Archivi Mensili: agosto 2015

Convegno Cascine di Tavola 17-18 settembre ‏ 2015″Biodiversità: significati e limiti”

Convegno-Evento Expo:
“Biodiversità: significati e limiti”
Differenza fra ambiente naturale e ambiente umano nelle correlazioni fra natura e cultura.
17- 18 Settembre 2015
Prato, Palazzo Comunale, Sala Consiliare

     

Il convegno si propone di approfondire il concetto di biodiversità, analizzando le correlazioni multidisciplinari che sottendono la complessità della biodiversità come un continuum fra etica, estetica storia e creatività che si sviluppa tra natura e paesaggio. La biodiversità sarà interpretata come risorsa da tutelare, conservare ed utilizzare nella sostenibilità ambientale dei paesaggi naturali ed agrari. Sarà esaminato anche il divenire storico, prendendo come testimonianza del territorio Italico l’esperienza sperimentale (sperimentazione agricola) e artistica delle Ville Romane e delle Ville Medicee; introducendo quindi un elemento di analisi di non località, e di interazioni trans-temporali che agiscono sull’oggi in modo non lineare.
Nel corso della giornata di interventi (18 Settembre) sarà proiettato il documentario: “Le Cascine di Tavola: luogo di storie che fanno storia” di Simone Ducci (filmaker)
Comitato scientifico-organizzativo:
Dr.ssa Alessandra Benati (P.A.C.M.E.)
Dr.ssa Cristiana Giordano (ICCOM; IVALSA – CNR)
Dr.ssa Raffaella Petruccelli (IVALSA – CNR)

Per l’iscrizione, entro il 10 Settembre 2015 sul sito: www.biodiversitasignificatielimiti.cnr.it
Per informazioni contattare:
Palazzo delle Professioni: tel.0574 870 548 info@palazzodelleprofessioniprato.it
CNR, IVALSA, Simone Strappafelci,: tel.055 5225626 strappafelci@ivalsa.cnr.it

Programma:

17 Settembre

  • Ore 15,00 appuntamento all’ingresso della Villa di Poggio a Caiano per visita al Museo della Natura Morta e alla mostra “Le Antiche Cucine” con Maria Matilde Simari (Direttore del Museo)
  • Ore 17,00 appuntamento all’ingresso Sud (via della Fattoria) delle Cascine di Tavola (Prato) per visita con Roberto Dei, Presidente Comitato “Salviamo la Fattoria Medicea delle Cascine di Tavola”

18 Settembre

  • Ore 9 Saluti (Regione Toscana, Comune Prato, CNR, Slow Food Toscana)
    MODERATORE: Silvia Fineschi (Primo Ricercatore CNR, IPSP)
  • 9,30-10 Biodiversità fonte della vita. Marcello Buiatti, Docente di Genetica Vegetale, Università di Firenze
  • 10-10,30 Biodiversità del pensiero: darwinomics, ovvero il darwinismo biologico del XXI secolo. Umberto Sulpasso, Senior Fellow, Center for Digital Future, Annenberg school of Communication University of Southern California.
  • 10,30-10,50 Estetica e Biodiversità. Fabrizio Desideri, Docente di Estetica Dipartimento di Lettere e Filosofia Università di Firenze, Direttore della rivista online “Aisthesis. Pratiche, linguaggi e saperi dell’estetico”
  • 10,50-11,10 PAUSA CAFFE’
  • 11,10-11,30 Diversità biologica e conservazione. Giovanni Amori, Primo ricercatore CNR, ISE, Zoologo esperto di Mammiferi
  • 11,30-11,50 Varietas e specialismi nelle ville e nei giardini medicei. Alessandra Griffo, Direttore del Museo del Giardino di Boboli, della Villa Medicea della Petraia e del Giardino della Villa Medicea di Castello
  • 11,50-12,10 Biodiversità e Filosofia Ambientale. Piergiacomo Pagano, Biologo esperto di Filosofia ambientale, ENEA – Bologna.
  • 12,10-12,30 Strategie di cambiamento culturale e scientifico. Scongiurare la crisi della Bio Diversita e favorire la crescita della Living Economy. Paolo Manzelli, Docente di Chimica Fisica, Università di Firenze, Presidente della ONG-EGOCREANET.
  • 12,30-12,50 L’amenità della villa. Riflessioni sulla sensibilità ecologica dei Romani. Arnaldo Marcone, Docente di Storia Romana Dipartimento di Studi Umanistici, Università Roma3
  • 12,50-13,10 Le Cascine di Tavola di Lorenzo il Magnifico, Storia e prospettive di un patrimonio territoriale. Leonardo Rombai , Docente di Geografia, Dip. SAGAS, Università di Firenze, Maria Rita Signorini Consigliere Nazionale Italia Nostra.
  • 13,10-13,30 Diversità biologiche e diversità temporale nei paesaggi delle archeologie. Tessa Matteini, Docente presso Università IUAV di Venezia, Limes architettura del paesaggio, Firenze.
  • 13,30-14,30 PAUSA PRANZO
  • 14,30-14,40 Cosa sono, come funzionano e cosa finanziano i fondi strutturali nel campo della biodiversità. Sandra Gizdulich, Agenzia per la Coesione Territoriale.
  • 14,40-17,10 TAVOLA ROTONDA I : “Biodiversità: innovazione, sostenibilità e diritto al cibo”
    Conduce la Tavola Rotonda Annamaria Capparelli (Il Sole 24 Ore)
    Rosario Muleo (Docente Biotecnologie Colture Frutticole, Università della Tuscia)
    Stefano Predieri (Primo ricercatore IBIMET, CNR, Bologna)
    Francesca Sparvoli (Primo ricercatore IBBA, CNR, Milano)
    Silvana Moscatelli (Tecnologo, Dipartimento Scienze Bio-Agro-Alimentari, CNR)
    Marco del Pistoia (Consigliere Nazionale Slow Food)
  • 17,10-18,40 TAVOLA ROTONDA II: “Agrobiodiversità in aree urbane”
    Conduce la Tavola Rotonda Giogio Bernardini (Il Corriere Fiorentino, Ansa)
    Daniela Toccafondi (Assessore alle Politiche economiche, Comune di Prato)
    Giacomo Salizzoni (Architetto, Progetto Orti Dipinti)
    Stefania Rinaldi (Progettista spazi culturali, Progetto Community Garden, Prato)
    Daniela Poli (Docente Tecnica e pianificazione urbanistica, DIDA,Università di Firenze, Direttrice Rivista Scienze del Territorio, Progetto Coltivare con l’Arno)
    Angelo Formichella (Architetto, Progetto Ex-Fabbrica per la Compagnia TPO)
  • 18,40 CHIUSURA LAVORI

Cave delle Apuane e marmettola

Fonte: Arpat, 14/08/2015

Il punto sulla situazione

168-15 - Cave delle Apuane e marmettola

Come Agenzia, negli ultimi anni abbiamo più volte affrontato il tema della coltivazione delle Cave delle Apuane e delle problematiche ad esse connesse. Ricordiamo, fra gli altri, questi articoli:

articolo di giornale sulle cave apuane
Poiché, anche recentemente, sulla stampa locale della provincia di Massa Carrara sono apparsi vari articoli che richiamano l’attenzione sulla presenza ricorrente di marmettola nei corsi d’acqua che dalle alpi Apuane scendono a valle e si immettono nel mare lungo l’omonima costiera, riteniamo utile fare il punto sulla situazione.

Marmettola in mezzo ad un ravaneto

Marmettola in mezzo ad un ravaneto

La presenza della marmettola nel Carrione, nel Frigido, e negli altri fiumi della zona
A monte dei due fiumi Carrione e Frigido, entrambe a regime torrentizio, nelle zone di alimentazione dei due corsi d’acqua, ci sono i bacini estrattivi di Carrara (nel quale ci sono 189 cave censite, di cui più di 118 attive) e quelli di Massa. Le sorgenti del Frigido hanno un bacino imbrifero ben più esteso dell’idrografico, comprendente anche zone dove sono attive cave in provincia di Lucca (Carcaraia, Altissimo, ecc.). Nel passato, quando i metodi di escavazione erano diversi (esplosivi e filo elicoidale), gli scarti di lavorazione (il marmo in forma diversa dal blocco) era utilizzato per costruire le vie di lizza ed era sistemato in ravaneti.
Ravaneto è il nome che sulle Apuane viene dato all’accumulo di sassi sui pendii; nei ravaneti in cui venivano buttati i resti non lavorabili dell’estrazione erano costruiti dei muretti di contenimento per evitare lo scivolamento a valle. La quantità di marmo finemente sgretolato era molto poca, mentre era presente la sabbia silicea necessaria per far funzionare il filo elicoidale e si faceva ampio uso di grasso.
Quando si sono modificati i metodi di escavazione (a partire dagli anni 70) l’abitudine del ravaneto è stata mantenuta, e l’accumulo degli scarti di cava è stato utilizzato anche per la realizzazione delle strade di arroccamento per i camion. Insieme ai sassi più o meno grossolani però nel ravaneto ha cominciato ad essere scaricata anche la marmettola (marmo finemente tritato).
In qualche decennio, molti dei fossi indicati sulle carte tecniche regionali sono stati invasi dagli scarti di cava (pietrame di varie dimensioni, ma anche marmettola) e sono tutt’oggi utilizzati come “strade” per raggiungere le zone del monte da scavare a quote più elevate.
Nelle più recenti pronunce di compatibilità, e nei conseguenti atti autorizzativi, ARPAT ha richiesto che tutto il materiale prodotto dall’escavazione e non utilizzato in cava sia allontanato, compreso il materiale fine.

Strada su ravaneto e materiali fini

Strada su ravaneto e materiali fini

Se tutti rispettassero regole ed autorizzazioni vigenti la marmettola ci sarebbe nei fiumi?
Se si rispettassero regole ed autorizzazioni vigenti, ci sarebbe molta meno marmettola e materiale di varia granulometria trascinato a valle. Il problema è che alle cave la cultura della gestione delle acque e dei materiali più fini è molto poco diffusa; per i titolari di cava, si tratta solo di costi imposti dalle autorità competenti che si tramutano in un mancato guadagno. Il pensiero da combattere è: “Perché fare tante storie per un po’ di sassi lasciati lì?”
Quando si discutono i vari progetti, vengono di frequente proposte modalità di gestione delle acque che dilavano le strade di arroccamento inaccettabili e, anche quando nei progetti vengono inserite modalità di gestione più ragionevoli, spesso non vengono messe in pratica.
Se tutti rispettassero i fondamenti comportamentali che, ormai da molto tempo si stanno affermando, ovvero “non lasciare residui di lavorazione in cava, non effettuare lavori di separazione granulomentrica in cava, portare via tutto il materiale fine di risulta dall’attività di cava, non creare nuovi ravaneti e non alimentare quelli già esistenti, raccogliere e trattare le acque industriali in apposite vasche a tenuta, regimare e gestire le AMD i piazzali e le strade”, i fenomeni di trascinamento del materiale solido nei vari torrenti sarebbero sempre più rari e meno intensi.
Anche le scelte sulle modalità di coltivazione hanno un peso non indifferente sulle quantità di materiale fine prodotto durante la coltivazione: si pensi che una tagliatrice a catena produce un residuo di lavorazione più grossolano rispetto ad un filo diamantato.

quantità di materiale fine prodotto in base al tipo di lavorazione

È frequente la necessità di riquadrare i blocchi in cava prima del trasporto a valle; questa operazione viene fatta con il filo diamantato su qualsiasi piazzale di cava con tutte le difficoltà di regimazione delle acque industriali e di raccolta della marmettola che ci sono; sarebbe auspicabile che la riquadratura dei blocchi fosse fatta in un’area dedicata, fissa ed attrezzata.
Negli anni ’80, l’inquinamento dei fiumi Frigido e Carrione da marmettola era causato dalla mancata gestione delle acque del taglio dei blocchi e della lavorazione in genere della pietra messa in essere dalle ditte di trasformazione del lapideo, che si trovano a valle. La diffusione a tappeto degli impianti di raccolta, sedimentazione e filtropressa ha consentito di rimuovere questa sorgente di inquinamento.

Esempio di pessima gestione delle acque nei pressi di una cava

Esempio di pessima gestione delle acque

La marmettola è pericolosa per l’ecosistema, soprattutto fluviale?
In linea generale è così, ma insieme alla marmettola possono esserci altri inquinanti meno “visibili”. Nella marmettola prodotta durante il taglio con il filo o con la tagliatrice a catena, il residuo prodotto è contaminato da oli e grassi (magari biodegradabili) e da metalli; la marmettola prodotta dalla semplice azione meccanica (schiacciamento delle ruote dei mezzi, riduzione volumetrica con martelloni, caduta lungo i pendii, …) è invece più pulita.

tratto terminale del Frigido

Tratto terminale del Frigido

La marmettola, per l’ecosistema, è inquinante per azione meccanica: riempie gli interstizi ed impermeabilizza le superfici perciò elimina gli habitatdi molte specie animali e vegetali, modifica i naturali processi di alimentazione della falda, rende più rapido lo scorrimento superficiale delle acque (in pratica è come se il fondo del fiume fosse cementato), infiltrata nel reticolo carsico, modifica i percorsi delle acque sotterranee e può essere causa del disseccamento di alcune sorgenti e/o del loro intorbidamento.
Non è da sottovalutare che l’acqua contenente marmettola in sospensione non può essere utilizzata, oltre che per l’uso potabile, neppure per quello irriguo in quanto avrebbe i medesimi effetti di cementificazione del suolo che si osservano nei corsi d’acqua da essa inquinati.
Marmettola e litorale apuano
Il tratto di mare davanti al torrente Carrione è da considerarsi non balneabile perché il torrente sfocia in zona portuale e come tale è una zona interdetta all’accesso ed alla balneazione. Il torrente Carrione ha un forte carattere torrentizio. Il divieto permanente alla balneazione per presenza di area portuale parte da ovest del porto ed arriva fino ad est del fosso Lavello (che è posizionato ad est della foce del Carrione). Tutta questa area non è oggetto di controlli per la balneabilità delle acque proprio per un divieto non legato all’inquinamento, ma all’utilizzo.
Nonostante il divieto di balneazione sia legato alla presenza della zona Portuale il torrente presenta diverse criticità legate principalmente a scarichi civili abusivi; molto è stato fatto negli ultimi anni per ridurre questo fenomeno, ma il torrente attraversa l’intera città e tutta l’area che lo costeggia è molto abitata o industrializzata, il che rende difficile l’azione di verifica e controllo da parte del Comune. Dai monitoraggi 2014 la classe di qualità ecologica del Carrione risulta “scarsa”.
Nel Comune di Massa invece le Foci del Torrente Frigido e del Fosso Brugiano sono soggette a divieto permanente di balneazione, in questo caso per motivi igienico-sanitari.
L’ultima verifica per la determinazione della classe ecologica del Frigido nel tratto terminale del Fiume è stata fatta nel 2013, da questa verifica è emerso che l’ambiente risulta “molto inquinato o comunque molto alterato”. Una delle cause di un ambiente così alterato è che durante le prove campo è stata segnalata la cementificazione dei sassi ad opera del materiale fine e quindi la scomparsa di numerosihabitat con le relative specie che li popolano.

Confronto aspetto della montagna tra il 2005 ed il 2015

La galleria di foto nel canale Flickr di ARPAT
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I soprintendenti e la loro indipendenza

Fonte: La Repubblica, 10/08/2015
Di: Salvatore Settis

Signor Presidente della Repubblica, in un suo recentissimo intervento, ha scritto che «dobbiamo chiederci… perché spesso, nei decenni che ci sono alle spalle, siamo venuti meno al precetto dell’articolo 9, che con lungimiranza il costituente aveva inserito tra i principi fondamentali della Carta».
Ebbene, oggi siamo a chiederle di voler accertare se le Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche approvate dal Senato della Repubblica lo scorso 4 agosto, e ora sottoposte alla Sua firma, non contengano indicazioni che palesemente vengono meno proprio al precetto di quel lungimirante articolo 9 (” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”).
Ci riferiamo in particolare a due punti.
Il primo è quello che inserisce stabilmente nel nostro ordinamento il principio del cosiddetto “silenzio assenso” tra amministrazioni pubbliche (articolo 2, comma 1, lettere g e n; art. 3, comma 2). Questo principio non è applicabile all’ambito dei beni culturali e del paesaggio, e infatti la legge 241/90 espressamente escludeva che il silenzio-assenso potesse applicarsi «agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico»: lo stesso concetto è stato poi ribadito più volte, dalla legge 537 del 1993 alla legge 80 del 2005. Questa esclusione deriva proprio dalla presenza dell’articolo 9 nella Costituzione, e dalla interpretazione che la Corte Costituzionale ne ha dato in numerose sentenze, a cominciare dalla nr. 151 del 1986: «La primarietà del valore estetico- culturale», sancita dalla Costituzione, non può in nessun caso essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici», e anzi dev’essere essa stessa «capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale». Se il valore estetico-culturale del patrimonio e la sua centralità nell’ordine degli interessi nazionali vanno intesi come «primari e assoluti» di fronte a qualsiasi tornaconto privato, l’eventuale silenzio di un pubblico ufficio non può mai e poi mai valere come assenso; semmai, qualsiasi temporanea alterazione della naturale gerarchia dev’essere il frutto di un’accurata meditazione e di un’esplicita formulazione, e non di un casuale silenzio.
Il secondo è quanto dispone la lettera “e” del comma 1 dell’articolo 8, che prevede la «confluenza nell’Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato… individuazione della dipendenza funzionale del prefetto in relazione alle competenze esercitate… attribuzione al prefetto della responsabilità dell’erogazione dei servizi ai cittadini, nonché di funzioni di direzione e coordinamento dei dirigenti degli uffici facenti parte dell’Ufficio territoriale dello Stato, eventualmente prevedendo l’attribuzione allo stesso di poteri sostitutivi».
Ora, nel caso delle soprintendenze questa confluenza in uffici diretti dal rappresentante dell’esecutivo sostituisce una discrezionalità tecnica con una amministrativa, e si configura come la messa sotto tutela governativa di un ufficio che deve invece rimanere del tutto autonomo. Questa svolta contraddice fatalmente la lunga storia italiana della tutela pubblica. L’articolo 2 della legge 386 del 22 giugno 1907 disponeva che: «I prefetti e le autorità che ne dipendono, i procuratori del Re e gli ufficiali di polizia giudiziaria (…) coadiuvano le sopraintendenze e gli analoghi uffici più prossimi, dando notizia di qualunque fatto che attenga alla tutela degli interessi archeologici e artistici e intervenendo dovunque lo richieda l’osservanza della legge che regola tale tutela». Anche prima della Costituzione, dunque, la specificità tecnico-scientifica delle Soprintendenze era riconosciuta, e i prefetti dovevano non dirigere i Soprintendenti, ma semmai coadiuvare il loro lavoro di tutela. Nemmeno le leggi fasciste del 1939 osarono negare questo principio, che fu poi consacrato, al massimo livello possibile, tra i principi fondamentali su cui si fonda la Repubblica.
Signor Presidente, siamo certi che la palese incostituzionalità di queste due disposizioni sarà accertata dalla Corte Costituzionale: ma le chiediamo se non sia saggio evitare al paesaggio e al patrimonio storico e artistico della Nazione lo scempio che potrebbe avvenire in attesa di un tale pronunciamento.
Con osservanza,

Gaetano Azzariti, Professore ordinario di diritto costituzionale
Lorenza Carlassare, Professore emerito di diritto costituzionale
Alberto Lucarelli, Professore ordinario di diritto costituzionale
Paolo Maddalena, già Vice Presidente della Corte Costituzionale
Guido Neppi Modona, già Giudice della Corte Costituzionale
Alessandro Pace, Professore emerito di diritto costituzionale
Salvatore Settis, già Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali
Gustavo Zagrebelsky, già Presidente della Corte Costituzionale

Svegliati Italia e ricomincia ad attrarre turisti

Fonte: L’Espresso, 07/08/2015
Di: Cesare De Seta

Il nostro Paese era al vertice delle classifiche una decina di anni ma poi è stato scavalcato. E mentre gli altri lavorano per fare avere al turista la consapevolezza di ciò che vede, noi siamo rimasti fermi

La Guida Blu, scrisse Roland Barthes in “Miti d’oggi” (1957), è riuscita a banalizzare persino l’Acropoli di Atene; gli fece eco Hans Magnus Enzensberger che, in “Una teoria del turismo” (1962) da una posizione radicale, sostenne che «la fiumana turistica è una sola grande corrente di fuga dalla realtà che la società sfrutta per riorganizzarci». È trascorso oltre mezzo secolo da quando scrissero questi eminenti scrittori, ma la distanza che li separa dal turismo di oggi è siderale.
Nel 1845 Thomas Cook fondò l’agenzia di viaggi che nel giro di tre decenni conquistò l’Europa: nacque così l’industria del turismo fondata sullo standard, il montaggio e la produzione in serie ed essa fu il più vistoso sintomo della prosperità di una parte sempre più ampia della popolazione mondiale. La vacanza per fuggire il mondo delle merci, dell’industria, dell’urbanesimo è diventata essa stessa una merce in esponenziale crescita. La Francia è stato il primo paese a capirlo e dal 2013, con 83 milioni di turisti l’anno, precede Stati Uniti, Spagna, Cina e Italia.
Eravamo all’apice di questa classifica solo una decina d’anni fa: responsabilità solo dell’Italia che dispone di bellezze naturali, città, musei, aree archeologiche non solo altamente competitive ma uniche al mondo. Risorse che avremmo il dovere di saper “vendere” in modo assai più saggio di quanto accada. Soprattutto in una congiuntura storica assolutamente propizia per il turismo mondiale. Già, perché è entrata sulla scena del turismo globale la Cina: un’accelerazione impressionante perché dal Grande Oriente nel 2014 sono partiti 120 milioni di cinesi e studi del “World & Travel Tourism Counicil” prevedono che entro quattro anni saranno 200 milioni. L’ha confermato l’inglese David Scowsill, presidente dell’associazione, ed Asia e Cina guideranno questa migrazione biblica.
L’esplosione dell’indotto
Le ragioni di questa crescita incontenibile sono il basso prezzo del petrolio, il conseguente ribasso dei costi aerei, e un sempre più diffuso benessere dei paesi dell’Asia e della Cina. Le stime dell’Organizzazione mondiale del Turismo associano l’impetuosa impennata anche a internet che rende tanto più semplice organizzare una vacanza: nel 1950 i turisti erano 22 milioni, oggi sono 1.130 milioni. Un’impennata i cui effetti economici sono stupefacenti, perché quello che si chiama “indotto” è esploso ovunque: nuove linee aeree, nuovi alberghi, servizi, sviluppo dei commerci.
Nel 1999 fu redatto il “Global Code for Ethics in Tourism” che detta linee guida per dar senso culturale e di confronto internazionale a questo tsunami del nostro tempo. Grazie a questa benefica onda le isole Maldive e Capoverde – per citare Taleb Rifai, giordano che dirige l’“Organizzazione mondiale del Turismo”, con sede a Madrid – sono uscite dall’area del sottosviluppo. Le grandi sventure che hanno colpito tanti paesi (oggi il Nepal), e persino l’11 settembre di New York – che paralizzò per circa dieci anni il turismo in Usa – sono eventi dimenticati. Rimane il fatto che tutti gli indici statistici volgono all’ottimismo.
«È la più grande industria “invisibile” che c’è al mondo», ha scritto Elisabeth Becker, giornalista, del “New York Times”, nel libro “Overbooked: The Exploding Business of Travel and Tourism” (2013) che la nostra editoria (bulimica traduttrice di testi spesso inservibili) ha ignorato: come diceva Moretti, «facciamoci del male…». Dal volume si traggono non solo preziosi dati, ma una serie d’indicazioni perché questa marea montante del turismo si trasformi in un’opportunità, per rendere più vicini quelli che si conoscono e avvicinare quelli che sono lontani tra loro per motivi razziali, religiosi, economici e politici. Per tale motivo l’autrice americana giudica – in senso generale – del tutto sottovaluto l’effetto Business in buona parte del mondo.
Miss Becker ha perfettamente ragione, e ha parole dure sulla pratica corrente del giornalismo americano che nasconde o adombra eventi spaventosi che mortificano la dignità di ogni uomo. Il pellegrinaggio alla Mecca è la più grande concentrazione di uomini al mondo che si replica ogni anno e ogni musulmano desidera per tutta la vita raggiungere questa meta. Così come sin dall’alto medioevo i pellegrini cristiani aspiravano a giungere a Gerusalemme e i “romei” a san Pietro. Queste masse sterminate oggi non hanno certo le intenzionalità millenaristiche di cristiani e musulmani che ci ha narrato in pagine bellissime Franco Cardini. Ma non tutti e non da ora sono oggi volti alla Cathedra Petri o a Maometto.
Bollenti spiriti
Almeno fin dal Seicento si viaggiava per l’Europa per ragione del sesso. Amsterdam, Parigi, Venezia, Roma, Napoli le mete più ambite. Ian Littlewood, uno studioso inglese anticonformista, preceduto dal suo connazionale Hellis Havelock (1906), ha scritto un libro, “Climi bollenti. Viaggi e sesso dai giorni del Grand Tour “ (2001), nel quale, partendo da James Boswell, giunge agli ultimi emuli di Paul Gauguin, ovverossia al turismo sessuale dei nostri giorni che dà titolo all’ultimo capitolo, “Il trionfo dei sensi”.
Perché, non nascondiamolo per pruderie, in quei milioni che si muovono alla ricerca di Pompei o di templi Indù, per alcuni, soprattutto in Asia, la molla è costituita dal sesso, con prede disponibili per pochi dollari di ogni età e di ogni colore. Le organizzazioni che ho ricordato non forniscono dati al riguardo: ma, considerata la parola “Ethics”, dovrebbero estendere le indagini a questo tema scabroso.
Se ci si accosta al nostro paese non c’è da stare allegri: siamo un popolo di “poeti, santi e navigatori”, ma ci sono argomenti che ci fanno arrossire come italiani. Nel 2014 i primi cento musei nel mondo hanno accolto 182 milioni di visitatori: il Louvre superstar con 9.260 milioni, batte di circa 3 milioni il British Museum di Londra che ne piazza ben otto nei primi dieci. I Musei Vaticani sono al 5 posto e sfiorano i 6 milioni di visitatori, gli Uffizi si accostano ai 2 milioni, poi l’Italia scende rovinosamente nella classifica dei top 100. Il turismo italiano è in calo e sembra incredibile.
Perché questo accade lo sappiamo bene: gli italiani non hanno alcuna educazione storico-artistica perché possano accostarsi ai tesori che hanno sotto casa. Le annunciate riforme della scuola lasciano delusi se si guarda a questa “educazione civica” che dovrebbe cominciare dalla scuola primaria e concludersi nelle scuole superiori. In un mio libricino, “Perché la storia dell’arte” (Donzelli), ho provato a spiegare, temo inutilmente, cosa andrebbe fatto: dalla legge Gentile siamo stati i primi in Europa, e André Chastel ci prese a modello per il suo paese – gli impari eredi francesi continuano a pasticciare con conati di riforme che confondono l’insegnamento della storia dell’arte con l’educazione alle arti plastiche!
Il turismo internazionale è in ebollizione, ma è evidente la disparità tra un’élite di turisti mediamente colti e il turismo di massa: una forbice che si è allargata. Treno, auto, charter, nave non sono un veicoli “neutri” e la durata del viaggio non è solo una scansione temporale.
L’antropologo Lévi Strauss o la commessa della Standa hanno strumenti culturali diversi per leggere la foresta amazzonica, ma entrambi sono stati omologati dal charter e dal tempo impiegato per raggiungere quel luogo. La loro mentalità, il loro modo di percepire gli alberi o gli aborigeni sono simili: perché entrambi guardano la Tv. Il viaggio è stato per secoli un evento irripetibile nella vita di un uomo, un evento eroico a cui si dedicava una minuziosa preparazione che durava anni. Chi intraprendeva un viaggio lo faceva per formare la propria personalità, per educarsi alla scoperta dell’altro da sé.
L’Europa e l’Italia hanno una grande occasione storica: lanciare una campagna di educazione a scala globale che dia sostanza culturale ai 1.130 milioni di viaggiatori che girano ogni anno per il mondo: costoro non debbono distruggere la barriera corallina, né rubare pietre al Colosseo, né ridurre la laguna di Venezia ad una oleosa e maleodorante sputacchiera. Molti paesi come Francia, Stati Uniti e Spagna da anni si stanno organizzando per trasformare il turista in un “cittadino temporaneo”, che abbia cioè consapevolezza del luogo che visita. Una strategia di lunga durata se vogliamo salvare il salvabile a cui l’Italia dovrebbe attrezzarsi.

Nubifragio 1 agosto, scatta l’appello per San Salvi

Fonte: StampToscana, 10/08/2015

Una sottoscrizione per San Salvi: mentre Firenze si lecca le ferite del nubifragio del primo agosto sotto la minaccia di un altro evento estremo,  alcune zone della città particolarmente colpite tentano di risollevarsi, grazie alla solidarietà dei cittadini. Fra queste, una delle zone più violentemente colpite è San Salvi.
A lanciare l’allarme è il Coordinamento Salvare San Salvi, che ha constatato subito dopo l’uragano, la devastazione subita dagli alberi ad alto fusto e i danni occorsi alle strutture dell’area di San Salvi.
In realtà il Coordinamento aveva già intrapreso, prima del nubifragio,  una perizia forestale, con cui  aveva già verificato la precaria salute di un’elevata percentuale di piante presenti nel parco. I partecipanti del Coordinamento sono rimasti colpiti in particolare dalla favorevole sorte che ha salvato tutte le giovani piante da loro piantumate nel 2013.
E così, scatta l’appello: ritenendo di aver compreso per tempo l’urgenza di una nuova piantumazione nell’area del parco, il Coordinamento Salvare San Salvi lancia infatti  un appello a fornire generosi contributi a tale scopo tramite bonifico bancario sul C/C  BNL intestato alla Associazione Coordinamento Salvare San Salvi codice IBAN  IT59H0100502801000000001564  con causale ” PIANTUMAZIONE” . Il Coordinamento ricorda anche l’impegno per il quale si sono dichiarati pronti tanti cittadini che hanno firmato per il percorso di incontri, di recente autorizzato dalla Regione Toscana, che servirà a definire il destino dell’area di San Salvi basato sull’ascolto dei cittadini del quartiere e della città.
“La comunità fiorentina – si conclude – è chiamata ad esprimersi in quello che sarà un vero e proprio percorso di partecipazione che inizierà alla fine del prossimo mese di Settembre”.

Weekend nel Chianti sulle tracce dei grandi del passato

Fonte: StampToscana, 08/08/2015

Arte e cultura nel Chianti in compagnia dei grandi del passato. Un week-end fuori porta ricco di proposte da condividere in famiglia, luoghi e monumenti da visitare e riscoprire nel cuore della campagna toscana sulle tracce di alcuni dei più illustri intellettuali e artisti del Rinascimento fiorentino. I sindaci Pescini, Baroncelli, Trentanovi e Sottani suggeriscono un itinerario tra borghi storici, palazzi, pievi e antiche abbazie.

Iniziamo il viaggio da un luogo senza tempo, Sant’Andrea in Percussina borgo nel Comune di San Casciano, che lega indissolubilmente la sua storia e quella del Chianti a Niccolò Machiavelli. E’ qui che l’intellettuale fiorentino ha composto il suo capolavoro Il Principe nel luogo dell’esilio all’Albergaccio, la casa museo, dove sono conservati stemmi, alberi geneaologici, oggetti e mobili originali. Sant’Andrea è un delizioso borgo medievale immerso tra le colline sancascianesi. Dalla finestra della villa di Machiavelli si vede la straordinaria cupola di Giotto. “Ai visitatori – commenta il sindaco Massimiliano Pescini – propongo la visita alle cantine storiche della villa e il passaggio sotterraneo che conduceva da casa Machiavelli, passando sotto la strada principale, all’osteria dove l’intellettuale fiorentino giocava a tric e trac con il contado sancascianese e coltivava qualche amore”.
Altri due illustri inquilini che ci portano alla conquista del sapere coltivato, insegnato nelle aree di campagna sono Leonardo da Vinci e Domenico di Ghirlandaio a Badia a Passignano, nel Comune di Tavarnelle. L’abbazia millenaria è una delle più antiche della penisola, incastonata tra le colline del comune chiantigiano. E’ famosa per il cenacolo affrescato dal Ghirlandaio, al momento in fase di restauro e per essere stato luogo di studi e insegnamento di Galileo Galilei. “Vale la pena una visita all’esterno e all’interno del complesso architettonico – aggiunge il sindaco David Baroncelli – qui Galileo Galilei, il padre fondatore della scienza moderna, salì in cattedra per insegnare ai monaci vallombrosani le leggi dei cerchi, dei triangoli e di altre figure geometriche”.

pieve di sant appianoAltre due tappe obbligate sono la Pieve di Sant’Appiano (nella foto accanto) e la cappella di San Michele Arcangelo a Petrognano.“Straordinari sono gli affreschi recentemente restaurati – spiega il sindacoGiacomo Trentanovi – all’interno della pieve eseguiti tra il 1486 e il 1487 e riconducibili alla bottega del Ghirlandaio e alla mano dell’allievo Filippo di Antonio Filippelli; di particolare interesse è anche la Cappella di San Michele Arcangelo costruita nel 1597 dal Santi di Tito, una perfetta riproduzione in scala 1:8 della Cupola del Duomo di Firenze, costruita sul luogo dove sorgeva l’antica città di Semifonte, completamente rasa al suolo dai fiorentini nel 1202”.
Intorno alla Cupola c’è un’antica tradizione contadina, ancora oggi osservata, secondo la quale tre giri a braccetto dell’amata compiuti intorno alla Cupola sono di buon auspicio per tutte le coppie di innamorati che, a qualunque età, intendono impegnarsi in un progetto di vita e scambiarsi concretamente una promessa d’amore.
Il percorso suggerito dalle amministrazioni comunali non può fare a meno di contemplare le pievi romaniche, tra le più antiche del territorio, quella di San Pietro in Bossolo affiancata dal museo di arte sacra, e la pieve romanica di San Donato, frazione tavarnellina quest’ultima dove vale la pena soffermarsi per una visita al borgo e al palazzo Malaspina di origine rinascimentale.
La storia che parla attraverso i suoi borghi lancia un’eco da Montefioralle (foto in alto), borgo di straordinaria bellezza nel Comune di Greve in Chianti. “Montefioralle – conclude il sindaco Paolo Sottani – la sua chiesa, le sue mura, le sue stradine, i suoi vicoli, sono alcuni dei più grandi tesori chiantigiani che insieme alla piazza di Greve e Panzano rendono questo territorio unico al mondo”.

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