Archivi Mensili: maggio 2015

Firenze, Nidiaci: aperta indagine sul cambio di destinazione d’uso dei giardini

Fonte: Contoradio

Sono stati avviati degli accertamenti dalla procura della Repubblica sul cambio di destinazione d’uso di un’ex area verde del centro storico di Firenze.

Il Giardino Nidiaci è stato chiuso nel 2012 quando era sindaco Matteo Renzi: nel terreno adesso c’è un cantiere per realizzare appartamenti nella ex ludoteca per bambini. La procura ha aperto un fascicolo d’indagine senza specificare, al momento, né titolo di reato né persone indagate.
La chiusura dei ‘Nidiaci’ già a suo tempo provocò numerose e continue proteste da parte dei residenti, organizzati in comitati, perché è l’unica area verde in una zona del centro che ne è fortemente sprovvista e perché, è stato ricordato, la Croce Rossa nel 1920 donò il giardino al Comune col vincolo di farne un’area con attività per bambini. Ma ora non è più così.

Terme di Petriolo e le valli del Farma Merse, ecco il tema dell’incontro organizzato dall’Unesco

Italia Nostra Siena - Presidente Lucilla Tozzi

da Gonews.it 23 maggio 2015

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“Terme di Petriolo e le valli del Farma Merse: qual’è la situazione attuale” su questo tema si è tenuto il 13 maggio scorso un interessante incontro organizzato dal Club Unesco di Siena, ospitato nei locali della Prefettura di Siena. La partecipazione è stata sicuramente favorita dal momento particolare che Petriolo attraversa: da una parte la crisi dello stabilimento termale, con la gara d’asta per la vendita andata deserta il 5 maggio, dall’altra la pista di cantiere attraverso l’area storico-termale che continuerà a limitare l’accesso al Farma fino al prossimo anno a causa dei ritardi nei lavori del nuovo viadotto. Tre i relatori principali che hanno aperto il convegno e stimolato il dibattito: l’Ing. Mazzeo di Anas, la Dott.sa Becucci, Sindaco di Monticiano e l’Architetto Paolella, di Italia Nostra. Anas ha informato sullo stato dei lavori, sugli interventi realizzati, ma non terminati, di messa in sicurezza della chiesa e delle antiche mura, sui…

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Parchi italiani in pericolo, appello al presidente Mattarella

Fonte: Salviamo il Paesaggio, 22/05/2015

Pubblichiamo integralmente il testo dell’appello, indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e firmato da decine di esponenti del mondo della cultura e della scienza, in favore della salvaguardia dei parchi italiani che, a cominciare da quelli nazionali, versano in una situazione di crisi talmente grave da minacciarne la stessa sopravvivenza.

“Le aree protette italiane stanno vivendo, ormai da qualche anno, una crisi drammatica, una crisi di sopravvivenza, che ci sta ricacciando indietro nel confronto con altri Paesi e nella nostra capacità di mettere a frutto le potenzialità educative, scientifiche, ricreative ed economiche dei nostri parchi.
Mentre, al contrario, essi andrebbero, come le altre aree protette, meglio tutelati e rilanciati nel quadro normativo del Codice per il Paesaggio.
I primi due Parchi Nazionali nascono dalle intuizioni e dalle pressioni dell’intellighenzia liberale d’inizio secolo che trovano la prima attuazione nei Parchi del Gran Paradiso (1922) e d’Abruzzo (1923). Il fascismo burocratizzò e snaturò questi due primi Parchi Nazionali istituendone altri due per motivi lontani dalla cultura naturalistica (Stelvio e Circeo). Poi un lungo sonno. Rotto alla metà degli anni Sessanta da una forte domanda dal basso e da un fervore di iniziative che coinvolse contemporaneamente associazioni ambientaliste, regioni vecchie e nuove e dirigenza forestale.
Questo formidabile slancio diede finalmente vita alla creazione di molte nuove riserve, pose le basi di quella che fu chiamata la “sfida del 10%”: passare cioè dall’1,5% del territorio protetto al 10%. Una sfida che nel corso di meno di un quarto di secolo fu brillantemente vinta, su due fronti: il superamento del fatidico 10% – oggi siamo quasi al 13% – e l’approvazione nel 1991 di una legge quadro, la n. 394 sulle aree protette, tra le più avanzate e organiche d’Europa.
All’inizio degli anni Novanta sembrava dunque che l’Italia avesse non soltanto recuperato i decenni perduti rispetto alle nazioni più avanzate, ma ambisse a diventare un punto di riferimento in Europa, in questa vera conquista di civiltà che sono i parchi naturali. Invece, distanza di un quarto di secolo le aree protette italiane sono come abbandonate a se stesse e minacciate da proposte di legge di “revisione” della 394 (ancora inapplicata in alcune parti qualificanti) che ne snaturerebbero fini e obiettivi.
Il quadro è fosco. Da anni si assottigliano implacabilmente le risorse pubbliche a disposizione. In diversi parchi, anche nazionali, è ormai difficile anche far marciare gli automezzi di servizio. Il Ministero dell’Ambiente, che dovrebbe fungere da propulsore e da garante di tutto il sistema delle aree protette italiane, appare da anni cronicamente assente. Salvo che per qualche nomina di carattere sempre più politico, sempre più discutibile e discussa, e per l’imposizione di un carico burocratico surreale e vessatorio.
Ma v’è di peggio. Per motivi di bassa cucina politica l’attuale governo si appresta ad avallare lo scempio che si è riusciti ad evitare per decenni, anche grazie ad autorevoli interventi di presidenti della Repubblica, cioè lo “spezzatino” di uno dei quattro parchi storici, quello dello Stelvio. Un atto di vera barbarie istituzionale che ci additerebbe al ludibrio dell’Europa e del mondo. E già viene richiesta localmente, da tempo, un’altra divisione: quella del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Per motivi non meno miopi si propone di dissolvere quello che nel corso del tempo è diventato un corpo di vigilanza ricco di preziose competenze in campo ambientale, cioè il Corpo Forestale dello Stato: un altro colpo mortale alla già indebolita protezione della natura in Italia e alla vita dei Parchi.
Le nomine dei presidenti e dei consiglieri dei Parchi Nazionali, qui e là viziate anche in passato da logiche partitiche, stanno progressivamente diventando puri e semplici tasselli di potere locale, senza quasi più nessi con le caratteristiche e con le missioni specifiche degli enti da amministrare.
Ancor più allarmante è la proposta di “riforma” della legge quadro del 1991,riproposta nelle aule parlamentari, persino con l’appoggio di qualche sodalizio ambientalista. Una legge che tiene solidamente fermi alcuni provvedimenti di assoluta gravità: la previsione di sfruttamento di risorse ambientali nei parchi in cambio di royalties, la inclusione negli organismi direttivi di portatori di interessi economici – che va peraltro di pari passo con l’esclusione degli scienziati – e quella di un controllo sempre più forte della figura del direttore da parte della presidenza degli Enti, cioè da parte della politica.
Mentre i parchi italiani cercano di sopravvivere soffocati dall’inedia, dalla burocrazia e da questo paradossale misto di indifferenza e di occhiuto controllo da parte del potere politico – anche se non manca qualche eccezione locale – e cercano di difendersi da tutti questi pesanti attacchi, sui loro problemi e sulle loro prospettive è calato il silenzio da gran parte della stampa e del mondo della cultura. In passato non era così, e anzi i grandi successi ottenuti negli anni Settanta e Ottanta hanno dovuto molto all’informazione e al dibattito pubblico.
Dobbiamo chiederci e chiedere – alle istituzioni, alla politica, all’opinione pubblica – se pensiamo ancora che le aree protette abbiano un ruolo importante nella crescita civile, culturale ed economica del nostro Paese oppure no.
E se la risposta è positiva dobbiamo reclamare ad alta voce – scienziati, operatori forestali e della tutela, ambientalisti veri e loro associazioni – che vengano fermate le iniziative che tendono a depotenziarle e a stravolgerne fisionomia e compiti e che venga consapevolmente ripreso lo spirito e il dinamismo che portò alla vittoria del 10% e all’approvazione della legge quadro.
Un Ministero competente, che si interessi, che funzioni; delle Regioni che tornino a discutere e a pianificare; un dialogo tra associazioni, tecnici e amministratori dei parchi, istituzioni, mondo politico, opinione pubblica e popolazioni locali che si faccia di nuovo serrato, di alto livello e rivolto al futuro. Come avviene altrove in Europa.
Per questo rivolgiamo un forte appello anzitutto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tutore dell’articolo 9 della Costituzione, che nel discorso inaugurale del proprio mandato ha citato l’ambiente fra i valori fondamentali da promuovere, affinché questa tragica involuzione venga fermata invertendo una rotta che rischia di compromettere le conquiste fondamentali realizzate in Italia nella seconda metà del secolo scorso.
Analogo forte appello rivolgiamo al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti e al ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo,Dario Franceschini perché intervengano al più presto e positivamente in questa drammatica situazione di crisi delle aree protette”.

Giorgio Nebbia, ambientalista, professore emerito Università di Bari
Luigi Piccioni, docente di Storia economica all’Università di Reggio Calabria
Vittorio Emiliani, presidente Comitato per la Bellezza
Alberto D’Orazio, presidente Comunità del Parco Naz. di Abruzzo, Lazio e Molise
Fulco Pratesi, presidente onorario Wwf-Italia
Desideria Pasolini dall’Onda, fondatrice di Italia Nostra
Vezio De Lucia, urbanista, presidente Ass. R. Bianchi Bandinelli
Teresa Liguori, vice-presidente di Italia Nostra
Adriano La Regina, presidente Istituto Naz. Archeologia e Storia dell’arte
Maria Rosaria De Vitis, presidente FAI Campania
Dacia Maraini, scrittrice
Michele Laudati, direttore Parco Naz. del Pollino
Renzo Moschini, pres. Gruppo San Rossore
Franco Pedrotti, botanico, professore emerito Università Camerino
Domenico Nicoletti, docente gestione e salvaguardia aree protette, Università Salerno
Paolo Pepe, docente Geografia Università Palermo
Gino De Vecchis, ordinario Geografia, Sapienza Roma
Valter Giuliano, direttore di Natura e Società
Cesare De Seta, storico dell’arte e del paesaggio
Giuseppe Rossi già presidente dei Parchi Naz. d’Abruzzo e del Gran Sasso-Monti della Laga
Carlo Alberto Graziani, giurista, primo presidente del Parco Naz. Monti Sibillini
Cesare Lasen, già componente Consulta Tecnica Aree protette
Andrea Sisti, presidente del Consiglio Naz. Agronomi e Forestali
Francesco Pancho Pardi, docente di Analisi del territorio, Firenze
Carlo Brusa, ordinario Geografia, Università Piemonte Orientale
Fabio Semprini, presidente Società di studi naturalistici della Romagna
Giovanni Pieraccini, presidente onorario RomaEuropa
Sergio Guidi, presidente Ass. Naz. Patriarchi della Natura
Benedetta Origo, Giardino della Foce, Val d’Orcia
Achille Cutrera, già presidente del Parco del Ticino, relatore alla legge n. 394 sulle aree protette
Paolo Berdini, urbanista
Sauro Turroni, architetto, già commissario al Parco Naz. Monti Sibillini
Guido Pollice, presidente Verdi Ambiente Società (Vas)
Paolo Pupillo, Unione Bolognese Naturalisti
Alessandro Chiarucci Phd dipartimento Scienze biologiche e Ambientali, Bologna
Francesco Dessì-Fulgheri, docente dipartimento biologia, Bologna
Silviero Sansavini, docente emerito Arboricoltura, Bologna
Franca Leverotti, Gruppo di Ricerca Orchidee Spontanee (Giros)
Edoardo Salzano, urbanista, direttore di Eddyburg
Donata Levi, storica dell’arte, a nome di PatrimonioSos
Pier Luigi Cervellati, urbanista e territorialista
Bruno Toscano professore emerito Storia dell’Arte, RomaTre
Andrea Emiliani, storico dell’arte, presidente Accademia Clementina
Paolo Baldeschi, urbanista, Firenze
Tomaso Montanari, storico dell’arte, docente Napoli
Paolo Maddalena, giurista, studioso di diritto ambientale
Domenico Finiguerra, Movimento naz. Stop al cemento
Salvatore Giannella, storico direttore di “Airone”
Giordano Conti, architetto, studioso paesaggio appenninico
Nino Criscenti, giornalista tv, autore inchiesta “Paesaggi rubati”
Furio Colombo, giornalista e saggista
Maria Teresa Fillieri, dir. Fondazione C.L. Ragghianti, Lucca
Antonio Pinelli, prof. emerito storia dell’arte, Firenze
Anna Donati, Green Italia
Valerio Magrelli, poeta e scrittore
Anna Marina Foschi, pres. Italia Nostra Emilia-Romagna
Maria Rita Signorini, Giunta naz. Italia Nostra
Oreste Rutigliano, Ebe Giacometti e Raffaella Di Leo, consiglieri naz. Italia Nostra
Giovanni Losavio, già presidente naz. Italia Nostra, magistrato
Enrico Cripezzi, coordinatore Lipu Puglia-Basilicata
Mauro Ferri, fondatore Soc. Italiana per la Storia della fauna
Vincenzo Caniglia, storico della Tecnica, Torino
Carlo Consiglio, zoologo, prof. emerito Università Roma
Fernando Ferrigno, giornalista e scrittore d’arte
Cristiana Mancinelli, coordinatrice naz. Salviamo il Paesaggio
Anna Maria Bianchi, portavoce di Carteinregola
Alix Van Buren, presidente Amici parco Villa Borghese
Andreina De Tomassi, giornalista, ambientalista, Passo del Furlo
Gianandrea Piccioli, dirigente editoriale
Carla Sepe, giurista, specialista Ambiente
Daniele Protti, giornalista, già direttore “Europeo”
Valentino Podestà, urbanista, Rete Comitati Difesa Territorio
Giancarlo Pignataro, pres. Italia Nostra Caserta
Giovanni Scarfò, ingegnere, dir. Cineteca Calabria
Michele Dantini, associato di Storia dell’arte contemporanea, Università Piemonte Orientale
Roberto Bosi, responsabile Vas Parchi e territorio
Pier Paolo Poggio, dir. Fondazione Micheletti Brescia
Sandro Lovari, zoologo, Dipartimento Scienza e Vita, Università Siena
Corradino Guacci, pres. Soc. Italiana per la Storia della Fauna
Longino Contoli, biologo, già ricercatore Cnr
Tonino Perna, ordinario Sociologia economica, Università Messina
Irene Bono, ricercatrice, Università Torino
Riccardo Conti, dirigente statale, Ass. Terrealte
Giandomenico Cifani, Italia Nostra Aquila
Edgar Meyer, pres. Gaia Animali&Ambiente
Maurilio Cipparone, commissione mondiale Aree protette
Fabio Lopez, Mimì D’Aurora, già responsabile Ambiente Cgil, presidente Ass. Dalla parte dell’Orso
Pino Coscetta, giornalista, fondatore Amici dell’Orso Bernardo, Abruzzo.

Radio Cora: Ciclo ‘Grandi Opere’ di Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, l’Alta Velocità a Firenze e la stazione sotterranea

Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, la nuova trasmissione di Radio Cora a cura di Mariarita Signorini, consigliera nazionale di Italia Nostra e vicepresidente della sezione fiorentina, inizia il ciclo ‘Grandi Opere‘.
In questa puntata: il passante dell’Alta Velocità a Firenze e la stazione sotterranea in costruzione ai Macelli.
Clicca qui per ascoltare la puntata

Firenze allontana i viaggiatori toscani dall’Alta velocità

Fonte: Il Tirreno
Di: Stefano Taglione

Chi scende dai treni a Santa Maria Novella dovrà farsi 2 chilometri di tram per raggiungere la nuova stazione progettata dall’archistar Foster

La nuova stazione dell’Alta Velocità di Firenze, disegnata dall’archistar Norman Foster, rischia di staccare definitivamente le due Toscane: quella costiera sempre meno al passo con i tempi e la continentale che sui trasporti è avanti anni luce. Sì perché con il sottoattraversamento ferroviario del capoluogo le Frecce non fermeranno più a Santa Maria Novella, ma a Belfiore, una stazione interrata che sorgerà quasi 2 chilometri più in là, sotto via Circondaria. È stata concepita così: lontano dal centro e dai pendolari. Ma viene ritenuta fondamentale: i macchinisti dei Roma-Milano anziché scendere, farsi tutta la banchina di Santa Maria Novella e ripartire nella direzione opposta, in futuro potranno rallentare, fermarsi e riprendere la marcia direttamente in linea, come avviene quasi ovunque. E per di più evitando il traffico del nodo di Firenze. Il risparmio? Per i ricchi passeggeri dell’Alta velocità Roma-Milano forse una decina di minuti, ma per i toscani che non vivono a Firenze è una bella scocciatura: per raggiungere il pendolino dovranno prendere il tram, con fino a 30 minuti di perdita di tempo.
L’accordo. La beffa per i pendolari toscani è tutta scritto nero su bianco su un accordo sottoscritto il 3 agosto 2011 da Regione, Rfi , Comune e Provincia di Firenze e firmato da Enrico Rossi, Michele Elia, Matteo Renzi e Laura Cantini. Nel progetto iniziale compariva una fermata di superficie, sopra la Norman Foster, dedicata ai treni regionali, dove i passeggeri sarebbero potuti scendere e raggiungere le Frecce con un ascensore. Ma forse – quella di Circondaria, questo il nome della fermata – era una soluzione troppo semplice. I quattro soggetti interessati, infatti, l’hanno scartata scegliendo di valorizzare Santa Maria Novella. Nell’accordo 76,6 milioni (i soldi per costruire alcune opere fra cui Circondaria) sono stati girati al Comune «per la realizzazione a cura del Comune medesimo – si legge nel documento – di interventi per la viabilità e la mobilità nell’interesse della città di Firenze». «Da Santa Maria Novella ogni giorno arrivano 160mila persone – spiega Giacomo Parenti, coordinatore dell’Area sviluppo urbano dell’amministrazione Nardella – senz’altro molti di più rispetto a coloro che scendono e salgono sui convogli Alta velocità. Abbiamo deciso di dare loro la priorità».
Il tram. Il collegamento fra i due hub sarà assicurato dal tram. La futura linea 2, pronta nel 2018, nello spazio di tre fermate racchiuderà Santa Maria Novella e la stazione di Belfiore. Nel giro di cinque anni – da quando riprenderanno gli scavi per il sottoattraversamento, forse in autunno, serviranno tre anni per ultimare i tunnel e altro tempo ancora per l’operatività – il nuovo sistema potrebbe diventare realtà. Rfi conferma che fra le ipotesi di collegamento certe vi è solo la tramvia. Nel regolamento urbanistico del Comune di Firenze si menziona anche un people mover, con una tappa intermedia alla Fortezza da Basso, anche se il tram «rappresenterà un’eccellente modalità di potenziamento del collegamento rapido fra la nuova Stazione AV e Santa Maria Novella – si legge nel regolamento – che renderebbe non necessaria la realizzazione del collegamento spola in sede ferroviaria mediante people mover». Ma è lo stesso Fabrizio Bartaloni, presidente di Tram di Firenze, a non essere convinto da quest’ipotesi. «Non so se sarà sufficiente – spiega – in quanto nelle ore di punta i mezzi passano ogni tre minuti. E in caso di intasamento l’intervallo aumenta. Noi facciamo delle simulazioni, ma tutto andrà verificato sul campo. Il tragitto fra Santa Maria Novella e la stazione di Belfiore sarà di 5-7 minuti».
Il tempo perso. Quindi, al contrario di quanto accade oggi, fra cinque anni i passeggeri della costa per prendere una coincidenza a Firenze potrebbero impiegare ben oltre un quarto d’ora. «Direi mezz’ora – afferma il professor Stefano Maggi, docente di Storia delle comunicazioni e dei trasporti dell’università di Siena e assessore all’urbanistica nella città del Palio – visto che il tram non è una soluzione percorribile, in quanto non sostituisce un tapis roulant. Andava prevista una stazione regionale di superficie e questo è un problema che va affrontato urgentemente». Il Comune di Firenze, che nel 2011 ha bocciato l’investimento su Circondaria, oggi «non nega» la sua costruzione. «Nel regolamento urbanistico è rimasta – sostiene Giacomo Parenti – ma non come stazione vera e propria. Noi non vogliamo che faccia sprofondare Santa Maria Novella in Serie B». In Serie B, però, potrebbero finirci tutti i toscani che non vivono nel capoluogo. La stazione di Firenze Circondaria, anche se venisse realizzata, si scontrerebbe con delle limitazioni infrastrutturali. «Nel nodo ferroviario di Firenze il sistema di segnalamento impone una distanza minima fra le stazioni di due chilometri – continua Parenti – quindi confidiamo in un adeguamento da parte di Ferrovie». Forse è più facile l’attivazione di un people mover, che comunque richiederebbe un viaggio di circa 10 minuti.
L’esempio di Bologna. Ma la domanda resta: perché costruire le stazioni in zone così distanti e non prevederne una regionale in superficie? A Bologna i binari dell’Alta velocità sono qualche metro sotto quelli tradizionali e in pochi minuti si riesce ad acciuffare la coincidenza. A Firenze bisognerà uscire dalla stazione, prendere il tram o il people mover ed entrare in un’altra stazione. Rischiando di perdere mezz’ora, quasi quanto il tragitto Bologna- Firenze.

Speciale Giardino Nidiaci: Firenze ingrata dimentica tutto, anche Bartlett

Fonte: Nove da Firenze

Domenica 24 maggio è prevista una “Progettazione partecipata” con i bambini e le famiglie per la valorizzazione del Giardino Nidiaci nel rione di San Frediano. In Via d’Ardiglione 30 il programma di “Oltrefesta!” prevede dalle ore 15,30 alle 17,30 giochi e attività con i bambini e alle ore 17,30 merenda per grandi e piccini con mostra e presentazione del progetto.
Miguel Martinez, presidente dell’Associazione Amici del Nidiaci dichiara a Nove da Firenze: “Non troviamo accettabile quello che è accaduto. Ci sentiamo traditi dalle promesse non mantenute tra le quali quella che nulla sarebbe stato deciso senza prima informare la cittadinanza, mentre ad oggi invece non sappiamo proprio nulla. Abbiamo provato a chiedere notizie sull’accordo, ma non ci è stato detto niente”.
Questa vicenda povera di virtù, appare invece ricca di principio: una città non può dimenticarsi del bene pubblico, specie se frutto di una donazione privata. Questa l’accusa peggiore rivolta all’Amministrazione fiorentina che per salvare il salvabile rischia non salvare se stessa e la sua storia.
Dopo aver ripercorso le fasi di questa vicenda c’è una domanda che vorremmo proprio fare a Miguel: lo abbiamo chiamato e continuiamo a chiamarlo Giardino Nidiaci.. ma il vero tradito in questa storia, non è forse Edward Otis Bartlett? Il Colonnello della Croce Rossa Americana, innamorato di Firenze, ha usato Lire 150.000 per acquistare con regolare compravendita un bene destinato a San Frediano.
“Non lo abbiamo mai chiesto in modo ufficiale – risponde Miguel -, ma dopo aver seguito questa vicenda ed aver scoperto le origini di questa storia,vorremmo tanto che il giardino si chiamasse Bartlett. Merita molto più questo nome rispetto ad altri. Immagino il primo Nidiaci come un idealista responsabile delle opere sociali che si creavano in tempo di guerra, persona degna di stima, però non è lui che nei fatti ha scelto di donare il bene alla collettività. Vorremmo che un giorno il buon Bartlett avesse un degno riconoscimento dalla città di Firenze”.
Colonnello Bartlett, ci perdoni. Come se avessimo accettato.
“Edward Otis Bartlett, the commissioner of the American Red Cross who, in 1920, had Palazzo Santarelli and its garden bought for the population of San Frediano, with Red Cross funds, leaving implementation of the deed in the hands of his friend, the antiquarian Carlo-Matteo Girard and the lawyer, Umberto Nidiaci.
Graduated Brown 1891. Was a speaker at commencement and his names stands first in the list of special honors for 1891. German, Married 6/17/1897 to Louise Chapin Ward, daughter of r. and Mrs. Henry Sanford Ward. Major Edward O. Bartlett was decorated with the Knight of the Italian Crown for service under the Red Cross in Italy. E.O. Bartlett Jr began his career in Italy as a volunteer driver for the American Field Service (entering in October 1915), before moving on to the Red Cross.” (Fonte AFS)

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