Evasone fiscale, condannato a 4 anni il «re» eolico, confiscati 11 milioni

Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno

Ritenuto dagli inquirenti siciliani in rapporti con il superlatitante di mafia Matteo Messina Denaro, è stato giudicato dal Tribunale di Milano
3  anni anche a Gaetano Buglisi e Roberto Saja, mentre un quarto imputato ha avuto 2 anni e 6 mesi

L’imprenditore trapanese Vito Nicastri, definito il «re» dell’eolico e ritenuto dagli inquirenti siciliani in rapporti con il superlatitante di mafia Matteo Messina Denaro, è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano a 4 anni di carcere per omessa dichiarazione fiscale e truffa ai danni dello Stato.
I giudici della terza sezione penale hanno condannato anche altri tre imputati a pene fino a 3 anni di reclusione e assolto quattro persone. Inoltre, hanno disposto la confisca di circa 10,8 milioni di euro, tra cui 5,6 milioni riconducibili a Nicastri e già sotto sequestro.
Nicastri
Nicastri, nel settembre 2010 destinatario in un’indagine dei pm di Trapani di una misura di prevenzione da 300 milioni di euro come imprenditore, secondo gli inquirenti, in rapporti con Messina Denaro, era a processo a Milano per una presunta truffa allo Stato per 19 milioni di euro. Truffa che, secondo le indagini del pm Luigi Luzi, sarebbe stata realizzata nel 2008 attraverso «un’operazione di compravendita di quote societarie» di Windco da parte della società lussemburghese Lunix e la creazione di un `fondo nero´. Secondo le accuse, Nicastri (per lui il pm aveva chiesto 5 anni e 8 mesi), titolare e amministratore della Lunix, «al fine di evadere le imposte non presentava le dichiarazioni annuali dei redditi» relative alla sua società che «risultava solo formalmente residente in Lussemburgo ma con sede dell’amministrazione stabilmente in Italia», a Milano.
Le alte condanne
Sono stati condannati a 3 anni anche Gaetano Buglisi e Roberto Saja, mentre un quarto imputato è stato condannato a 2 anni e 6 mesi. Altri quattro imputati, invece, sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Nicastri e Buglisi, come stabilito dai giudici, dovranno anche risarcire l’Agenzia delle Entrate ma l’entità del risarcimento dovrà essere stabilita in sede civile.

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