Archivi Mensili: luglio 2015

Il Governo cala le tasse e aumenta le bollette?

Comunicato stampa congiunto del 21/07/2015

Altura
Amici della Terra
Comitato per la Bellezza
Comitato Nazionale del Paesaggio
Ente Nazionale Protezione Animali
Italia Nostra
LIPU
Mountain Wilderness
Movimento Azzurro
Pro Natura
Rete nazionale NO geotermia speculativa e inquinante
Verdi Ambiente e Società
Wilderness Italia

Mentre l’Autorità per l’energia denuncia una spesa fuori controllo nel 2015 e 2016 per eolico e rinnovabili speculative, prevalgono le pressioni dei lobbysti e il MISE prepara un nuovo Decreto. Le associazioni ambientaliste: “Cosi non si combatte la CO2 ma si aggravano gli oneri per famiglie e imprese in tempo di crisi, con gravi danni a Paesaggio e Biodiversità”.

Roma, 21 luglio 2015 – Già dal 2015 e 2016 la spesa per gli incentivi alle rinnovabili elettriche sarà fuori controllo. A causa del pesante extra costo dovuto al ritiro dei Certificati Verdi (sistema incentivante già attivo da anni), l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) afferma che sta valutando “l’assunzione di apposite misure finalizzate a rendere sostenibile tale rilevante incremento degli oneri”.
L’impatto complessivo annuo della sola conversione dei Certificati Verdi lieviterà quindi a 5 miliardi, portando la componente A3 della bolletta a 14 miliardi nel 2016, quindi con un extracosto di circa 2 miliardi di euro!
Nel 2014 furono adottati Decreti “spalmaincentivi” per l’impossibilità di onorare impegni non sostenibili assunti con incentivi sproporzionati. Ora, contraddicendo se stesso, il governo prepara nuove lucrose incentivazioni pluriennali per ulteriori impianti speculativi, di scarsa efficienza e produttività, oltre che gravemente impattanti sul già martoriato territorio italiano. Proprio le società eoliche ne beneficerebbero maggiormente, malgrado le rinnovabili elettriche abbiano già superato gli obiettivi, persino quelli “inventati” per giustificare nuovi sussidi. E il miserabile apporto energetico dell’eolico non è stato certo determinante, malgrado piantagioni di migliaia e migliaia di torri eoliche!
Tredici associazioni ambientaliste − Altura, Amici della Terra, Comitato per la Bellezza, Comitato Nazionale del Paesaggio, Ente Nazionale Protezione Animali, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Pro Natura, Rete nazionale NO geotermia speculativa e inquinante, Verdi Ambiente e Società, Wilderness Italia – denunciano: “E’ una politica schizofrenica, inspiegabile, se non con la volontà di accontentare talune lobby rispetto a interessi collettivi, che invece ben si concilierebbero utilizzando più moderati sostegni finanziari in altri comparti non elettrici. Ad esempio efficienza energetica o rinnovabili termiche, dove gli interessi nazionali sarebbero decisamente evidenti e diffusi e con superiori risultati di decarbonizzazione.
“Il Ministero Guidi riporti la supremazia della politica sugli appetiti finanziari e ritiri questo provvedimento sperpera-denari come già chiesto dagli ambientalisti e giustificato da inoppugnabili valutazioni costi benefici”.

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Fotovoltaico per metà dei consumi dell’isola del Giglio

Vogliono realizzare un impianto fotovoltaico a terra (dove? su terreno agricolo? naturale?) all’Isola del Giglio. L’impianto dovrebbe ricoprire 5 ettari, per incominciare.
Ma c’è gia chi suggerisce di installare pure le pale eoliche. In un isola che ospita un parco nazionale…

Fonte: QualEnergia.it
Di: Alessandro Codegoni

Coprire almeno 5 GWh di domanda con un impianto solare FV da quasi 4 MW: è il progetto per l’isola del Giglio che oggi si alimenta con un generatore diesel, che produce il kWh ad un costo di 50 c€. C’è anche un protocollo d’intesa tra tutti gli attori interessati e bassi sarebbero i tempi di ritorno dell’investimento anche senza fondi pubblici. Chi sfrutterà questa opportunità?

QualEnergia.it da anni affronta il problema della fornitura elettrica alle piccole isole non connesse alla rete, oggi in genere alimentate con il caro e inquinante diesel, che fa costare la loro elettricità tre volte quella nazionale (articoli su Qualenergia.it: qui, qui e qui). Ma, per una volta, invece di segnalare la consueta brutta notizia o scandalo, possiamo riferire che qualcosa sembra essersi messo in moto e c’è speranza che una delle piccole isole italiane diventi veramente un laboratorio “smart” per le energie rinnovabili e la loro integrazione nella rete.
L’isola è quella del Giglio, nell’Arcipelago Toscano, e la buona notizia riguarda unprotocollo d’intesa firmato dal Comune del Giglio-Giannutri, Terna Plus (il ramo di Terna che si occupa dei nuovi settori economici, rinnovabili comprese), Ibm, Acquedotto del Fiora, Ente Parco Arcipelago Toscano e la società SIE, la piccola azienda privata che oggi fornisce l’alimentazione elettrica alle due isole, tramite generatori diesel.
«Il progetto “Smart Island” prevede, almeno nella sua prima fase, la sostituzione di circa la metà della produzione elettrica di Giglio-Giannutri, oggi affidata a motori diesel che, come noto, sprecano come calore tre quarti dell’energia del carburante, con quella di un grande impianto fotovoltaico», spiega Luigi Michi, AD diTerna Plus. «Questo – continua – porterà a un dimezzamento delle 7.500 tonnellate di CO2 emesse dai generatori, oltre che degli altri inquinanti chimici contenuti nei loro fumi. Terna Plus, oltre ad essere ideatore dell’iniziativa, si occuperà della realizzazione del progetto della sua integrazione con la rete esistente, Ibm dei sistemi hardware e software di controllo del sistema».
L’integrazione solare-diesel, permette di evitare gran parte dei problemi connessi alla necessità di accumulo dell’energia fotovoltaica quando il sole non c’è, ma ugualmente il progetto prevederà sistemi di accumulo, anche piuttosto originali.
«Un primo accumulo a batterie dovrebbe essere utilizzato per ottimizzare la produzione dei motori diesel, un po’ come sta facendo Enel nell’isola di Ventotene» dice Michi. «I motori a scoppio hanno un regime ottimale di funzionamento, ma il dover inseguire i carichi li costringe a discostarsi continuamente dal numero ottimale di giri, sprecando ancora più energia: una batteria farebbe da tampone, evitando il saliscendi. Ma ancora più interessante è l’uso che pensiamo di fare del dissalatore del Giglio, gestito da Acquedotto del Fiora, che per fornire l’acqua potabile all’isola consuma da solo quasi un quinto dell’elettricità. Nei periodi di eccesso di produzione elettrica solare gli faremo produrre e pompare più acqua dissalata nei serbatoi posti in alto, nei periodi in cui il sole è scarso; utilizzeremo l’acqua accumulata così da ridurre l’assorbimento dell’impianto. Certo, si potrebbe anche pensare di utilizzare il dislivello nella discesa dell’acqua per produrre energia idroelettrica, come fanno nell’Isola di El Hierro alle Canarie, ma usare l’acqua potabile a questo scopo è cosa delicata, per cui eventualmente lo valuteremo in una seconda fase».
E in una seconda fase potrebbero anche aggiungersi altri sviluppi, come l’uso diveicoli elettrici per il trasporto pubblico o di altri sistemi di produzione a rinnovabili per ridurre ancora il ricorso al diesel, come il prototipo di generatore ad onde appena annunciato da Enea, pensato proprio per non impattare sul paesaggio delle piccole isole.
Ma vediamo qual è intanto la situazione attuale: il Giglio oggi consuma circa 10 GWh di elettricità l’anno; sostituirne 5 con il solare vorrà dire costruire un impianto fotovoltaico da 3-4 MW, esteso quindi su circa 5 ettari di terreno, che potrebbero essere non facili da trovare su un’isola montuosa di soli 23 kmq, coperti da ogni genere di vincolo ambientale e paesaggistico.
«In effetti la sorveglianza su di noi della Soprintendenza di Siena è molto serrata – ci dice il sindaco di Giglio-Giannutri Sergio Ortelli – anche se, ultimamente, stiamo discutendo con loro su come permettere ai cittadini l’utilizzo di piccoli impianti solari ed eolici nell’isola. Riteniamo, infatti, che l’urgenza di fare qualcosa per produrre energia pulita sia ormai grande e debba incontrare una maggiore flessibilità da parte degli enti che sorvegliano l’estetica delle città e del paesaggio Comunque, per quanto riguarda “Smart Island” esiste già l’area di Allume, vicino Campese, dove quasi 30 anni fa Enea sperimentò un allora avveniristico impianto fotovoltaico per alimentare celle frigorifere. È ampia, soleggiata e invisibile dal mare, e potrà essere utilizzata di nuovo per ospitare il nuovo impianto solare, in questo la nostra disponibilità è garantita».
Molto meno garantito era invece l’appoggio della SIE: in altri casi i produttori di elettricità sulle piccole isole, che hanno il monopolio delle reti locali, non si sono certo distinti per l’entusiasmo verso questo genere di iniziative, anzi sono risultati un freno notevole a ogni ipotesi di ammodernamento dei sistemi di produzione elettrica nei loro ”piccoli regni”.
«Non è proprio il nostro caso – dice Paolo Corsi, AD di SIE – Noi abbiamo accolto a braccia aperte questo progetto, perché il tema di come rinnovare i sistemi di produzione elettrica era sul nostro tavolo da tempo, ma non avevamo le risorse tecniche e finanziarie per affrontarlo. La riforma del sistema di produzione elettrica nelle piccole isole avviata dall’Autorità per l’Energia, spingerà verso la massima riduzione possibile dei costi, una cosa che continuando con il solo diesel è sempre più difficile da garantire. Quindi, se questo progetto ci permetterà di ridurre l’uso dei motori diesel, integrandolo con il solare, mettendoci così più al riparo dalle variazioni del prezzo del carburante e riducendo costi di riparazioni e manutenzione, tanto meglio per tutti: noi avremo costi più prevedibili e garantiti, e lo Stato spenderà meno a fine anno per conguagliare la differenza fra il prezzo in bolletta pagato dai nostri clienti e le spese da noi sostenute».
Una differenza non da poco, se si pensa che il suo conguaglio costa in bolletta, attraverso la voce UC4, a tutti gli italiani circa 60 milioni di euro l’anno. Ogni kWh da diesel costa, fra prezzo pagato dagli utenti e conguaglio statale, circa 50 centesimi al kWh, mentre il fotovoltaico potrebbe produrlo a circa 10 cent€/kWh. Un bel risparmio, su cui si punta per rendere il progetto economicamente sostenibile.
«I nostri primi calcoli prevedono una spesa di pochi milioni di euro per il nuovo impianto e la sua integrazione nel sistema dell’isola, molto meno dell’alternativa di tirare un cavo elettrico dall’Argentario. Con queste cifre relativamente modeste si avrebbe, con i risparmi su manutenzione e carburanti, un ritorno dell’investimento intorno ai 5 anni e da quel momento in poi una riduzione dei costi che dal Giglio vanno a pesare su tutti gli utenti italiani. Insomma una soluzione in cui vincono tutti», spiega Michi.
Ci si aspetterebbe quindi la fila dei finanziatori per concorrere a questo progetto. Invece non è ancora chiaro chi dovrebbe mettere quei milioni: SIE si è già sfilata, il comune non li ha di certo, anche se il sindaco non esclude un uso di fondi europei, attraverso la Regione Toscana, Terna Plus e Ibm sembrano voler fare solo i progettisti.
«Forse le risorse potrebbero arrivare dagli incentivi alla conversione delle isole a energie rinnovabili, attraverso la modalità progetti pilota smart-grid»,  ipotizza Michi. «Terna potrebbe anche essere disposta anche a fare da finanziatore in modalità ESCo, se si chiariscono le modalità di recupero dell’investimento»
Vedremo. Certo che se l’integrazione a rinnovabili nelle piccole isole è diventata così conveniente, sarebbe bello per una volta, che la si attuasse con uno schema tipo ESCo, usando solo fondi privati remunerati dal risparmio sui costi, invece di attendere come al solito ”l’aiutino” pubblico.
Altra incognita sono i tempi. «Se ci danno il via, l’impianto potrà essere reso operativo in meno di un anno, ma tutto sta ad avere le necessarie autorizzazioni. Tutti gli enti coinvolti si sono dichiarati entusiasti del progetto, speriamo che questo acceleri l’iter», conclude Michi.
A noi non resta che sperare che sia così, e che presto le spese energetiche e le emissioni al Giglio si dimezzino e l’isola diventi così la crepa nell’anacronistica diga che ha impedito finora l’uso massiccio delle energie rinnovabili, proprio dove sarebbero più utili e convenienti.

Presidente, Governatore, Sindaco…..Nuovo Aeroporto a Firenze? No grazie!

LA PIANA A NORD-OVEST DI FIRENZE

  • I comuni urbanisticamente interessati dal progetto del nuovo aeroporto di Firenze che si trovano nell’area a nord-ovest del capoluogo toscano sono: Firenze, Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino. Altri 5 Comuni (Prato, Calenzano, Poggio a Caiano, Carmignano, Signa) verranno interessati dalle nuove rotte di decollo/atterraggio. Complessivamente la zona interessata dal progetto ha un’estensione di quasi 700 ettari ed è la più densamente popolata di tutta la Toscana. Qui vivono e lavorano circa 1 milione di persone.

IL PARCO DELLA PIANA:

  • Esisteva un “patto” fra politica, governatori e cittadini, siglato anni fa, per il quale tutta la zona a nord-ovest di Firenze dovesse essere “compensata” dall’eccesso di urbanizzazione sregolata degli anni ’80-‘90 con la creazione di un grande parco della piana: un polmone verde che aveva già raccolto le adesioni di molti amministratori locali (costo fino ad oggi già sostenuto: 40 milioni di euro);
  • L’oasi WWF di Focognano, ad esempio, è stata creata come compensazione/mitigazione per la costruzione della 3° corsia dell’autostrada A1. L’oasi, classificata “ZPS”(Zona a Protezione Speciale) è tutelata dalla Convenzione Biodiversità Europea “Natura 2000”, ospita tra le numerose specie protette anche i bellissimi fenicotteri rosa;
  • La creazione del Polo Scientifico di Sesto rientra nel “patto” in quanto sposta la tipologia di insediamento nella zona da “prevalentemente industriale” a “abitativo”. Il centro di ricerca internazionale LENS, all’interno del polo Scientifico, ha dato ulteriore prestigio alla zona e all’Università su scala europea; • Contribuisce ad un cambio di rotta negli insediamenti della zona, seppur con i dovuti distinguo, anche il progetto per la nuova Scuola dei Marescialli Carabinieri.

NUOVO AEROPORTO DI FIRENZE, “EFFETTI COLLATERALI”:

  • Blocco dell’espansione del polo scientifico e svalutazione dei terreni già acquisiti dall’università (investimento costato circa 1 miliardo di Euro);
  • Spostamento dell’Oasi WWF di Focognano e delle altre 4 confinanti per evitare i rischi per gli aerei dovuti alla presenza degli uccelli (fenomeno noto come “bird strike”) (investimento già costato 7 milioni di Euro);
  • Limitazione dell’espansione della Scuola Marescialli Carabinieri di Castello causata dal pericolo di incidenti per sorvolo radente al tetto nel 30% dei voli annui oltre alla probabile impossibilità di mantenere i requisiti per l’ insegnamento a causa del rumore (investimento costato 450 milioni di Euro);
  • Svalutazione degli immobili di tutta l’area compresa tra Agliana di Prato e Campi Bisenzio lungo la direttrice delle nuove rotte di atterraggio/decollo (vedi link simulazione di atterraggio); (costo per i cittadini ad oggi non calcolabile);
  • Una previsione di 7-10 anni di incertezze a causa del riassetto idrogeologico dell’area della piana per le deviazioni dei corsi d’acqua previste con la nuova pista. Aumento del rischio idrogeologico, e quindi di esondazione, già ammesso anche dai proponenti l’opera del nuovo aeroporto (fonte: Consorzio di Bonifica Medio Valdarno/Studio SIA) (costo per i cittadini incalcolabile).

NELL’ INTERESSE DI CHI?

A fronte dei prospettati guadagni derivanti dal turismo legato all’ampliamento dell’aeroporto, la Regione e tutti i cittadini (fiorentini inclusi) dovranno affrontare costi incalcolabili in termini di espropri, svalutazioni immobiliari, peggiore qualità della vita e impatto ambientale.

Pianasana.org: aeroporto no grazie!
Pianasana.org: simulazione di atterraggio
WWF: Oasi di Focognano

Truffa, sequestrata la serra fotovoltaica più grande del mondo

Fonte: Affari Italiani, 02/7/20015

Una società indiana avrebbe incassato 62 milioni di euro di contributi per colture orticole mai realizzate nei mega impianti fotovoltaici costruiti in Sardegna

E’ stata sequestrata dal corpo forestale a Villasor, nel Medio Campidano, la piu’ grande serra fotovoltaica del mondo per una presunta truffa milionaria. Il provvedimento, eseguito su ordine della magistratura, riguarda un’area di 193 ettari di cui 20 di serre fotovoltaiche della societa’ Twelve Energy costituita per gestire l’impianto dall’indiana Moser Bauer. Otto le persone indagate ai quali vengono contestati la truffa aggravata, la realizzazione abusiva dell’impianto in violazione della normativa urbanistica e la falsificazione di documenti.
Il corpo forestale ha effettuato un sequestro per equivalente pari a sei milioni di euro ma la cifra contestata sarebbe di molto superiore, indiscrezioni parlano di un giro di 62 milioni e 400mila euro che la Twelve energy, srl di Nuova Delhi, avrebbe incassato illegittimamente dal 2010.
Tutto ruota intorno a 130 ettari dove si sarebbero dovuti coltivare pomodori e patate, parallelamente alla produzione di energia “verde”. Ma “colture orticole”, come previsto nella relazione agronomica allegata al progetto, “non se ne sono mai viste”, è scritto nelle indagini. Tuttavia, la società di Nuova Delhi avrebbe ugualmente preso gli incentivi previsti per il fotovoltaico in campagna. Così risulta dalla ricostruzione del Corpo Forestale che ha passato al setaccio ogni passaggio dell’impianto, il più grande del mondo nel settore, con 105 megawatt richiesti e 20 attivati.
Le serre fotovoltaiche di Villasor erano state autorizzate nel 2009, con una conferenza di servizi ma nelle campagne dell’Isola fu un fiorire di serre coi pannelli solari sul tetto: oltre agli indiani, i cinesi nel 2009 hanno fatto partire l’impianto di Narbolia e gli spagnoli sono attivi a Uta e a Giave. Ma pure i tedeschi stanno puntando sulla Sardegna.  La truffa starebbe proprio nell’assenza di sviluppo agricolo, a fronte dei contributi incassati come previsto nel Conto energia, soldi che tutti i contribuenti italiani pagano attraverso la bolletta Ene

Da ombra della Tramvia a Cimitero: a Firenze lo strano caso del Bronzino

Fonte: Nove da Firenze, 02/07/2015

Serrande abbassate in via del Bronzino, prevedibile o imprevedibile epilogo di una storia fiorentina

 

“Non ci vedranno. Spariremo tra le macchine. Chiuderemo presto. Non hanno considerato i flussi di traffico. Saremo tagliati fuori”. Balle.
A distanza di 10 anni da quel 2005 che vedeva il Quartiere 4 alzare le barricate contro Giuseppe Matulli e contro le decisioni dell’Amministrazione, oggi fa scalpore la notizia delle chiusure commerciali in via del Bronzino.
I residenti e commercianti della strada che si è trovata ad essere alternativa obbligata ai viali Talenti e Sansovino durante la realizzazione della Linea 1 della Tramvia sono stati accusati di creare allarmismo. I commercianti gridavano la loro rabbia e chiedevano aiuto perché vedevano davanti a loro un triste futuro, i residenti tentennavano perché il tormento della Busvia necessaria per alleggerire il passaggio degli autobus ed il traffico sarebbero passati con l’arrivo del Tram. Oggi il traffico è uno dei mali.
Falsi problemi. La Tramvia a regime avrebbe risolto tutto. La Linea 1 è partita nel 2009-2010 ed i passeggeri sono aumentati negli anni. Ma sono passeggeri. Punto. Transitano da Scandicci verso Firenze e viceversa: mete commerciali sono il Centro Rogers, la Coop di Ponte a Greve ed il centro di Firenze.
I commercianti del viale Talenti si dicono soddisfatti, felici e contenti del passaggio prodotto grazie all’affaccio diretto sulle fermate Batoni, Talenti e Sansovino.
E gli altri? Chi ha avuto la sfortuna di comprare oppure affittare un negozio dietro l’angolo non è proprio riuscito a fare incassi. Per questi commercianti non sono stati previsti quei cartelloni pubblicitari con la foto dei titolari promessi dalla nuova amministrazione.
UnCimitero del commercio lo definisce l’ottimo Antonio Passanese che dalle colonne del Corriere Fiorentino racconta oggi la storia dei negozianti, i ricordi di un quartiere a vocazione artigianale, pieno di vitalità e di prospettive perdute. Odori, colori profumi ed umori di una Firenze parallela.
Dieci anni fa c’era un combattivo consigliere comunale che raccoglieva le proteste in via del Bronzino. OggiJacopo Bianchi guarda quella stessa strada e non si stupisce di quanto sia accaduto: Quando dicevo a gran voce che i lavori della Tramvia, soprattutto con quella politica a vista, avrebbero avuto effetti negativi per i cittadini e per le realtà imprenditoriali del territorio, non sbagliavo. Una decina le attività che chiusero per la realizzazione della Tramvia e tante hanno sofferto. Dietro ad ogni attività c’è una famiglia, ci sono investimenti, desideri e sogni per il futuro. Termini che la politica di sinistra usa e poi dimentica”.
In via Bronzino il transito fu più volte modificato, come accade oggi in virtù degli “aggiustamenti”: “Furono effettuati i lavori molto lentamente. Una volta riaperta questa strada ha sostenuto tutto il traffico che normalmente si riversava in via del Sansovino. Ma Palazzo Vecchio ha sempre difeso, non solo la Tramvia, ma anche la modalità con cui l’ha realizzata. Perdendo un Referendum, seppur consultivo, la Giunta è andata avanti con immensi ritardi e non offrendo certo un servizio di informazione adeguato. C’è sempre stato poco ascolto, con dibattiti che erano dei veri e propri show della Giunta, per cercare di far tranquillizzare con lo sfogo i cittadini”ricorda Bianchi.
Oggi. “Via Bronzino è un’arteria della città dove convergono mezzi di ogni genere. Non sarebbe giusto controllare l’inquinamento in questa e in altre strade limitrofe? Chi ci abita si è arreso. Ma che deve fare? La città è stata governata male, nella progettazione della Tramvia sono girati tanti soldi e tanto spreco è stato fatto, per i ritardi e per gli errori.
Ora tocca al Quartiere 5 con la Linea 3. La politica con Nardella non è assolutamente cambiata –
commenta infine Bianchi – anzi è diventata più cinica nei confronti dei cittadini. I lavori sono iniziati con il sindaco che si lamenta per i ritardi.. un film già visto, speriamo per Firenze che il finale sia diverso”.

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