Piano Paesaggistico: comunicato stampa di Italia Nostra e rassegna stampa sull’incontro della associazioni ambientaliste

Fonte: Italia Nostra, 26/02/2015

Renzi difenda il Piano Paesaggistico della Toscana!
Il Presidente di Italia Nostra, Marco Parini ha chiesto al presidente del Consiglio, quale segretario del PD, di intervenire sul suo partito in Toscana.

Marco Parini, Presidente Nazionale di Italia Nostra, durante la conferenza stampa svoltasi ieri a Firenze, ha chiesto a Matteo Renzi di intervenire a tutela del Piano Paesaggistico della Toscana. “Nella veste di Segretario del PD – ha dichiarato Marco Parini, presidente nazionale di Italia Nostra – Renzi intervenga sul suo partito in Toscana affinché il piano sia approvato così come licenziato dalla Giunta Rossi nel 2014 in ragione della co-pianificazione avvenuta proprio fra Regione e MiBACT. Diversamente chiederemo al Ministero di opporsi. Non immaginiamo che Renzi possa accettare un piano dannoso per il paesaggio, per l’agricoltura e per i beni culturali della sua Toscana e, quindi, per la sua immagine. Molte regioni guardano a questo piano pilota come a un modello. Chiediamo anche all’assessore Marson che non si dimetta e che combatta fino in fondo. Chi la mandasse via se ne dovrà assumere tutta la responsabilità. Il maxi-emendamento è stato ritirato, ma altri emendamenti permangono, e mi chiedo come si possa immaginare un rinvio alla prossima legislatura”.
Gli emendamenti contro il Piano Paesaggistico della Toscana rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti negli ultimi 20 anni. Le associazioni di tutela ambientaleCAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness,ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF– riunite a Firenze, tutte concordi difendono il testo originario del Piano dai continui emendamenti che, per come concepiti, appaiono chiaramente suggeriti da alcune lobby e che mirano a distruggerlo. Le associazioni vigileranno con molto scrupolo l’iter in corso per evitare che ciò accada. Il Piano che, per la prima volta, prende in esame il territorio nel suo insieme di natura, storia, società civile, è frutto di una straordinaria concertazione e co-pianificazione con il MiBACT. E ora la politica, con un atto di arroganza, intende calpestarlo annientando quattro anni di lavoro di quanti, a questo strumento, hanno sapientemente lavorato con capacità, professionalità e rigore.
Gli emendamenti presentati in Consiglio regionale dalla stessa maggioranza che lo scorso anno approvò il Piano, puntano a stravolgere e demolire quella rete di protezione disegnata con intelligenza e responsabilità. Il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti, la regolamentazione dell’agricoltura, così come posti nel testo originario, esprimono una gestione intelligente del territorio il cui sviluppo è possibile e sostenibile solo andando oltre lo sfruttamento di risorse ambientali. Un disegno che può diventare motore di sviluppo e dare ulteriore valore alla Toscana, con una visione strategica che non risponde più solo ad interessi e aspettative di breve respiro.
Questi i punti salienti emersi durante gli interventi:
“Chiediamo all’assessore Marson che non si dimetta e che combatta fino in fondo – sostiene Marco Parini, presidente di Italia Nostra -. Renzi difenda il piano della sua Regione e intervenga sul suo partito in Toscana perché lo conservi così come licenziato dalla giunta Rossi, in ragione della co-pianificazione avvenuta proprio fra Regione e MiBACT. Non immaginiamo che possa accettare un piano dannoso per il paesaggio, per l’agricoltura e per i beni culturali della Toscana e, quindi, per la sua immagine”.
“Se il piano dovesse passare snaturato rispetto alla sua origine, chiederemo al MiBACT di non approvarlo” dichiarano le associazioni.
“Con la nostra azione compatta abbiamo già ottenuto un primo importante risultato: il ritiro del maxi-emendamento del PD” afferma Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana.
Il FAI ha sottolineato l’importanza della difesa delle coste.
“Vigileremo sull’iter di approvazione affinché non venga stravolto” ha detto Daniela Burrini, Lipu Toscana.
CAI, ProNatura e Mountain Wilderness ribadiscono “l’assoluta necessità di difendere la tutela delle montagne e delle acque”.
Mauro Chessa, presidente della Rete dei Comitati per la difesa del territorio ha ricordato come, “a fronte di tanta distruzione, la realtà è che il 50% delle cave è detenuto dalla famiglia di Bin Laden che controlla anche il 70% della produzione totale del marmo”.
“A quanti ci accusano di mettere a rischio tanti posti di lavoro – afferma Antonio Dalle Mura, presidente Italia Nostra Toscana – si deve dire che i moderni metodi di lavoro, con l’uso di lame diamantate e alta tecnologia dei macchinari, permettono di velocizzare i processi di lavoro aumentando le quantità estratte ed escludendo di fatto molta manodopera. A questo si aggiunga che la maggior parte del marmo non viene lavorato in loco, ma trasportato all’estero con un danno economico sia per la comunità locale che per il fisco”.
Dichiara Marcello Demi, delegato WWF Toscana: “Il WWF ribadisce che ulteriori modifiche al piano, peraltro già fin troppo smussato nella fase delle osservazioni, ne inficerebbero i contenuti innovativi. Ricordiamo che oltre al paesaggio toccano il piano della tutela di ambienti unici come le Apuane e la biodiversità regionale nel suo complesso, capitale naturale sul quale si dovrebbe fondare l’economia di una Toscana sostenibile. E’ compito delle associazioni ambientaliste dare voce a chi voce non ne ha, ed è compito della politica ascoltarla e considerarla alla pari delle altre. Non verremo mai meno al nostro dovere, che la politica faccia altrettanto”.
“Sosteniamo questo piano – dichiara Stefano Beltramini di Slow Food Toscana– a maggior ragione dopo aver manifestato già a Natale quando il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale toscana 65/14 dichiarando che alcune norme di indirizzo sui centri commerciali medio grandi contravverrebbero ai principi della libera concorrenza, in pratica sostenendo che la media e grande distribuzione sarebbe stata minacciata dalla tutela paesaggistica e ambientale della stessa legge”.
Il Piano paesaggistico della Toscana coinvolge città storiche e periferie, pianure e rilievi con un assetto del territorio in cui la storia si connette al lavoro, alla cultura e alla natura. Le ragioni della tutela si affiancano alle istanze del lavoro e della sicurezza, l’agricoltura incide sull’economia e quindi sulla società e la cultura è volano del turismo. E sì che le scelte di Piano avevano trovato il loro fondamento e la loro legittimazione in un quadro conoscitivo ben impostato, dettagliato e approfondito, articolato in 20 “ambiti di paesaggio”.

Fonte: Tgr Regione Toscana, 26/02/2015

Cliccate qui per vedere il servizio del Tgr Toscana del 26.02.2015, al min. 2.40 circa

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 27/02/2015
Di: Elisabetta Reguitti

Toscana, tutela del paesaggio con truffa
Il Piano approvato in Regione è una deregulation in piena regola. Il Presidente promette correzioni

Come farsi male da soli. Ci sta provando la giunta toscana del governatore Enrico Rossi rimaneggiando il nuovo Piano Paesaggistico regionale partorito proprio in casa Pd dopo ben quattro anni di co-gestazione con il ministero dei Beni culturali.
L’orizzonte peggiore, per la regione del premier Renzi, potrebbe portare piscine in spiaggia, estrazioni libere e ampliamenti a piacere di aziende che lavorano negli alvei fluviali: un bel biglietto da visita anche in vista dell’Expo. Tutto ciò ha innescato la sollevazione unitaria delle maggiori associazioni ambientaliste tra cui Fai, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e Lipu.
E pensare che il Piano era nato a gennaio 2014 sotto i migliori auspici: progetto pilota, lavoro di ampio respiro e di lungimiranza politica del territorio in quanto – sulla carta – teneva conto della complessità della geomorfologia e dei vari ecosistemi.
Ma colpo di scena: una settimana fa viene presentato un maxi emendamento peggiorativo che tre giorni dopo tuttavia viene ritirato. Masochismo democratico visto che tutte le correzioni presentate dai Dem – in maggioranza – a pochi giorni dal voto del Consiglio ammorbidirebbero sensibilmente le strette indicazioni del piano stesso. E ora? Lavori in corso prima dell’approvazione prevista per il 10 marzo.
Marco Panni presidente nazionale di Italia Nostra parla di una contraddizione inaccettabile. “A me piace definirlo Piano generale del territorio non paesaggistico – precisa -. E chiediamo che venga approvato così come è stato licenziato. Diversamente proporremo allo stesso ministero di opporsi”. Da sottolineare inoltre, che la  “deregulation” ai Comuni potrebbe avere ricadute negative sui litorali, le colline e  i fiumi dell’intera Toscana.
Non si tratta quindi  esclusivamente di dire “no”,  spiegano i rappresentanti delle associazioni che indicano alcuni “gravi cedimenti” di scelte nelle politiche di governo del territorio. Il Piano,- che doveva essere un autentico strumento di salvaguardia, potrebbe addirittura rivelarsi un autentico lasciapassare al peggio.
Il governatore Enrico Rossi sembra intenzionato a trovare la via di mezzo. “Aspettiamo i risultati”, ammonisce Fausto Ferruzza di Legambiente Toscana che tenta di abbozzare quelli che potrebbero essere i punti di mediazione di Rossi.
Fra questi in particolare la  definizione di “nuova cava” e  le relative procedure di autorizzazione. Di certo sembrano scongiurate le pessime  conseguenze del maxiemendamento ritirato anche  e “sicuramente per la mobilitazione congiunta delle  realtà associative”, afferma  Nicola Caracciolo di Italia  Nostra, strenuo sostenitore  della teoria che sia ormai scaduto il tempo della disgregazione anche e soprattutto  nelle associazioni ambientaliste.

Fonte: La Repubblica, 27/02/2015

Paesaggio, appello degli ambientalisti: non toccate quel piano

Fermi tutti, dicono gli ambientalisti toscani. Il Piano del paesaggio non si tocca. Dieci associazioni scatenate contro le correzioni fatte al documento originale dal presidente della Regione Rossi, preoccupato di conciliare il rigore dell’assessore Marson con le richieste di flessibilità volute dalla maggioranza del Pd.
Ieri la commissione Ambiente del consiglio regionale ha discusso e votato gli emendamenti presentati sulla base delle osservazioni già pervenute, ai 38 articoli che compongono la disciplina del Piano e alcuni sono stati sospesi per approfondimenti in parte tecnici e in parte politici. Il 4 marzo la commissione si riunirà di nuovo insieme ad Anna Marson, poi il 10 l’aula darà l’ultimo verdetto.
I migliori alleati dell’assessore sono le dieci associazioni che chiedono di rispettare il testo che era stato approvato dalla giunta toscana. «Molte Regioni guardano a questo piano pilota come a un modello», dice Marco Parini, presidente nazionale di Italia Nostra, affiancato da Cai, Fai, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Rete dei comitati per la difesa del territorio, Slow Food Toscana, Wwf. «Marson non si deve dimettere e chi la mandasse via dovrebbe assumersene la responsabilità».
Mariarita Signorini di Italia Nostra ricorda quanto sia importante che il Piano del paesaggio sia stato concordato con il ministero dei Beni culturali: «C’è un lungo lavoro fatto su quelle carte che ora la politica non può mandare a gambe all’aria solo per accontentare qualche lobby che vuol mettere le mani sul territorio».
Per le associazioni «gli emendamenti al Piano rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica che non ha precedenti negli ultimi 20 anni. «Se il piano dovesse passare snaturato rispetto alla sua origine, chiederemo al ministero di non approvarlo », avvertono gli ambientalisti, decisi ad appellarsi direttamente a Renzi. «Voglio immaginare che il presidente del consiglio non voglia immaginare che la sua regione, la sua toscana abbia un piano che non ne garantisca la conservazione. Quindi, chiedo che nella sua veste di segretario del Pd intervenga a livello politico sul territorio», dice ancora Parini.
La questione delle cave sulle Apuane resta centrale. «A quanti ci accusano di mettere a rischio tanti posti di lavoro », dice Antonio Dalle Mura, presidente Italia Nostra Toscana, «si deve spiegare bene che i moderni metodi di lavoro, con l’uso di lame diamantate e macchinari ad alta tecnologia, permettono di velocizzare i processi di lavoro aumentando le quantità estratte ed escludendo di fatto molta manodopera. A questo si aggiunga che la maggior parte del marmo non viene lavorato in loco, ma trasportato all’estero con un danno economico sia per la comunità locale che per il fisco».

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 27/02/2015

Paesaggio, slitta il piano e i comitati criticano il Pd

Tutto rinviato ad oggi sul Piano del paesaggio , alla riunione di maggioranza con il governatore Enrico Rossi e l ‘assessore Anna Marson. Ieri mattina, infatti, la commissione Ambiente del Consiglio regionale ha rinviato l ‘ esame degli articoli controversi del Piano , esaminando solo alcuni emendamenti, tra cui quelli sulle cave . Il rinvio è stato deciso per cercare l ‘intesa in maggioranza, ma anche per evitare alleanze tra Pd e Fi su aspetti delicati, come le norme sugli strumenti urbanistici dei Comuni. Ieri mattina, lo associazioni ambientaliste (Wwf, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, ProNatura, Slow Food Toscana, Mountain Wilderness, Cai e Rete dei Comitati) si sono schierate in favore di Marson e contro l’emendamento. «Se la controriforma che distrugge il Piano passerà “dicono” ci appelleremo al governo».

Fonte: Corriere della Sera, 27/02/2015

Attacchi al paesaggio: associazioni toscane si difendono

Diverse associazioni ambientaliste, tra cui CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF, si sono riunite a Firenze per chiedere prima di tutto al premier Renzi e alla regione Toscana di bloccare gli emendamenti contro il piano paesaggistico della regione. Questo piano, che alcune lobby, come quella del marmo, vorrebbero fosse disatteso, e’ stato redatto di concerto tra le associazioni e la regione stessa dopo quattro anni di lavoro. Secondo i gruppi, si sta cercando di sgretolare un piano che prevede il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti e la regolamentazione dell’agricoltura. “Se il piano dovesse passare snaturato rispetto alla sua origine, chiederemo al MiBACT di non approvarlo” dichiarano le associazioni. “Chiediamo all’assessore Marson che non si dimetta e che combatta fino in fondo – sostiene Marco Parini, presidente Italia Nostra – “Renzi difenda il piano della sua Regione e intervenga sul suo partito in Toscana”.

Fonte: QuiNewsMassaCarrara, 26/02/2015

“Giù le mani dal piano del paesaggio”
Le associazioni ambientaliste chiedono che il documento di programmazione regionale venga approvato dal Consiglio senza emendamenti

Secondo le Associazioni gli emendamenti contro il Piano del paesaggio rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti. Il provvedimento, che sarà portato in consiglio regionale il 10 marzo, viene considerato ottimo dal Cai, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Rete dei comitati per la difesa del territorio, Slow Food Toscana, Wwf.
Gli ambientalisti lamentano la volontà di una parte del Pd di accontentare “le lobby che hanno avuto carta bianca per depredare il territorio”.
“Il maxiemendamento è stato ritirato, ma altri emendamenti permangono, e mi chiedo come si possa immaginare un rinvio alla prossima legislatura”, ha affermato Marco Parini, presidente nazionale diItalia Nostra, secondo cui “molte Regioni guardano a questo come un piano pilota a cui ispirarsi”. L’assessore al territorio Anna Marson, principale artefice del piano originario, secondo Parini “non si deve dimettere”, mentre “chi la manderà via se ne assumerà tutta la responsabilità”.
Dal canto suo l’assessore Marson ha preso parte alla seduta della commissione ambiente del consiglio regionale,  presieduta da Gianfranco Venturi  e incentrata proprio sul piano del paesaggio. Durante i lavori sono stati discussi e votati gli emendamenti ai 38 articoli che compongono la disciplina di Piano, predisposti sulla base delle osservazioni già pervenute. Alcuni di essi sono stati sospesi per approfondimenti in parte tecnici e in parte politici. La commissione si riunirà nuovamente il 4 marzo per riesaminare gli articoli stralciati oggi. A seguire si aprirà la discussione sulla disciplina ai beni paesaggistici. Il consigliere Nicola Nascosti di Forza Italia ha depositato un documento politico al Piano e ha annunciato una risoluzione in Aula.

Fonte: StampToscana, 26/02/2015

Piano paesaggistico toscano, muro “green”: “Non si cambia”

Sono tutti lì, uniti come non mai, o meglio, come da dieci anni a questa parte non accadeva. A metterle tutte insieme, associazioni ambientaliste locali, nazionali, famose, sconosciute, importanti o semplicemente di “cittadini con la coscienza”, è il piano paesaggistico toscano. O meglio, il tentativo che si è consumato in questi giorni di “fare prevalere – come dicono alcuni interventi, ricalcando ciò che la Cgil presente all’incontro, ha messo nero su bianco – la fortissima pressione di lobbies politico-economiche” del territorio. Già perché se la guerra riguarda tutte i venti ambiti paesaggistici di cui è composto il piano, sono le 3 che riguardano le Apuanequelle dove si svolge la prima, acerbissima battaglia, quella in grado di far capire l’andamento dell’intera guerra.
A chi ci si riferisce, è trasparente: a coloro che detengono le attività estrattive. Insomma a chi si occupa di estrarre marmo dalle viscere di una catena quella delle Apuane, “svuotata” da dentro, che rischia di perdere persino il famoso “skyline” che l’ha contraddistinta da secoli. “Estrattori” che non sono, come precisa qualcuno, ad esempio Mauro Chessa presidente della Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, i cavatori o altri mestieri legati allo sfruttamento del marmo, antichi di secoli, ma vere e proprie multinazionali che hanno messo piede nel territorio esercitando la logica unica del profitto, senza badare a sostenibilità, natura, rispetto dei luoghi, delle memorie, di un territorio bellissimo che porterebbe in se’ la cifra della propria ricchezza. Per le quali, aggiunge Antonio dalle Mura di Italia Nostra, il business è anche quello di riaprire cave chiuse, perché è lì, in quelle viscere sfruttate, che si può ancora “macinare” e trovare il carbonato di calcio.
Vogliono smontare innanzitutto il punto fondamentale, gli “ambientalisti” come amano farsi chiamare le associazioni, il punto per cui sono stati tacciati di essere retrogradi e anti-occupazione, idealisti senza cervello che rischiano di mettere un’ipoteca di disoccupazione attorno alle Apuane. No, ribatte con fermezza Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, non ci possono rinchiudere in un’accusa inverosimile, dal momento che è proprio con le regole, con la sostenibilità, col disciplinare le attività dell’estrazione secondo le leggi della montagna e della natura che prendono corpo i lavori, i mestieri e l’occupazione. ” In tempi in cui tagliare il marmo è come tagliare il burro – dice, riferendosi alle nuove tecnologie – la richiesta di manodopera è sempre in calo. Ciò che chiediamo, fra le altre cose è fare rimanere la lavorazione del marmo sul territorio”, magari mettendo insieme, continua sullo stesso filo di pensiero Antonio delle Mura, Italia Nostra, i mestieri e le competenze che si sono formati in secoli di “cultura del marmo”.
Un altro punto importante, l’altra faccia ancora della questione Apuane è quello politico-elettorale. “Temiamo – dice Chessa – che si svolga sulle Apuane una battaglia di svolta fra due fazioni interne al Pd, come dimostrerebbero i voltafaccia, le contraddizioni, tutto ciò che di poco chiaro è rappresentato dalla giunta regionale”. Fuor di metafora, ci si chiede con insistenza perché un piano paesaggistico studiato e concertato come quello uscito dai lavori del gennaio 2014, che aveva avuto l’approvazione di tutti i soggetti ed era stato anche gratificato dallo stesso Rossi che l’ha messo in discussione in questi tempi  come”piano che potrebbe essere di guida per le altre regioni”, improvvisamente non vada più bene. non solo: rischi di subire un maxi-emendamento che riporta indietro le lancette delle regole proprio per quanto riguarda le attività estrattive, allargando le maglie dei controlli. “E che non si parli di questioni di occupazione e lavoro – intervengono altri esponenti di associazioni “green” – perché se si fossero impegnati tutti i soldi che si sono spesi sulle Apuane per incentivare turismo, conoscenza del territorio, percorsi, appunto, “slow food”, ora altro che cinquemila lavoratori dell’indotto, l’occupazione avrebbe potuto solo goderne”.
Insomma fra chi ne fa questione politica di “redde rationem” fra fazione romana del partito e fazione più “toscana” (con Rossi nel mezzo che rischia di “pigliarne” da una parte e dall’altra) e chi ne fa una questione di svolta per l’intero orientamento ambientale della Regione e forse dell’intero Paese, tutti sono d’accordo su almeno due punti: uno, sostenere all’ultimo respiro l’assessore Anna Marson, che sembrava, dopo la battuta di ieri di Rossi sulle doti tecniche, quasi a rischio di benservito, due, portare aventi uniti tutta la questione come una vera e propria questione di principio. Su questa battaglia, dicono gli ambientalisti, c’è il limite “green”: è talmente sacrosanta che non c’è niente da trattare. Insomma, commenta plasticamente Ferruzza, “sarebbe come perdere la posta all’ultimo miglio”, senza sapere perché.
I tasselli del muro “verde” davanti cui si trova la giunta toscana è costituito da tutti i soggetti dell’ambientalismo toscano spesso nelle sue coordinate nazionale, come ha dimostrato anche la presenza, stamattina del presidente nazionale di Italia Nostra Marco Parini: era presente il Club Alpino Italiano, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF, messi insieme da un’intelligente, incessante e diplomatica operazione sostenuta in particolare da Maria Rita Signorini del direttivo nazionale Italia Nostra.
Del resto, un’importante battaglia, come sottolinea Chessa, almeno a tutt’ora, essendo la situazione molto fluida e in corso di cambiamento continuo (i lavori in commissione regionale non si fermano) è già stata vinta: il ritiro del maxiemendamento e il “ripensamento” della situazione. E intanto, il Muro Green sta ad aspettare (“nessun commento sulle parole di Rossi”, ha detto stamattina Ferruzza, proprio riferendosi alla fluidità della situazione alla “disponibilità” che ieri sembrava essere provenuta dal governatore). Con un certo ottimismo. 

Fonte: Gonews.it, 26/02/2015

Gli ambientalisti chiedono che non sia emendato il piano paesaggistico regionale

Gli emendamenti contro il Piano Paesaggistico della Toscana rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti negli ultimi 20 anni. Le associazioni di tutela ambientale – CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF – riunite oggi a Firenze, tutte concordi difendono il testo originario del piano dai continui emendamenti che, per come concepiti, appaiono chiaramente suggeriti da alcune lobby e che mirano a distruggerlo. Le associazioni vigileranno con molto scrupolo l’iter in corso per evitare che ciò accada. Il Piano che, per la prima volta, prende in esame il territorio nel suo insieme di natura, storia, società civile, è frutto di una straordinaria concertazione e co­pianificazione con il MiBACT che ora la politica, con un atto di arroganza, intende calpestare annientando quattro anni di lavoro di quanti, a questo strumento, hanno sapientemente lavorato con capacità, professionalità e rigore.
Gli emendamenti presentati in consiglio regionale dalla stessa maggioranza che lo scorso anno approvò il Piano, puntano, dunque, a stravolgere e demolire quella rete di protezione disegnata con intelligenza e responsabilità. Il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti, la regolamentazione dell’agricoltura, così come posti nel testo originario, esprimono una gestione intelligente del territorio il cui sviluppo è possibile e sostenibile solo andando oltre lo sfruttamento di risorse ambientali. Un disegno che può diventare motore di sviluppo e dare ulteriore valore alla Toscana, con una visione strategica che non risponde più solo ad interessi e aspettative di breve respiro.
“Se il piano dovesse passare snaturato rispetto alla sua origine, chiederemo al MiBACT di non approvarlo” dichiarano le associazioni. “Con la nostra azione compatta abbiamo già ottenuto un primo importante risultato: il ritiro del maxi­emendamento del PD” afferma Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana. “Chiediamo all’assessore Marson che non si dimetta e che combatta fino in fondo – sostiene il presidente di Italia Nostra ­. Renzi difenda il piano della sua Regione e intervenga sul suo partito in Toscana perché lo conservi così come licenziato dalla giunta Rossi, in ragione della co­pianificazione avvenuta proprio fra Regione e MiBACT. Non immaginiamo che possa accettare un piano dannoso per il paesaggio, per l’agricoltura e per i beni culturali della Toscana e, quindi, per la sua immagine”. Il FAI ha sottolineato l’importanza della difesa delle coste. “Vigileremo sull’iter di approvazione affinché non venga stravolto” ha detto Daniela Burrini, Lipu Toscana. CAI, ProNatura e Mountain Wilderness ribadiscono “l’assoluta necessità di difendere la tutela delle montagne e delle acque”. Mauro Chessa, presidente della Rete dei Comitati per la difesa del territorio ha ricordato come, “a fronte di tanta distruzione, la realtà è che il 50% delle cave è detenuto dalla famiglia di Bin Laden che controlla anche il 70% della produzione totale del marmo”. “A quanti ci accusano di mettere a rischio tanti posti di lavoro – afferma Antonio Dalle Mura, presidente Italia Nostra Toscana – si deve dire che i moderni metodi di lavoro, con l’uso di lame diamantate e alta tecnologia dei macchinari, permettono di velocizzare i processi di lavoro aumentando le quantità estratte ed escludendo di fatto molta manodopera. A questo si aggiunga che la maggior parte del marmo non viene lavorato in loco, ma trasportato all’estero con un danno economico sia per la comunità locale che per il fisco”.
Dichiara Marcello Demi, delegato WWF Toscana: “Il WWF ribadisce che ulteriori modifiche al piano, peraltro già fin troppo smussato nella fase delle osservazioni, ne inficerebbero i contenuti innovativi. Ricordiamo che oltre al paesaggio toccano il piano tutela ambienti unici come le Apuane e la biodiversità regionale nel suo complesso, capitale naturale sul quale si dovrebbe fondare l’economia di una Toscana sostenibile. E’ compito delle associazioni ambientaliste dare voce a chi voce non ha, ed è compito della politica ascoltarla e considerarla alla pari delle altre. Non verremo mai meno al nostro dovere, che la politica faccia altrettanto”.
“Sosteniamo questo piano – dichiara Stefano Beltramini di Slow Food Toscana – a maggior ragione dopo aver manifestato già a Natale quando il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale toscana 65/14 dichiarando che alcune norme di indirizzo sui centri commerciali medio grandi contravverrebbero ai principi della libera concorrenza, in pratica sostenendo che la media e grande distribuzione sarebbe stata minacciata dalla tutela paesaggistica e ambientale della stessa legge”.
Il Piano paesaggistico della Toscana coinvolge città storiche e periferie, pianure e rilievi con un assetto del territorio in cui la storia si connette al lavoro, alla cultura e alla natura. Le ragioni della tutela si affiancano alle istanze del lavoro e della sicurezza, l’agricoltura incide sull’economia e quindi sulla società e la cultura è volano del turismo.
E sì che le scelte di Piano avevano trovato il loro fondamento e la loro legittimazione in un quadro conoscitivo ben impostato, dettagliato e approfondito, articolato in 20 “ambiti di paesaggio”.

Fonte: Greenreport, 26/02/2015

Piano Paesaggistico della Toscana, gli ambientalisti: «Giù le mani»
Le associazioni di tutela ambientale: «Difendiamo il testo originario dall’aggressione delle lobby”

Le precisazioni e gli aggiustamenti annunciati dal Presidente della Regione Enrico Rossi sul maxiemendamento PD al Piano Paesaggistico della Toscana non convincono CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana e Wwf che oggi, in una conferenza stampa a Firenze, hanno confermato il loro duro giudizio; «Gli emendamenti contro il Piano Paesaggistico della Toscana rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti negli ultimi 20 anni». Quindi le 10 associazioni di tutela ambientale, questa volta unanimi, in un comunicato congiunto «difendono il testo originario del piano dai continui emendamenti che, per come concepiti, appaiono chiaramente suggeriti da alcune lobby e che mirano a distruggerlo» e annunciano: «Le associazioni vigileranno con molto scrupolo l’iter in corso per evitare che ciò accada. Il Piano che, per la prima volta, prende in esame il territorio nel suo insieme di natura, storia, società civile, è frutto di una straordinaria concertazione e co-pianificazione con il MiBACT che ora la politica, con un atto di arroganza, intende calpestare annientando quattro anni di lavoro di quanti, a questo strumento, hanno sapientemente lavorato con capacità, professionalità e rigore». Gli ambientalisti hanno sottolineato che «Gli emendamenti presentati in consiglio regionale dalla stessa maggioranza che lo scorso anno approvò il Piano, puntano, dunque, a stravolgere e demolire quella rete di protezione disegnata con intelligenza e responsabilità. Il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti, la regolamentazione dell’agricoltura, così come posti nel testo originario, esprimono una gestione intelligente del territorio il cui sviluppo è possibile e sostenibile solo andando oltre lo sfruttamento di risorse ambientali. Un disegno che può diventare motore di sviluppo e dare ulteriore valore alla Toscana, con una visione strategica che non risponde più solo ad interessi e aspettative di breve respiro». La preoccupazione per come si sta sviluppando politicamente la vicenda è forte perché «Il Piano paesaggistico della Toscana coinvolge città storiche e periferie, pianure e rilievi con un assetto del territorio in cui la storia si connette al lavoro, alla cultura e alla natura. Le ragioni della tutela si affiancano alle istanze del lavoro e della sicurezza, l’agricoltura incide sull’economia e quindi sulla società e la cultura è volano del turismo». «E sì – concludono le associazioni – che le scelte di Piano avevano trovato il loro fondamento e la loro legittimazione in un quadro conoscitivo ben impostato, dettagliato e approfondito, articolato in 20 “ambiti di paesaggio”».

Fonte: Elbareport e ISiena, 27/02/2015
Di: CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF

Giù le mani dal Piano Paesaggistico della Toscana

Gli emendamenti contro il Piano Paesaggistico della Toscana rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti negli ultimi 20 anni. Le associazioni di tutela ambientale – CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF – difendono il testo originario del piano dai continui emendamenti che, per come concepiti, appaiono chiaramente suggeriti da alcune lobby e che mirano a distruggerlo. Le associazioni vigileranno con molto scrupolo l’iter in corso per evitare che ciò accada. Il Piano che, per la prima volta, prende in esame il territorio nel suo insieme di natura, storia, società civile, è frutto di una straordinaria concertazione e co-pianificazione con il MiBACT che ora la politica, con un atto di arroganza, intende calpestare annientando quattro anni di lavoro di quanti, a questo strumento, hanno sapientemente lavorato con capacità, professionalità e rigore.
Gli emendamenti presentati in consiglio regionale dalla stessa maggioranza che lo scorso anno approvò il Piano, puntano, dunque, a stravolgere e demolire quella rete di protezione disegnata con intelligenza e responsabilità. Il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti, la regolamentazione dell’agricoltura, così come posti nel testo originario, esprimono una gestione intelligente del territorio il cui sviluppo è possibile e sostenibile solo andando oltre lo sfruttamento di risorse ambientali. Un disegno che può diventare motore di sviluppo e dare ulteriore valore alla Toscana, con una visione strategica che non risponde più solo ad interessi e aspettative di breve respiro.
Il Piano paesaggistico della Toscana coinvolge città storiche e periferie, pianure e rilievi con un assetto del territorio in cui la storia si connette al lavoro, alla cultura e alla natura. Le ragioni della tutela si affiancano alle istanze del lavoro e della sicurezza, l’agricoltura incide sull’economia e quindi sulla società e la cultura è volano del turismo.
E sì che le scelte di Piano avevano trovato il loro fondamento e la loro legittimazione in un quadro conoscitivo ben impostato, dettagliato e approfondito, articolato in 20 “ambiti di paesaggio”.

Fonte: ANSA, 26/02/2015

Gli ambientalisti chiedono che non sia emendato il piano paesaggistico regionale

Dieci associazioni ambientaliste chiedono che il piano paesaggistico della Regione Toscana venga approvato dal Consiglio senza emendamenti. “Il maxiemendamento è stato ritirato, ma altri emendamenti permangono, e mi chiedo come si possa immaginare un rinvio alla prossima legislatura”, ha affermato Marco Parini, presidente nazionale di Italia Nostra, secondo cui “molte Regioni guardano a questo come un piano pilota a cui ispirarsi”.
Il piano paesaggistico licenziato nel gennaio 2014 dalla giunta, attualmente all’esame della sesta Commissione consiliare, e sul quale il Consiglio regionale si esprimerà per l’approvazione finale il prossimo 10 marzo, viene considerato ottimo da Cai, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Rete dei comitati per la difesa del territorio, Slow Food Toscana, Wwf.
Gli ambientalisti lamentano la volontà di una parte del Pd di accontentare “i potentati economici che hanno avuto carta bianca per depredare il territorio”. L’assessore al territorio Anna Marson, principale artefice del piano originario, secondo Parini “non si deve dimettere”, mentre “chi la manderà via se ne assumerà tutta la responsabilità”.

Fonte: Firenze Today, Versilia Today e Welfarenetwork, 27/02/2015

Giù le mani dal piano paesaggistico toscano, le associazioni contro il Pd
“Lo difenderemo dai tentativi di aggressione delle lobbies”. Le associazioni ambientaliste, da Legambiente al WWF, dal Cai a Italia Nostra, attaccano il Pd toscano, che però, in vista delle elezioni di primavera, guarda ai voti degli speculatori edilizi

“Gli emendamenti contro il Piano Paesaggistico della Toscana rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti negli ultimi 20 anni”. Sono durissime le accuse che le associazioni ambientaliste rivolgono al Partito democratico toscano e al presidente della Regione Enrico Rossi, dopo la presentazione, da parte del pd, di un maxiemendamento (ora ritirato proprio grazie alle pressioni ambientaliste) e di ulteriori proposte che modificano profondamente il testo uscito da anni di lavoro. Modifiche che, secondo i maligni, strizzano l’occhio agli speculatori edilizi e al ‘partito del mattone’, in vista delle prossime elezioni regionali di maggio. “Difendiamo il testo originario del Piano da continui emendamenti che appaiono chiaramente suggeriti da alcune lobby e che mirano a distruggerlo. Vigileremo per evitare che ciò accada. Il Piano è frutto di una straordinaria concertazione con il MiBACT (Ministero beni, attività culturali, turismo, ndr) che ora la politica, con un atto di arroganza, intende calpestare annientando quattro anni di lavoro”, dichiarano in una nota congiunta associazioni ambientali come Legambiente, WWF, Cai, Fai, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wildrness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana. “Gli emendamenti presentati dalla stessa maggioranza che lo scorso anno approvò il Piano ­ spiegano ­, puntano a demolirlo e stravolgerlo. Il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti, la regolamentazione dell’agricoltura, così come posti nel testo originario, esprimono una gestione intelligente del territorio, che può diventare motore di sviluppo e dare ulteriore valore alla Toscana”. Le associazioni, che chiederanno al Mibact di non approvare in caso di gravi , si appellano al’assessore all’ambiente Anna Marson, che, dopo anni di lavoro, ha minacciato le dimissioni vedendo la sua fatica gettata alle ortiche dalle modifiche del Pd. “Non si dimetta e combatta fino in fondo”, dicono, lanciando un messaggio anche al presidente del consiglio: “Non immaginiamo che Renzi possa accettare un piano dannoso per il paesaggio, per l’agricoltura e per i beni culturali della Toscana”. Le associazioni promettono impegno massimo in difesa dell’ambiente, dalle coste alle Apuane, dai fiumi alla biodiversità. Mauro Chessa, presidente della Rete dei Comitati a difesa del territorio, sulle cave di marmo delle alpi Apuane fa una dichiarazione sconvolgente: “A fronte di tanta distruzione, la realtà è che il 50% delle cave è detenuto dalla famiglia di Bin Laden, che controlla anche il 70% della produzione totale del marmo”. Antonio Dalle Mura, presidente di Italia Nostra Toscana, sbugiarda anche chi dichiara che distruggere le Apuane porterà più lavoro: “La maggior parte del marmo non viene lavorato in loco ­ spiega ­ ma trasportato all’estero con un danno economico sia per la comunità locale che per il fisco”.

Fonte: Italy News, 26/02/2015
Di: Luigi Cignoni

Legambiente: Giù le mani dal Piano Paesaggistico della Toscana

Gli emendamenti contro il Piano Paesaggistico della Toscana rappresentano un attacco gravissimo a danno di uno strumento di pianificazione urbanistica regionale che non ha precedenti negli ultimi 20 anni. Le associazioni di tutela ambientale – CAI, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Slow Food Toscana, WWF – difendono il testo originario del piano dai continui emendamenti che, per come concepiti, appaiono chiaramente suggeriti da alcune lobby e che mirano a distruggerlo. Le associazioni vigileranno con molto scrupolo l’iter in corso per evitare che ciò accada. Il Piano che, per la prima volta, prende in esame il territorio nel suo insieme di natura, storia, società civile, è frutto di una straordinaria concertazione e co­pianificazione con il MiBACT che ora la politica, con un atto di arroganza, intende calpestare annientando quattro anni di lavoro di quanti, a questo strumento, hanno sapientemente lavorato con capacità, professionalità e rigore. Gli emendamenti presentati in consiglio regionale dalla stessa maggioranza che lo scorso anno approvò il Piano, puntano, dunque, a stravolgere e demolire quella rete di protezione disegnata con intelligenza e responsabilità. Il contenimento al consumo di suolo, di coste, di spiagge, le limitazioni all’estrazione del marmo, alla distruzione dei monti, la regolamentazione dell’agricoltura, così come posti nel testo originario, esprimono una gestione intelligente del territorio il cui sviluppo è possibile e sostenibile solo andando oltre lo sfruttamento di risorse ambientali. Un disegno che può diventare motore di sviluppo e dare ulteriore valore alla Toscana, con una visione strategica che non risponde più solo ad interessi e aspettative di breve respiro. Il Piano paesaggistico della Toscana coinvolge città storiche e periferie, pianure e rilievi con un assetto del territorio in cui la storia si connette al lavoro, alla cultura e alla natura. Le ragioni della tutela si affiancano alle istanze del lavoro e della sicurezza, l’agricoltura incide sull’economia e quindi sulla società e la cultura è volano del turismo. E sì che le scelte di Piano avevano trovato il loro fondamento e la loro legittimazione in un quadro conoscitivo ben impostato, dettagliato e approfondito, articolato in 20 “ambiti di paesaggio”.

Fonte: Toscana TV, 26/02/2015 ­

Piano paesaggistico, la difesa degli ambientalisti
“Il piano del paesaggio non va stravolto”. A chiederlo dieci associazioni ambientaliste, dal Fai alla Lipu, al WWF, che spingono per l’intervento del presidente del consiglio

Dieci associazioni ambientaliste, da Italia Nostra al Club Alpino Italiano, chiedono che il piano paesaggistico della Regione Toscana non venga modificato. No dunque all’emendamento targato Pd che ne ammorbidisce, per così dire, i contenuti, ma no anche alle ultime correzioni fatte dal presidente della Toscana. Il piano, sul quale il Consiglio regionale si esprimerà per l’approvazione finale il prossimo 10 marzo, sostengono le associazioni, non può essere stravolto. Gli ambientalisti chiedono al presidente del consiglio di intervenire per evitare che la “sua” Toscana diventi un cattivo esempio di gestione del territorio e lo chiamano in causa anche nella veste di segretario Pd, per far ragionare il suo partito. E a chi suggerisce che in caso di modifiche l’assessore al territorio Anna Marson, principale artefice del piano, dovrebbe dimettersi, viene risposto: “Non si deve dimettere”, ma “chi la manderà via se ne assumerà tutta la responsabilità”

Fonte: Gabbiano news, 24/02/2015

CGIL Toscana: ” gli emendamenti del PD al Piano Paesaggistico della Regione Toscana non perseguono interessi generali”
“Siamo di fronte al fondato rischio del prevalere dei potentati economici locali”

“Se gli emendamenti proposti in Commissione Ambiente dal PD al Piano Paesaggistico della Regione Toscana fossero approvati nella loro maggior e qualificata parte dal Consiglio Regionale ci troveremmo di fronte ad un altro Piano Paesaggistico rispetto a quello predisposto dall’Assessore all’ambiente Marson.
Un Piano Paesaggistico notevolmente diverso, anzi, addirittura ad una norma non cogente per le rispettive amministrazioni comunali e non condiviso con il Ministero dei Beni Culturali, con tutte le possibile conseguenze del caso. Impressiona l’emendamento che permetterebbe di non ritenere vincolanti le osservazioni tecnico-scientifiche da parte delle amministrazioni locali, in spregio al ruolo ed al valore delle competenze specialistiche ed al coinvolgimento dell’intellettualità.
Si perderebbe altresì ogni ruolo di indirizzo e controllo dell’Ente Regione, proprio quel ruolo alto della politica che si vorrebbe recuperare a fronte dei particolarismi territoriali e degli interessi spesso scarsamente preveggenti di gran parte degli imprenditori privati, soprattutto di quanti godono di rendite di varia natura.
Come CGIL Toscana abbiamo espresso in tutte le sedi di confronto – Tavolo regionale di concertazione ed Audizioni della Commissione regionale – il nostro parere positivo e favorevole al Piano proposto dall’Assessore Marson, punto avanzato di sintesi tra esigenze del lavoro, dell’ambiente e di un concetto alto di paesaggio e di beni culturali, frutto di un impegno di anni che ha coinvolto le migliori intelligenze e passioni sul tema.
Siamo di fronte al fondato rischio che gli interessi corporativi di potentati economici locali rompano tale equilibrio, non a favore del lavoro a fronte dell’ambiente sia chiaro: ai lavoratori ed alle lavoratrici da tali emendamenti nulla verrà, né dal punto di vista delle condizioni di lavoro e salario, né come cittadini che vivono e animano i luoghi soggetti alle minor tutele.
La norma che imporrebbe infatti che una quota significativa del marmo estratto venga lavorato in loco verrebbe infatti differita in un lontano ed imprevedibile futuro.
Non gli interessi generali, ma gli interessi particolari di proprietari di pubbliche concessioni come quelle delle cave e dei bagni.
Come CGIL Toscana riteniamo che l’attuale Piano Paesaggistico sia il punto più avanzato di sintesi tra lavoro ed ambiente e che gli emendamenti in questione ne stravolgano, ove accolti, il senso ed il valore. Il valore di uno sviluppo basato sul rispetto e la valorizzazione del nostro straordinario territorio, che sia lungimirante e non predatorio, che redistribuisca la ricchezza prodotta ai lavoratori ed alle lavoratrici, ai territori direttamente interessati, che non distrugga irreparabilmente l’ambiente ed i beni culturali.
Che indichi una via alta dello sviluppo, basata sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori e del diritto a tutti i cittadini del godimento di beni comuni come ambiente e beni culturali.
Una via diversa da quella indicata dal Governo Nazionale con l’approvazione del Jobs Act e dei decreti attuativi, diversa ma possibile. Diversa, migliore ed auspicabile.
Maurizio Brotini, Segretario CGIL Toscana
Roberto Bardi, Dipartimanto Ambiente e territorio CGIL Toscana

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