Tangenti, arrestato Ercole Incalza: dirigente dei Lavori pubblici per sette governi

Fonte: La Repubblica, 16/03/2015
Di: Franca Selvatici e Gerardo Adinolfi

Inchiesta della procura di Firenze su appalti di Grandi Opere e Tav. Blitz dei Ros: in manette anche gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, e il collaboratore di Incalza Sandro Pacella. 51 indagati, anche politici. Nelle carte presunti favori al figlio di Lupi e regali. Il ministro: “Mai chiesto nulla”. Le intercettazioni: “Ercolino fa il bello e il cattivo tempo”

Corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta e altri delitti contro la pubblica amministrazione: sono alcune delle accuse che hanno portato all’arresto dell’ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza, uno dei quattro arrestati nell’inchiesta condotta dal Ros e dai pm fiorentini Giuseppina Mione, Luca Turco e Giulio Monferini. In tutto gli indagati sono 51.
Gli altri tre finiti in manette sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, nonché Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Nel mirino dell’inchiesta la gestione illecita degli appalti delle grandi opere, in quello che i magistrati definiscono un “articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori”.
L’inchiesta nasce dagli appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per la costruzione del sotto-attraversamento della città. Da lì l’indagine si è allargata a tutte le più importanti tratte dell’Alta velocità del centro-nord Italia e a una lunga serie di appalti relativi ad altre Grandi Opere, compresi alcuni che riguardano l’Expo. “Il Gip non ha ritenuto che sussistessero gli elementi di gravità per contestare l’associazione per delinquere e l’ha rigettata”, ha precisato poi il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo.
Il comandante del Ros, Mario Parente, ha parlato di costi di opere pubbliche che “lievitavano anche del 40 per cento”. Creazzo ha inoltre reso noto che “il totale degli appalti affidati a società legate a Perotti è di 25 miliardi di euro”. Nel mirino della procura i cantieri della linea ferroviaria Av Milano-Verona e Genova-Milano, l’autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre e l’autostrada regionale Cispadana. E ancora l’hub portuale di Trieste, l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e l’autostrada in Libia Ras Ejdyer-Emssad.
Chi è Incalza. Il principale indagato dell’inchiesta, denominata ‘Sistema’, è proprio Ercole Incalza. “Ercolino, che fa il bello e il cattivo tempo”, come lo descrive un alto dirigente delle Ferrovie dello Stato, da oltre trent’anni figura di primissimo piano nell’ambito del ministero dei Lavori Pubblici, passato per sette diversi governi, fino all’esecutivo Renzi. Ma lo stesso ministero precisa che dallo scorso dicembre non ha più alcun incarico, neppure a titolo gratuito.
“Come emerge dalle indagini – si legge nell’ordinanza – Incalza dirige con attenzione ogni grande opera, controllandone l’evoluzione in ogni passaggio formale: è lui che predispone le bozze della legge obiettivo, è lui che, di anno in anno, individua le grandi opere da finanziare e sceglie quali bloccare e quali mandare avanti, da lui gli appaltatori non possono prescindere”.
E senza il suo intervento, dice Giovanni Paolo Gaspari, già alto dirigente del Gruppo ferrovie dello Stato e consigliere presso il ministero delle Infrastrutture, al telefono con Giulio Burchi, già presidente di Italferr spa, “al 100% non si muove una foglia… si sempre tutto lui fa… tutto tutto tutto!… ti posso garantire… ho parlato con degli amici..”. Ma aggiungono anche: “Vabbè…ma non l’hanno capito che la gente si sta scocciando di tutte queste porcate e prima o poi farà casino?”.
I politici indagati. Fra gli indagati anche politici già sottosegretari comeVito Bonsignore, ex Forza Italia e Ncd, e Antonio Bargone, Pd ed ex sottosegretario ai lavori pubblici nei governi Prodi e D’Alema,  in relazione alla promessa della direzione lavori all’ingegnere Stefano Perotti da parte della sociatà consortile Ilia Orme che proponeva il project financing per la realizzazione dell’autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre.
Tra i politici coinvolti anche Stefano Saglia, ex Pdl e Ncd ed ex sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico, indagato per turbativa d’asta in relazione al bando di gara emessa dall’autorità portuale di Trieste per il collaudo della Hub portuale di Trieste in cui compare anche il nome diRocco Girlanda, ex Pdl.
Il ministro Lupi e il figlio Luca. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Firenze compare anche Luca Lupi, figlio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, entrambi non indagati  “Effettivamente, Stefano Perotti”, l’imprenditore arrestato, “ha procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi”, dice il magistrato.  Il gip annota che il 21 ottobre 2014, uno degli indagati, Giulio Burchi, “racconta anche al dirigente Anas, ingegner Massimo Averardi, che Stefano Perotti ha assunto il figlio del ministro Maurizio Lupi”.
Segue l’intercettazione: “Ho visto Perotti l’altro giorno, tu sai che Perotti e il ministro sono non intimi, di più. Perché lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non mancasse qualche incarico di direzione lavori, siccome ne ha soli 17, glieli hanno contati, ha assunto anche il figlio di Lupi, no?”. Poi, il primo luglio 2014, sempre Burchi a Averardi: “il nostro Perottubus ha vinto anche la gara, che ha fatto un ribasso pazzesco”, ha vinto “anche il nuovo palazzo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno come si chiama? Sai di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato, Lupi, ma guarda i casi della vita”.
“Perotti – continua il gip – nell’ambito della commessa Eni, stipulerà un contratto con Giorgio Mor, affidandogli l’incarico di coordinatore del lavoro che, a sua volta, nominerà quale ‘persona fissa in cantiere’ Luca Lupi” per 2 mila euro al mese. Replica però il ministro: “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”.
I regali. Nell’ordinanza si parla anche di regali che gli arrestati avrebbero fatto al ministro e ai suoi familiari: un vestito sartoriale a Lupi e un Rolex da 10mila euro al figlio, in occasione della laurea.  A regalare il vestito al ministro sarebbe stato Franco Cavallo, uno dei quattro arrestati oggi che secondo gli inquirenti aveva uno “stretto legame” con Lupi tanto da dare “favori al ministro e ai suoi familiari”.
“Da una telefonata del 22 febbraio 2014 – si legge nell’ordinanza – emerge che Vincenzo Barbato”, un sarto che avrebbe confezionato un abito per Emanuele Forlani, della segreteria del ministero,  “sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi”.
Tra le pagine dell’ordinanza spuntano anche le intercettazioni delle conversazioni di Lupi con Incalza.  “Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura tecnica di missione non c’è più il governo!..”, dice in una conversazione telefonica il ministro  all’ingegnere ora in arresto. “L’importanza della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture – scrive il Gip – è ben rappresentata” nel colloquio: “Il ministro Lupi, infatti, a fronte della proposta di soppressione di tale struttura o di passaggio della stessa sotto la direzione della presidenza del Consiglio arriva a minacciare una crisi di governo”.
Perquisizioni. Tra i luoghi perquisiti – oltre ad uffici della Rete Ferroviaria Italiana Spa e dell’Anas International Enterprises – anche ambienti della Struttura di Missione presso il ministero delle Infrastrutture, delle Ferrovie del Sud Est srl, del consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell’autostrada regionale Cispadana spa e dell’Autorità portuale Nord Sardegna. Alcune perquisizioni sono state svolte con il concorso di personale dell’Agenzia delle Entrate per gli accertamenti di competenza in materia fiscale. L’esecuzione dei provvedimenti ha interessato le province di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, Torino, Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, Crotone e Olbia.
Il procuratore antimafia: “Approvare subito ddl Grasso”. Sono passati 731 giorni da quando il presidente del Senato Grasso ha presentato il suo disegno di legge, uno strumento utile per fermare la corruzione”, dice il procuratore antimafia Franco Roberti commentando gli arresti.  “Bisognerebbe approvare la legge sulla corruzione nella versione, a mio avviso, proposta dal presidente del Senato Grasso, e poi probabilmente bisognerebbe intervenire anche sulla cosiddetta legge Obiettivo del 2001. Adesso – ha spiegato – è presto per definire i cordoni di questo eventuale intervento ma probabilmente qualcosa bisogna rivedere anche in quella legge”.
Proprio oggi, in commissione il governo ha presentato il proprio emendamento alla legge anti-corruzione che dovrebbe arrivare in aula la settimana prossima.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: