Nodo e Stazione AV di Firenze: inchiesta della Regione Toscana

Fonte: Nove da Firenze, 26/03/2015
Di: Antonio Lenoci

TAV – Inchiesta Regione Toscana
La politica era a conoscenza degli aspetti tecnici? Cosa sapeva la Regione Toscana di quanto sarebbe poi emerso?


Sulla Tav viene avviato un procedimento d’indagine da parte della magistratura, ma anche la Regione Toscana si occupa dell’Alta Velocità fiorentina attraverso una Commissione di inchiesta istituita a seguito del trasferimento di un funzionario e del ritiro di alcune deleghe all’assessore competente per l’Ambiente.
I fatti. Nel giugno 2012 Enrico Rossi ritira la delega sulla Via all’assessore all’ambiente Annarita Bramerini, e negli stessi giorni, secondo Rossi con autonoma determinazione, il direttore generale Antonio Davide Barretta sostituisce, dopo 18 anni, il dirigente del settore Via della Regione, l’architetto Fabio Zita.
I membri della Commissione devono chiarire dunque “se l’architetto sia stato rimosso dal suo incarico di coordinatore regionale del settore Via in quanto responsabile del rallentamento del procedimento di Via che una volta concluso positivamente avrebbe permesso di stoccare nell’ex cava di Santa Barbara a Cavriglia e Figline materiali prodotti dallo scavo fiorentino”.
Dopo 6 mesi di lavoro, la Commissione composta da 9 membri partorisce 4 relazioni finali che lasciano l’amaro in bocca nell’opinione pubblica che si attendeva una conclusione più netta e risoluta.
Il vicepresidente Eugenio Giani è cofirmatario di una relazione che conferma il buon operato di Enrico Rossi “Si è comportato con correttezza e vi è giustificazione al suo operato”. Oggi il rappresentante del PD si schiera apertamente per il completamento dell’opera che “Libera il laccio ferroviario di superficie per scopi urbani ed è una cura su ferro assieme alla Tramvia”.
“Il lavoro della Magistratura è stato un lavoro ottimo e serio – sottolinea Giani – ed ha messo in evidenza come fosse necessario un fortissimo ricambio di persone“. Si va avanti dunque? “Dobbiamo essere molto attenti: se anche ci vuole tempo in più, prima di tutto pensiamo alla tutela dei cittadini. In Europa viaggiamo sotto terra, le linee metropolitane si trovano su livelli di terreni differenti. A Firenze la roccia si trova tra i 18 ed i 21 metri sotto il terreno alluvionale, ritengo che andando con la talpa tra i 18 ed i 21 metri non vi siano pericoli. Certo non devono esserci ditte che per risparmiare usano materiali di seconda mano o usano al telefono i toni che abbiamo sentito sulla vicenda Tav di Firenze”.
Il segretario Mauro Romanelli del Gruppo Misto resta scettico: “Sin dal 2010, imbeccato dai Comitati e dai cittadini ho sollevato varie questioni, e credo di aver toccato punti che hanno anticipato l’inchiesta quale portatore della voce dei cittadini che non sono mai stati presi in considerazione. Il sistema deve essere rivisto non è possibile premere l’acceleratore su simili questioni: le Grandi Opere non possono essere utili, ma gestite male. Io credo non sia credibile non poter mettere in discussione l’utilità delle opere, esiste anche il merito strategico ed è evidente che certe opere sono progettate per far scorrere fiumi di soldi in una certa direzione e vengono messe come priorità su altre opere piccole ed utili”.
Nella seduta pubblica di Martedì 2 Dicembre 2014 la Presidente Marina Staccioli dichiara all’Aula: “Dopo la rimozione di Zita, unica partecipante al bando per ricoprire il ruolo di responsabile del procedimento di Via subentra la dottoressa Garvin, laureata in scienze politiche, la Commissione ha appreso non avere esperienza in merito e dopo pochi mesi chiede anche lei il trasferimento ad altro settore. Rimane l’impressione che il bando a cui lei sola partecipò fosse, forse, stato predisposto appositamente per trasferirla in quel settore e quindi che forse non fosse stata lei a fare richiesta ma che forse fosse stata spostata volutamente. Tra le pratiche che la Garvin conclude durante la sua permanenza al settore vi è anche il procedimento di Via relativo alle terre di scavo dell’alta velocità. Il procedimento si è potuto concludere velocemente grazie al cambiamento intervenuto nella normativa con il decreto ministeriale 161 del 10 agosto 2012 che di fatto ha trasformato le terre di scavo fino allora classificate come rifiuti in sotto prodotti e quindi adatte all’impiego per le colline di Cavriglia. Il materiale considerato rifiuto infatti ha un iter molto più complesso, oneroso economicamente rispetto al materiale considerato sottoprodotto in quanto necessita di un trattamento speciale del rifiuto prima di poter essere riutilizzato. Il decreto ministeriale è stato poi sospeso in attesa che una Commissione speciale stabilisca le concentrazioni di soglia richieste da Arpat“.
Staccioli ricorda oggi che: “Il governatore Rossi non ha partecipato alla nostra Commissione mandando un e-mail dicendo che quello che lui aveva da dire era stato comunicato con la comunicazione 33, e di coloro che hanno partecipato alle audizioni solo due persone hanno rilasciato la liberatoria, l’assessore Bramerini e l’architetto Zita”.
Quanto agli accadimenti di quel periodo Staccioli ricorda: “L’indagine dell’autorità giudiziaria sul nodo fiorentino dell’alta velocità con il conseguente rinvio a giudizio prese il via nel 2010 anche a seguito di alcune irregolarità accertate da Arpat nella gestione delle terre di scavo propedeutiche alla realizzazione dei diaframmi e dell’imbocco del sottoattraversamento a Campo di Marte. Tali terre venivano utilizzate in parte come ripristino in aree agricole ma il materiale però risultò completamente inidoneo e in parte come riempimento nell’interporto di Guasticce. Queste terre che non erano idonee sono andate in parte verso Barberino del Mugello in zone agricole ed in parte anche nella provincia di Lucca a Altopascio. Le indagini poi si allargarono e furono interrotti i lavori presso Campo di Marte. Conseguentemente, all’avvio dell’indagine in Consiglio Regionale furono svolte una serie di interrogazioni in merito alla caratterizzazione e destinazione delle terre di scavo”.
Staccioli a fine legislatura ha ancora tante domande che sono rimaste senza una risposta: “La Commissione si domanda come sia possibile che Zita abbia potuto ricoprire così a lungo, per circa 18 anni, tale ruolo di responsabile del settore Via. E se il modus operandi di Zita era così in contrasto con le procedure regionali come è possibile che si sia deciso poi di assegnargli un altro incarico di altrettanta importanza e delicatezza come responsabile del settore che proprio in quel periodo è chiamato a occuparsi del Piano paesaggistico?
“Dalle audizioni – sottolinea Staccioli – al contrario di ciò che afferma il governatore Rossi, emerge un ritratto dell’architetto Zita come funzionario scrupoloso che durante il suo mandato ha portato a compimento più di 900 pratiche. La Commissione ha avuto modo di apprendere che la Regione Toscana è tenuta in grande considerazione per le sue Via a livello nazionale e questi meriti li ha acquisiti durante l’operato di Zita. Dopo le audizioni al termine dei lavori le motivazioni addotte dal Presidente Rossi nella comunicazione 33 sul trasferimento di Zita non risultano suffragate dalle dichiarazioni dei vari personaggi direttamente interessati o comunque coinvolti a vario titolo nella vicenda”.
Nelle conclusioni all’Aula Staccioli dichiara: “Alla fine forse ci sarà da capire chi trae maggior vantaggio dalla propria versione dei fatti o se ha qualcosa da nascondere. Non possiamo dire di essere in grado di dare un giudizio definitivo in un senso o nell’altro. Resta l’impressione però a tutt’oggi che vi sia ancora molto di non approfondito e che si sia voluto fare apparire alcune decisioni ed alcuni comportamenti sotto una particolare luce. Proprio il fatto forse che ancora ci restano forti dubbi può essere considerata una vera conclusione e una via da seguire. Difficile anche fare emergere tali risultati quando, nonostante le dichiarazioni rese da vari soggetti durante l’audizione e nonostante i fatti appurati dalle forze dell’ordine e dal Gip, appresi dalla Commissione in quanto resi pubblici dagli organi di stampa,l’unico documento che la Commissione oggi in questa aula ha la libertà e la facoltà di produrre senza incorrere in conseguenze giuridiche è l’ormai famosa comunicazione 33 recante la sola versione del governatore Rossi“.

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