa fu scoperchiato il tetto buttando giù i solai.
Dal 2008 le Cascine di Tavola non hanno il tetto e, nonostante l’ordinanza della sovrintendenza, nessuno si è mai preoccupato di ricoprire la struttura preservando la fattoria medicea dal degrado. I due titolari della società sono finiti a processo per danneggiamento del patrimonio artistico e culturale dello Stato e per non aver ottemperato all’ordinanza della soprintendenza. Accuse per le quali il pubblico ministero ha chiesto cinque mesi in tutto. Insieme ha richiesto che le Cascine di Tavola vengano confiscate e consegnate allo Stato sperando così di salvarle dal degrado. In questi anni, la sovrintendenza ha sempre detto che non c’erano i soldi per provvedere a coprire la struttura e stessa cosa aveva sostenuto la società nel momento in cui furono bloccati i lavori per la realizzazione del resort di lusso. Lo Stato si ritroverebbe così un bene preziosissimo dopo che l’asta – la partenza era di 6 milioni di euro – è andata è deserta. I sequestri scattarono dopo la denuncia di due associazioni ambientaliste, Italia Nostra e Legambiente, costituitesi parti civili e assistite dall’avvocato Maria Teresa Miraglia. La prossima settimana la parola passerà a alla difesa e alle parti civili.

L’inceneritore di Scarlino e le forche caudine della politica

Fonte: Qui Follonica, 27/01/2015
Di: Michele Scola, Vice Presidente Regionale di Italia Nostra

L’ambientalismo maremmano è uno dei sistemi immunitari più efficienti della nazione

L’inceneritore di Scarlino rappresenta la fine politica dell’attuale classe dirigente del PD maremmano, comunque vada a finire. Eccone i motivi. La crisi ideologica e politica generale degli anni ’90 aveva indotto il principale partito della sinistra, rimasto indenne da Tangentopoli, ma segnato dalla caduta del Muro, a cercare rinnovamento generale, proponendo in tutta Italia una classe dirigente giovane, di allora ventenni, prevalentemente nella politica degli enti locali. Quella generazione, che oggi ha quaranta anni, e che è oggi anche ai vertici della politica nazionale, ha fatto una veloce carriera politica senza passare da quelle esperienze di militanza che, nella tradizione dei vecchi partiti, servivano a formare ideologicamente la classe dirigente. Per questo essi mancano di cultura politica, e di quella dignità che, pur negli scandali della corruzione, i vecchi riuscivano a mantenere. Oggi abbiamo quindi questa classe della sinistra assai simile alla destra: priva delle figure intellettuali di riferimento politico che, nel vecchio modo di fare politica, rappresentavano un paradigma.
Nel bagaglio culturale della sinistra c’era, e questa classe politica lo ha dimenticato, la tutela del paesaggio, che i Padri Costituenti avevano messo a fondamento della Repubblica, e l’ambientalismo, nato alcuni decenni più tardi, ma entrato subito nel patrimonio della sinistra quale sinonimo di giustizia sociale ed emancipazione delle classi lavoratrici, che nella sicurezza ambientale avrebbero trovato una sintesi della sicurezza sul lavoro, e della via sociale ad un’equa distribuzione della ricchezza. Questa classe politica ha frainteso, e continua a farlo, la tutela del lavoro con la tutela di quegli interessi finanziari e capitalistici che, spesso con il ricatto dell’occupazione, pretendono un abbassamento della sicurezza ambientale e della sicurezza sul lavoro. Questa classe politica ha preso nettamente le parti delle grandi imprese private o partecipate, dove convivono alleanze inconfessabili tra pubblico e privato, contando su un serbatoio elettorale ancora improntato alla fedeltà ideologica degli anni della grande contrapposizione, ma che ora si sta esaurendo per motivi generazionali.
La classe politica della sinistra maremmana, rappresentata idealmente dal Presidente della Provincia, ma condivisa da tutto lo staff politico e dirigenziale degli enti locali, ha imposto l’inceneritore di Scarlino con accanimento, convinta di avere poteri assoluti, spinta e forse ricattata politicamente dalle gerarchie politiche superiori. Ha sfidato la giustizia, emanando una nuova autorizzazione all’inceneritore il giorno stesso in cui il Consiglio di Stato bocciava non la forma, ma il merito di quel procedimento amministrativo. E l’inceneritore è solo una delle numerose e scellerate scelte politiche, mirate a far entrare il grande capitale in Maremma, a discapito delle piccola libera iniziativa, favorendo una proletarizzazione del lavoro, e allontanando i cittadini dal possesso e dal controllo delle loro risorse. Si pensi al tentativo di industrializzare l’agricoltura, con l’apertura incontrollata agli impianti di biogas, che distruggono il suolo maremmano con la devastante coltura del mais. Oppure al tentativo di far decollare il polo industriale del Madonnino, dividendolo in due aree amministrative minori di 40 ettari, per sfuggire alla VIA, e che oggi, annegata nel rischio idraulico, si presenta come una squallida e degradata distesa di strade e lampioni immersi nel nulla, e che ha provocato il disastro finanziario e contabile del Comune di Roccastrada. O alla volontà di imporre grandi impianti fotovoltaici sul suolo agricolo, innescando il meccanismo del consumo di suolo della nostra provincia, o al complesso residenziale del Guidoriccio a Montemassi, che ha anticipato la degradazione dei nostri più pregiati centri storici, venuta poi alle cronache col caso di Monticchiello. L’autostrada tirrenica è un altro duro scoglio in cui si è incagliata la chiglia di questa stagione politica dell’arroganza e della vuotezza culturale. E tutti i politici, da bravi capitani coraggiosi, saltano ora giù da questa barca, prima che affondi, ma tutti pronti a vararne una nuova, rinnegando il giurato e lo spergiurato, appena qualcuno avrà la sfrontatezza di aggirare la volontà popolare coi cavilli amministrativi e la forza di una posizione politica nata dalle nomine, e non dalle scelte libere. Vi è poi la discutibile gestione della pineta di Marina, e delle altre pinete, e la politica idraulica, che ha distrutto l’equilibrio idrologico della Maremma per drenare fiumi di denaro silenti pubblici di natura parassitaria, come i consorzi di bonifica. Scelte di gestione vecchie, superate dai paradigmi scientifici, ma portate avanti con una forza che è passata su ogni buon proposito, legittimandosi sulla disinformazione e l’indifferenza civica.
Ma questo, paradossalmente, ha rafforzato l’ambientalismo maremmano, allontanandolo dall’appoggio di quelle associazioni amiche della sinistra, e che troppo spesso ne hanno condiviso le linee di politica anti ambientale. I comitati spontanei maremmani sono cresciuti ideologicamente liberi ed indipendenti, formati da persone informate e determinate, che conoscono i loro diritti e i metodi per farli valere. Rappresentano un’esperienza di punta a livello nazionale, si sono dimostrati capaci di vincere grandi battaglie politiche e ambientali, su temi nati in ambito locale, ma di carattere generale, e sono state in grado di mettere in gioco quegli anticorpi che, in altre regioni, non hanno saputo arginare la protesta violenta. Hanno, al contrario, giocato con armi leali e democratiche, al contrario della classe politica, che per questo affronta la sconfitta con la più cocente vergogna.
L’ambientalismo maremmano è uno dei più maturi della nazione, e i rappresentanti dei comitati sono ora pronti a giocare un ruolo più incisivo nella politica ambientale regionale e nazionale.
Questi amministratori e dirigenti, invece, dopo aver perso e distrutto la reputazione della sinistra, hanno l’ultima possibilità di uscire di scena e di salvare un briciolo di dignità, almeno per il loro partito. Se non lo faranno loro, ci auguriamo che il PD, che è fatto ancora da gente che crede ai grandi valori sociali, politici e ambientali della sinistra, abbia ancora le difese culturali e democratiche per farlo.
Auspichiamo che i nuovi semi di quella cultura, una volta morta la pianta madre, germoglino sul modello propugnato da Stefano Rodotà, come è successo per l’esperienza ambientalista maremmana, cioè di una partecipazione dal basso, che nasce dalle associazioni, abbandona il peso dei partiti, e guarda alla tutela dei beni comuni, contro il tentativo di usurpazione dei grandi poteri, che dilagano come metastasi della prepotenza politica.

Italia Nostra e Co.Mo.Do. per la Giornata della Memoria 2015

Giornata della Memoria 27 gennaio 2015

Proprio nel giorno che celebra la Giornata della Memoria Italia Nostra e Co.Mo.Do. lanciano l’iniziativa di organizzare un viaggio in treno tra la stazione di Santa Maria Novella di Firenze – da dove parte ogni anno il Treno della Memoria per Auschwitz, che in questa edizione ha portato in visita più di 600 studenti delle scuole toscane – fino a Porto San Giorgio e poi all’ex-stazione di Servigliano (Fermo).
Questo in considerazione del fatto che  proprio questo Comune si è classificato al primo posto per il premio go slow Co.Mo.Do 2014, con un progetto concretamente realizzato da studio di fattibilità:

La storia del tempo – Il tempo della storia

L’itinerario prevede la rivalorizzazione dell’ex Campo di prigionia di Servigliano, la vecchia struttura della stazione ferroviaria della linea AFA (tra P Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola 1908-1956), dei sentieri e delle vie di comunicazione annesse a questi luoghi.
L’ex Campo di Servigliano è stato attivo già durante la Prima guerra mondiale dal 1916 fino al 1919 per i prigionieri austro ungarici.
Nel secondo conflitto mondiale a partire dal 1936 vi sono stati internati gli ebrei rastrellati nella provincia di Ascoli Piceno, che venivano poi deportati ai campi di sterminio, e i soldati inglesi. Il campo è stato definitivamente chiuso nel 1955, dopo aver ospitato anche i profughi della Dalmazia, dell’Istria e della Grecia. Rappresenta dunque un luogo della memoria per eccellenza, che copre più di metà del XX secolo.
Ora, grazie a questo progetto, siamo in vista del recupero totale dell’intero percorso che si sviluppa per circa 5 km, considerando come punto di partenza proprio l’Aula Didattica Multimediale “Casa della Memoria” dove si trovano dislocate strutture appartenenti al campo, le vie ricavate dallo smantellamento della linea ferroviaria e le vie percorse dai circa 3000 prigionieri fuggiti da questo luogo il 14 settembre 1943. Questo tipo di esperienza, oltre a incarnare l’idea della “via verde”, permette anche di ripercorrere pagine di storia che hanno duramente segnato l’Europa e che non devono essere dimenticate, nell’ottica di riconsiderare la dimensione etica del viaggio.
Mariarita Signorini – consigliere nazionale Italia Nostra
Massimo Bottini – Presidente di Co. Mo.Do.

                  

Città: visioni e strategie incontro del 28 gennaio 2015

Mariarita Signorini, VicePresidente Italia Nostra di Firenze, sarà presente al convegno organizzato dal CISDU. Vi invitiamo a partecipare.

Città: visioni e strategie
6° incontro del ciclo dedicato a “Città metropolitana”
28 gennaio 2015 ore 17.00
Aula Magna di Palazzo Vegni
Via San Niccolò, 93 – Firenze

Partecipanti:

  • Vittorio Bugli, Assessore Aree metropolitane e Città metropolitane – Regione Toscana
  • Andrea Barducci, Presidente Provincia di Firenze
  • Giacomo Parenti, Direttore Generale Comune di Firenze
  • Giovanni Bettarini, Assessore Città Metropolitana Comune di Firenze
  • Alessio Biagioli, Consigliere Città Metropolitana Firenze, Sindaco Calenzano
  • Simone Gheri, Segretario Generale Anci Toscana
  • Samuele Bertinelli, Sindaco di Pistoia
  • Alfredo Esposito, Presidente del Quartiere 3
  • Mirko Dormentoni, Presidente del Quartiere 4
  • Stefano Boni, Segretario regionale FIT/CISL Toscana
  • Andrea Costi, Responsabile nazionale Ufficio Ambiente UIL
  • Mauro Fuso, Segretario generale della Camera del Lavoro di Firenze
  • Pietro Bartolini, Responsabile Area Ambiente Sicurezza Energia Qualità Confindustria Firenze
  • Marco Bellandi, ProRettore Rapporti con il sistema territoriale Università di Firenze
  • Giovanni Mantovani, Ingegnere trasportista
  • Giorgio Pizziolo, Urbanista
  • Alberto Ziparo, Docente Urbanistica Università Firenze
  • Mariella Zoppi, Docente Architettura del Paesaggio Università Firenze
  • David Fanfani, Docente Urbanistica Università Firenze
  • Gabriele Paolinelli, Docente Architettura del Paesaggio Università Firenze
  • Ilaria Agostini, Docente Urbanistica Università di Bologna
  • Nicola Casagli, Docente Geologia applicata Università Firenze
  • Enio Paris, Docente Ingegneria idraulica Università Firenze
  • Egidio Raimondi, VicePresidente Ordine Architetti di Firenze
  • Tommaso Gori, Toscana Concilia
  • Chiara Agnoletti, INU Toscana/coordinatrice gruppo tematico “Risorse per la città metropolitana”
  • Mariarita Signorini, VicePresidente Italia Nostra di Firenze
  • Alessandro Pretini, Architetto
  • Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana
  • Luigi Ulivieri, Fondazione Italiana Bioarchitettura
  • Carlo Scoccianti, Biologo Direttore Oasi WWF Stagni di Focognano
  • Lorenzo Bigagli, Portavoce Piana Sana
  • Paolo Paoli, Presidente del Comitato No Aeroporto di Prato
  • Renzo Pampaloni, Associazione E’ possibile
  • Leonardo Lombardi, Dottore naturalista, socio di Nemo
  • Mauro Torrini, Comitato No Aeroporto Campi Bisenzio

La prima volta di un parco all’asta l’Elba insorge contro la svendita

Fonte: La Repubblica, 24/01/2015
Di: Tomaso Montanari

Segnatevelo in agenda: mercoledì prossimo potrete comprarvi il Parco Minerario dell’Isola d’Elba. Uno spettacolare insieme di miniere, cantieri, musei, laboratori, siti di archeologia industriale, paesaggi lunari affacciati sul mare, laghi rossi di ferro. Non è uno scherzo: con la modica spesa di 11.500 euro (questa la base d’asta fissata dalla Provincia di Livorno, che cede tutto il suo 70 per cento delle azioni del Parco) potrete controllare 1.948 ettari del paesaggio e del patrimonio storico della nazione italiana. E non ettari qualunque: quelli dove si estrae il ferro da tremila anni. Un luogo da millenni consacrato al lavoro, da secoli alla conoscenza: qua, nel Seicento, il naturalista danese Niccolò Stenone (beatificato da Giovanni Paolo II nel 1988) studiò la forma dei cristalli; qua, appena dieci anni fa, si è scoperta una nuova specie mineralogica, la riomarinaite (dal nome di Rio Marina).
Non è la prima volta che si prova a privatizzare il più illustre parco minerario italiano: nel 2004 Giulio Tremonti tentò di conferirlo nientemeno che alla Coni Servizi spa, che a sua volta avrebbe dovuto venderlo per finanziare il debito del Coni (allora ammontava a 380 milioni di euro). Era l’epoca della Patrimonio dello Stato spa, la società per azioni che, almeno teoricamente, avrebbe potuto gestire e alienare qualunque bene della proprietà pubblica. Un’idea, questa, che ciclicamente risorge: solo poche settimane fa è stato Marco Carrai, intimo del presidente del Consiglio Matteo Renzi, ad auspicare la creazione del «Fondo Patrimonio Italia, dove conferire gli asset morti dello Stato per estrarne valore».
Ma a minacciare il futuro del Parco dell’Elba è oggi qualcosa di molto più banale: la sciatteria con la quale stiamo affrontando la soppressione delle province. Tra i mille nodi insoluti che riguardano i dipendenti e le competenze, un enorme punto interrogativo copre il futuro del patrimonio culturale provinciale: musei, biblioteche, archivi, istituti. Dall’inizio di quest’anno la loro gestione è passata a Regioni e Comuni, ma — denunciano le associazioni che raccolgono i professionisti di archivi, biblioteche e musei — «il rischio è che per molti beni culturali la riforma si traduca in un fallimento, e che centinaia di musei, biblioteche, reti e sistemi territoriali vadano incontro a una drammatica chiusura o a un drastico ridimensionamento di attività e servizi».
Ecco, la messa all’asta del parco dell’Elba è il primo, vero disastro determinato da questa situazione di nongoverno: e c’è da giurare che non sarà l’ultimo. Liquidando la sua quota nel Parco Minerario, la Provincia di Livorno si comporta come un inquilino che, dovendo subire uno sfratto, si disfi del mobilio, affibbiandolo al primo che passa. Ed è proprio così che la vede Nicola Casagli, ordinario di Geologia applicata all’Università di Firenze: «È un’idea astrusa di stampo burocratico che espone il Parco a ogni genere di speculazioni. Di fatto si tratta il Parco come se fosse una dismissione di attrezzature non più utilizzate. Per la verità l’anno scorso la Provincia di Livorno si era posta il problema e aveva promosso un accordo fra Provincia, Parco e Università di Firenze. Inspiegabilmente, l’accordo è stato fatto saltare dal presidente del Parco senza motivazione ». Beppe Tanelli, il primo presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (nel cui territorio ricade in gran parte il Parco Minerario), rincara la dose, dichiarando che «è auspicabile che la disinvolta e ridicola messa in vendita sia un’altra bufala». Il sindaco del Comune di Rio nell’Elba (che possiede l’altro 30 per cento di azioni della srl che controlla il Parco) è stato colto in contropiede, e ha reagito denunciando la natura «predatoria» dell’operazione. Già, perché il rischio è che il Parco se lo compri una società (magari straniera) interessata a commercializzare su larga scala i minerali pregiati da collezione, abbandonando ogni nesso con il territorio e ogni progetto di conoscenza, ricerca, divulgazione. Ci sono pochi giorni per fermare l’asta, e il professor Casagli annuncia che «l’Università di Firenze conferma il proprio interesse nel Parco minerario ed è disponibile a fornire ai Comuni interessati tutto il supporto necessario per salvare un bene così importante per tutti i cittadini». C’è da sperare che qualcuno lo ascolti, e che questa storia gloriosa non si esaurisca in un’asta caricaturale. Virgilio, nel X dell’ Eneide, canta le «inesauribili miniere» dell’Elba: ma la catastrofe delle province italiane nemmeno un poeta-mago poteva prevederla.

Italia Nostra interviene sul tema della centrale a Castiglion Fiorentino

Fonte: Valdichianaoggi, 21/01/2015

In questi giorni, diverse persone hanno ricevuto un invito da parte dell’Associazione Tutela Valdichiana di partecipare a una conferenza, organizzata dalla CGL –FLAI e Comune di Castiglion Fiorentino dal titolo: “Una svolta per la Val di Chiana, oltre la centrale a biomasse, riprendendosi la terra”. Fra gli invitati, oltre all’associazione, ci sono: la Regione, la Provincia, la conferenza dei sindaci della Valdichiana, associazioni imprenditoriali ed economiche.
Da questo elenco, a nostro modo di vedere mancano: il Comitato salute e Paesaggio in Valdichiana, Italia Nostra e i medici della Valdichiana coordinati dal Dr. Lucioli, che tanta parte hanno avuto nella questione centrale a biomasse di Ca Bittoni a Castiglion Fiorentino e nella protezione della Valdichiana; ovviamente non vantano alcun diritto sulle decisioni prese dalla Provincia di Arezzo nel respingere il progetto. Non si può non ricordare che Italia Nostra Nazionale ha dato l’avvocato per patrocinare il comune di Castiglioni nonché gli abitanti della Valdichiana contro il ricorso della PowerCrop presso il TAR della Toscana .
Siamo meravigliati per questo comportamento ma comunque ce ne facciamo una ragione.
Cogliamo l’occasione per ricordare, e per noi è la cosa più importante e prioritaria, l’imminente sentenza del TAR che dovrà esprimersi il trenta di questo mese sulla bontà della decisione della Provincia. Vogliamo sperare, con tutte le nostre forze che la sentenza possa essere favorevole e che l’obbrobrio proposto dalla PowerCrop venga definitivamente rigettato. E che non se ne parli più!!!!!!!
Comitato Salute e Paesaggio in Valdichiana,
Italia Nostra sez. Valdichiana

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